100 mila euro per la vita autonoma
Il durante e il dopo di chi vive la propria vita con un figlio disabile è al centro del nuovo bando della Fondazione provinciale della comunità comasca. Per il secondo anno consecutivo l’organizzazione con sede nell’Unione industriali mette a disposizione 100 mila euro tramite il Bando per il durante e dopo di noi per le associazioni di promozione sociale e gli enti non profit che sviluppano progetti per l’inclusione sociale dei disabili e lo sviluppo della vita indipendente. Fino al 30 aprile sarà possibile presentare progetti di sostegno ai disabili che li aiutino ad uscire dal contesto familiare, sviluppando l’autonomia abitativa e l’inserimento nel mondo del lavoro.
Il bando prevede il finanziamento dei progetti vincitori al 50 per cento, ma obbliga le organizzazioni alla raccolta, tramite donazioni, di una quota pari al 10 per cento del costo totale, che andrà a finanziare il fondo Domus, creato con lo scopo di garantire un aiuto finanziario ai genitori di figli disabili.
Il presidente della Fondazione Franco Tieghi ha sottolineato come «il bando affronti uno dei più grossi problemi della società. Aiuta a sollevare i genitori dalla preoccupazione di quale sarà il futuro del proprio figlio quando non potranno più garantirgli la propria assistenza». [Francesco Colombo, ecoinformazioni]
reciproco, riconoscendo pari valore alle tre dimensioni che costituiscono le Acli: associazione, movimento ed impresa sociale», così come tracciato nella mozione congressuale del febbraio scorso «le Acli intendono affrontare le sfide di questa nuova epoca nelle dimensioni a loro più proprie: quella ecclesiale, quella del mondo del lavoro e quella dell’impegno per la democrazia» con «una presa di coscienza della fase di passaggio che stiamo vivendo, di mutamento culturale, sociale e politico». La nuova presidente è entrata nell’associazione da giovanissima, poco dopo le superiori, arrivando alla direzione del Patronato Acli regionale. Da qui il passaggio alla direzione del movimento aclista comasco per il quale punta a «concentrare l’attenzione sullo sviluppo associativo, sostenere le presenze territoriali esistenti, promuovere nuovi modi di essere fra la gente e nuove forme di sviluppo di comunità in rete con le parrocchie, le altre associazioni e quanto c’è di attivo sul territorio».
fa semplicemente crescere delle piante, ma ricrea il loro habitat naturale e conserva le specie di parassiti che svolgono un ruolo nella crescita. È un approccio diverso alla coltivazione. «Si tende a dividere gli operatori in buoni e cattivi» ha commentato il relatore «i buoni sarebbero gli agricoltori biologici, i cattivi quelli che utilizzano fertilizzanti chimici. In realtà non è così. Sono solo due approcci diversi allo stesso problema». Per Martino Bargero «il modo di fare agricoltura è lo stesso con cui conformiamo il mondo. È la società che determina l’agricoltura». A seconda delle esigenze sociali si costruisce il tipo di coltivazione. La nostra vita frenetica, dove si ha tempo il sabato di fare la spesa solo nell’ipermercato dove si può trovare tutto, devasta le coltivazioni tipiche del territorio, imponendo a determinate aree un solo tipo di coltura, con vantaggio solo per le grosse catene di distribuzione. «Tutti noi mangiamo lattuga, ma nella nostra zona non si coltiva» ha fatto notare. Questa riflessione porta a chiedersi il reale valore di ciò che scegliamo di mangiare, di come noi e le nostre viziate abitudini alimentari stiano in realtà sconvolgendo equilibri ambientali saldi da millenni. Nel progetto Vivi sostenibile, si sta scegliendo invece di riscoprire i sapori locali organizzando gruppi d’acquisto solidale (Gas), che prevedono la compra di prodotti da produttori biologici e il più possibile vicini, nei quali una persona a turno si occupa dell’acquisto, risparmiando così tempo e riallacciando i rapporti tra persone, attraverso un consumo più naturale e sano. La serata si è conclusa con domande pratiche sul mantenimento dell’orto, facendo emergere quanto ancora questa pratica, fino a pochi anni fa così diffusa non per svago, ma per reale bisogno, stia riemergendo come alternativa a prodotti sempre più economici e pericolosi per la salute. [Nicoletta Nolfi, ecoinformazioni]
