Acsm

Il Consiglio comunale di Como di domenica 30 novembre 2008

cernezziÈ in cominciata la discussione sull’assestamento di Bilancio nel Consiglio comunale straordinario di domenica 30 novembre. Il sindaco al centro delle preliminari per i sui rapporti con A2A rispetto alla nuova società che nascerà dalla fusione di Acsm e Agam.

Attacco al sindaco nelle preliminari del Consiglio comunale straordinario di domenica 30 novembre Luigi Bottone, Udc, ha esplicitato gli interrogativi di parte della maggioranza: «Sono meravigliato dell’atteggiamento del sindaco, che non ha mai riferito della sua carica in una partecipata di A2A». Il consigliere centrista ha poi continuato: «sarebbe sto meglio che durante la votazione della fusione Acsm – Agam il sindaco uscisse».
Anche per Marcello Iantorno, Pd, «si tratta di fatti di estrema gravità», tanto che, anche a proposito della mancata nomina dei rappresentanti del Cda di Acsm, senza le direttive d’indirizzo del Consiglio, ha preso contatti con la Consob.
Iniziata la seduta, unico gruppo assente Area 2010, l’assesore al Bilancio Colombo ha illustrato la manovra.
Aumentano le spese e gli investimenti sul territorio, e i fondi di riserva, ma per quasi 97 milioni di entrate ce ne sono 100 di uscite. I prestiti si aggirano sui 7 milioni, anche perché dal bilancio 2008 sono alla fine state scorporate le entrate della vendita dell’area ex Ticosa. Con «cauto ottimismo, è previsto il rispetto del patto di stabilità» ha affermato l’assessore. I buchi fondamentalmente sono dati da 600 mila euro di multe in meno e dalla Ticosa. Colombo ha rivendicato il rispetto di una serie di priorità, dettate dal Consiglio, sugli interventi fatti con le disponibilità finanziarie, dal wireless in biblioteca all’acquisizione dell’intero Politeama. Positiva per l’assessore anche la lotta all’evasione con un recupero di gettito Ici.
Proteste dalle minoranze per la mancata convocazione di Iantorno e Gaffuri, del Pd, e per la consegna dei materiali da studiare il giorno stesso, Supino Prc, nella Commissione che ha, anticipatamente, visto l’assestamento di Bilancio prima del Consiglio. Anche sulla validità di un procedura che vede una convocazione d’urgenza dell’assemblea nell’ultimo giorno di novembre, per una discussione che si protrarrà per altre due sedute di dicembre sono state fatte eccezioni dalle minoranze. Per il vice segretario generale Emoroso in ogni modo «l’assestamento non è un atto obbligatorio» e quindi non è così vincolante, tanto più che «non vi è giurisprudenza costante sull’argomento». Contrario il parere di Iantorno per cui ci potrebbe essere il rischio di scioglimento del Consiglio.
Dopo le domande dei consiglieri, e le prime risposte, sulla relazione dell’assessore la seduta si è sciolta per riprendere questa sera. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Il Consiglio comunale di Como di lunedì 17 novembre 2008

cernezzi5Approvata la fusione di Agam e Acsm. A Camnago Volta manca ancora l‘acqua. Triplicano i costi della bonifica della ex Ticosa.

 

Camnago senz’acqua
«Amministrazione scandalosa! Si diletta in azzardi finanziari mentre lascia i cittadini senz’acqua» questo il testo di uno dei cartelli mostrati dai cittadini di Camnago Volta che continuano ad essere senz’acqua e si sono presentati al Consiglio comunale del 17 novembre. «Domenica l’acqua non c’è stata praticamente per tutto il giorno – ha affermato Mario Lucini, Per Como, nelle preliminari – la mancanza d’acqua manda in blocco anche le caldaie del riscaldamento!». «Gli oneri di urbanizzazione sosno stati pagati – ha concluso il consigliere di Per Como – nel 2008 l’acqua è un diritto!».
Vittorio Mottola, Pd, ha chiesto l’introduzione di un tavolo permanente sulla sicurezza per i bus, che ha già chiesto con una lettera al prefetto, alla luce dell’incidente tra Porleza e Menaggio in cui un automezzo ha perso le ruote.

