Auser Como

In Auser 1 posto di Servizio Civile a Como

Ragazze e ragazzi con età compresa tra 18 e 28 anni possono presentare domanda per essere chiamati a un anno di Servizio civile all’Auser  di Como. Riceveranno 439,50 euro mensili  a fronte di un impegno di 25 ore settimnali, per un anno di servizio nel progetto “Nessuno escluso”, incentrato sulle attività del Filo d’argento e presentato in collaborazione con Medici Volontari Italiani e Aned onlus .  

Info: Auser Volontariato Como 031 – 275038;

mail: info.como@auser.lombardia.it

La domanda deve essere fatta on line entro le 14 di giovedì 10 ottobre 2019 Fai domanda.

Suoni, sapori e colori per stare insieme. Nasce Miledou/ Video

Circa 50 persone, adulti e bambini, hanno sfidato il caldo torrido domenica 30 giugno, per la prima uscita pubblica della costituenda impresa sociale Miledou (stare insieme, nella lingua del Togo), che darà continuità nel tempo al progetto di Auser Como Apicoltura solidale.

(altro…)

14 giugno/ Un viaggio politico

Venerdì 14 giugno alle 18 si terrà la presentazione di Un viaggio politico alla Pinacoteca civica di Como via A. Diaz 84 CsvNet Lombardia invita a partecipare alla presentazione del libro su Gianfranco Garganigo, storico dirigente della Cgil.

(altro…)

Alla scoperta dei laghi della Brianza con l’Auser

 

Martedì 20 marzo all’Auser di Como la naturalista Silvia Fasana ha tenuto una lezione, introdotta da Gabriella Bonanomi,  sul tema dei laghi della Brianza (Pusiano, Segrino, Alserio, Montorfano, Annone-Oggiono). Già online sul canale di ecoinformazioni i video dell’incontro di Irene Ferragut e Riccardo Soriano [I. F. e R. S. per ecoinformazioni]

Stranieri, migranti: cittadini/ Emigrati, immigrati, migranti


DSCN6040.JPG

Il pomeriggio di mercoledì 13 dicembre, la sede dell’Associazione Carducci (in via F. Cavallotti 7 a Como) ha ospitato Emigrati, immigrati, migranti, seconda e ultima parte della lezione Stranieri, migranti: cittadini proposto da Fabio Cani e Gerardo Monizza nell’ambito di Auser Università popolare.

Partendo da dove il discorso era stato interrotto la settimana precedente (qui il resoconto), il dialogo condotto dai relatori ha illustrato i movimenti di popolazioni avvenuti a Como dal XVI secolo fino ai giorni nostri.
Al tardo Cinquecento  – primo Seicento comasco risalgono documenti che attestano casi (uno accertato; probabilmente non l’unico) di schiavitù e l’istituzione (1576) di una “contrada delli Ebrei” [il tratto dell’attuale via Indipendenza compreso tra via Luini e via Vittorio Emanuele, ndr], popolazione assai esigua ma decisamente malvista. Lo stesso si può dire per gli zingari: nonostante la presenza di gruppi rom o sinti dediti perlopiù alla metallurgia, benché nomadica, abbia rappresentato un dato costante per secoli sul territorio di Como, a essi erano infatti attribuite le peggiori dicerie, che trovano eco nella retorica del conservatorismo più xenofobo del giorno d’oggi e che spiegano l’azione persecutoria nei loro confronti, da entrambi i lati del confine italo-elvetico. Con buona pace del luogo comune che descriveva (e descrive) i “cingari” come rapitori di bambini, in Svizzera erano essi stessi a vedersi portare via i figli, con il pretesto di sottrarli alla cultura delle famiglie.

Tra il XVII e la fine del XVIII secolo –  la Rivoluzione Francese costituisce uno “spartiacque” simbolico in tal senso – cambia la percezione dei significati e dei significanti “migrante”, “straniero”, “occupante”. La dominazione spagnola narrata anche nei Promessi sposi di Manzoni non renderà giustizia all’effettiva efficienza dei governatori iberici; al contrario, l’autorità austriaca sarà oltremodo idealizzata. Si hanno comunque più informazioni dell’occupazione militare asburgica rispetto a quella spagnola: nel corso delle Cinque giornate del 1848, ci sarebbero stati tra gli 800 e i 1000 soldati al servizio di Vienna, provenienti da aree diverse di un impero vasto e multietnico e portatori di diverse lingue e diverse culture.
In questi stessi anni va affermandosi l’idea di nazione, concetto che in Italia rimarrà a lungo assai nebuloso e ambiguo, come ambiguo rimarrà il distinguo tra ciò che “può” o “non può” essere attribuibile a un'” identità italiana”. Del resto, nel periodo compreso tra il XVII e il XIX secolo, la futura provincia di Como si configura come territorio di diffusa emigrazione, peraltro legata all’attività professionale più che a una situazione di indigenza economica, e considerata come un’opportunità piuttosto che come un problema, come dimostrano le lettere inviate alle famiglie da comaschi e ticinesi emigrati in Germania, in Russia, in Svizzera o in altri paesi europei, che pur con qualche difficoltà di adattamento a diverse tradizioni, sembrano interagire agevolmente con le comunità ospitanti. Alle emigrazioni di professionisti dal territorio comasco – ticinese – intelvese è legata la tradizione dei Magistri cumacini, che pur avendo qualche fondamento storico, sarebbe stata in buona parte “mitizzata” da una narrativa politica romantica, finalizzata a giustificare un’identità nazionale in nuce.

