Ermete Realacci

Io sono cultura/ presentazione a Como

IoSonoCultura2015-01 Unico studio in Italia che “quantifica il peso della cultura e della creatività nell’economia nazionale”, il rapporto Io sono cultura è stato presentato a Como nel pomeriggio di venerdì 10 luglio 2015 in una sala di Villa del Grumello, alla presenza di un pubblico non vastissimo, ma – come si usa dire – sicuramente qualificato.

Il tema è il rapporto tra cultura ed economia, ed Ermete Realacci presidente della Fondazione Symbola “per le qualità italiane”, che ha elaborato il rapporto, lo spiega in una quarantina di minuti che tra divagazioni a base di citazioni (tra gli altri: Proust, Galilei, Churchill, Galbraith, Bob Marley, La Pira, Gandhi – ma sicuramente qualcuno è sfuggito…) definiscono come fondativo appunto questo rapporto. Tuttavia, la domanda che aleggia è: “cosa si intende per cultura?” Realacci non lo spiega a voce e rimanda al materiale consegnato in cartella, dove tra le altre cose è contenuto un breve dossier con la stampa delle slides di presentazione (che non verranno mostrate “perché tanto le avete già stampate”…). Qui effettivamente si enuncia “il perimetro del sistema produttivo culturale” che comprende: “Industrie culturali: film, video, radio-tv, video giochi e software, musica libri e stampa”; “Patrimonio storico-artistico: Musei, biblioteche e archivi, luoghi e monumenti storici”; “Industrie creative: Architettura, comunicazione e branding, design, produzione di beni e servizi creative driven”; “Performing arts e arti visive: Rappresentazioni artistiche, spettacoli e manifestazioni, convegni e fiere”; a margine – non si capisce se in posizione subordinata o “fuori dal giro” – “Pubblica amministrazione (biblioteche, musei, teatri pubblici) e “Non profit (Fondazioni e associazioni)”. Si intende che così definito “il sistema produttivo culturale” (con questo piccolo, ma significativo slittamento semantico rispetto alla “cultura” tout-court) ha il suo peso nell’economia nazionale: il 5,4% del valore aggiunto, il 7,3% delle imprese, il 5,9% dell’occupazione.

Di questo si discute, della cultura della produzione; mentre della produzione della cultura (cioè, al di là della battuta, delle condizioni che permettono un reale, concreto e ideale, sviluppo della cultura, ovvero – tra l’altro – della scuola e della ricerca) non mette conto parlarne.

Se – come è stato ribadito con forza – l’affermazione “con la cultura non si mangia” è una solenne sciocchezza, risulta per me poco convincente anche la sua reciproca secondo cui “cultura è solo quello che permette di mangiare”. Detto in altre parole: definire la cultura (anzi, la Cultura, perché come è stato affermato ieri è la Cultura con la C maiuscola che conta) come il supporto immateriale della produzione appare francamente riduttivo. Solo il sindaco di Como Mario Lucini ieri si è spinto ad affermare che la cultura ha un “riflesso civile” oltre che economico (ho apprezzato, ma mi è sembrato un po’ poco).

Tutto ciò non significa che il ragionamento sull’importanza dell’“industria culturale” non sia centrale, e che sapere che la provincia di Como è in Italia quinta per numero di imprese “culturali” e decima per produzione di “ricchezza” a base culturale non sia fonte di soddisfazione. Questi significativi risultati sono stati ovviamente presentati con il ripetuto intercale di “bellezza” (non mi pare – ma potrei essermi distratto – che i termini arte e storia siano mai stati pronunciati) e di “ricchezza”. Alla fine, è sembrato che tra le due a contare veramente sia solo la seconda. Con un significativo corollario: nello scontro “di civiltà” (non è stato detto, ma si capiva) con i nuovi fondamentalismi, l’“identità” (altro concetto fondamentale) occidentale – ma più specificatamente italiana – dovrebbe costituirsi attorno a questa “ricchezza”.