Bonifica Ticosa
«Non costringeteci ad andare in Procura» ha chiesto Mario Lucini, Pd, per la bonifica dell’area ex Ticosa. Per il consigliere democratico l’amministrazione deve trasmettere copia delle indagini agli enti di controllo competenti, anche per evitare l’eventualità che avvengano blocchi del cantiere una volta avviato. Lucini ha rivelato al Consiglio che Multidevelopment ha prodotto un documento in cui stima che per i punti da bonificare individuati dal Comune le spese saranno superiori di 270 mila euro, inoltre ha in aree non considerata dal Piano di bonifica, ma di cui è già stato riscontrato l’inquinamento, per altri 2.250.000 euro. Secondo gli accordi il Comune «promettente venditore si accollerà le spese di bonifica» e la prima stima, da parte di Palazzo Cernezzi, di 1.329.000 euro triplicherebbe, sommando le spese aggiuntive proposte, per raggiungere i 3.849.000 euro.

Fusione
Iniziato il Consiglio, con all’ordine del giorno la delibera di fusione di Acsm e Agam, Marcello Iantorno, Pd, ha posto una questione pregiudiziale sulla «validità del Consiglio di amministrazione di Acsm» con la richiesta di presentare i decreti di nomina dei suoi membri, iniziando una vivace discussione con i consiglieri di Forza Italia Rallo e Lombardi. Per l’avvocato Fabiano non ci sono problemi procedurali e l’esponente del Partito democratico ha chiesto così una sospensiva della delibera che è stata bocciata dalla maggioranza.
Gli ultimi quattro emendamenti presentati dalle opposizioni, sulla nomina di un comitato esecutivo e di suoi compiti, sulla possibilità del rinnovo dei patti parasociali e sull’amministratore delegato, sono quindi stati bocciati dalla maggioranza consiliare.
Alcuni consiglieri di maggioranza sono stati colpiti dalla lettura, da parte di Luca Gaffuri, Pd, di un emendamento approvato dal Comune di Monza che vincola «all’integrale rispetto del patto parasociale», una clausola che potrebbe entrare in contrasto con i due emendamenti della maggioranza, approvati nella seduta precedente, sulla possibilità del mantenimento del vincolo del 4 per cento, oltre la fine del 2009, sulla proprietà salvo che per le due amministrazioni comunali coinvolte e la nomina di un Comitato esecutivo.
Finiti gli emendamenti si è passati agli ordini del giorno tutti bocciati.
Il primo, proposto da Donato Supino, Prc, chiedeva lo scorporo del settore acqua da Acsm per la tutela di un bene fondamentale che, per il consigliere comunista, dovrebbe essere gestito da una società pubblica a salvaguardia di operazioni affaristiche.
Il terzo, proposto da Gaffuri, prendendo spunto dai documenti presentati dai Cgil e Cisl, chiedeva la tutela occupazionale e la presentazione di un progetto industriale, l’invito ad unirsi alle altre aziende del settore della provincia di Como e un maggiore coinvolgimento dei lavoratori nella scelta degli indirizzi aziendali. Contrario il sindaco per cui «si chiede di fare qualcosa che già si farà, un’azienda quotata in borsa vive di piani aziendali»; «e dov’è allora?» ha urlato qualcuno dai banchi della minoranza.
