#stateofsolidariety

18 dicembre/ #stateofsolidarity anche a Como

sito_18_dicembreIl 18 dicembre è la Giornata di azione globale contro il razzismo e per i diritti dei migranti, rifugiati e sfollati, decisa al Forum mondiale delle migrazioni realizzato a Dakar, in Senegal, e a cui parteciparono associazioni di migranti e organizzazioni che si battono per i loro diritti provenienti da tutto il mondo. La data non è scelta a caso, il 18 dicembre del 1990, infatti, le Nazioni unite adottarono la Convenzione per i diritti dei lavoratori migranti e le loro famiglie. In molte città l’Arci organizza iniziative di sensibilizzazione, informazione e denuncia. Troppi sono ancora gli episodi di razzismo e di discriminazione anche a livello istituzionale.

A Como Celeste Grossi, consigliera regionale e nazionale dell’Arci, ha esposto nel Consiglio comunale del 14 dicembre la dichiarazione preliminare che segue.

«Grazie signor presidente, mi faccio portavoce dell’appello “No ai muri, apriamo le porte. Pace, democrazia, giustizia sociale, dignità per tutti e tutte”.

L’inverno è arrivato. Invece di aprire le porte delle nostre “tiepide case”, si sono deteriorate lungo tutte le rotte, di mare e di terra le vie per la salvezza di donne e uomini, bambine e bambini, che fuggono dalle guerre, dalle violenze, dalla povertà. I confini hanno ripreso forza – attraverso fili spinati, criminalizzazione degli immigrati, militarizzazione dei territori.

A novembre, a Salonicco in Grecia, reti europee, gruppi di base, organizzazioni sociali, centri di aiuto legale, associazioni, tra cui l’Arci, hanno sottoscritto un appello a tutte e tutti coloro che non vogliono vivere in una Europa e in mondo, ingiusto e antidemocratico a dichiarare, il 18 dicembre, Giornata internazionale dei migranti lo “stato di solidarietà” #stateofsolidarity, e ad agire contemporaneamente in tutta Europa, ciascuno nella sua città per rendere visibile, efficace, transnazionale la rete che già esiste di gruppi che si oppongono alle attuali politiche sui confini e sui migranti, che favoriscono il propagare di guerra e miseria.

L’11 settembre anche a Como abbiamo marciato scalzi per i diritti dei migranti e siamo convinti che azioni simboliche, nella settimana prima di Natale, possano sensibilizzare i nostri concittadini e stimolarli a riflettere sulle ingiustizie sofferte da un numero enorme di esseri umani.

Nella nostra città c’è un luogo che è diventato simbolo dei diritti violati di immigrati e profughi: la stazione di Como San Giovanni. L’apertura del dormitorio ha fatto notevolmente diminuire le persone che dormono in quel luogo. Ora sono solo stranieri, gli italiani senza fissa dimora hanno trovato un ricovero per la notte. La riduzione del numero a una ventina di persone, come ho potuto constatare personalmente sabato mattina alle 7, rende più semplice affrontare questa questione che dura da mesi. Chiediamo al sindaco, all’assessore alla Politiche sociali, al presidente del Consiglio, al presidente del Coordinamento comasco per la Pace, che siede in quest’aula, di incontrare ancora una volta il Prefetto per chiedergli di trovare una soluzione dignitosa per quanti ancora dormono a terra in condizioni di disagio che aumentano con l’aumentare del freddo.

Vogliamo che i diritti dei migranti siano esigibili tutti i giorni dell’anno. Auspichiamo che il 18 dicembre si accenda una luce per illuminarli e che resti accesa tutto l’anno. Strumentalizzazioni irresponsabili possono far sembrare logici gli illogici frutti della cultura della paura. Collegare il terrorismo ai profughi quando tutti gli assalitori di Parigi sono venuti dall’interno dell’Europa è un esempio perfetto di come non si risolve nessun problema e si rafforza lo statu quo.

Ma abbiamo tutti la possibilità di scegliere. Invece di lasciar vincere le divisioni e pagare le loro conseguenze per decenni, possiamo impegnarci a riconoscere e a sostenere le lotte per la pace, per la libertà e la dignità.

Noi tutti abbiamo una scelta: opporci alla cultura della paura e dichiarare, invece che lo stato di emergenza, lo stato di solidarietà.

Restiamo umani, umane». [Celeste Grossi, Paco-Sel]

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