Mese: Luglio 2008

Nicoletta Pirotta sul decreto antiprecari

Nicoletta Pirotta, segretario provinciale di Rifondazione comunista, interviene sul decreto antiprecari, ancora bloccato in Parlamento.

«Il decreto del Governo non nasce dal nulla – ha dichiarato Nicoletta Pirotta, segretario provinciale Prc – rientra in una politica ben precisa».
Un documento che per l’esponente di Rifondazione definisce chiaramente le politiche economiche del Governo Berlusconi, delineandone la filosofia economica in un’accezione ampia, in cui sono individuabili tre aspetti fondamentali: le questioni del lavoro, con i salari, il problema della casa e l’immigrazione, vista come un’emergenza sociale e di sicurezza, a cui viene data una risposta con la militarizzazione del territorio. Un atto che preoccupa per «l’utilizzo dell’esercito e la diminuzione dei fondi per la polizia. Si sta andando verso la privatizzazione dei servizi di sicurezza, in un processo che porta alla modifica dell’assetto democratico e sociale del nostro paese».
Per quanto riguarda i precari «sono arrivati addirittura alla follia di mettere in discussione le cause in corso e quelle passate, con il rischio anche di licenziamenti».
Una critica viene quindi mossa al Pd che «non è sufficientemente in grado di rispondere alle politiche del Governo, anche perché dov’erano quando il decreto è passato nelle Commissioni?».
Ma altri aspetti colpiscono il segretario provinciale di Rifondazione come la trasformazione delle università in fondazioni, la svolta nuclearista e il taglio di 15 miliardi alle pubbliche amministrazioni, oltre alla «penalizzazione dei ceti sociali più deboli, per quanto riguarda la casa e i salari, legati ad un’inflazione dell’1,7 per cento contro quella reale del 3,8. Si chiuderanno dei contratti da fame e sarà ancora più difficile contrastare l’aumento del costo della vita».
«Una politica, quella del centro-destra, organica, chiara e precisa. Una privatizzazione da modello sudamericano i cui risultati e sfaceli si sono visti in quel continente negli ultimi anni».
«Per contrastare queste politiche – ha concluso Nicoletta Pirotta – bisogna ridare al più presto fiato all’opposizione per contrastare il tentativo di stravolgimento sociale e democratico». [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Precari ancora più precari: una scelta sbagliata

Presa di posizione delle Acli di Como contro la norma anti-precari in un comunicato stampa dal titolo inequivocabile Precari ancora più precari: una scelta sbagliata.

«Non è ancora chiaro chi abbia voluto la norma inserita nel maxi emendamento della Finanziaria approvato alla Camera che prevede che il datore di lavoro non può essere costretto, nemmeno da una sentenza della magistratura, a regolarizzare un lavoratore precario.
Anche nel caso di dimostrata irregolarità del contratto, in presenza di continua ripetizione di contratti a termine, è prevista solo una sanzione economica.
Il governo se ne lava le mani dicendo che è un’iniziativa del Parlamento (ma di chi, nel Parlamento?), i bene informati affermano che si tratta solo di una soluzione tecnica per sanare situazioni aperte (sarebbe una specie di condono?), Confindustria esulta: “Giusta direzione; semplificazione e minor rigidità è quello che serve al mercato del lavoro”.
Siamo di fronte ad una scelta, magari limitata, magari confusa, ma di evidente significato: invece di operare contro il precariato si agisce contro i precari.
Le Acli vogliono sottolineare soprattutto i risvolti umani della vicenda. Pensano a quale può essere in questi giorni lo stato d’animo di una lavoratrice, di un lavoratore che vedono una sia pur remota e difficilmente praticabile possibilità di difesa e di affermazione dei propri diritti spazzata via da questa finanziaria; che vedono ancora più concretamente il proprio futuro come un susseguirsi di contratti a termine, con le ovvie conseguenze per quanto riguarda la possibilità di formulare un progetto di vita, di creare una famiglia, di fare un figlio.
Dal punto di vista politico le Acli credono che sia il momento dell’unità tra le organizzazioni sindacali e del mondo del lavoro sui temi dei nuovi lavori e del precariato per affrontare insieme le sfide sociali e culturali che sono in atto.
Si augurano che il Parlamento si renda conto dell’errore commesso e provveda a modificare in Senato questa norma per ridare ai lavoratori precari almeno la speranza che, lassù, qualcuno li considera un poco».