La seduta s’è incagliata sul secondo ordine del giorno sugli indirizzi di nomina dei rappresentanti del Comune nelle partecipate per cui le minoranze hanno chiesto una votazione a scrutinio segreto data la presenza in aula del presidente di Acsm e coordinatore provinciale di Fi Pozzi. Ne è nato un acceso dibattito per Corengia, An sintomo di «una maggioranza debole se si devono impiegare tre quarti d’ora per decidere se votare con voto segreto oppure no». Sulla interpretazione del regolamento e dello statuto comunale, nonché della giurisprudenza, è nato un serrato confronto fra gli avvocati Iantorno e Fabiano, che ha affermato l’inconsistenza della richiesta. Al voto, palese, per protesta il Pd e Per Como hanno abbandonato l’aula, mentre Gaffuri ha prospettato un voto di sfiducia nei confronti del presidente del Consiglio Mario Pastore: «Lei da quando è stato eletto rappresenta l’intero Consiglio comunale, questa sera non è stato così e questo ci porterà a chiedere una mozione di sfiducia nei suoi confronti».
«Diventiamo azionisti di minoranza, minoritari rispetto a Monza e Milano – ha affermato nelle dichiarazioni di voto finali Dario Valli di Area 2010 – non ho capito come possa essere ritenuto vantaggioso per Como, data anche la mancanza di un paino industriale». Un voto contrario come quello di Supino che all’ilarità della maggioranza quando ha affermato la sua contrarietà alla delibera, considerata scontata, ha rivendicato: «il mio voto è libero, non so quanto lo sia il vostro!» e a proposito dell’influenza di Pozzi ha ribadito quella che ha definito come «incompatibilità morale».
Per il Gruppo misto Ghiri ha parlato di alcune perplessità ma ha dichiarato un voto favorevole «come atto di solidarietà politica per la costituzione del gruppo unico del Popolo delle libertà». A favore anche Lega, An e Fi oltre che Vincenzo Sapere del Gruppo misto di minoranza per cui la presenza pubblica è tutelata, anche perché A2A è a maggioranza di capitale pubblico. Per l’astensione Bruno Magatti di Paco, che ha definito la fusione «un’operazione aziendale che allontanerà sempre più i cittadini dall’azienda» e la speranza del ritorno ad una gestione pubblica dell’acqua dato lo scarso vantaggio economico che ha per ora il settore, e per il Pd Gaffuri.
L’incorporazione di Agam è per Luca Gaffuri «giustificabile, il soggetto che ci perde è Monza e ci guadagna molto A2A. Como ne esce bene; rafforzeremo le nostre partecipazioni», ma per il capogruppo del Pd è «il bilancio delle tre serate di dibattito che non va bene. Il sindaco ha trattato il Consiglio con fastidio, il cui ruolo è stato svilito». «Tra tre anni probabilmente l’obiettivo sarà vendere» ha concluso Gaffuri prima di lasciare l’aula.
Al voto finale la maggioranza ha approvato la fusione con i soli voti contrari di Area 2010 e Rifondazione. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Il Consiglio comunale di giovedì 13 novembre 2008

cernezzi3Al consiglio comunale di giovedì 13 novembre nel cuore della notte la maggioranza non riesce a garantire il numero legale. Rimandata a lunedì 17 novembre l’approvazione della fusione fra Acsm e Agam.

Nelle preliminari del Consiglio comunale del 13 novembre Vittorio Mottola, Pd, ha espresso la speranza di poter vedere iniziare prima della fine dell’anno i lavori per l’allargamento del cimitero di Monte Olimpino, Pasquale Buono, Fi, ha riproposto il problema degli odori del depuratore comasco che disturbano i vicini e che già un anno fa fecero una raccolta firme chiedendo lo spostamento della struttura, Mario Molteni, Per Como, ha ricordato che sono trascorsi ventuno giorni dalla sua denuncia della mancanza di illuminazione ai giardini a lago senza che sia successo nulla. Per ultimo Alessandro Rapinese, Area 2010, ha chiesto di implementare il sito dl Comune per il pagamento delle bollette, così com’è stampato sulle stesse.

