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Fake news: come difenderci dalle sirene dell’era digitale?

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Un pubblico di circa trenta persone ha partecipato all’incontro che si è tenuto del pomeriggio di venerdì 6 aprile nella Grand’aula del Liceo classico-scientifico Alessandro Volta di Como. Introdotta dai saluti di Domitilla Leali, docente di lettere del liceo ospitante che ha curato l’organizzazione dell’incontro, e di Angelo Valtorta, dirigente dell’istituto, la discussione ha preso spunto da Fake Revolution (ed, Youcanprint, 2018), libro del giovanissimo autore ed ex “voltiano” Eros Robba che analizza il fenomeno, dilagante e preoccupante, delle fake news, notizie false, parziali e spesso inconsistenti che imperversano sul web distorcendo la percezione della realtà. Robba ha preso spunto per il suo lavoro (originato dalla sua tesi di laurea in Comunicazioni sociali all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano) dalla provocazione di un altro autore comasco, Alessandro Nardone alias “Alex Anderson”, la mente dietro il fasullo candidato repubblicano delle elezioni statunitensi del 2016 nonché autore della prefazione al libro di Robba e co-relatore dell’incontro, a cui sono intervenuti anche i giornalisti Guido Lombardi (in veste di moderatore) e Carlo Cattaneo, Marco Cremonesi, commentatore politico del Corriere della Sera, e Luca Gino Castellin, professore di Storia delle dottrine politiche all’Università cattolica di Milano, già relatore della tesi di Robba. (altro…)

Inizia sabato 20 settembre alle 10 nel Parco di Villa Guardia la quinta edizione de L’isola che c’è

All’ingresso saranno distribuite le Pagine arcobaleno preparate anche quest’anno da ecoinformazioni. Anticipiamo Salvare gli orsi, l’editoriale di Antonia Barone e Gianpaolo Rosso.

Si sciolgono i ghiacci e cresce il livello del mare. Tempi duri per gli orsi polari, ma anche per le isole insidiate da flutti sempre più aggressivi. La scommessa della costruzione di altre economie sta oggi più che mai nella capacità di intrecciare i diversi piani dell’azione: cambiamento dello stile di vita, ideazione di nuove e buone pratiche, capacità di agire sul contesto locale e globale per l’indispensabile giustizia sociale ed evitare che il mare dell’economia dominante e della guerra ad essa connessa disintegri quanto faticosamente costruito.
La crisi georgiana, esplosa mentre nessuno dei precedenti focolai di guerra si spegne, dimostra come sia possibile che l’azione dei dominatori del pianeta possa scuoterlo in ogni momento così profondamente da far ritornare in ciascuno antiche paure di guerre fredde e di inverni nucleari di morte.
L’idea del governo italiano di imporre il ritorno alla più sporca e immorale delle energie, quella nucleare, proprio mentre le tante sensate esperienze di risparmio e di produzione da fonti non esauribili stavano dando i primi frutti, può convincere molti, grazie allo strapotere di media asserviti, della legittimità di contaminare centinaia di generazioni di esseri viventi.
Sta a noi, forti dei piccoli, ma significativi successi raggiunti in tante parti del mondo e anche a Como con l’Isola, perseverare decisamente in un’azione multipiano che sappia mettere insieme il “corto circuito” della valorizzazione della produzione locale con la capacità di agire col commercio equo e solidale a migliaia di chilometri dalla nostra provincia, dove le ferite del liberismo sono più drammatiche. Che sappia mettere insieme sobrietà, diritti umani e antirazzismo, nonviolenza e il ripudio della guerra come strumento di risoluzione dei conflitti. [ecoinformazioni]

Presentato il numero 14 della rivista quadrimestrale Zapruder dedicato al welfare

L’incontro con Fabio Cani, Lidia Martin, Stefano Agnoletto e Marco Lorenzini di mercoledì 4 giugno al Punto Einaudi di Como è stato organizzato dal gruppo comasco di Storie in movimento e del Circolo Rosa Luxemburg – Sinistra europea.

