Libera Como

Libera la tua estate/ Appuntamenti con Libera e l’Arci

liberaIl coordinamento provinciale di Libera a Como e l’Arci provinciale di Como, in collaborazione con Spaziogiovane N’dual’è, organizzano tre serate itineranti per spiegare cosa sono e perché si organizzano i campi di volontariato sui beni confiscati alle mafie. Il racconto diretto delle esperienze vissute dai volontari sarà il filo conduttore di un impegno concreto nel contrasto alle mafie.
Il modo migliore di sporcarsi le mani e ribadire che è “il noi che vince”.

Appuntamenti:

– Giovedì 25 febbraio ore 21 – Oratorio di Rebbio (Via A. Lissi 11, Como)
– Giovedì 3 marzo ore 21 – Sala Civica di Villa Ceriani (Via U. Foscolo 23, Erba)
– Giovedì 10 marzo ore 2 – Circolo Arci Mirabello (Via Tiziano 5, Cantù)

Tosetti nuovo referente provinciale di Libera

libera comoSabato 21 novembre l’assemblea del coordinamento provinciale di Libera a Como,  che si è svolta nella sede del Centro servizi per il volontariato in via Col di Lana, ha eletto Stefano Tosetti nuovo referente provinciale per il prossimo triennio. Con la partecipazione dei rappresentanti delle associazioni aderenti al coordinamento e del referente regionale, Davide Salluzzo, l’assemblea è stata l’occasione per ripercorrere questi primi tre anni di lavoro del coordinamento provinciale di Como, nato nel 2012 oltre che per programmare le attività dei prossimi mesi. Tra gli obiettivi prioritari verso i quali orientare l’impegno di Libera a Como ci sono i percorsi di formazione nelle scuole, la sensibilizzazione e la documentazione sulla presenza di beni confiscati alla criminalità organizzata in provincia di Como e la diffusione della memoria delle vittime innocenti di tutte le mafie. La riunione è stata anche l’occasione per ringraziare il referente uscente, Tommaso Marelli, per l’impegno, la competenza e la passione spesi in questi anni. Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie, nata il 25 marzo 1995 con l’intento di sollecitare la società civile nella lotta alle mafie e promuovere legalità e giustizia, è oggi un coordinamento di oltre millecinquecento associazioni, gruppi, scuoleguida, realtà di base, impegnate in tutta Italia per costruire sinergie politico-culturali e organizzative capaci di diffondere la cultura della legalità. La legge sull’uso sociale dei beni confiscati alle mafie, l’educazione alla legalità democratica, l’impegno contro la corruzione, i campi di formazione antimafia, i progetti sul lavoro e lo sviluppo, le attività antiusura, sono alcune delle concrete sfide affrontate negli anni. [jl, ecoinformazioni]

12 maggio/ Let’s Go al Gloria con Arci e Libera

letsgoArci Xanadù e Libera Como promuovono martedì 12 maggio alle 21 allo Spazio Gloria di via Varesina 72 a Como con un evento unico, la proiezione di Let’s Go di Antonietta De Lillo. Un piccolo e intenso film indipendente di denuncia sociale, un ritratto umano e profondo di una vittima della crisi, un intimo e incisivo racconto contemporaneo. Il film racconta la storia di Luca Musella, fotografo, operatore e scrittore, oggi esodato professionalmente ed emotivamente. Il protagonista ripercorre la propria vita in un testo-lettera da lui scritto e in un viaggio reale e ideale attraverso l’Italia, da Napoli, sua città natale, a Milano, il luogo della sua nuova esistenza. Musella, insieme alle persone che popolano il suo mondo, diventa portavoce di una condizione universale, specchio del nostro Paese nell’era della crisi ma soprattutto emblema di una sensibilità letteraria in grado di leggere al di là del reale per suggerire possibili antidoti. Il film è promosso a livello nazionale da Libera e dalla campagna Miseria Ladra. Ingresso 5 euro.