In memoria
Appena aperta la seduta il sindaco ha ricordato la figura del vescovo emerito di Como, Alessandro Maggiolini, per lui un «gigante», un punto di riferimento in un periodo storico in cui, «a causa di un malinteso senso della modernità, molti hanno rinunciato alla testimonianza». Per il primo cittadino comasco Maggiolini «ha saputo cogliere e documentare la deriva dei tempi, regalandoci pagine al tempo stesso liriche e dure, sicuramente magistrali dal punto di vista dell’indagine filosofica e dell’ortodossia cattolica». Inoltre ha aggiunto Bruni: «La sua analisi sul rapporto con le altre confessioni religiose su cui ruota l’attualità internazionale, come sempre, è stata condotta con impareggiabile onestà intellettuale, rilevando che il vero seme dell’intolleranza si sviluppa proprio nel momento in cui si rinuncia al proprio patrimonio etico e spirituale».
Finito il discorso l’assemblea di Palazzo Cernezzi e il pubblico si sono raccolti in un minuto di silenzio.

Fusione
La seconda serata di dibattito sulla fusione Agam – Acsm è così incominciata con l’intervento di Pierangelo Gervasoni, Gruppo misto, che ha ribadito la sa perplessità sullo spostamento della sede legale da Como a Monza, e ha poi esclamato, a proposito dell’inceneritore comasco: «Diciamolo ai nostri cittadini che andiamo a bruciare i rifiuti di Monza».
«Logiche che stanno allontanando l’azienda del territorio» per Molteni, per cui «spesso dopo queste operazioni ci si trova con le tariffe aumentate». Il consigliere di Per Como ha difeso i beni primari e chiesto di «abbandonare le logiche della convenienza finanziaria e borsistica».
Luca Gaffuri, Pd, ha chiesto di sapere il nome della futura società lasciato nella delibera ancora in sospeso e difeso gli emendamenti delle opposizioni, migliorativi di una situazione che vede il pericolo, «allo scadere dei patti di sindacato, tra tre anni, della vendita completa di Acsm».
«Noi siamo qui a discutere – ha affermato animatamente Bruno Magatti di Paco – ciò che i Consigli di amministrazione di Acsm e Agam hanno già deliberato!». Per il consigliere della rondine la capacità del Consiglio comunale di dettare un indirizzo alle proprie partecipate è ormai una battaglia persa e «queste società, nate da investimenti pubblici, stanno andando gradatamente verso la totale privatizzazione».
Magatti si è quindi scagliato contro un sistema di designazioni politiche che «fa impallidire il socialismo reale dell’Unione sovietica», riferendosi a Giorgio Pozzi, presidente di Acsm, designato a tale incarico dal sindaco di Como, nonché commissario provinciale di Forza Italia e quindi “superiore” politico del primo cittadino comasco.
Un’affermazione che ha avuto una pronta risposta dal coordinatore cittadino del partito, Stefano Rudilosso, per cui «nessuno ha fatto pressioni sui consiglieri comunali di Forza Italia che sono convinti della necessità di questa operazione ben studiata».