Una ventina di partecipanti hanno assistito alla presentazione del numero 14 della rivista di storia della conflittualità sociale Zapruder. Un incontro organizzato dal gruppo comasco di Storie in movimento (Sim) assieme al Circolo Rosa Luxemburg – Sinistra europea. Un’iniziativa congiunta date le ricadute politiche di un tema come quello della costruzione dello stato sociale in Italia che esula dal solo dibattito storiografico. Ad esempio dello stesso è già stato discusso a febbraio a Milano in Camera del lavoro con l’allora ministro delle Politiche sociali Paolo Ferrero e Susanna Camusso, segretario generale Cgil Lombardia.
Il moderatore Fabio Cani ha spiegato come il rapporto di Storie in movimento con Como non sia episodico: «Subito dopo i fatti di Genova nel 2001 si è formato un gruppo di persone attive nella ricerca storica e da subito un piccolo gruppo ha seguito questo percorso con una certa continuità. Inoltre non è la prima presentazione di un numero della rivista a Como». Un legame con il territorio lariano che verrà sottolineato anche dalla pubblicazione, nella sezione immagini, di foto della Ticosa nel sedicesimo numero che è ora in cantiere.
Lidia Martin, del gruppo Sim comasco, ha spiegato il perché del nome del periodico che lo deve ad Abraham Zapruder il cineamatore «che avendo ripreso l’omicidio di J. F. Kennedy ha inchiodato il potere a dovere inventare una spiegazione ufficiale per giustificare l’accaduto». «Obiettivo del gruppo – ha continuato la redattrice della rivista – è quello di attuare una riappropriazione dal basso degli strumenti del fare storia e del sapere da parte di tutti». In piena indipendenza infatti Zapruder non appartiene ad una casa editrice o ad una università, la proprietà è dell’associazione Storie in movimento «nata da un appello che è girato in Internet dopo i fatti di Genova e che non ha a caso – ha spiegato Lidia Martin – si definisce in movimento, raccogliendo non solo storici accademici e puntando alla divulgazione».
Del tema affrontato dal numero 14 del quadrimestrale ha parlato lo storico del welfare Stefano Agnoletto: «I problemi dello sfamarsi, del trovare casa, dell’istruirsi sono un’esperienza normale da sempre, dovrebbe quindi essere al centro della narrazione storica, ma non è così». «Inoltre – ha continuato l’esponente milanese di Sim – vi sono un’infinità di studi su soggetti privati come opere pie e confraternite, ma non sul welfare state pubblico con una perdita di patrimonio e competenze. Questo non è neutrale, il discutere di welfare pubblico mette in discussione i paradigmi dominanti della narrazione storica. Primo fra tutti la visione del mercato come migliore elemento di progresso. Il welfare produce una contraddizione essendo una variabile che deve limitare determinati meccanismi del mercato. Questo non è forse l’unico motivo la centralità del conflitto capitale – lavoro ha limitato la narrazione degli altri conflitti al di fuori del luogo simbolo: la fabbrica fordista». La scelta di un numero monografico sullo stato sociale è quindi da ricercarsi per lo storico nel bisogno di mettere al centro della narrazione storica «i bisogni reali delle persone per non fare una storia di pochi».
Proprio in quest’ottica la presentazione della rivista ha interessato il Circolo Rosa Luxemburg. «Una riflessione sul welfare ci potrebbe permettere di porre in discussione il paradigma economicista imperante» ha detto Marco Lorenzini. «La questione ambientale e i limiti dello sviluppo pongono altrimenti la discussione sullo stato sociale – ha continuato l’esponente della Sinistra europea – La sfida non è su quali politiche di welfare ma riconsiderare in generale lo sviluppo economico e lo sviluppo della giustizia sociale. La sinistra, o ciò che ne rimane nel Pd, ha accettato il limite liberista allo sviluppo dei diritti sociali. I diritti vengono garantiti in maniera parziale a seconda dei limiti economici in una visione ormai accettata da tutto il panorama politico italiano». Per Lorenzini gli elementi di riflessione posti dal terzo settore, come il welfare territoriale o l’applicazione della legge 328 come welfare partecipativo, sono interessanti ma parziali. «Il vero deficit è di pensiero – ha continuato – Le strategie di Lisbona dell’Unione europea sono state fallimentari. La povertà e l’esclusione in Europa negli ultimi otto anni sono aumentate e dal 2005 i finanziamenti per contrastare questo processo sono stati stornati a sostegno del mercato sostenendo la bugia che alla fine il mercato risolverà ogni cosa».
Aperto il dibattito la discussione si è incentrata sull’edilizia popolare un tema su è più facile recuperare materiali per Agnoletto «dato che le istituzioni hanno lasciato più tracce mentre
Giuseppe Calzati, presidente della cooperativa Abitare Brianza, è intervenuto ricordando l’esperienza delle cooperative edilizie a proprietà indivisa, tipicamente lombarda, che sono riuscite a rispondere alle esigenze sociali partendo da «una società civile che è riuscita a darsi risposte e strumenti adeguati alle proprie esigenze, con una crescita della coscienza civica e dell’interlocuzione politica». Il confronto fra i quartieri Iacp e quelli edificati dalle cooperative è eclatante. Da una parte realtà vive e con un corpo sociale dall’altra l’abisso». Un esempio simile a quello della nascita delle 150 ore per Lidia Martin che ha ricordato come tale esperienza sia nata dalle lotte dei metalmeccanici che erano riusciti a inserirle nel loro contratto nazionale. Celeste Grossi, del Circolo Rosa Luxemburg, ha ricordato il diritto al sapere e la storia delle riforme scolastiche partendo da quella della scuola media sino all’attuale l’inserimento delle scuole private nel sistema pubblico e l’impegno profuso dai docenti in passato in un clima di coinvolgimento molto differente all’attuale.
«La rappresentanza sociale degli insegnanti e dei dipendenti pubblici, che sono intesi come lavori dequalificanti, non è neutrale – ha ricordato Agnoletto – Pensate al senso di sé e fierezza che queste categorie avevano negli anni ’60-’70. O i dipendenti comunali negli anni ’50. Per gli insegnanti c’è da sottolineare la perdita di patrimonio di elaborazione, competenze e lavori di sperimentazione didattica, aggiunta a una mancanza di consapevolezza delle attività svolte da parte degli operatori. Il lavoro degli insegnanti non è narrato e quindi non esiste. Per quanto riguarda la storia siamo in un’ottica di revisionismo storiografico utilizzato per riconciliare tutti in un unico pensiero liberista che dequalifica tutte le esperienze di stato sociale». «Contro questo – ha concluso l’esponente Sim milanese – è nostra intenzione rompere il divario fra storia militante e pratica scientifica. La storia è un’arena di conflitto in cui noi entriamo in una nuova ottica e con nuove modalità, ad esempio nelle nostre assemblee lavoriamo in maniera collettiva contro l’individualismo del singolo ricercatore». [Michele Donegana, ecoinformazioni]