28 aprile/ Finanza Etica, tutta un’altra storia allo Spazio Gloria

biggeribancaeticaLa sezione di Como del gruppo di inizitiva popolare di Banca Etica in collaborazione con Libera Como, promuove mertedì 28 aprile alle 20.30 allo Spazio Gloria di via Varesina 72 a Como un incontro per approfondire alcuni temi di grande attualità sull’economia, sulla finanza e sull’utilizzo dei nostri soldi il cui vero valore è nelle persone che li usano, nelle relazioni che favoriscono e nel bene comune che creano. Alla serata parteciperà Ugo Biggeri, presidente nazionale di Banca Etica che presenterà il suo ultimo libro Il valore dei soldi [2014, ed. San Paolo, 176 p., 12 euro]. La serata vedrà poi il racconto da parte di Libera Como di un’esperienza di recupero di un immobile confiscato alla criminalità organizzata realizzata in provincia di Milano. Ingresso Libero.

Libera/ Corresponsabilità personale e politica

libera__Con l’intervento La mafia si può vincere che riportiamo integralmente Libera Como esamina le possibili reazioni alle notizie che rendono evidente l’entità del radicamento delle mafie anche nella provincia di Como. Per l’associazione, a Como è attiva, grazie all’impegno di tante associazioni e di un nutrito gruppo di persone, in ogni casso non è più possibile «parlare di “infiltrazioni” mafiose: questo è un termine che poteva essere valido negli anni ottanta, oggi non più». Leggi nel seguito il documento.

«Ci sono diversi modi di reagire di fronte a notizie come quelle che hanno riguardato Como nelle ultime settimane, notizie che ci raccontano di un territorio ormai divenuto terreno di conquista della criminalità organizzata. Le recenti operazioni antimafia “Quadrifoglio” e “Insubria” hanno nuovamente risvegliato l’attenzione sull’enorme problema “mafia” nel comasco. In realtà, il merito di questi arresti è soprattutto quello di svelare una presenza storicamente costante ben più che ventennale delle organizzazioni mafiose a Como, come del resto in tutta la Lombardia. Le operazioni e gli arresti dovrebbero però essere riuniti in una visione di continuità, non visti solamente come riflettori momentanei per poi lasciare che tutto si spenga come prima, evidenziando la difficoltà della società lariana nel comprendere e saper contrastare efficacemente questo fenomeno criminale.

Una possibile reazione è quella di chiudere gli occhi e di pensare che, tutto sommato, si tratti ancora di “segnali” e di fenomeni che ci riguardano poco, che qui non hanno radici profonde, magari confidando in una particolare resistenza delle nostre strutture istituzionali e sociali.

La verità è che non possiamo più permetterci il lusso di parlare di “infiltrazioni” mafiose: questo è un termine che poteva essere valido negli anni ottanta, oggi non più. Esattamente come al Sud, nelle regioni d’origine delle diverse mafie, anche da noi esiste un’omertà diffusa, in alcuni casi accompagnata dalla negazione, giustificata magari con l’assurda paura di rovinare la reputazione del proprio territorio o del proprio comune. Ma se è tanto forte questa presenza, soprattutto della ‘ndrangheta, è proprio perché il nostro territorio l’ha accettata, più o meno consapevolmente, grazie a diversi fattori che ne hanno alimentato la crescita e favorito l’insediamento.

Una seconda possibile reazione è poi quella di minimizzare e ricondurre questi avvenimenti a qualcosa di poco più che una chiacchiera da bar, perché tanto “tutti sapevano”, “si è sempre saputo”, “da sempre succedono certe cose”. «Ma quando la finiremo dunque di auto-immaginarci che cosa fa davvero la mafia nelle contrade settentrionali?», si è chiesto Nando dalla Chiesa, profondo conoscitore dei fenomeni mafiosi, in una riflessione di qualche giorno fa. Anche nel comasco i mafiosi «mettono bombe, incendiano, fanno estorsioni, uccidono, fanno riti di affiliazione, intimidiscono e terrorizzano testimoni, corrompono politici e pubblici funzionari, raccolgono voti, fanno prestito a usura, impongono servizi e forniture, smaltiscono rifiuti tossici, dettano piani regolatori». Questo succede da anni, rafforzando la mafia al di fuori dei propri affiliati e trovando pochissimi ostacoli nella società, spesso limitati alla sola azione giudiziaria, che però arriva sempre una volta commessi i crimini e danneggiati i territori. Solo partendo da questa consapevolezza si può comprendere come la sola reazione possibile passi necessariamente dalla prevenzione, dall’educazione e soprattutto dalla corresponsabilità, intesa come atteggiamento che mette ciascuno di fronte alla responsabilità delle proprie azioni, del proprio ruolo e del proprio impegno, piccolo o grande che sia.