Il presidio di Cgil, Cisl, Uil contro il decreto legge 112

Soddisfazione delle segreterie della Funzione pubblica di Cgil, Cisl e Uil per la riuscita della manifestazione indetta per la mattina del 28 luglio davanti alla Prefettura di Como.

In una nota le segreterie confederali della funzione pubblica hanno espresso soddisfazione per la partecipazione al presidio organizzato davanti alla Prefettura di Como a cui hanno partecipato «un migliaio di lavoratrici e lavoratori del pubblico impiego» che si sono ritrovati per protestare «contro le misure del decreto legge 112, in fase di conversione al Senato».
Una manifestazione riuscita per gli organizzatori «nonostante il periodo estivo e le difficoltà poste da molte Amministrazioni, che è significativa dello stato di malessere e preoccupazione che attraversa i dipendenti delle funzioni pubbliche della provincia di Como».
La protesta è nata dal fatto che «le misure del decreto si sostanziano in un coacervo di provvedimenti disorganici: tagli di stipendi sul salario accessorio individuali fino ad un massimo, in alcuni casi, di 5 mila euro annui; stanziamento di risorse insufficienti per il rinnovo dei contratti nazionali scaduti; blocco del turn-over rispetto ad organici già ridotti all’osso; modifica peggiorativa della disciplina del part-time che da diritto si tramuta in benevola concessione del datore di lavoro; instaurazione di un regime speciale, solo per i dipendenti pubblici, per quanto riguarda la disciplina della malattia. Provvedimenti assunti con carattere di necessità ed urgenza, scavalcando il ruolo delle organizzazioni sindacali nel chiaro tentativo di mettere fine alla contrattazione nazionale».
Una delegazione sindacale è stata accolta dal Prefetto di Como che ha ricevuto un documento riassuntivo che rimarcava «la forte preoccupazione di un taglio dei servizi erogati nella Provincia di Como», votato nelle assemblee di lavoratori. Ai rappresentanti sindacali il rappresentante del Governo «ha dichiarato che scriverà al Ministro per la funzione pubblica ed al Ministro degli interni, allegando il documento».
Dure le prese di posizione contro il ministro Brunetta «è evidente che l’effetto delle misure messe in atto potrà essere solo uno smantellamento del servizio pubblico, con pesanti costi e conseguenze nei confronti della cittadinanza tutta» e per il futuro «le mobilitazioni proseguiranno in un crescendo di iniziative fino all’auspicabile proclamazione, nel caso la situazione rimanesse immutata, di un grande sciopero generale unitario di tutto il pubblico impiego».

Il consiglio comunale di lunedì 21 luglio 2008

Bocciato il palazzone di via Magni ed approvati il Piano del reticolo idrico minore oltre che un intervento di recupero in via Cumano. Assessori nervosi al Consiglio comunale di lunedì 21 luglio: non piacciono le critiche sui giardini di Tavernola e le paratie. Polemiche per il ministro Bossi e l’inno nazionale.

