Azione cattolica

28 e 29 gennaio/ Persone in cerca di pace – Giornata della Pace 2018; Cecilia Strada presenta “La guerra tra noi”

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Ogni anno, nel mese di gennaio, diverse associazioni del territorio desiderano portare all’attenzione della cittadinanza il grande desiderio di Pace.
Si inizierà domenica 28 gennaio al cinema Astra (viale Giulio Cesare 3), con la visione del film L’altro volto della speranza (Toivon tuolla puolen, 2017, 98′) di Aki Kaurismäki, racconto di incontri e ricerche di pace fra persone apparentemente così diverse ma profondamente simili, film premiato al festival di Berlino 2017.
La giornata proseguirà con la consueta marcia che si snoderà per le vie della città portando testimonianza della ricerca di pace di ciascuna persona.Lunedì 29 gennaio alle 20,45, sempre presso il cinema Astra, Cecilia Strada, già presidente di Emergency, presenterà il suo libro, La guerra tra noi (Rizzoli, 2017).

Organizzano le iniziative di domenica 28 e lunedì 29 gennaio all’Astra: Caritas diocesana, Como senza frontiere, Social Giovio, Parrocchia di San Martino di Rebbio, Parrocchia di San Bartolomeo, Azione Cattolica, Missionari comboniani, Coordinamento comasco per la pace, Pastorale sociale e del lavoro, Git Banca etica Como, associazione I Ponti ed altre realtà del territorio.
[Coordinamento comasco per la pace]

 

 

Venerdì 20 giugno alla Ca’ d’Industria l’incontro Rom Sinti Gagi li conosciamo davvero?

Organizzato da Acli, Caritas e Azione cattolica ha messo in luce la drammaticità della situazione politica italiana con i provvedimenti del governo Berlusconi, vere e proprie leggi razziali in aperta antitesi con i principi della Costituzione.