Nella replica il sindaco ha ribadito che «gli allegati della delibera non sono modificabili, perché vengono votati così come sono anche dal Consiglio comunale di Monza». L’unica possibilità di modifica è alla delibera in cui possono essere espressi degli indirizzi. Il primo cittadino si è espresso contro la possibilità dell’introduzione di un diritto di prelazione proposto dalle minoranze all’interno del patto sociale che a suo parere garantisce già così come formulato il ruolo dei capoluoghi del Lario e della Brianza e ha chiarito che non ci sono problemi di conflitto di interessi per il suo ruolo e quello di Pozzi.
Qualche sfilacciamento nella maggioranza, una parte della quale avrebbe forse potuto essere favorevole a qualche emendamento presentato dalle opposizioni, ha richiesto una sospensione. Tornata in aula ricompattata ha però iniziato a subire alcune defezioni, con diversi consiglieri che hanno lentamente abbandonato la seduta.
Data l’ora e l’elevato numero di emendamenti, dodici, e ordini del giorno, tre, il Consiglio ha deciso di proseguire la seduta ad oltranza anche perché l’impegno del sindaco con il Comune di Monza, in assemblea contemporaneamente a quello di Como, era di raggiungere il risultato della fusione entro la fine della serata.
Sono stati accolti i primi due emendamenti presentati dalla maggioranza. Il numero uno presentato da Alleanza nazionale e sub-emendato dall’opposizione, con il solo parere negativo di Donato Supino, Prc, impegna il Cda della nuova società a creare un Comitato esecutivo a cui saranno demandate alcune decisioni di sua competenza. Il secondo impegna il sindaco a sondare le parti per vedere la loro disponibilità di togliere i limiti temporali per il blocco al 4 per cento per l’acquisto di azioni per i soggetti che non siano i due Comuni interessati nella fusione. In caso contrario il sindaco avrà il mandato per riproporre la questione a fusione avvenuta cercando di modificare lo statuto.
Bocciati sette degli altri emendamenti proposti dalle minoranze, mentre il numero dei consiglieri della maggioranza e della minoranza con l’avanzare della notte ha cominciato lentamente a scemare.
Un accalorato Marcello Iantorno ha accusato i consiglieri di maggioranza di avere poco rispetto di se stessi e di ratificare senza autonomia di giudizio scelte prese da altri.
«Perderemo il controllo di Acsm, allo scadere dei patti parasociali, senza guadagnarci nulla – ha dichiarato Rapinese abbandonando l’aula per protesta – forse era meglio fare come Varese, che ha venduto, e ha portato a casa un po’ di soldi, mentre i comaschi non incasseranno un centesimo».
Dopo che le minoranze hanno garantito la votazione, e la bocciatura, di quattro dei loro emendamenti hanno abbandonato l’aula facendo mancare il numero legale alla seduta. La maggioranza si è ritrovata con solo 19 consiglieri più il sindaco e alla una e mezza di notte la seduta è stata dichiarata deserta. Facce nere e tirate fra i rappresentanti della maggioranza e dei forzisti in particolare che hanno subito fatto capannello attorno al commissario Pozzi, mentre alcuni inveivano sommessamente contro i collegi che hanno abbandonato l’aula facendo rimandare l’operazione di fusione. La discussione riprenderà lunedì prossimo senza più bisogno di un numero legale qualificato. [Michele Donegana, eco informazioni]

