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Anpi provinciale di Como: “le autorità intervengano contro il neofascismo”

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In seguito all’intimidazione subita dalla rete Como senza Frontiere martedì 28 novembre, la sezione provinciale dell’Anpi di Como rivolge una lettera aperta alle istituzioni locali e nazionali, chiedendo un intervento concreto e tempestivo contro le manifestazioni di stampo fascista sul territorio. 

«Como 29 novembre 2017

LETTERA APERTA

  1. Marco Minniti, Ministro degli Interni

sig. Prefetto di Como, dr. Bruno Corda

sig. Questore di Como, dr. Giuseppe De Angelis

sig. Sindaco di Como dr. Mario Landriscina

Alle autorità,

in qualità di Presidente provinciale dell’Anpi di Como, intendo con la presente portarvi a conoscenza di un fatto accaduto nella serata di ieri nella nostra città. Durante un’assemblea della rete Como Senza Frontiere (associazione di cui fanno parte rappresentanti di tutte le forze democratiche oltre ad alcune parrocchie e ai Padri Comboniani), si è verificata un’irruzione di una quindicina di giovani fascisti aderenti ad una associazione culturale  denominata “Veneto fronte skinheads” che ha fatto irruzione  nella sala dove si teneva l’assemblea, imponendo ai presenti la lettura di un volantino farneticante, fascista e razzista, che si concludeva con lo slogan “basta invasione”.

Da tempo le forze democratiche comasche e non solo denunciano una pericolosissima deriva di stampo fascista a Como, in Lombardia, in Italia ed in Europa, purtroppo spessissimo sottovalutata dalle istituzioni.

Il fenomeno migratorio, e la pessima gestione che il nostro Paese ha nei confronti di chi scappa da guerre, fame, e miseria dà a questi individui il fianco per unificare, sulla base di false informazioni, i vari gruppuscoli neofascisti che cercano consenso e creano guerra tra poveri, odio razziale, intolleranza e tensione nelle città che vedono attive reti ed organizzazioni di volontarie e volontari solidali con i migranti e che si occupano di accoglienza come fa da più di un anno a questa parte  Como senza frontiere che si preoccupa di portare cibo, acqua, vestiti e coperte, mentre il Comune sradica panchine e chiude l’acqua nei posti dove si accampano questi disperati.

Nel contempo ci permettiamo di segnalare come sul nostro territorio siano in aumento manifestazioni di stampo fascista e nazista a partire dalla parata, che purtroppo si ripete ogni anno in quel di Dongo e Mezzegra, che dovrebbero essere luoghi sacri per la memoria e la democrazia di questo paese,  o ai raduni di naziskin in quel di Cantù con il sottinteso beneplacito delle autorità preposte. Purtroppo un atteggiamento lassista nei confronti di chi viola col pensiero, con gli scritti e con le azioni, i principi di democrazia scritti a chiare lettere nella nostra Costituzione, non può che aiutare a produrre questi episodi. Nella nostra città in tempi recenti ci sono state altre manifestazioni di intolleranza e avvertimenti di tipo mafioso da parte di queste organizzazioni: basti pensare alla sacca di sangue esposta sulla porta del sindacato Cgil o ai manichini impiccati appesi ai lampioni, solo per citarne qualcuno. Ora si è passati alle intimidazioni fisiche, in cui a nostro avviso ci sono estremi di reato per violenza privata e per apologia di fascismo, esiste il filmato, vedremo se ci saranno provvedimenti nei confronti di persone perfettamente identificabili. Quello che ci domandiamo è se stiamo aspettando che brucino qualche sede di un sindacato o di qualche associazione o passino a colpire fisicamente le persone. L’irruzione di ieri sera e quanto sta avvenendo in questi ultimi tempi, i 1000 o giù di li al campo 10 del Monumentale di Milano in parata con saluto fascista o il tentativo di riproporre la marcia su Roma di nefasta memoria, sono solo la parte più visibile della sfida allo stato, una strategia ben chiara, che se non verrà combattuta con la legalità (e non servono nuove leggi) ma in maniera precisa, ci porterà alle porte di un nuovo fascismo. Da parte nostra come organizzazione democratica, depositaria di quei valori che con la Resistenza hanno portato l’Italia in un lungo periodo di pace e democrazia, faremo il possibile per contrastare questa deriva. Chiediamo un intervento deciso  delle Autorità preposte. Non solo si vigili, ma si intervenga.

