Maria Angela Previtera

Novant’anni a villa Carlotta

Villa Carlotta ha novant’anni. No, non la villa come edificio, che di anni ne ha ben di più, ma l’ente autonomo che l’amministra e che l’ha fatta diventare uno dei beni culturali più famosi e più visitati del territorio lariano. Per questo i festeggiamenti del novantesimo compleanno non hanno carattere rituale, ma costituiscono, giustamente, occasione di riflessione e opportunità di sviluppo.

Nella galleria del primo piano della villa-museo è stata allestita una piccola mostra documentaria, curata da Maria Cristina Brunati e Giorgio Sassi ed efficacemente allestita da Corrado Tagliabue, che ripercorre questi novant’anni, da quando, cioè, la villa avocata dallo Stato italiano durante la prima guerra mondiale come bene appartenente a cittadini di Stati nemici venne affidata a un ente privato con finalità pubbliche, senza alcun fine di lucro, bensì con l’obiettivo di “conservare e migliorare la proprietà”. Da allora la villa vive dell’incomparabile compresenza di arte, storia, natura e paesaggio, con le sue collezioni di sculture e dipinti e con i suoi giardini. Ma vive anche di un’attenta opera di promozione e gestione, e di un’intensa attività di manutenzione e recupero, attualmente diretta da Maria Angela Previtera, subentrata l’anno scorso a Serena Bertolucci.

Ieri, appena terminata la proverbiale fioritura delle azalee (quest’anno – si dice – appena appena sotto la media a causa delle complicate vicende climatiche) e complice una giornata di tempo stupendo e di limpidezza quasi assoluta, si è potuto ammirare il patrimonio della Villa in tutta la sua ampiezza: l’offerta culturale, con le collezioni permanenti e le mostre temporanee, i giardini, con le innumerevoli specie di piante, ma anche il “retroterra agricolo” (i terreni della proprietà, infatti, risalgono fino a mezza costa), con le balze un tempo a coltivo e l’uliveto recentemente recuperato, con l’intento di anche di farne – appena possibile – un presidio per la valorizzazione dell’olio lariano.

Arrivare fino all’uliveto, con i rustici ristrutturati, significa non solo godere di tutte i diversi “allestimenti” dei giardini storici della villa, ma anche poter ammirare un panorama che non si può che definire “mozzafiato”, con il dosso di Lavedo e villa Balbianello a destra e la punta di Bellagio, sull’opposta sponda, a sinistra; davanti, in asse perfetto, il nitido volume di villa Melzi, da sempre compagna e antagonista della villa tremezzina.

In occasione della mostra documentaria, che rimarrà visitabile fino all’inizio di dicembre, è stato pubblicato un esauriente quaderno di documentazione, ma anche un volumetto dedicato agli Olivi del Lago di Como, opera di Francesco Soletti.

Inoltre, nel piano ammezzato della villa, sono allestite (fino al 18 giugno) tre mostre: un’esposizione interattiva dedicata alla manifattura della seta, che presenta alcuni momenti della complessa filiera di produzione serica, e due interpretazioni artistiche sui fiori e le farfalle, di Marina Fusari e Giovanna Gadda.

Poiché uno degli obiettivi per il prossimo futuro di villa Carlotta è quello di ampliare, a fianco del vasto pubblico straniero che costantemente la visita, anche la partecipazione della popolazione locale, e quindi di “fidelizzare” – come si usa dire – la cittadinanza e il territorio, questa serie di manifestazioni del novantesimo è una buona occasione per (ri)andare a vedere la villa e i giardino. Non c’è nemmeno bisogno di garantire che la visita vale il viaggio.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

 

La facciata di villa Carlotta

Villa Melzi dall’uliveto di villa Carlotta

Una stanza della mostra interattiva Sul filo di seta

Francesco Capiaghi e l’Ottocento a Como: la mostra

È stata inaugurata venerdì 27 marzo la mostra dedicata al pittore Francesco Capiaghi, allestita in Pinacoteca e nelle due sedi collegate nella sala “Duomo” del Museo Civico di Palazzo Giovio e nella sala cataloghi della Biblioteca Comunale.