È l’impegno dello Stato a farsi promotore di leggi complete, moderne e lungimiranti e garante del pieno rispetto della legge in ogni articolazione delle proprie Istituzioni. È l’impegno delle amministrazioni locali ad adottare meccanismi di trasparenza e legalità negli appalti e nella gestione del bene comune, e avviando percorsi per un concreto riutilizzo sociale dei beni confiscati. È l’impegno delle forze dell’ordine sia nello svolgere puntualmente il proprio servizio sia nel ristabilire la credibilità lesa da troppi episodi opachi. È l’impegno di tutte le rappresentanze e organizzazioni del mondo del lavoro nel rifiutare le scorciatoie del lavoro sommerso. È l’impegno delle istituzioni scolastiche di ogni grado a dare spessore e continuità all’attività di insegnanti e professori per tenere vivo l’incredibile stimolo della Cultura. È l’impegno di editori e giornalisti a non piegarsi a ricatti e convenienze per continuare a raccontare la verità dei fatti. È l’impegno a promuovere ideali e principi di giustizia nel lavoro formativo ed educativo di Parrocchie, Oratori, squadre sportive e ogni altra realtà che riguarda a vario titolo la crescita dei bambini e dei ragazzi di oggi che saranno i cittadini di domani. È infine l’impegno nelle scelte quotidiane di ciascuno di noi: ogni giorno abbiamo diverse opportunità in cui scegliere se alimentare il circuito illegale e criminale delle mafie oppure danneggiarlo.

In tutto questo, sono i rappresentanti politici locali i primi ad essere chiamati in causa direttamente: servono scelte nuove, a cominciare da quelle mancate fino ad oggi, per cancellare pratiche di corruzione più o meno diffusa e definibile, per costituirsi parte civile nei processi per mafia, per pretendere trasparenza e correttezza nella gestione del bene pubblico. È proprio il rapporto con la classe politica uno degli aspetti caratterizzanti delle associazioni mafiose e non possiamo dimenticarci che siamo in una regione in cui, appena due anni fa, un ex-assessore regionale è stato arrestato con l’accusa di voto di scambio con la ‘ndrangheta.

Giovanni Falcone diceva che «L’impegno dello Stato nella lotta alla criminalità organizzata è emotivo, episodico, fluttuante. Motivato solo dall’impressione suscitata da un dato crimine o dall’effetto che una particolare iniziativa governativa può suscitare sull’opinione pubblica». Anche noi a Como corriamo questo rischio: che se ne parli solo in occasione di arresti eclatanti o di fatti straordinari. Le mafie lo sanno e, come hanno sempre fatto, sono pronte a rendersi silenziose e invisibili fino a quando l’indifferenza tornerà a proteggere i loro affari.

Ecco perché reagire, a questo punto, non è solo necessario ma è indispensabile. Indifferenza e omertà vanno combattute con prevenzione, cultura e con il quotidiano impegno corresponsabile di ciascun cittadino: sono queste le cose che, oltre a tutti gli arresti, agli articoli di giornale, più di tutti i proclami, di tutte le manifestazioni, fanno si che le mafie possano venire sconfitte. E questo i mafiosi lo sanno bene». [Libera, Como]

13 settembre/ I beni confiscati nella provincia di Como

130914 liberaCon Giuseppe Guffrida, referente beni confiscati di Libera in Lombardia, sabato 13 settembre alle 18 alla Biblioteca comunale di Como, piazzetta Venosto Lucati 1, organizza Libera Como. Per informazioni e-mail como@libera.it.

 

«A 32 due anni dell’approvazione delle legge “Rognoni-La Torre” (introdusse il reato di associazione mafiosa e la confisca dei beni), il coordinamento provinciale di Libera a Como presenterà la situazione dei beni confiscati alla criminalità organizzata in Lombardia e soprattutto nella provincia di Como – spiegano gli organizzatori –. All’incontro parteciperà anche il dott. Giuseppe Giuffrida, referente per i beni confiscati di Libera in Lombardia e responsabile della segreteria della Dda alla Procura di Brescia, che ci illustrerà l’importanza dell’introduzione della legge “Rognoni-La Torre”, ricorderà la figura di Pio La Torre, l’evoluzione della normativa in tema di beni confiscati e l’importanza che il loro riutilizzo sociale ricopre nel contrasto alle mafie». [md, ecoinformazioni]