In chiusura, due suggerimenti da parte mia. Uno: provare a dare a qualche studio del settore creativo l’incarico per individuare un nuovo brand che distingua una volta per tutte la “cultura” dalla “cultura per la produzione” (così si evitano inutili discussioni e articoli). Due: cambiare il titolo del rapporto Io sono cultura, e – parafrasando Luigi XIV, il Re Sole, che pure di cultura se ne intendeva – passare a La cultura sono io (così è più sincero). [Fabio Cani, ecoinformazioni]

IoSonoCultura2015-02

Ermete Realacci

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5 giugno/ Migliorare la tua casa per migliorare l’ambiente

ristrutturare como5 giugno2015 realacci«Casa – Gli esperti rispondono: recupero edilizio, riqualificazione energetica, e molto altro… risposte alle domande a cura dei rappresentanti della filiera dell’edilizia comasca», conferenza venerdì 5 giugno alle 18 nell’Aula Magna del Collegio Gallio, in via Gallio 1 (parcheggio riservato ingresso via Barelli), saluti di benvenuto, Federica Bernardi, vicepresidente Anci Lombardia, Il presente e futuro dei bonus fiscali esempio di fisco intelligente, Ermete Realacci, presidente Commissione ambiente della Camera dei deputati, modera Manuel Castoldi.

Ricchezza prodotta dalla cultura?

Io sono Cultura 2014 16 giugno_1402935181Lombardia quarta regione in Italia e Como quarta per imprese e nona per ricchezza fra le province italiane, secondo il Rapporto cultura Symbola di Unioncamere.

 

«La cultura muove 214 miliardi di euro, il 15,3% della ricchezza prodotta l’export culturale è cresciuto del 35% durante la crisi e il settore ha raggiunto un surplus commerciale con l’estero di 25,7 miliardi di euro – rileva una nota alla stampa di Fondazione Symbola e Unioncamere –. I dati di Io sono cultura: Studio Symbola e Unioncamere che “pesa” cultura e creatività nell’economia nazionale».

«Milano seconda provincia italiana per incidenza di imprese culturali e ottava tra le province italiane in cui il sistema produttivo culturale produce più ricchezza – si precisa –. Bene anche Como, quarta per imprese e nona  per ricchezza. La Lombardia quindi è rappresentato più che bene, con 2 province nelle prime 10, nella graduatoria di Fondazione Symbola e Uniocamere della ricchezza prodotta in Italia dalla cultura. Non a caso la Lombardia è la quarta regione del Paese per valore aggiunto del comparto culturale e creativo».

valore aggiunto culturale 2013I dati si evincono dallo studio Io sono cultura – L’Italia della qualità e della bellezza sfida la crisi prodotto da Symbola e Unioncamere con la collaborazione e il sostegno dell’Assessorato alla cultura della Regione Marche: «L’unico studio in Italia che annualmente quantifica il peso della cultura nell’economia nazionale. Con risultati eloquenti: l’intera filiera culturale italiana ha mosso nel 2013 il 15,3% del valore aggiunto nazionale, equivalente a 214 miliardi di euro. Un dato comprensivo del valore prodotto dalle industrie culturali e creative, ma anche da quella parte dell’economia nazionale che viene attivata dalla cultura, il turismo innanzitutto. Le industrie culturali e creative si confermano un pilastro del Made in Italy. Tanto che durante la crisi l’export legato a cultura e creatività è cresciuto del 35%».

