Castello Baradello

Arte, cultura e natura tra Baradello e Spina Verde

«Il castello Baradello, immerso nel parco regionale Spina Verde, è facilmente visibile e raggiungibile da ogni punto del capoluogo e da numerosi comuni della provincia, è un elemento di coesione sociale ed è un luogo importante di cultura, pace e aggregazione.
Per molto tempo, però, è stato spesso considerato di difficile accesso ed escluso dagli itinerari di visita.
Grazie agli sforzi del parco e all’importante restauro del 2011 negli ultimi anni è uno spazio sempre più accogliente e vivo grazie alle iniziative di Slow Lake Como che l’ha in concessione dal 2021.

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Castello Baradello, un nuovo museo

baradelloMuseo archeologico, Parco Spina Verde e Soprintendenza hanno lavorato per una nuova esposizione, «I lavori sono ormai in fase di ultimazione» annuncia il Comune di Como.

«Presto i visitatori potranno finalmente ripercorrere la storia della nostra città grazie ai reperti che verranno esposti all’interno dell’antica torre – spiega una nota di Palazzo Cernezzi –. L’intervento, promosso dal Parco Spina Verde in collaborazione con il Museo archeologico di Como e la Soprintendenza archeologia della Lombardia, prevede di trasformare il Castello in una sorta di “Torre del Tempo”, con un percorso interno che spazia dalle origini di Como fino ai giorni nostri».

«I reperti archeologici, finora conservati nei depositi del Museo Archeologico “Paolo Giovio”, sono stati trasferiti al Castello nei giorni scorsi e vengono ora disposti in apposite vetrine che saranno accompagnate da didascalie messe a punto dal Museo di concerto con la Soprintendenza – si spiega –. I reperti archeologici provengono dagli scavi condotti al Baradello dall’architetto Luigi Mario Belloni negli anni Settanta, a cui si aggiungono gli interessanti materiali recuperati nel corso delle campagne di scavo condotte successivamente negli anni 2008-2010 sotto la direzione dei Musei civici di Como, su concessione del Ministero».

«Queste nuove ricerche hanno previsto un approccio moderno e multidisciplinare e hanno portato importanti risultati – prosegue e precisa la nota –. Si sono potute approfondire le conoscenze sulle fasi più antiche del Castello, che possono ormai essere datate con certezza all’età altomedievale (V-VI sec. d.C.). È stata inoltre identificata una cerchia muraria più esterna che circondava e proteggeva il complesso fortificato, in aggiunta alle altre due finora note. Gli studi sono ancora in corso ma alcuni dei risultati sono già stati divulgati anche su riviste scientifiche internazionali. L’esposizione consentirà di condividere i dati raccolti con la cittadinanza, con i turisti e con gli studenti, valorizzando pienamente i materiali restituiti dagli scavi, che acquistano un maggiore significato ora che sono esposti nel loro luogo di origine». [md, ecoinformazioni]

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