Carovana antimafie/ Incontro con le scuole

ImmagineLa prima “fermata” della Carovana antimafie è stata al Gloria, in via Varesina 72 a Como, nella mattina di giovedì 29 maggio, che ha visto la partecipazione degli e delle studenti delle scuole Terragni. Magistri, Ripamonti, Vanoni, Pessina, Caio Plinio. Il tema dell’incontro è stato la tratta degli esseri umani, in particolare a proposito dell’immigrazione, dello sfruttamento in tutte le sue forme e della lotta contro l’emarginazione. L’incontro, presidiato da Enzo D’Antuono, presidente Arci, è stato aperto con la proiezione del film Terraferma di Emanuele Crialese (presentato al concorso della Mostra internazionale del cinema a Venezia nel 2011), seguito da numerosi interventi e preziose testimonianze, a cui hanno contribuito gli operatori della Cooperativa Lotta contro l’emarginazione Paolo Cassani, Elisa Roncoroni, Alessio Cantaluppi e Yvan Sagnet, leader della rivolta del 2011 a Nardò in Puglia contro lo sfruttamento dei braccianti nella raccolta dei pomodori; Ilaria Raucci di  Libera terra; Giulia Venturini di Arci Lecco; Giulia Chiechio di Libera Como. Sul canale di ecoinformazioni tutti i video dell’iniziativa.

Su una piccola isola siciliana, di cui non si specifica il nome, abitata da pescatori e lambita dal turismo, vive una famiglia composta da Ernesto, pescatore, il nipote Filippo, orfano del padre, la madre di Filippo, Giulietta. In mare aperto Ernesto e Filippo portano in salvo alcuni immigranti, i quali approfittano del buio della notte per scappare, mentre ospitano in casa una donna etiope in cinta, Sara, insieme a suo figlio, una donna etiope in cinta di una bambina, insieme a suo figlio, all’oscuro delle forze dell’ordine che li rimanderebbero nel loro paese di origine. La storia di Sara, che ha affrontato un viaggio di due anni, in precarie condizione e soffrendo la fame, per raggiungere il marito a Torino, potrebbe essere la storia e il movente di molti che sbarcano in Italia per raggiungere altre destinazioni. Nel film si toccano diversi temi di un’attualità scottante: il contrasto tra la legge dello Stato e la “legge del mare”, a cui i pescatori anziani soprattutto sono fedeli, che prevede il dare soccorso alle persone in mare, che siano clandestini e non; il timore che lo sbarco di clandestini ostacoli il turismo; i rischi che corrono gli immigrati quando intraprendono il viaggio verso l’Italia; il desiderio di una vita migliore. Mentre la terraferma di Giulietta è trovare un lavoro aldifuori dell’isola per garantire un futuro migliore a se stessa e a suo figlio, quella di Sara è dove può ricongiungere la sua famiglia. Una terraferma diversa ma col medesimo significato: raggiungere un luogo dove non c’è più bisogno di scappare, e dove stabilirsi definitivamente.

Elisa Roncoroni ha ricordato che nel mondo sono 21 milioni le persone che vivono in una condizione di sfruttamento, trattate quindi come merce. «La tratta degli esseri umani è questa, spostare le persone per profitto», profitto di cui beneficiano le associazioni criminali organizzate, ovvero le mafie. Si può parlare di tratta degli esseri umani quando si presentano delle particolari caratteristiche:«Ci dev’essere la coercizione della volontà della persona, la violazione dei diritti umani – spiega Elisa Roncoroni in modo fermo e chiaro per attirare l’attenzione degli studenti in platea che già dimostrano di essere distratti – lo spostamento della persona con la forza o con l’inganno, promettendo magari un lavoro normale, un ricongiungimento familiare, e lo sfruttamento della persona che deriva da questo spostamento». Poi riferendosi al film, di cui ammette di essere rimasta colpita emotivamente, dice:«Le condizioni in cui le persone viaggiano sono disumane, tanto è vero che non superano il viaggio..Le forze dell’ordine è giusto che facciano applicare le leggi, ma è importante anche che tengano conto di altre cose» e sostiene il suo pensiero citando gli articoli 13 della Costituzione e il testo unico sull’immigrazione, che indicano rispettivamente che “la libertà personale è inviolabile; è punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà” e che c’è la possibilità per un migrante di ottenere il permesso di soggiorno.