Il consiglio comunale di Como di lunedì 10 novembre 2008

cernezzi2Fusione Acsm e Agm – A2A. D’Alessando imita Berlusconi e da del coglione a chi si oppone.

Sicurezza a Monte Olimpino al centro delle preliminari del Consiglio comunale di lunedì 10 novembre. Marco Butti, An, ha segnalato «un tentativo di violenza nei pressi del bar Eden nei confronti di una donna quarantenne da parte di due giovani» venerdì 7 novembre alle 22 e chiesto quindi maggiore sicurezza, invitando il sindaco a farsi promotore di un’iniziativa nei confronti del Comitato provinciale per la sicurezza. Anche Mario Molteni, Per Como, ha citato episodi di vandalismo vicino alla chiesa di San Zenone di Monte Olimpino: «Alcuni giovani bivaccano sul sagrato, sporcando, nel giorni di Ognissanti hanno spaccato bottiglie gettandole contro la facciata della chiesa, e il 7 sera hanno distrutto la bacheca informativa della parrocchia».
Donato Supino, Prc, ha parlato delle dichiarazioni dei redditi dei consiglieri comunali: «Posso anche capire chi si è dimenticato di presentarle, ma non» – ha aggiunto – «quelli che si credono al disopra della legge, come l’assessore D’Alessandro che sulla stampa locale ha detto di rivolgersi all’Agenzia delle entrate». Quanto meno icastica la risposta dell’interessato che ha dato del coglione al consigliere dell’opposizione.
Luigi Bottone, Udc, ha ribadito la sua segnalazione dell’inquinamento a Villa Olmo, dopo gli ultimi versamenti di gasolio.
Vittorio Mottola, Pd, a seguito di un incontro fra cittadini e rappresentanti dell’amministrazione, ha chiesto certezze sul finanziamento delle ristrutturazione della palestra di Ponte Chiasso.
Emanuele Lionetti, Lega, ha chiesto «la pulizia della tomba di Alfredo Gaffuri, il mecenate che ha donato ala città il teatro Politeama».
Vincenzo Sapere, Gruppo misto, ha preso le difese degli otto inquilini morosi delle case popolari comunali che sono stati sfrattati dall’amministrazione. Pronta la reazione dell’assessore Cenetiempo: «Si tratta di un provvedimento nato dopo che negli ultimi anni, dopo ripetute comunicazioni, non si sono mai degnati di telefonare o presentarsi in Comune per concordare un piano di rientro, così come è avvenuto per altri. Noi non vogliamo buttare fuori di casa nessuno».
Dopo un applauso unanime per la nomina del consigliere Enrico Gelpi, Fi, già presidente dell’Automobile Club d’Italia, nel Consiglio mondiale dello sport automobilistico, massimo organo istituzionale dello sport su quattro ruote in seno alla Federazione internazionale dell’automobile, è cominciato l’assemblea sulla decisione di fusione fra Acsm e Agam, azienda simile di Monza.
Acsm – Agam: Lo stato delle cose.
Attualmente Acsm è per il 40,5% del Comune di Como, per il 20% di A2A (azienda nata dalla fusione di Aem e Amsa di Milano e di Asm di Brescia, che controlla al 100% la Bas di Bergamo, la più grande multiutility italiana), per il 3,2% di Edison (controllata per il 61,3% da Transalpina di energia, a sua volta controllata da Delmi per il 50%, di cui A2A detiene con il 51%), la quota restante è sul mercato.
Agam si divide fra un 75,01% del Comune di Monza, un 24,99% di A2A, il resto sul mercato.
Alla fusione delle due aziende, Agam scomparirà venendo inglobata in Acsm, con un rapporto di cambio delle azioni da un minimo di 0,62 ad un massimo di 0,66 con quelle di Acsm, la proprietà verrà ripartita per il 29,1% al Comune di Monza, 24,8% a Como, 21,9% a A2A, 1,9% a Edison e 22,2% al mercato.
A2A è per il 27,5% del Comune di Milano e per una quota identica del Comune di Brescia; ha messo sul mercato il 35,1% e, come dichiarato dal sindaco di Como, è «100 volte più grande di Acsm e Agam messe assieme».
Per garantire una forma di controllo da parte dei due Comuni interessati per i primi tre anni varrà un patto parasociale che impone a Monza di non scendere sotto il livello azionario di Como e a A2A di non superare quello comasco.
Fino al 31 dicembre 2009 poi ad altri soggetti, che non siano il Comune di Como e di Monza, non sarà permesso di possedere più del 4%.
Nel Consiglio di amministrazione della nuova azienda il Comune di Como avrà 3 rappresentanti, così come Monza, contro i 2 di A2A e 2 della minoranza. L’azienda milanese avrà l’amministratore delegato, che proporaà al consiglio i piani industriali, mentre i Comuni a nord del capoluogo lombardo si spartiranno la presidenza e la vicepresidenza a rotazione con, nei primi due anni, Como nel ruolo di vice.
Per la segreteria Cgil, Filcem – Cgil, Fp – Cgil per Acsm «la scelta effettuata due anni fa, di scendere al di sotto del 50% di proprietà pubblica, risulta oggi, anche alla luce di questa ulteriore trasformazione, inadeguata». Un passaggio definito dai firmatari come una «mera strategia prevalentemente finanziaria» senza «adeguate ricadute positive per i cittadini utenti». Segreteria Cisl, Femca – Cisl e Rsu Cisl Acsm hanno ribadito in un loro documento «la necessità di avere un progetto per l’aggregazione, attorno ad Acsm, di tutte le piccole aziende municipalizzate nel nostro territorio». La centrale sindacale di via Brambilla ritiene in ogni modo «positivo e da sostenere il progetto di fusione ed aggregazione».
D’accordo i due sindacati sulla difesa dell’occupazione, la richiesta della presentazione di un piano industriale e il mantenimento dei presidi e delle sedi operative.