«Nonostante il calo generalizzato del complesso delle ‘sponsorizzazioni’ registrato negli ultimi anni, infatti, quelle destinate alla cultura sono cresciute tra il 2012 e il 2013 del 6,3% arrivando a quota 159 milioni – continua la nota –. Entrando nel dettaglio dello studio emerge che dalle 443.458 imprese del sistema produttivo culturale, che rappresentano il 7,3% delle imprese nazionali, arriva il 5,4% della ricchezza prodotta in Italia: 74,9 miliardi di euro. Che arrivano ad 80 circa, equivalenti al 5,7% dell’economia nazionale, se includiamo anche istituzioni pubbliche e realtà del non profit attive nel settore della cultura. Ma la forza della cultura va ben oltre, grazie ad un effetto moltiplicatore pari a 1,67 sul resto dell’economia: così per ogni euro prodotto dalla cultura, se ne attivano 1,67 in altri settori. Gli 80 miliardi, quindi, ne “stimolano” altri 134. Cifre che complessivamente arrivano, come anticipato, alla soglia di 214 miliardi di euro. Una ricchezza che ha effetti positivi anche sul fronte occupazione: le sole imprese del sistema produttivo culturale – ovvero industrie culturali, industrie creative, patrimonio storico artistico e architettonico, performing arts e arti visive – danno lavoro a 1,4 milioni di persone, il 5,8% del totale degli occupati in Italia. Che diventano 1,5 milioni, il 6,2% del totale, se includiamo anche le realtà del pubblico e del non profit».

«La cultura è la lente attraverso cui l’Italia deve guardare al futuro e costituisce il nostro vantaggio competitivo – afferma Ermete Realacci, presidente Fondazione Symbola –. È grazie alla creatività e alla cultura, che nel nostro Paese si incrocia con la qualità, l’innovazione e le nuove tecnologie, se le imprese sono state capaci di incorporare bellezza e valore nel Made in Italy. Così, mentre tutti dicevano che il nostro manifatturiero sarebbe morto sotto i colpi della concorrenza cinese, le imprese italiane sono riuscite a presidiare la fascia alta del mercato e aumentare il valore aggiunto dei prodotti. E il grande successo di eventi come il Salone del mobile o Vinitaly lo testimonia. Ecco perché una vetrina globale come Expo 2015, se vuole guardare al bene del Paese e offrire al mondo uno sguardo rivolto al futuro, dovrà dare voce alle esperienze più avanzate di questo settore: puntando più sulle idee che sul cemento».

«Anche quest’anno, l’analisi condotta da Unioncamere e Symbola dimostra che la cultura è e deve continuare ad essere il miglior combustibile per la ripresa – aggiunge Ferruccio Dardanello, presidente Unioncamere –. I territori e le imprese, che di quelle tradizioni e di quella cultura sono espressione, rappresentano l’immagine del nostro Paese nel mondo intero: il nostro primo giacimento, capace di produrre ricchezza, lavoro e benessere per le comunità locali. Per ritrovare il suo spazio nel mondo, l’Italia deve perciò puntare sui suoi talenti, cogliere il potenziale delle nuove tecnologie per rilanciare i territori e il loro saper fare, investire sulla bellezza e sulla coesione che aiutano a competere, potenziare la ricerca per sostenere quella tensione innovativa che arricchisce di valore le nostre tradizioni produttive e le rende così un potente fattore competitivo».