Dal 2000 la Cooperativa per la lotta contro l’emarginazione ha cominciato a pensare che l’opportunità offerta dal testo unico sull’immigrazione poteva essere usata anche nel caso di sfruttamento lavorativo. Dal 2003 ha accolto centinaia di vittime di questo tipo di sfruttamento, accompagnandoli nel percorso di ottenimento del permesso di soggiorno. «Lo sfruttamento lavorativo è un fenomeno sommerso – spiega Paolo Cassani – i lavoratori irregolari sono ampiamente usati per fare concorrenza sleale sul mercato del lavoro» e queste situazioni non sono molto lontane da dove siamo noi: aziende con dipendenti non registrati che lavorano un nero, posti con precarie condizioni di sicurezza; la Cooperativa si preoccupa di costruire una rete di sindacati per segnalare questo tipo di anomalie. «È una battaglia quella di intercettare le persone sfruttate e informarle in modo da farle vivere regolarmente in Italia». È anche una battaglia di approccio culturale a proposito di accoglienza dei migranti, di eticità e di rispetto dei diritti umani: «Se ci fossero questi elementi potremmo parlare meno di vittime e più di diritti che vengono rispettati».

Alessio Cantaluppi si esprime a proposito dello sfruttamento nel “mondo” della prostituzione, e degli interventi della Cooperativa a tal proposito. Un gruppo di operatori, parte dell’Unità di strada di Como, che effettua uscite serali nelle strade della provincia di Como presso le donne che si prostituiscono. Sono spesso persone che non lo fanno per scelta, ma che sono state portate in Italia con l’inganno, promettendo lavori che non ci sono e poi costrette a prostituirsi. Vivono in una condizione di grosse privazioni, sotto l’occhio vigile di un circuito criminale che le controlla di continuo, e sono quindi private della loro libertà. Inoltre la strada è un ambiente a rischio, basti pensare alla violenza che possono ricevere da parte di malintenzionati, dai clienti e dagli sfruttatori; rischi legati all’uso di sostanze alcoliche o stupefacenti, rischi di contrarre malattie sessualmente trasmissibili. Un obiettivo importante tra gli altri è quello di creare una relazione “normale” con la persona, che a lungo andare si è scordata di avere dei diritti e ricordarle che aldifuori di quel circuito criminale esiste un altro “mondo”, che prevede libertà di scelta e la possibilità di vivere davvero, intraprendendo un percorso di uscita dalla prostituzione. Non dimentichiamo che l’articolo 1 della nostra Costituzione dice che “tutti gli essere umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti”.

«La mia storia è stata quella di raggiungere un sogno, quello di raggiungere questo Paese». Così Yvan Sagnet, 29 anni, camerunense, inizia a  raccontare la sua storia. Appena ventenne arriva in Italia, si iscrive al Politecnico di Torino. Nel 2012 perde la borsa di studio che gli permetteva di permettersi l’università, così va a lavorare a Nardò, in Puglia, facendo il bracciante nei campi di pomodori, talmente era forte il desiderio di finire di studiare. In meridione scopre una realtà italiana totalmente diversa da quella che aveva visto in televisione e di cui si era innamorato: la moda, l’architettura e la cultura italiana . No, in Puglia ha visto una realtà che neanche in Africa aveva mai trovato: persone che avevano perso la dignità e che erano disposte a tutto pur di guadagnarsi da vivere. Vige ancora oggi un particolare sistema di lavoro, che vede a capo “caporali”, persone italiane o straniere che hanno il compito di fare da intermediari tra i proprietari terrieri italiani e i lavoratori e reclutarne di nuovi.