È on line il sito del gruppo Gay – lesbica Como (Glc)

È nato un nuovo spazio laico nel web comasco; il gruppo gay e lesbico di Como ha inaugurato il suo sito www.comogaylesbica.it, e-mail info@comogaylesbica.it. «Vorremmo e stiamo cercando di creare – spiegano i promotori – un “luogo” per chi, come noi, è stanco di dover vivere la propria condizione nell’anonimato e costretto, per incontrare e conoscere altri gay e lesbiche, a ripiegare su un’altra città». L’obiettivo del gruppo è quello di «essere presenti per difendere visibilmente i nostri diritti. Vogliamo dare la possibilità di incontro, di riflessione e svago a chi è come noi. Siamo consapevoli che, nel nostro territorio provinciale, per qualcuno è ancora forte il rischio della solitudine e dell’isolamento e vorremo essere utili per far sì che le cose cambino». Il nuovo spazio on line è uno strumento, «in questo momento storico dove troppo spesso da più parti si levano voci contro la nostra dignità e lo Stato non accetta ancora di riconoscerci elementari diritti», attraverso il quale gli organizzatori possano «essere voce che si fa sentire e si fa vedere».

La Holcim di Merone su Altreconomia

Altreconomia dedica un servizio agli Inceneritori mascherati da cementifici con limiti di emissioni più permissivi rispetto ai termovalorizzatori tradizionali parlando della Holcim di Merone da sempre accusata dagli ambientalisti di inquinare il territorio.

In Italia sono presenti una novantina di cementifici che, per produrre 47 milioni di tonnellate di cemento, bruciano pet-coke, uno scarto della raffinazione del petrolio, combustibili derivati da rifiuti (cdr), pneumatici e rifiuti solidi urbani.
Sul numero di maggio di Altraeconomia è possibile leggere il servizio Gli inceneritori nascosti – Scoprire cosa bruciano i cementifici, che parla anche dell’impianto di Merone.
La rivista si può trovare nelle botteghe equosolidali del comasco: Garabombo in via Milano 263 a Como,Il Ponte in via Carcano 10 a Cantù, Mondo Equo in piazza San Cristoforo 1 a Guanzate, Shongoti in via Mazzini 57 a Erba.

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