Per quanto riguarda la Lombardia: «Milano è la seconda provincia italiana per incidenza delle imprese culturali sul totale delle imprese presenti nella provincia. Milano e Como inoltre sono rispettivamente ottava e nona nella classifica delle province che più producono ricchezza con cultura e creatività. Un risultato raggiunto grazie all’intreccio tra bellezza, cultura, innovazione, creatività e manifattura che ha saputo rilanciare il Made in Italy e restituire all’economia lombarda una prospettiva al di là della crisi. Nella provincia di Milano, infatti, il valore aggiunto creato dalla cultura è l’ottavo più alto d’Italia: il 7% della ricchezza complessiva del sistema economico locale. In valore assoluto si tratta di oltre 9,3 miliardi di euro. E sempre la cultura impiega quasi 142mila persone, il 7,6% del totale degli occupati dell’intera provincia. Il contributo maggiore arriva della industrie culturali propriamente dette 64% (film, video, radio e tv, videogiochi e software, musica, libi e stampa), seguite dalle industrie creative (architettura, comunicazione e branding, design e produzione di stile, artigianato) con circa il 30% del valore aggiunto del settore. Da performing arts e intrattenimento e patrimonio storico-artistico arriva insieme un contributo di circa il 6%. Como produce il 6,9% della propria ricchezza complessiva grazie alle industrie culturali. In questo territorio la ricchezza prodotta dalla cultura arriva a 940 milioni di euro e il settore impiega 17mila persone, ossia il 7,8% di tutti gli occupati del sistema economico locale. A trainare il valore aggiunto delle industrie culturali sono le industrie creative, alle quali si deve oltre la metà del valore aggiunto del settore. Dalle performance delle province a quella della regione il passo è breve. E infatti la Lombardia si è classificata al quarto posto nella graduatoria delle regioni che più producono ricchezza con la cultura e la creatività. Il valore aggiunto creato dal sistema produttivo culturale qui è il quarto più alto d’Italia: il 6,2% della ricchezza complessiva del sistema economico locale. In valore assoluto si tratta di oltre 18,5 miliardi di euro. Una cifra alla quale contribuiscono in modo preponderante libri e stampa, la produzione di beni e servizi creative driven, videogiochi e software e l’architettura. Nell’insieme la cultura impiega quasi 290mila persone, il 6,4% del totale degli occupati dell’intera regione». [md, ecoinformazioni]

Un’interrogazione al Governo sulla Pedemontana

pedemontanaBraga: «Abbiamo interrogato i ministri per avere indicazioni precise sulla sostenibilità del quadro finanziario».

 

«Presentata alla Camera un’interrogazione indirizzata ai ministri dell’Ambiente, delle Infrastrutture e delle Finanze in merito ai lavori di realizzazione dell’autostrada Pedemontana Lombarda per i quali sono emerse, soprattutto nelle ultime settimane, alcune significative criticità di tipo finanziario e preoccupazioni riguardo alla realizzabilità completa dell’opera – afferma la deputata comasca del Partito democratico Chiara Braga –. Lo dichiara la deputata comasca, e responsabile ambiente della Segreteria nazionale del Partito Democratico, Chiara Braga –.Abbiamo interrogato i ministri per avere indicazioni precise sulla sostenibilità del quadro finanziario, alla luce delle scelte che il Governo si appresta a fare, relativamente alla defiscalizzazione dell’opera. L’obiettivo di portare a compimento un investimento importante per il territorio lombardo, qual è Pedemontana, non può avvenire sacrificando la qualità della progettazione e la realizzazione di tutti gli interventi connessi alla viabilità principale necessari a garantire la funzionalità dell’opera. Peraltro, non esiste nessun collegamento diretto tra la realizzazione del lotto B1 e l’accessibilità all’area di Expo 2015 ed è bene che tutti gli aspetti, compresi quelli di mitigazione e compensazione ambientali, vengano garantiti soprattutto nel momento in cui si ridefiniscono le condizioni di finanziabilità dell’opera».

«Per quanto riguarda la coperture finanziaria dell’autostrada Pedemontana – prosegue Braga – chiediamo infatti di conoscere i termini del nuovo piano economico e finanziario contenente l’atto aggiuntivo adeguato alle prescrizioni del Nars, Nucleo di consulenza per l’attuazione e regolazione dei servizi di pubblica utilità, da sottoporre alla nuova approvazione del Cipe».

L’interrogazione, presentata dal deputato democratico Ermete Realacci si chiede poi: «Quali garanzie di rispetto degli impegni assunti in sede di progettazione definitiva dell’opera sussistano da parte di Pedemontana, in relazione alla realizzazione delle opere connesse e funzionali al raccordo alla viabilità locale, agli interventi di compensazione e mitigazione, al corretto inserimento paesaggistico dell’infrastruttura» (l’interrogazione). [md, ecoinformazioni]

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