La sua giornata di lavoro iniziava alle 3 di notte per finire tra le 15  di pomeriggio e le 19 di sera; molti lavoratori stremavano dopo ore di lavoro con una temperatura di quaranta gradi sotto al sole. Il contratto collettivo nazionale di lavoro non era rispettato: venivano pagati a cottimo, quindi più barili di pomodori riuscivano a riempire, più guadagnavano. Ogni bidone, che pesava circa 4 quintali, valeva 3 euro e 50, tenendo conto che in una giornata si potevano riempire un massimo di 3 o 4 cassoni, che risulta in un guadagno massimo di 25 euro giornalieri. Poi da questa misera paga bisognava detrarre dei costi obbligatori a cui il lavoratore non poteva opporsi: 5 euro per il pranzo (un panino e una bottiglietta d’acqua), 5 euro per il trasporto da casa al posto di lavoro (il furgone usato per il loro trasporto, omologato per 9 persone, ne teneva 25), e un eventuale costo di 20 euro nel caso in cui un lavoratore si sentiva male e voleva essere portato al pronto soccorso.  Ma a tutto questo non era semplice ribellarsi: i campi di raccolta erano lontani dai centri abitati, e poi quel sistema di lavoro era legato alla mafia, quindi le istituzioni, le aziende e le forze dell’ordine erano complici. Inoltre i braccianti erano di origine diversa, parlavano lingue diverse. «Abbiamo preso il coraggio di ribellarci; grazie all’aiuto di associazione di volontariato del luogo e della Cgil lo sciopero ha ottenuto grandi risultati: dopo ben 100 anni del sistema del caporalato, è diventato illegale, e la Magistratura di Lecce ha fatto arrestare tutte le persone che c’erano dietro, considerate intoccabili da tutta la zona, grazie alle intercettazioni telefoniche». Anche in Lombardia e in Piemonte esiste questo sistema di lavoro. «Oltre allo sfruttamento controllato dalla mafia, c’è anche la distribuzione organizzata: molti prodotti che acquistiamo e consumiamo provengono dallo sfruttamento delle persone; per contrastare questi fenomeni – continua Yvan Sagnet – stiamo intervenendo su più fronti, ovvero riformare il mercato del lavoro e quindi far riportare il collocamento pubblico (i centri per l’impiego) come intermediari tra offerta e domanda di lavoro; vincolare gli incentivi pubblici, quindi indirizzarli solo a quelle aziende che rispettano la manodopera». Secondo Yvan serve una campagna globale di informazione, perché il lavoro nero funziona anche a causa della mancanza d’informazione.

Non sempre però l’esito di una rivolta contro la criminalità organizzata è un successo: nel 1999 in Puglia un ragazzo è stato ucciso dal caporalato, e le cooperative di Libera Terra hanno subito incendi dolosi.

Giulia Chiechio di Libera ha raccontato la sua esperienza nel campo di lavoro Arci e Libera nell’agosto 2013 a Bel passo in provincia di Catania. La cooperativa ha ricevuto il terreno confiscato alle mafie e lo ha rimesso “a vita nuova” come agrumeto e uliveto. Ha spiegato come questa esperienza abbia cambiato il corso della sua vita e dei suoi interessi, e che è un’opportunità per costruire amicizie durature basate su principi in comune. «Senza i volontari nel campi di lavoro Arci e Libera queste cooperative che producono prodotti per Libera terra non riuscirebbero a sopravvivere.. per fare antimafia non c’è bisogno di fare grandi cose, o essere magistrati, forze dell’ordine, ma facendo il proprio dovere». [Clara Chiavoloni, ecoinformazioni]

 

 

 

 

 

Da sinistra: Elisa Roncoroni, Enzo D'Antuono, Paolo Carrisi
Da sinistra: Elisa Roncoroni, Enzo D’Antuono, Paolo Cassani

 

 

Elisa Roncoroni
Elisa Roncoroni

 

 

Da sinistra: Enzo D'Antuono e Paolo Carrisi
Da sinistra: Enzo D’Antuono e Paolo Cassani

 

 

Alessio Cantaluppi
Alessio Cantaluppi

 

 

Enzo D'Antuono e Yvan Sagnet
Enzo D’Antuono e Yvan Sagnet

Carovana antimafie/ In ricordo di Giovanni Falcone

10322479_509199799184594_54809964783067334_nIn occasione del 22esimo anniversario dell’attentato di Capaci, il Circolo Arci Magic Bus, in via della Repubblica a Olgiate Comasco, in collaborazione con il Comune di Olgiate Comasco, ha organizzato una serata in ricordo di Giovanni Falcone e della lotta alla mafia. Per l’occasione è stato proiettato il cortometraggio A29 (vincitore del premio Antonio Montinaro per la Legalità 2012) di Vincenzo Ardito, seguito dagli interventi di Enzo D’Antuono, Presidente Arci; Giulia Venturini di Arci Lecco; il Presidente del Comitato soci Coop Lombardia di Como; il Presidente di Arci Magic bus Fabrizio Romano e la musica di Fabrizio e Mauro 7grani.

