Giacinto di Pietrantonio

Com’è viva la città/ la mostra a Como

La terza mostra della trilogia “sulla città”, voluta dall’amministrazione comunale di Como a Villa Olmo, è pronta e da domani 18 luglio fino al prossimo 29 novembre sarà a disposizione del pubblico.

MostraComèvivalacittà-00 Giacinto di Pietrantonio (curatore della mostra), Silvia Magni (vicesindaca di Como), Luigi Cavadini (assessore alla cultura del Comune di Como), alla conferenza stampa di presentazione della mostra

 

 

 

 

 

L’anteprima dedicata alla stampa ci ha permesso di vederla e di trarne qualche riflessione.

Cominciamo dal titolo, estrapolato da “una nota canzone di Giorgio Gaber del 1969” – come recitano le note di accompagnamento dell’esposizione. Se non la ricordate con precisione, consiglio di riascoltarla qui, in una registrazione televisiva da Canzonissima del 1969-1970, per apprezzarne l’autentica intonazione. In effetti, la canzone – al di là della banale citazione di un pezzo del suo testo – ha una caratterizzazione caustica, ancora più che ironica, che dev’essere sfuggita al curatore e agli organizzatori. Com’è viva la città sta a significare, nella fattispecie, il dubbio che sia vero l’esatto contrario…

Causticità e ironia difettano totalmente all’esposizione, che è celebrativa dei fasti della città. Nonostante le dichiarazioni di principio secondo cui “oggi la città non è più la ‘terra promessa’ dei futuristi, o di altre avanguardie, ma un organismo complesso e multiforme, non più una città con un centro, ma con più centri, che ha subìto una profonda trasformazione dovuta al fatto che siamo immersi nella società dello spettacolo, Debord, della comunicazione, McLuhan, liquida, Bauman, dei non luoghi, Augé, dell’industria culturale, Morin, dei conflitti, Morelli”, la visione della città proposta è piuttosto tradizionale. E, nonostante la dichiarazione di aver “scelto opere che sono rappresentazione della loro rappresentanza, il ritratto del loro esserci ed essere immagine di città come cittadinanza”, l’immagine delle persone che l’abitano risulta piuttosto edulcorata.

La suddivisione in sezioni tematiche (trasporti, tempo libero, sport, strada, distruzione, manifestazioni, commercio e mercati, emblemi, interni) è assai schematica e certo poco attinente alla “liquidità” del fenomeno urbano. Del resto i brevi testi introduttivi alle diverse sezioni non rendono giustizia all’altisonante elenco di autori proposto in apertura, riducendosi a volte a semplificate “unità didattiche” di sapore un po’ troppo scolastico.

Ciò non significa che alla mostra manchino motivi di interesse e – soprattutto – opere degne di essere viste e meditate. Scegliendo in base alla sensibilità personale, segnalerei un fantastico Roy Lichtenstein, i tre quadri specchianti di Michelangelo Pistoletto, le fotografie di Daido Moriyama, il dipinto di Giorgio de Chirico Calco dell’antico con guanto di gomma (per quanto un po’ decontestualizzato, così com’è collocato nella sezione “interni”, ma perlomeno vicino all’altrettanto notevole opera del fratello Alberto Savinio Annunciazione) e, per finire, l’inevitabile Comizio di Giulio Turcato.

Nella scelta di aprire l’orizzonte sull’arte internazionale, la valorizzazione del patrimonio comasco  ne ha inevitabilmente sofferto. Le citazioni comasche sono ridotte a tre: i Riflessi in vetrina di Baldassare Longoni del 1929, il grande dipinto di Mario Radice con La partita di pallone del 1933, e una bella fotografia di Bruno Campagna (Nabil), Tracce di Razionalismo # 15, dedicata al mercato coperto di via Sirtori (ma bisognerebbe anche ricordare che quell’edificio, lungi dal portare tracce razionaliste, venne fortemente osteggiato dagli architetti moderni comaschi e da Terragni in primis). Forse, sul tema della città e del suo uso da parte dei cittadini, una qualche opera di Ico Parisi poteva essere utilmente inserita (anche lasciando da parte le assonanze di alcuni disegni di Apocalisse gentile con il dittico esposto di Maja Bajevic sull’11 settembre).

Pur con qualche dubbio, delle tre mostre dedicate alla città, quest’ultima, curata da Giacinto di Pietrantonio, risulta la più stimolante e forse anche la più popolare. Comunque degna di essere visitata e discussa.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

 

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La sezione della mostra dedicata alle “manifestazioni”.

 

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L’assessore Luigi Cavadini con una giornalista davanti all’opera di Alfredo Jaar Milan, 1946.

 

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Michelangelo Pistoletto, Prost. n. 4, con una visitatrice dell’anteprima.

 

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Michelangelo Pistoletto, Manifestazione.

 

 

Com’è Viva la Città – Art & The City 1913 – 2014

com'è viva la cittàMostra a cura di Giacinto Di Pietrantonio, inaugurazione venerdì 17 luglio a Villa Olmo a Como, organizzata dal Comune di Como, ultimo capitolo del progetto triennale La città nuova, aperta fino al 29 novembre.

 

«Dopo La città nuova. Oltre Sant’Elia e Ritratti di Città che partivano dall’architettura, il terzo capitolo vuole essere una riflessione su ciò che avviene dentro la città, esplorare i luoghi privati, quelli del tempo libero e della cultura fino a quelli dell’impegno sociale e del simbolico – chiarisce un comunicato –. La mostra si svilupperà in un percorso espositivo per temi, con opere che vanno dagli inizi del ‘900 ad oggi: i trasplichtensteinorti, il tempo libero, i parchi, lo sport, la strada, le distruzioni, le manifestazioni, il mercato, gli emblemi e gli interni».