Il sindaco di Como Bruni ha giustificato la fusione per «la situazione del mercato, con le norme sulla crescente liberalizzazione» che richiederebbero «grandi investimenti in una situazione di crescente difficoltà». Per il primo cittadino comasco Acsm è «un’azienda piccola, brillante in molti settori, con alcune perdite nel settore dell’acqua, ma con utili interessanti». Per Bruni il mercato renderà sempre più difficile la vita alle piccole aziende che rischiano di venire mangiate dalle grosse compagnie e la fusione fra le due società servirà a rafforzare Acsm con «una operazione a carattere industriale non finanziaria», un tentativo che, ha aggiunto il sindaco, era stato tentato con Bas di Bergamo, ma che, abortito, si è risolto con l’incorporazione della ditta bergamasca nella bresciana Asm. Un’altra via è stata scelta da Varese che ha venduto il 90% delle proprie azioni ad A2A. In conclusione il sindaco ha esplicitato tre possibilità per la ex municipalizzata comasca: rimanere fermi e perdere competitività, vendere o unirsi con un’altra realtà per non scomparire.
Per il primo cittadino comasco, dopo la fusione e la garanzia delle prerogative comasche con i patti parasociali, ognuno sarà libero di fare le proprie scelte, avendo in ogni modo i due Comuni il controllo del 49% della società.
Molte critiche sono piovute sulla gestione della questione da parte della amministrazione. Prima fra tutte quella sulla documentazione, necessaria a poter valutare l’argomento trattato. La relazione della società di revisione è stata consegnata solo nel pomeriggio della seduta e le altre carte sono arrivate nel corso della settimana precedente in ondate successive. Tutto per arrivare ad un paio di sedute che si tengono in contemporanea nel capoluogo della Brianza e ottenere un’approvazione entro giovedì prossimo.
«Il Consiglio comunale deve ratificare la volontà di qualcun altro?» si è chiesto Alessandro Rapinese, Area 2010, che ha ricordato come l’assemblea di Palazzo Cernezzi «stia valutando, la fusione non è imposta», e si è lamentato del poco tempo per lo studio degli incartamenti.
«Oggi Acsm è una società piccola gestita da noi consiglieri, sana, che produce utili, con alcuni punti di debolezza identificati» ha aggiunto il consigliere di Area 2010, che ha espresso la paura, allo scadere dei patti parasociali, di perdere il controllo della società, anche perché dopo tre anni «A2A e Monza avranno il 51% della proprietà». In una situazione in cui «noi siamo quotati in borsa e abbiamo un inceneritore» caratteristiche che Monza non ha.
Per Supino, che con Rapinese è stato l’unico a votare contro la proposta nelle Commissioni prima di andare in aula, si tratta di una «scelta avventata per i suoi aspetti sociali», e ha portato l’esempio di Asf in cui la nomina dell’amministratore delegato lasciata al privato ha portato a politiche contrarie a quando la gestione era pubblica. «Non si prevede un piano industriale» ha aggiunto il consigliere comunista che ha anche rivendicato il ruolo centrale dell’acqua come bene pubblico primario.
«Perché la sede amministrativa sarà a Monza?» si è chiesto Emanuele Lionetti, Lega, che comunque ha espresso fiducia nell’operato del sindaco.
Marco Butti ha parlato di «perplessità sulla governance» chiedendo «di evitare l’annullamento della soglia del 4%» per mantenere al Comune un ruolo nelle strategie del futuro dell’azienda.
«In Commissione abbiamo chiesto di vedere il piano industriale e ci è stato risposto che non c’è – ha denunciato Marcello Iantorno, Pd, che ha chiesto – una serie di modifiche agli accordi che sono negativi per Como». Il consigliere democratico ha poi attaccato, presente in aula Pozzi, presidente Acsm, «la palese incompatibilità sul piano etico – politico della presenza di vertici di partito ai vari livelli provinciale, regionale e nazionale nelle partecipate».
La discussione riprenderà giovedì 13 novembre. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Il bilancio di Acsm