Una sessantina di persone, tra cui esponenti della Questura e della Prefettura, consiglieri comunali, esponenti del volontariato e dell’associazionismo hanno seguito la tavola rotonda, organizzata da Acli, Azione cattolica e Caritas di Como, nel salone della Ca’ d’industria a Como venerdì 20 giugno.
«Non sempre bastano i centri di ascolto per conoscere le culture che vengono da lontano» da qui la necessità di un momento di riflessione più approfondito per Roberto Bernasconi, direttore della Caritas comasca, una sensibilità verso il diverso e più povero per «farsi amore di Cristo per tutta l’immanità», avendo presente che «la nostra ricchezza e il nostro benessere sono costruiti sullo sfruttamento dei popoli meno fortunati», per la costruzione di «una società diversa e migliore».
«Ci si potrebbe interrogare sul fatto che non ci sono campi rom nella nostra provincia, ma questo è un tema grimaldello per parlare dei problemi dell’integrazione» ha spiegato la moderatrice, la giornalista Maria Castelli.
Tommaso Vitale, sociologo dell’Università Milano – Bicocca, ha quindi esordito dicendo che «i rom sono in Europa da 600-700 anni. Sono una grande minoranza europea di 8-10 milioni di persone, di differenti religioni e con una lingua comune seppur con alcune differenze, da sempre presente sul nostro territorio. Infatti ci sono rom cittadini italiani». Rom e sinti hanno da sempre avuto un rapporto di inclusione ed esclusione periodica con il contesto che li circondava – ha continuato il professore – con anche momenti di grande integrazione economica e sociale e «nulla può permetterci di dire che sono stati un popolo da sempre odiato». Per Vitale la politica deve tornare ad un progettualità sociale e non lanciare slogan razzisti: «Sono le scelte politiche che determinano ad esempio a Milano la decisione di non avere più mediatrici culturali rom».
Proprio della politica e della decisione presa, con decreto, dal capo del Governo di schedare tutti i cittadini italiani di etnia rom ha parlato Giorgio Bezzecchi, di Opera nomadi. «Sono un cittadino italiano, che non ha mai avuto nessun problema con la giustizia, ho fatto il militare, sono ragioniere e musicologo, ma dal 6 giugno, essendo rom, sono divento un cittadino di serie B». «In base all’articolo 1 comma C del decreto – ha continuato Bezzecchi – sono stato schedato e i miei dati sono stati raccolti in un archivio speciale. Questo nel sessantesimo della promulgazione della carta costituzionale e della Carta dei diritti dell’uomo». L’unico precedente era stato nel 1940 quando l’allora capo della polizia Bocchini fece espellere tutti i rom stranieri e rinchiudere in campi di concentramento o deportazione quelli italiani, «mio nonno è morto a Birkenau» ha spiegato il vicepresidente di Opera nomadi. «Una schedatura simile mi fa avere una profonda preoccupazione».
Valerio Pedroni, coordinatore dell’equipe di strada Segnavia dei padri comaschi, ha portato la testimonianza diretta del lavoro con le comunità rom dei campi nell’hinterland milanese. «Una situazione di baraccopoli da terzo mondo» ha spiegato. Il suo lavoro si è svolto innanzitutto con la comunità che aveva trovato rifugio sotto il cavalcavia Bacula, 180 persone, con 40-60 minori. Un percorso di integrazione che, nonostante alcune resistenze, era riuscito a portare all’inserimento nelle scuole dei bambini, ma che è crollato quando d’un colpo il campo è stato sgomberato dall’oggi al domani nel novembre 2007. La prima tappa di un viaggio della disperazione che ha portato gli “sfollati” al grande campo di Bovina, che aveva raggiunto la cifra di 600 abitanti, e che nuovamente scacciati sono ritornati in 200 a Bacula.
È intervenuto poi Giuliano Arrigoni, psicologo, che ha diviso il problema del pregiudizio e della diffidenza in un ambito personale ed uno sociale. Per il personale molto dipende dalla sicurezza di sé, per definire un rapporto con l’altro da sé, per quanto riguarda l’ambito sociale è molto forte uno spaesamento con la tendenza a fare generalizzazioni che portano alla chiusura. «La società multiculturale è un ideale, ma che non diventi un’ideologia, nel riconoscere la diversità si possono creare dei processi di radicalizzazione identitaria e di diffidenza».
Marco Arighi, vicepresidente dell’Azione cattolica comasca, ha affermato che il messaggio di Gesù è contro il fondamentalismo e aperto agli ultimi ed emarginati della società ed ha esplicitato la necessità di fare rete per il bene comune.
È stato aperto il dibattito con il pubblico dove è stata posta in rilievo il tentativo di ddefiire il significato e l’ambiguità della parola legalità, alla luce di un decreto legge che per ad alcuni ha ricordato l’inizio delle leggi razziali degli anni ’30.
Per Vitale la preoccupazione nasce soprattutto da due generalizzazioni una etnica, razzista, ed una classista, non nell’accezione marxista, ma sociologica, di discriminazione verso quella classe, il sottoproletariato, persone che lavorano ma non riescono a vivere del proprio lavoro. Per lo specifico dei rom l’inclusione attraverso la scolarizzazione è assolutamente necessaria tanto più «che è un bisogno sentito dalle stesse famigli» ha affermato Pedroni.
La serata è proseguita con il dibattito nel quale si sono approfonditi i temi dei diritti dei rom, della cause della paura che si diffonde nella popolazione sempre più anziana dei nativi per concludersi con l’intervento di Luisa Severo, presidente delle Acli comasche, «Il problema della sicurezza non si risolve con l’esercito, ma con una cultura del dialogo, del farsi prossimi. Non credo che le ubriacature della Notte bianca possano servire in tal senso. Valori come quelli della dignità, della solidarietà non appatengono al solo sentire cattolico e noi cercheremo di iniziare un percorso di educazione all’integrazione per i più giovani quest’anno a partire dai Grest o da settembre con gli oratori». [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Venerdì 20 giugno alla Ca’ d’Industria l’incontro Rom Sinti Gagi li conosciamo davvero?

Marialuisa Seveso, presidentessa delle Acli anticipa il tema della tavola rotonda organizzata con Azione Cattolica e Caritas.

«L’idea è quella di fare chiarezza sulla realtà e dire la verità» ha esordito Marialuisa Seveso, sottolineando che quest’ultima non è un concetto da spiegare con presunzione, ma solo un tentativo di capire la reale situazione di queste popolazioni.
«Per questo è stato invitato il sociologo Tommaso Vitale, che presenterà la sua ricerca sulle popolazioni nomadi».
Si affronterà la questione della sicurezza, di cui gli organizzatori ammettono l’esistenza, ma per cui si proporrà, con lo psicologo Giuliano Arrigoni, una cura diversa dalla paura.
Tra i relatori anche Giorgio Bezzecchi, presidente di Opera Nomadi, il quale è stato invitato per spiegare la storia di questi popoli, spesso sconosciuta. «Da ricerche risulta infatti che le persone non sanno che queste popolazioni sono presenti sul territorio da molto tempo» ha puntualizzato Marialuisa Seveso. «Il nostro obbiettivo» ha concluso «è che ci sia inclusione non esclusione, perché per arrivare alla sicurezza bisogna garantire la dignità di ciascuno». Un desiderio condiviso anche da Caritas e da Azione cattolica, unite per promuovere la conoscenza prima del giudizio. Tra gli obiettivi delle Acli avere una strada comune con i co-organizzatori dell’evento e di incontrare non solo adulti, ma anche ragazzi, durante il Grest e negli oratori per aiutarli a comprendere la storia e i diritti di queste popolazioni, fin da giovani, attraverso film e dibattiti, con lo scopo di «evitare che bugie lunghe e ripetute, finiscano per trasformarsi in verità» [Nicoletta Nolfi, ecoinformazioni]

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