Nella speranza che queste non siano parole al vento, attendiamo con speranza un riscontro nei fatti».

[Guglielmo Invernizzi, Presidente provinciale Anpi Como]

 

Luminanda/ Atteggiamento coraggioso e pacifico di Csf

download (1)«Noi di Luminanda ci sentiamo molto scosse per quello a cui abbiamo assistito ieri sera. Il Chiostrino Artificio, che gestiamo da alcuni anni, è un luogo di dialogo e uno spazio di confronto cui una collega e cara amica nella serata di ieri si univa alla rete di Como Senza Frontiere, a cui aderiamo, per cercare soluzioni e strategie operative a favore della situazione dei migranti a Como. La prima preoccupazione è stata per lei e gli amici che erano in sede con lei, poi è arrivata l’ondata di indignazione e sgomento per l’evento nella sua più ampia portata storica. (altro…)

Cgil Como: ferma condanna dell’azione del Veneto fronte skinheads, il prefetto convochi un tavolo

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«Nella serata di martedì 28 novembre, nel corso della riunione del coordinamento Como senza frontiere presso il chiostrino di Sant’Eufemia, si è verificata l’irruzione di un gruppo di persone qualificatesi come: “Associazione culturale Veneto Fronte Skinheads”. Il drappello di individui ha interrotto i lavori del coordinamento, e con modalità tracotanti e muscolari, ha imposto ai presenti la lettura di un documento dal titolo Como senza frontiere: ipocriti di mestiere.

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La solidarietà dell’Arci alla rete Como senza Frontiere

downloadL’Arci nazionale esprime piena solidarietà alla rete di associazioni Como senza frontiere e al comitato Arci di Como per l’irruzione, nel corso di una riunione, di un quindicina di individui del Veneto fronte skinhead. Il gruppo di neofascisti, con atteggiamento paramilitare, ha letto un farneticante comunicato razzista, infarcito di accuse rivolte alle associazioni che lavorano per i diritti dei migranti.
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L’Anpi: episodio gravissimo contro Csf

L’Anpi sezione di Como condanna con forza l’incursione squadrista avvenuta martedì 28 novembre da parte del gruppo di estrema destra Fronte Veneto skinhead durante l’assemblea della rete Como Senza Frontiere a cui va la nostra piena solidarietà.
Riteniamo questo fatto estremamente grave che rientra purtroppo in una escalation neofascista in atto da tempo anche a livello nazionale e a cui le Istituzioni repubblicane devono reagire con fermezza.
L’Anpi sezione di Como anche di fronte a questo gravissimo episodio, ritiene più che mai indispensabile avviare una forte controffensiva ideale, culturale e storica volta sia a far conoscere, soprattutto alle giovani generazioni, il vero volto del fascismo e quali tragedie ha provocato, sia all’affermazione dei valori democratici e dei principi di solidarietà ed accoglienza compresi nel testo della Costituzione repubblicana.

[Anpi sezione di Como Perugino Perugini]

Prc: vergognosa azione squadrista contro Csf

«Vergognosa azione squadrista compiuta durante l’assemblea della rete Como senza frontiere della quale la Federazione provinciale  di Como di Rifondazione Comunista  è membro sin dalla fondazione. Tutta la nostra solidarietà a chi ha dovuto subire l’ennesima provocazione di stampo fascista. (altro…)