«Siamo l’unico Comune capoluogo di provincia che non pubblica sul sito internet gli atti del Consiglio» ha esordito durante le preliminari il consigliere Alessandro Rapinese, Area 2010, che ha continuato ironicamente «abbiamo però un centralino che parla in dialetto, tra i pochi in Italia». Il consigliere della lista civica che ha sostenuto Carcano sindaco ha chiesto poi formalmente quanti soldi sono stati spesi sino ad oggi per onorare gli obblighi derivanti dalla vendita della ex Ticosa.
I gestacci del ministro Bossi hanno quindi scaldato il Consiglio. Vittorio Mottola, Pd, ha difeso «i nostri simboli più importanti», mentre Marcello Iantorno, del suo stesso partito, ha dichiarato che «il dialogo con forze che utilizzano questi atteggiamenti non è assolutamente possibile». Anche Marco Butti ha affermato, per il gruppo di An, che «auspichiamo che il ministro Bossi possa chiarire le sue posizioni, contrariamente a quanto fatto oggi pomeriggio». Il capogruppo di An ha poi cercato «in uno spirito costruttivo» di chiedere all’assessore Peverelli chiarimenti a proposito della gestione dei giardinetti di via Traù a Tavernola, ma vista la scomposta reazione di quest’ultimo ha deciso di soprassedere e di proporre una domanda scritta.
Mario Lucini, Pd, ha parlato del sopraluogo al cantiere per le paratie, lodando la serietà dell’azienda che ha vinto l’appalto, che «sta rivoltando come un calzino il progetto originario», con nuove opere per le fondazione e lo spostamento verso terra delle paratie, dato alcune difficoltà tecniche incorse. «Forse alcune critiche all’opera non erano così infondate» ha aggiunto il consigliere che per l’assessore Caradonna «dice bugie».
Mario Molteni, Per Como, ha invece chiesto chiarimenti sulle procedure per la cessione di proprietà comunali. Il Consiglio ha approvato la cessione di un terreno per 8 mila euro, ma la vendita di una porzione immobiliare in via Diaz – via Indipendenza per 538 mila euro è passata solo in Giunta e si è svolta con una trattativa privata in base ad un Regio Decreto del ’24. Una domanda che ha stimolato Emanuele Lionetti, Lega, a ricordare i fatti accaduti a Blevio per la vendita della spiaggetta, con i procedimenti giudiziari in corso per sindaco e Giunta.
Si è passati poi alla continuazione della discussione sulla delibera per una variante urbanistica in via Magni. Molte le voci contrarie alla chiusura con una nuova ala dell’edificio già in costruzione, che farebbe prendere al complesso la forma di un grande rettangolo con un cortile interno. Alcune osservazioni sono state fatte anche sui sopraluoghi fatti dagli uffici comunali e la difficoltà ad averne i verbali. «Avevo assicurato che il verbale c’era – ha chiarito l’assessore D’Alessandro – ora l’ho qui con me». Un verbale che non ha soddisfatto Giampiero Ajani, Lega, e altri consiglieri dato che, come ricordato da Lucini, «la richiesta di accertamenti della Commissione urbanistica è stato intesa solo per quanto riguarda la disposizione planimetrica» e così è stato fatto, infatti ha richiesto nuovamente che «venga accertato la coerenza tra quanto autorizzato e quanto attualmente realizzato».
Un edificio che in ogni qual modo ha fatto citare a Lionetti «le costruzioni vergogna edilizia degli anni sessanta», a portato Roberto Rallo, Fi, a polemizzare con quanto affermato dai progettisti: «Non si può dire che quell’edificio possa avere un lontano riferimento ad una corte lombarda!». Il consigliere di Forza Italia ha anche aggiunto che il cortile ricavato all’interno sarebbe poi un’ambientazione «non per L di Hitchcock, bensì per le cento finestre…». La corte di 25 metri di larghezza sarebbe stata circondata da palazzi alti 20 piani in una situazione che avrebbe potuto ricordare il Panopticon di Jeremy Bentham.
Lucini ha ricordato come il progetto originario prevedesse due lati uno lungo con tre corpi spezzati, ed uno corto, che formavano assieme una i lunga, che già con la Denuncia di inizio attività hanno subito delle modifiche. «Non mi era mai capitato – ha spiegato il presidente della Commissione urbanistica – di vedere differenze così significative fra il piano urbanistico e la Dia».
La difesa della delibera è toccata all’assessore D’Alessandro che ha parlato di una «variante migliorativa» facendo l’esempio del Dadone, come di un intervento a cui tutti erano contrari, «votato quasi in un blitz notturno», che ora «è preso ad esempio nei libri di architettura», ma non è riuscito a convincere il Consiglio. Con 20 voti contrari su 34, 5 astensioni, e solo 9 voti favorevoli di alcuni esponenti di Forza Italia e Alleanza nazionale la variante è stata bocciata.
In chiusura sono state approvate con l’astensione delle minoranze, il Piano sul reticolo idrico minore, ritornato in aula dopo la possibilità di osservazioni da parte dei cittadini e un piano di recupero di un’area in via Cumano nonostante qualche perplessità per i rapporti con la nuova Cittadella dello sport anche rispetto al piano di zonizzazione acustica. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

ecoinformazioni 386/ Stranieri

Ecco un’anteprima del numero di ecoinformazioni di giugno-agosto 2008, dedicato al tema Stranieri, lo potete scaricare qui (pdf).