Il 23 maggio 1992, sull’autostrada A29 che collega l’aeroporto di Punta Raisi con Palermo, all’altezza dello svincolo per Capaci, 572 chili di tritolo venivano fatti esplodere sotto l’autostrada. L’esplosione investiva la prima delle tre auto blindate in cui c’erano gli agenti della Polizia di Stato Antonio Montinaro, Rocco Di Cillo, Vito Schifani, che precedeva quella su cui viaggiavano il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e l’autista Costanza Giuseppe. Gli agenti Angelo Corbo,Paolo Capuzza e Gaspare Cervello, a bordo della terza blindata sono sopravvissuti all’esplosione. Dal luogo dell’attentato Giovanni Falcone e la moglie erano usciti vivi, ma arrivati in ospedale moriranno a causa delle lesioni subite.

Protagonista del cortometraggio è un pezzo di asfalto dell’autostrada A29, che salta per aria a metri di distanza, e viene raccolto da un bambino di 8/10 anni, che era in zona per caso con i genitori. Il bambino diventa un uomo adulto, Salvatore Romeo, che ha da sempre conservato quel pezzo di asfalto in ricordo di quella giornata. Lo terrà fino a quando ci sarà una svolta nella sua vita, e cioè quando passa il concorso in Magistratura, sentendo dentro di sé di aver reso memoria a quella giornata del 23 maggio 1992 decide di riportare il pezzo di asfalto al monumento dedicato a Giovanni Falcone.

Giulia Venturini di Arci Lecco ha raccontato le attività nei campi di lavoro di Libera e Arci, attivi ben in 9 regioni italiane: Sicilia, Campania, Puglia, Calabria, Marche, Liguria, Veneto, Toscana e Lombardia, da aprile a ottobre e possono parteciparvi persone singole e gruppi, di tutte le età, anche minorenni. «Durante la giornata sono previsti tre momenti: il lavoro in campagna; incontri con le cooperative e le associazioni del luogo; animazione e svago con diversi laboratori, tra cui teatro. L’obiettivo dei campi è formare ed educare alla legalità e alla responsabilità, agendo in prima persona. Prima di essere convertiti in attività culturali ed economiche, quei luoghi appartenevano alla mafia, ne simboleggiavano il potere; mentre dopo la confisca da parte dello Stato vengono restituiti alla collettività. Grazie ai campi di lavoro Arci questi luoghi abbandonati a loro stessi tornano a essere produttivi e vissuti, diventando comunità alternative alle mafie.

L’Arci inoltre organizza campi di lavoro e conoscenza all’estero. Per l’estate 2014 i Paesi di destinazione sono: Brasile, Mozambico, Palestina, Rwanda, Serbia, Giordania, le cui partenze sono programmate da luglio a settembre. Le attività vanno dalla conoscenza delle realtà locali all’animazione per i bambini, dai laboratori artigianali a quelli sull’educazione ambientale. Le iscrizioni scadono il 6 giugno, per ulteriori informazioni scrivere a campidilavoro@arci.it o consultare il sito www.arciculturaesviluppo.it

Il Presidente del Comitato soci coop Lombardia di Como ha sottolineato che i soci Coop si ispirano agli ideali dell’aiuto reciproco, della democrazia, dell’uguaglianza e della solidarietà, e ha concluso il suo intervento ricordando una frase di Giovanni Falcone:”La mafia è un fenomeno umano, e come tutti i fenomeni umani ha un principio, una sua evoluzione e avrà quindi anche una fine”.

L’intervento musicale dei 7Grani ha intervallato le parti della serata, intonando molte canzoni, coinvolgendo il pubblico presente, come “I cento passi” dei Modena City Ramblers e “Libera la sedia”.

La serata al Magic Bus ha ricordato quanto sia importante fare memoria del passato, per riuscire a costruire un futuro senza gli errori già commessi; errori non solo da evitare dentro di noi ma anche alle persone che ci stanno accanto, e le possibilità di agire in prima persona, a Como e così come in altre regioni e nazioni, sono molte. [Clara Chiavoloni, ecoinformazioni]

 

 

 

 

 

Giulia Venturini
Giulia Venturini

 

 

 

 

 

 

Presidente Comitato soci Coop Lombardia di Como

 

 

 

Mauro e Fabrizio 7grani
Mauro e Fabrizio 7grani

 

 

 

 