Il contributo di Como e del suo lago all’arte dell’Ottocento è soprattutto un contributo di “scenari” (“location” si direbbe oggi): alle bellezze paesaggistiche del Lario e a quelle storiche della città e dei suoi monumenti pochi seppero resistere, da Turner a Corot, dai paesaggisti lombardi (Bisi, Inganni, Migliara) agli acquarellisti inglesi.

Questa singolare fortuna delle vedute lariane, che davvero fecero il giro del mondo e costruirono la fama di questi luoghi, ha comportato – però – la marginalizzazione di alcune personalità che in questo contesto agirono e cercarono di portare il proprio contributo di creatività e di comunicazione. Certo non si tratta di “grandi nomi”, ma ignorarli e rimuoverli dalla storia del territorio è un grave errore, perché impedisce di comprendere la reale consistenza della cultura della città e del territorio nel secolo dell’Ottocento.

Capiaghi-RitrattoTra i nomi ingiustamente poco noti c’è quello di Francesco Capiaghi, che invece testimonia in modo non banale una cultura figurativa presente in città, attenta da una parte alle richieste del mercato (vedute urbane e paesaggistiche erano – appunto – assai in voga), da quell’altra alle contemporanee elaborazioni dei più accreditati maestri lombardi, e dall’altra ancora alle novità che nel campo dell’immagine il XIX secolo andava elaborando. La mostra di Palazzo Volpi, quindi, ben curata da Maria Angela Previtera, è un buon esempio di recupero di un esponente del panorama artistico locale che merita di essere conosciuto.

Nato in una famiglia artigiana (in qualche modo connessa all’arte: suo padre era doratore), Francesco Capiaghi studiò a Brera e praticò poi la pittura di paesaggio, quella di fiori e anche le scene storiche di attualità. Succede così che quella poca notorietà di cui gode fuori dal ristretto ambito degli addetti-ai-lavori sia stata determinata da opere assai diverse: il quadro dedicato alla resa degli austriaci nel 1848 (dipinto celebrativo realizzato quasi alla fine della sua vita, nel 1898, in occasione del cinquantenario delle Cinque giornate di Como), il suo corso per disegnare fiori divulgato in un fortunato album litografico, la tela dedicata al giardino di villa Olmo (un vero e proprio ritratto di un albero – un platano, nella fattispecie, anche se spesso lo si sente definire come “il cedro” di villa Olmo, dato che forse quest’ultimo è l’unico albero conosciuto) e la piccola veduta della piazza di San Fedele, con ancora il coperto del mercato del grano; di quest’ultima opera le persone meglio informate sanno che ne esiste anche una versione fotografica, scattata dallo stesso artista e dalla quale il lavoro pittorico è derivato.

Capiaghi in effetti fu anche fotografo (esercente un piccolo, ma accreditato studio fotografico, che smerciava soprattutto vedute dei monumenti comaschi) e per lunghi anni affiancò l’una e l’altra professione.

I motivi di interesse per una visita alla mostra, quindi, non mancano (fino al 21 giugno in Pinacoteca e in Museo, fino al 30 maggio alla Biblioteca comunale), anche perché il lavoro di ricerca preliminare (Maria Angela Previtera vi si dedica da molti anni) ha permesso di rintracciare molti altri lavori, oltre a quelli più noti: dipinti, fotografie, disegni, schizzi preliminari, addirittura stendardi processionali (una tipologia della produzione del Capiaghi fino a oggi del tutto ignorata).

Il catalogo edito in occasione dell’esposizione, inoltre, contiene non solo gli approfondimenti sulle opere esposte ma anche un sommario repertorio di tutte le opere note del pittore.

Una mostra, dunque, che supera i limiti della curiosità “locale” e invece si misura con le dinamiche dell’arte e più in generale della comunicazione artistica di un secolo fondamentale nell’elaborazione della cultura moderna. [Fabio Cani, ecoinformazioni]

 

Como, piazza San Fedele – dipinto (1870-1878 ca) e fotografia (1870-1872 ca).

Capiaghi-PiazzaSanFedele

 

Tramonto presso Nesso (1896).