«Quello del 2007 è il miglior bilancio della storia di Acsm dalla quotazione in borsa», questo il commento sui dati dell’anno passato espresso dal presidente del gruppo Giorgio Pozzi.

Martedì 18 marzo alla sede dell’Acsm il presidente Giorgio Pozzi e il direttore generale Enrico Poliero hanno commentato i dati del bilancio 2007 dell’azienda. Il presidente ha posto l’accento sull’andamento più che positivo dei risultati raggiunti che non solo hanno superato gli obiettivi raggiunti nel 2006, ma anche gli scenari previsti dal piano industriale 2007-2010. In cifre vi è stato un aumento del margine operativo lordo del 27,9 per cento rispetto al 2006, pari a ventuno milioni di euro. Questo risultato è stato raggiunto, ha sottolineato il dirigente, nonostante il 2007 sia stato un anno in cui si sono verificati tre episodi a sfavore per l’attività dell’Acsm. Innanzitutto l’andamento climatico sfavorevole ha portato ad una diminuzione del consumo di gas, poi sono state accentuate gli interventi decisi dall’Autorità per l’energia elettrica e il gas ed infine è aumentata la concorrenza. Il gruppo continuerà a prestare attenzione all’ambiente, come già sta facendo, ha aggiunto Giorgio Pozzi che ha concluso dichiarando che «le discariche verranno sempre più spesso chiuse a causa dei costi economici e ambientali superiori agli impianti di termovalorizzazione. I rifiuti invece verranno sempre prodotti, altrimenti il mondo si fermerebbe».
Enrico Poliero è entrato maggiormente nello specifico analizzando i dati del bilancio 2007 e i propositi per il futuro. Per quanto riguarda la distribuzione e vendita di gas vi è stato un aumento delle vendite sia verso i privati che i pubblici. Il dirigente ha espresso soddisfazione per l’impianto di termovalorizzazione che verrà potenziato per aumentarne la produttività e portarne la capacità a 300 tonnellate al giorno dal febbraio 2009. Il piano dei rifiuti recentemente approvato in Provincia sostiene l’utilizzo dell’impianto dell’Acsm come strumento di smaltimento dei rifiuti. L’impianto di teleriscaldamento andrà potenziato per aumentarne gli utenti, che oggi sono 130, connettendo all’impianto delle “isole”, cioè dei gruppi di abitazioni, e stendendo nuove reti. Il progetto è ambizioso, ha ammesso Enrico Poliero, poiché tutta la città di Como è ad oggi riscaldata a metano. Il settore dell’acqua è quello più in crisi poiché richiede degli investimenti importanti per la manutenzione dell’impianto e perché il costo dell’acqua sottostà ad un blocco del sistema tariffario. Anche se l’Ato porterà ad un graduale aumento delle tariffe. L’Acsm, ha concluso il direttore generale, ha da sempre prodotto ricchezza per il territorio comasco e ha sempre investito e investirà sempre di più nella sicurezza e nella salvaguardia ambientale. [Francesco Vanotti, ecoinformazioni]

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