Il sommario del numero 386

– Emergenza civiltà ANTONIA BARONE E GIANPAOLO ROSSO

– Siamo tutti clandestini FRANCESCO COLOMBO

– Le nuove leggi razziali MICHELE DONEGANA

– Arcobaleno scomunicato FRANCESCO COLOMBO

– Cemento e basta MICHELE DONEGANA

– Il battello resistente MARCO DONATI

– Un sistema che crea malattie, non salute NICOLETTA PIROTTA

– Open-Day-Hospital FIAMMETTA LANG

– Cambiare la Patrimoniale FRANCESCO COLOMBO

– L’Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti a Como MICHELE DONEGANA

– Volontariato e Piani di zona ELENA ZULLI

– Un po’ d’Expo MICHELE DONEGANA

– Si può far peggio FRANCESCO COLOMBO

– Fatti sentire GRETA PINI

– Cifrario A cura di FRANCESCO COLOMBO

Tema: Stranieri

– Stranieri nella storia FABIO CANI

– Stranieri a Como: un caso di studio VITO SIRAGO

– Bambini stranieri a scuola FRANCESCO COLOMBO

– Benvenuti in via Milano FRANCESCO COLOMBO

– Cercando asilo LUCIANA CARNEVALE

– Da Beirut a Vighizzolo FRANCESCO COLOMBO

– Stranieri a Como – i dati

– La natura è la vera casa dell’uomo NICOLETTA NOLFI

– Libreria FABIO CANI

– Imperfetto MARCO LORENZINI

– D’Altrocanto e Musica Spiccia MARIATERESA LIETTI

– Giro di mostra

 

Il consiglio comunale di lunedì 14 luglio 2008

Corse dei battelli soppresse, lavori per l’acquedotto industriale ad Albate, Piano di emergenza del traffico, il cippo di Ponte Chiasso, discussioni delle tesi di laurea nelle preliminari del Consiglio comunale di lunedì 14 luglio. Per 12 mesi, in prova, il Consiglio deciderà delle monetizzazioni degli standard.

«Da quando la Navigazione è passata dalla gestione governativa a quella regionale si registrano disservizi non da poco conto» così ha esordito Donato Supino, Prc, che ha chiesto all’assessore Fulvio Caradonna di interessarsi per ottenere spiegazioni sulle corse dei battelli soppresse la settimana scorsa. «Non è mia competenza» ha risposto l’assessore.
Silvia Magni, Pd, ha invece riportato le richieste della Circoscrizione 1 per i lavori dell’acquedotto industriale che stanno interessando Albate, per sapere il tracciato completo e le strade che saranno coinvolte, una domanda che era già stata inoltrata per lettera. «Avranno una risposta quando impareranno a fare lettere educate» ha affermato Fulvio Caradonna. «Non mi è sembrata maleducata» ha replicato la consigliera del Pd.
Ezia Molinari, Fi, ha chiesto se c’è un Piano di emergenza del traffico dato che in casi eccezionali, come l’attuale esondazione, insorgono disagi con lunghe code e il blocco della città.
Vittorio Mottola, Pd, ha riportato la richiesta dell’associazione Naja in congedo di Ponte Chiasso per la recinzione del cippo in onore dei caduti e di don Renzo Beretta in piazzale Anna Frank.
Antonietta Sosio, Fi, ha invece posto in evidenza il problema dell’utilizzo della sala del Consiglio per le cerimonie di laurea, creando a volte disturbo reciproco fra il lavoro delle Commissioni e i partecipanti: «Ora che l’Università ha più sedi, come S. Abbondio o Palazzo Natta, come mai la discussione delle tesi si fa ancora qui?».
Il Consiglio ha quindi finito la discussione sulla delibera sulle monetizzazioni che è stata approvata con alcune modifiche. La proposta della Giunta per le aree standard delle nuove edificazioni era che, nel caso d’impossibilità di poterle avere nei pressi dei nuovi edifici, il Consiglio comunale avrebbe potuto decidere di ottenerle in zone anche non contigue oppure un dirigente comunale, su indirizzo giuntale, avrebbe potuto decidere della loro monetizzazione. Un emendamento presentato da Stefano Molinari, An, ha riportato entrambe le decisioni al Consiglio, per quanto riguarda le monetizzazioni per un periodo sperimentale di dodici mesi che dovrà poi essere confermato alla prova dei fatti. L’assessore D’Alessandro che si era detto «contrario poiché il Consiglio comunale è già intasato» ha dovuto prendere atto della decisione dell’assemblea cittadina.
Cambiando l’ordine dei lavori, posticipando la discussione sulla delibera di indirizzo per la raccolta dei rifiuti proposta da Bruno Magatti di Paco, è cominciato poi il dibattito che si concluderà lunedì prossimo su un’espansione al progetto di un edificio in via Magni. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Un centinaio di persone al presidio assemblea sui diritti dei migranti

Sabato 12 luglio, finito il nubifragio, meno di cento persone al presidio assemblea sui diritti dei migranti contro razzismo e xenofobia. Al banchetto dell’Arci raccolte 70 adesioni all’iniziativa Siamo tutte tutti rom.