Bella Como a Porta Torre

PresidioAntifascista-2016ago30-02Al presidio contro il razzismo e il fascismo del 30 agosto a Porta Torre hanno partecipato circa  150 persone, tanti tra loro i giovani. Nel folto gruppo di coloro che hanno aderito all’iniziativa indetta dal Comitato Cantù antifascista, in collaborazione con il Comitato lombardo antifascista, molti di coloro che agiscono politicamente e con la solidarietà diretta per i migranti.
PresidioAntifascista-2016ago30-03La manifestazione ha dato  una prima risposta all’iniziativa di Forza nuova, ma non si è posta l’obbiettivo di essere, né ha avuto l’imponenza che avrebbe una mobilitazione di tutte e tutti coloro che vedono nell’accoglienza e nel rispetto dei Diritti umani di tutte e tutti l’unica via per dare alla città dignità e futuro. Molti sono stati gli interventi che si sono susseguiti con esponenti del Prc-Se e di Sel-Si, dei Giovani comunisti, dell’Uds comasco e regionale, di giovani del Pd ed esponenti regionali di Fim e Fiom, della Funzione pubblica della Cgil e di tante/ i altri. Intorno alle 19 una delegazione è stata ricevuta dal prefetto. Al ritorno Fabrizio Baggi ha riferito che il prefetto riconosce pienamente la legittimità del presidio svolto, che ringrazia tutti coloro che si sono prodigati per i profughi in stazione ma che,  a parere del prefetto, non è possibile negare a Fn il diritto di manifestare. Baggi ha anche riferito che il prefetto ritiene importante evitare ogni tensione alla stazione San Giovanni per evitare che i profughi ne subiscano le conseguenze e che quando sarà pronta la nuova struttura con le unità abitative non sarà più possibile la permanenza dei migranti nella zona della stazione. Già on line sul canale di ecoinformazioni tutti i video dell’iniziativa. [Foto Fabio Cani, ecoinformazioni]

Guarda sul canale di ecoinformazioni gli altri  video dell’iniziativa.

23 maggio/ Mobilitazione comasca contro l’omo-transfobia

mobilitazioneomoDiritti, uguaglianza e autodeterminazione per tutti e tutte. Contro le veglie della paura, contro omo-transfobia, contro sessismo e misoginia, contro tutti i fascismi e la loro violenza. Sabato 23 maggio presidio in piazza Boldoni a Como alle 16.30.

«Oggi pochi metri da qui, si sta svolgendo l’ennesima veglia delle Sentinelle in Piedi, veglia silenziosa ma non per questo meno violenta, per ribadire pubblicamente il consueto messaggio politico di odio, intolleranza e oscurantismo.
Ma chi sono  le Sentinelle in Piedi? Nel loro sito sostengono di battersi contro il Ddl Scalfarotto contro l’omofobia. Si dichiarano una minoranza discriminata perché con questa norma, sostengono loro, non potranno piú dire pubblicamente di essere contrari ai matrimoni omosessuali. Definiscono come “orfani” i figli di coppie omogenitoriali. Si battono contro “l’ideologia del gender”, etichetta che hanno inventato per dare un nome a ció che non conoscono, non capiscono, fa loro paura. Si definiscono come apartitici e aconfessionali, ma il loro é in realtà un marchio che si lega a gruppi cattolici fortemente conservatori e vicino a gruppi neofascisti, con cui in diverse città collaborano.
Si definiscono vittime perseguite per le loro idee, sovvertendo completamente una realtà che vede in tutto il mondo persone discriminate, emarginate, vittime di violenza, spesso imprigionate o condannate a morte, per il loro orientamento sessuale e per la loro identità di genere.
Pensare che quello delle sentinelle in piedi sia un fenomeno ristretto e marginale, a cui non vale la pena prestare attenzione è un grave errore, poichè purtroppo il loro messaggio si colloca e si lega  ad un segno politico la cui legittimità culturale purtroppo cresce e colpisce.
Colpisce le persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender e transessuali, allo scopo di bloccare ogni possibilità di riconoscimento di diritti di cittadinanza, accesso al welfare ed uguaglianza.
Colpisce, oggi come ieri, le donne, il loro diritto alla libertà e all’autodeterminazione, in un paese in cui, a suon di Movimenti per la vita e obiettori di coscienza, sono riusciti a far diventare l’interruzione di gravidanza un’odissea medico-istituzionale umiliante e violenta.
Un disegno che colpisce il diritto alla formazione nella scuola pubblica, mobilitando anche lì l’oltranzismo contro la fantomatica “ideologia del gender” e contro ogni tipo di educazione all’affettività, alla sessualità, alla conoscenza e libera sperimentazione di sé.
Un disegno che colpisce tutte e tutti coloro che si riconoscono in un’idea di società libera, solidale, aperta e realmente antifascista.
Per questo saremo in piazza, per respingere con forza ogni tentativo di seminare odio ed intolleranza. Per gridare forte che ad essere contro natura è la loro omofobia e per ribadire che l’unica famiglia giusta è una famiglia felice, in cui ci si amore, rispetto e libertà!»

Il coordinamento organizzatore ha deciso di non volere bandiere con simboli o sigle di partiti o gruppi. Sono invece benvenuti manifesti, striscioni, cartelli e quant altro in linea con lo spirito della manifestazione.