Gli emigranti del comasco e del Ticino sono soprattutto uomini adulti, che lasciano i paesi natii periodicamente, oppure definitivamente. All’estero, riescono comunque a costruire relazioni solidaristiche gli uni con gli altri, spesso sfruttando vincoli parentali: succede così che la cooperativa di consumo di Nesso sarà fondata nel 1897 non nel paese lariano, ma a Zurigo. Esiste comunque anche una migrazione femminile, di giovani donne impiegate al servizio di notabili con residenza sul lago o nelle campagne, che spesso si trasferiscono tra diverse località europee. La Germania sembra essere il principale paese di destinazione di emigrate ed emigrati lariani, seguita da altri paesi europei; alcuni si trasferiranno però in altre zone d’Italia. Contemporaneamente alle emigrazioni continueranno però a verificarsi immigrazioni, per esempio dall’Italia meridionale o dalla Svizzera, come attestato da tradizioni altrimenti considerabili “esotiche” sulle sponde del Lario.

Con il passare del tempo, intanto, l’emigrazione lariana si “scardina” dalla connotazione professionale specifica, facendosi più indifferenziata e allargando il proprio spazio di manovra: è stato stimato che tra gli anni Ottanta del XIX secolo e la prima guerra mondiale, circa cinquantamila degli emigranti italiani imbarcati  – spesso definitivamente – verso le Americhe e l’Australia, circa cinquantamila fossero originari della zona. Prosegue però anche la tendenza opposta di Como (e dintorni) come destinazione dei flussi migratori; per esempio i profughi istriani e dalmati che saranno ben accolti sul territorio; più tardi, anche immigrati veneti o sardi riusciranno a integrarsi con relativa facilità. Non altrettanta bendisposizione incontreranno i nuovi arrivati dalla seconda metà del Novecento, prima dall’Italia meridionale e poi da Asia e Africa. I numeri di tali immigrazioni sono di fatto risibili se paragonati a quelli di grandi città italiane o (soprattutto) di altri paesi europei, eppure incontreranno una malcelata ostilità che sarà poi sfruttata da alcuni ben noti movimenti politici reazionari. Esistono limitate documentazioni fotografiche dell’immigrazione a Como (ani cita il fotoreportage del canturino Gianni Paini, realizzato per l’inchiesta di Domenico Verga a riguardo); rilevazioni statistiche sono invece state realizzate da Acli, che nel 1985 registrava 308 lavoratori stranieri in provincia di Como, 66 dei quali residenti nel capoluogo, provenienti soprattutto dall’allora Jugoslavia, dalla Spagna, dalla Svizzera e dalle Filippine. Tali dati riguardano immigrati stranieri regolarizzati, ma nei primi anni Novanta, con ‘insorgere dell'”emergenza Ticosa”, il numero dei clandestini risulta comunque limitato. Ben diverso è il caso per i frontalieri italiani in Ticino, che già a metà degli anni Settanta superavano le 30 000 persone, e che sarebbero considerevolmente aumentati negli anni successivi (almeno fino al 1971).

Che “la storia non si faccia con i numeri”, concludono Cani e Monizza, è vero fino a un certo punto: al netto di interpretazioni irrazionali e/o strumentali, esse possono rivelare la reale dimensione di un fenomeno come la migrazione in uscita o in entrata, evidenziando di contrasto tutti i fraintendimenti in buona e in cattiva fede. A proposito di fede, essa può contribuire a spiegare le modalità con cui una certa minoranza riesce a integrarsi nella comunità locale: tema che ecoinformazioni aveva già affrontato nel 2010 (nel settimanale 406, pag.24-28) e che, fatti i dovuti aggiornamenti statistici, caratterizza ancora in modo significativo le interazioni con, tra, ed entro i gruppi etno-religiosi di cui si compone la popolazione comasca. Di nuovo, una lettura ragionata dei dati può aiutare a sedare gli allarmismi; mentre cifre fuori contesto e classificazioni maniacali, come quelle che interessano i migranti/ rifugiati/ esuli/ richiedenti asilo/profughi/ “clandestini”, possono sortire effetti opposti e raramente positivi. [Alida Franchi, ecoinformazioni]

Già online sul canale di ecoinformazioni i video di Daniel Lo Cicero.

Guarda sul canale di ecoinformazioni anche tutti gli altri video di Daniel Lo Cicero dell’iniziativa.

Stranieri, migranti: cittadini. Unione di popoli, tradizioni e culture in terra comense/ Coloni, barbari, invasori. Dalla fondazione di Como al domino austriaco

Inscription with dedication to deities, Detail of Celtic alphabet, from Prestino, Como province
L’iscrizione di Prestino in alfabeto leponzio, V sec.a.C.

«Solo l’anno scorso abbiamo ripreso a considerare Como una “città di migrazioni”; eppure la storia locale, e non solo locale, è segnata dagli spostamenti di popolazioni che si spostano in cerca di risorse, o di migliori condizioni di vita» Così Gerardo Monizza ha introdotto, nel pomeriggio di mercoledì 6 dicembre, Coloni, barbari, invasori. Dalla fondazione di Como al domino austriaco, primo di due incontri del ciclo Stranieri, migranti: cittadini. Unione di popoli, tradizioni e culture in terra comense (il  secondo è previsto per il pomeriggio di mercoledì 13 dicembre) condotti da Monizza e da Fabio Cani sul tema delle migrazioni a Como e organizzati da Auser università popolare all’Associazione Giosuè Carducci (via F. Cavallotti 7 a Como).

(altro…)

Auser alla manifestazione “E’ questo il fiore”

manifestazione-como-logo-214x300Nella giornata di giovedì 28 novembre scorso, a Como è avvenuto un grave atto di intimidazione: una decina di militanti di un movimento fascista hanno fatto irruzione nella sede di “ Como senza frontiere” in cui hanno letto un farneticante comunicato infarcito di odio razziale e xenofobo. (altro…)

Ecoinformazioni è un circolo Arci

Anche ecoinformazioni in Pressenza