«La scelta di Giacinto Di Pietrantonio come curatore è dettata dalla grande fiducia che ripongo sul suo lavoro – afferma l’assessore alla Cultura del Comune di Como Luigi Cavadini –. È sicuramente il curatore adatto a chiudere il percorso triennale, che quest’anno prevede un focus su ciò che avviene dentro la città, non più vista solo come elemento urbanistico»

Si tratta di una esposizione di «58 opere che tramite lo sguardo e il sentire di 50 artisti italiani ed internazionali, tra cui Radice, de Chirico, Savinio, Warhol, Pistoletto, La Pietra, Lichtenstein, Merz, Chia, Christo, Cattelan, Moriyama, Newton, Beecroft indagano con media, supporti e linguaggi espressivi diversi, i modi delchristo vivere quotidiano».

«Nelle sale della villa settecentesca scorrerà una panoramica lunga un secolo sulla nascita e l’affermarsi della città moderna attraverso le dinamiche degli spazi e delle relazioni umane, con opere tradizionali, figurative, astratte e metaforiche e l’utilizzo di molteplici espressioni artistiche: pittura, stampa, fotografia, video, installazioni – spiega la nota –. Gli argomenti affrontati saranno divisi per sale tematiche. I visitatori troveranno così raccontati: i trasporti, il tempo libero, i parchi, lo sport, la strada, le distruzioni, le manifestazioni, il mercato, gli emblemi e gli interni.mTra le 58 opere troviamo anche quelle di autori legati, per origine e frequentazione, con il territorio lariano».

Per informazioni Internet www.mostrevillaolmocomo.com. [md, ecoinformazioni]

Elena Tortia vince la sesta edizione di CoCoCo

cococo-2014-COPA ottobre a San Pietro in Atrio la collettiva dei venti finalisti e scambio artistico Como – Nablus – Netanya.

 

«L’artista ha vinto con la videoinstallazione In fondo lo sapeva composta da una doppia proiezione dove due donne, l’una non udente e l’altra che utilizza il linguaggio dei segni, si misurano per la prima volta con la modalità espressiva dell’altra – spiega una nota –. Elena Tortia è stata scelta per la grande qualità formale e concettuale del lavoro che si esprime con diversi materiali in dialogo con lo spazio e per la sensibilità e la profondità dei temi affrontati».

«L’artista, oltre a ricevere un premio in denaro di 2mila euro, terrà una personale nello spazio espositivo di S. Pietro in Atrio a Como, dal 15 novembre al 7 dicembre (inaugurazione venerdì 14 novembre ore 18) . prosegue lo scritto –. Prima di arrivare al verdetto finale, la giuria – composta da Giacinto di Pietrantonio, critico d’arte e direttore della GAMeC di Bergamo, Rachele Ferrario, storico e critico d’arte contemporanea, docente all’Accademia di Brera, Luigi Ratclif, segretario Gai, Associazione per il Circuito dei giovani artisti italiani, Mimmo Totaro, artista e coorganizzatore di Miniartextil Como, Francesca Testoni, coordinatrice del concorso presso l’Assessorato alla cultura ed esperta in arte contemporanea – ha vagliato 313 candidature, giungendo a una selezione di 20 artisti, con opere che spaziano dalla pittura alla fotografia, dall’installazione/scultura alla video arte e al libro d’artista: Niccolò Angeli con l’installazione Water; Alessandra Bello con la fotografia Sight’s Blue Sense; Fatima Bianchi con la video installazione Oggi che è domenica, vi immagino tutti a casa e vi sono vicino; Martina Brugnara con l’installazione Imposizione formale; Nicolò Bruno con l’opera pittorica Freilicht; Ivana Bukovac con l’opera pittorica Behind the Curtain; Mattia Campo Dall’Orto con il libro d’artista Once We were Hope; Hugo Cardenas con il disegno Senza titolo; Michele D’Agostino con la scultura Lontano anni luce?; Klodian Deda con l’installazione fotografica Free Space; Irene Dionisio con il video Quel évenément imprévisible; Elisabetta Falanga con il video La Stanza di Elena; Francesco Fossati con la fotografia Sometimes I think about Pyongyang; Roberta Garbagnati, con l’installazione Perimetrale; Silvia Giambrone con la serie Collars; Fabrizio Monsellato con la scultura Untitled#bedroom series; Emmanuele Panzarini con l’installazione Exit; Benedetta Pomini con la fotografia Kairos; Milton Blas Verano con la serie di dipinti Untitled serie. Le opere dei 20 artisti scelti saranno presentate in una collettiva a Como nello spazio di San Pietro in Atrio, dal 18 ottobre al 9 novembre (inaugurazione venerdì 17 ottobre alle 18)».

Il comunicato ricorda anche che: «Si aggiudicano inoltre il premio speciale Scambio artistico Como – Nablus – Netanya: Fatima Bianchi, che si recherà a Netanya (Israele) e Nicola Lorini, che si recherà a Nablus (Palestina). Questa sezione del concorso è stata organizzata nell’ambito del gemellaggio tra Como e le due città, una palestinese e l’altra israeliana. Gli artisti avranno la possibilità di esporre il loro lavoro ed entrare in contatto con le istituzioni culturali dei due paesi. Allo stesso modo, Como ospiterà un artista palestinese e uno israeliano: il primo Khaled Istaityi, esporrà un suo lavoro nella collettiva Co.Co.Co. di ottobre. L’artista israeliano, selezionato dalla città di Netanya, giungerà invece a Como nel 2015». [md, ecoinformazioni]

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