[Il coordinamento organizzatore del presidio tra figura anche Arci Como]

Resistenti e Resistenza all’Istituto di storia contemporanea

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All’Istituto di Storia contemporanea “Pier Amato Perretta” di Como il 14 marzo, per il ciclo di incontri sulla storiografia locale, ha parlato la storica e ricercatrice Roberta Cairoli. Il libro Nessuno mi ha fermata – Antifascismo e Resistenza nell’esperienza delle donne del comasco 1922-1945 [NodoLibri, 2005], come ha dichiarato Patrizia Di Giuseppe, «rappresenta una valida ricerca sia per le fonti scandagliate, sia per la modalità narrativa usata». È stato un incontro diverso dai precedenti per la metodologia utilizzata, quella dell’intervista, in cui Patrizia Di Giuseppe ha indirizzato l’autrice nel raccontare le storie presenti all’interno del libro. La scelta di opporsi al regime, per le donne, ha rappresentato la voglia di uscire dalla guerra;  in alcune il sentimento antifascista è stato alimentato all’interno della famiglia. Scegliere di porsi contro il regime, per una donna, è diverso che per un uomo, perché significa trasgredire e superare i codici della società. Questo permette alla donna uno slancio in autonomia e libertà, ma anche forme di sospetto da parte di quelli che dovrebbero essere i propri compagni di lotta. Partendo dalle antifasciste della prima ora, Roberta Cairoli è arrivata a spiegare il maternage di massa, già proposto come categoria storica da Anna Bravo, per cui il ruolo materno, con la sua peculiarità di cura, viene esteso alla sfera pubblica. Dopo l’8 settembre, le donne aiutarono gli uomini a spogliarsi dagli abiti militari per la grande diserzione; da quel momento in poi, hanno sfamato, accudito, nascosto e si sono mosse nella resistenza civile, interpretata come lotta di opposizione al fascismo. La resistenza è stata la lotta per uscire dalla guerra e le donne, in modo diffuso, hanno rifiutato la guerra con modalità non violente. Il loro ruolo è stato assolutamente indispensabile alla guerra partigiana, poiché hanno coinvolto altre donne tessendo rapporti solidali, dando così un valore politico alle relazioni personali. Anche loro hanno pagato la loro scelta con la clandestinità, la condanna, il carcere e la morte. La resistenze delle donne è stata trasversale ad ogni ceto sociale, dalle operaie alle borghesi.
Tra i documenti analizzati, la ricercatrice ha tenuto a parlare dell’importanza del Casellario politico centrale, dove venivano schedati i sovversivi. Le schede relative alle donne comasche sono limitate, ma fanno comprendere il grado di pervasività totalizzante del regime, che controllava amicizie, letture, archiviava gli stenogrammi degli interrogatori e le fotografie. Si pensa spesso che donne e armi siano incompatibili, in quanto in contrasto con la maternità; ma le donne narrate nel libro raccontano della domesticità, della seduzione, della femminilità usate come armi per depistare il nemico. Anita Pusterla, Francesca Ciceri e Ginevra Bedetti Masciadri sono solo alcune delle donne che vengono raccontate nel loro agire. Alcuni espedienti: mettevano le armi nel passeggino del figlio, avevano borse con il doppio fondo, cambiavano colore dei capelli, inserivano i bigliettini, che recavano informazioni segrete, nei gomitoli di lana. E per chi ancora fatica a comprendere, e crede che il loro ruolo fosse marginale, di retrovia: le gappiste fungevano da informatrici, studiavano le abitudini dei fascisti, indicavano i luoghi degli incontri, agivano con scaltrezza. La veloce conclusione si è concentrata su una delle storie più controverse del territorio: la Gianna e il Neri, vicenda che ha spaccato l’Anpi e che meriterebbe più che un resoconto veloce dei fatti, e sembra negli interessi dell’Istituto, ridare spessore ad una vicenda ancora non chiarita. [Barbara Rizzi, ecoinformazioni]

Don Carlo Banfi: parroco antifascista a Sormano

Blog-SormanoMentre si moltiplicano gli annunci di iniziative intorno al 25 aprile, un primo importante appuntamento si è già svolto a Sormano, paese della Vallassina che ha ricordato don Carlo Banfi, parroco negli anni di guerra, attivo interprete dell’impegno contro il fascismo, contro il razzismo, contro la guerra.

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