In piazza con Libera Como contro le mafie

antimafie21marzoAll’invito per iniziare il 21 marzo a Como la primavera nel ricordo dell’impegno civile costato la vita a tante e tanti uccisi da mani violente e più ancora dall’intreccio della cattiva politica con gli interessi delle mafie e per affermare la volontà di uscire dal  torpore complice del disinteresse che spesso nega la necessità di un’attenzione  viva e attiva alla polis come strumento della cittadinanza  hanno risposto più di trecento persone di tutte le età. C’era Libera costituita nel territorio lariano come altrove da una fitta rete di associazioni, sindacati, singole persone, c’era il sindaco di Como fedele all’impegno preso già nella campagna elettorale e insieme alla sua davano dignità alle istituzioni le fasce tricolori di Cernobbio, Senna Comasco, Maslianico, Uggiate Trevano, Cantù, Lurago d’Erba. Poche ma significative. Alla lettura dei nomi delle vittime è seguito l’intervento di Tommaso Marelli, coordinatore della sezione comasca di Libera. Già on line sul canale di ecoinformazioni tutti i video della manifestazione, disturbata dalla pioggia e forse troppo timidamente contenuta in un percorso che ne ha poco valorizzato l’impatto civile e degli interventi. 

Primavera di legalità e antimafia a Como

10013875_10152343412096667_1775287935_nQuest’anno, l’inizio della primavera a Como ha il profumo della legalità e della speranza. Venerdì 21 marzo anche nel comune capoluogo si celebrerà la Giornata della Memoria e dell’Impegno per ricordare le vittime innocenti di tutte le mafie. La manifestazione è promossa da Libera Como, con il patrocinio del Comune; la giunta presenterà in consiglio la richiesta di adesione ad Avviso Pubblico

Radici di memoria e frutti d’impegno, è lo slogan utilizzato a livello nazionale dalla Giornata della Memoria e dell’Impegno per ricordare le vittime innocenti di tutte le mafie, giunta alla sua diciannovesima edizione.  Venerdì 21 marzo anche a Como si celebrerà per la prima volta l’evento con una manifestazione cittadina, organizzata dal coordinamento provinciale di Libera con il patrocinio del Comune. A testimonianza dell’impegno preso a difesa della legalità, la giunta comunale presenterà mercoledì in consiglio la richiesta di adesione ad Avviso Pubblico, associazione di enti locali e regionali per la formazione civile contro le mafie. «Saremmo il primo paese della provincia a farlo – ha detto l’assessore alla legalità e trasparenza Marcello Iantorno – è nostro volere dare un segnale forte e sottolineare la lotta che stiamo conducendo contro la criminalità organizzata».

L’appuntamento è fissato alle ore 20.30 a Porta Torre; la manifestazione proseguirà fino in piazza Duomo dove verranno letti i nomi delle oltre 900 vittime della violenza mafiosa.
È notizia di questi giorni: a Como sono stati sequestrati beni della ‘ndrangheta: «È la prima volta che accade nel nostro comune – ha commentato il sindaco Mario Lucini – la città è direttamente coinvolta e deve sapere guardare a un futuro diverso».
«La memoria dev’essere affiancata a un impegno concreto nel contrastare le mafie, sia attraverso il rispetto delle legge, sia con la vicinanza nei confronti delle famiglie – ha spiegato Tommaso Marelli, referente provinciale di Libera- affinchè il muro di omertà venga finalmente rotto». La battaglia diventa più aspra in un periodo di crisi economica, territorio fertile per i fenomeni malavitosi: «Lavoro nero ed evasione fiscale, sono solo alcuni esempi – ha sottolineato Alessandro Tarpini, segretario provinciale della Cgil – la camera del Lavoro, insieme agli altri sindacati comaschi, partecipa convintamente a una manifestazione che deve essere il punto di partenza per arginare e combattere le prevaricazioni criminali». Un compito che spetta alla società e alla cittadinanza, per questo esserci venerdì è un dovere, ha ricordato Enzo D’Antuono, presidente dell’Arci.
«La criminalità organizzata è la negazione della democrazia – ha detto Gianfranco Garganigo, presidente di Avc – Csv – dobbiamo far sentire la nostra vicinanza alle persone che lottano in prima linea». Vicinanza e vigilanza, «perché spesso è nel pgt che si inseriscono le infiltrazioni malavitose», ha ricordato Michele Marciano, presidente del circolo Legambiente Angelo Vassallo. Per maggiori informazioni: como@libera.it [Andrea Quadroni, ecoinformazioni]

 

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