TramontoNesso

 

Natura morta con dalie e peonie (1880 ca); Ellebori (1880 ca)

Capiaghi-Fiori

Francesco Capiaghi. Un maestro di paesaggio dell’800

capiaghiMostra, a cura di Maria Angela Previtera, inaugurazione venerdì 27 marzo alle 18 alla Pinacoteca civica, anteprima alle 17 al Museo storico – Biblioteca comunale, in tre sedi a Como, alla Pinacoteca civica, in via Diaz 84, al Museo storico, in piazza Medaglie d’Oro 1, fino al 21 giugno, e alla Biblioteca comunale, in piazzetta Venosto Lucati 1, fino al 30 maggio.

 

«Nel corso dell’Ottocento la pittura di paesaggio conobbe un’ampia fortuna che andò di pari passo con l’affermarsi di un nuovo mercato dell’arte, legato alle pubbliche esposizioni e all’ampliarsi del collezionismo privato – spiega la presentazione –. In questo contesto la mostra dedicata a Francesco Capiaghi offre al visitatore una prima e inedita lettura dell’attività dell’artista, svelata attraverso un articolato percorso espositivo che affianca opere mai viste delle collezioni pubbliche di Como con altrettanto inediti dipinti provenienti da collezioni private. La mostra, promossa dall’Assessorato alla cultura del Comune di Como, pone l’accento su alcune eccellenze e insieme sulla varietà delle ricerche condotte da Francesco Capiaghi, attivo come pittore di paesaggio e celebrato interprete delle vicende risorgimentali e unitarie, fotografo e stimato insegnante che si accostò anche al genere della natura morta e della pittura sacra».

«Queste molteplici attività, unite alla fitta trama del suo articolato percorso biografico, fanno di Francesco Capiaghi un professionista nel suo settore e un felice interprete di una nuova stagione della pittura di paesaggio in Lombardia – prosegue la nota –. La mostra è allestita in tre sedi espositive: la Pinacoteca civica, il Museo storico e la Biblioteca comunale, mantenendo così nella loro collocazione originaria le opere e i materiali documentari per offrire al visitatore un’inedita prospettiva di lettura, partecipata e diffusa sul tessuto urbano, attraverso le raccolte della città di Como».

«Il percorso espositivo prende avvio in palazzo Volpi sede della Pinacoteca civica con dipinti di grande dimensione e di particolare interesse iconografico che mettono in luce gli aspetti peculiari della produzione pittorica dell’artista, dagli esordi fino agli ultimi anni di attività, proponendo al visitatore vedute della città di Como e dei suoi dintorni, episodi salienti della storia risorgimentale e unitaria, ampie visioni della Brianza e suggestivi paesaggi ripresi sulle sponde e alture del Lario – si specifica –. Nelle sale del Museo Storico Giuseppe Garibaldi in palazzo Olginati vengono presentati, invece, una serie di importanti scatti fotografici, conservati nel Fondo fotografico dei Musei civici, da riferire alla fine degli anni sessanta dell’Ottocento e al decennio successivo. Questo repertorio iconografico, esemplare nel suo genere, prodotto nell’atelier del pittore la “Fotografia Artistica”, documenta le campagne di restauro dei più noti monumenti religiosi e civili comaschi, accanto a scorci cittadini di notevole interesse documentario. In Biblioteca comunale sono messi a confronto studi e disegni, piccoli lavori a olio e litografie che consentono di mettere in luce aspetti meno noti dell’attività pittorica e professionale dell’artista. Dagli studi colti dal vero sulle sponde del Lario – paesaggi e vedute di paese, figure in costume tradizionale – ai bozzetti e disegni di grande formato delineati per la realizzazione di celebri dipinti, alle tavole litografiche con motivi floreali destinate alle giovani allieve. Oltre a un prezioso Album da disegno in cui l’artista aveva conservato le riproduzioni fotografiche di molte delle sue opere accanto a veloci studi e ritagli di giornale che celebravano le sue imprese e i premi ottenuti» (l’invito).

Per informazioni Internet www.capiaghi.it. [md, ecoinformazioni]

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