Ancora difficoltà per le associazioni di immigrati comasche, al presidio per il ritiro del pacchetto sicurezza del ministro Maroni, indetto dall’Unione associazioni immigrati di Como sabato 12 luglio in piazza Vittoria a Como, si sono trovati in meno di cento, per lo più italiani, per contrastare la norma che prevede la schedatura dei rom, per la regolarizzazione di tutti gli immigrati che già vivono in Italia, per rimuovere gli ostacoli burocratici che rendono precaria la vita degli immigrati (ricongiungimenti familiari, tempi di rinnovo, ecc.) e per la libera circolazione di tutti. Significativa l’assenza delle comunità asiatiche e latinoamericane. Tra i presenti comunque grande la determinazione a non interrompere la mobilitazione per i diritti di tutte e tutti. Raccolte 70 impronte per l’iniziativa dell’Arci Siamo tutte e tutti rom.

Elette le nuove cariche sociali del Coordinamento comasco per la Pace

Confermati Emilio Botta, sindaco di Lurate Caccivio (presidente) e Celeste Grossi dell’Arci, vicepresidente, Marta Abiti, Comune di Orsenigo, tesoriera, Roberto Losa, Schongoti, segretario. Claudio Bizzozero si dimette da direttore, ma mantiene l’incarico nella Scuola Diritti umani.

Mercoledì 9 luglio sono state eletti i rappresentanti del Coordinamento comasco per la Pace. Sono stati riconfermati il presidente Emilio Botta e la vicepresidente Celeste Grossi, cambia invece il direttore. Per propri impegni personali Claudio Bizzozero lascia mantenendo la direzione della Scuola diritti umani. «Claudio aveva già espresso le proprie difficoltà – ha affermato il presidente dell’organizzazione pacifista comasca – ma abbiamo aspettato il naturale rinnovo delle cariche per formalizzare il tutto. Claudio ha avuto un ruolo fondamentale per la nascita e la crescita del sodalizio e siamo dispiaciuti dalla sua rinuncia, ma contenti che abbia voluto continuare a fare parte della nostra organizzazione assumendosi un altro incarico». Il Consiglio di amministrazione ha chiesto a Mauro Oricchio di gestire la fase transitoria fino alla nomina formale del nuovo direttore (con tutta probabilità lo stesso Oricchio) che avverrà a settembre.
Il nuovo direttivo ha grandi progetti per il futuro «vorremmo avere un rapporto più stabile con le amministrazioni comunali. Il 99 per cento del nostro lavoro è svolto da volontari, ma speriamo di poter riuscire a garantire rapporti di maggiore continuità di lavoro con quelle persone che si sono rivelate come risorse valide, anche per non perdere delle professionalità acquisite, che per rispettabilissime scelte di vita non possono assicurare per sempre il proprio impegno nel sodalizio».
Anche con il mondo dell’associazionismo si aprono nuove forme di collaborazione. «Si è deciso di fare un direttivo più aperto, non riservato ai soli eletti come suggerirebbe lo statuto, ma che dialoghi con tutti quei soggetti interessati ad avere un rapporto continuativo con il Coordinamento come le Acli, che hanno espresso il loro vivo interesse alla collaborazione». [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Paco e Territorio sui rifiuti

Un film disperato che illustra la morte della terra in Campania, ma anche proposte e speranze nella serata organizzata da Territorio precario e Paco mercoledì 9 luglio nella piazzetta Martinelli.

Più di cento persone hanno partecipato alla serata organizzata da Paco e da Territorio precario per parlare di rifiuti e vedere il film documentario Biutiful Cauntri di Esmeralda Calabria, Andrea D’Ambrosio e Peppe Ruggiero che mostra il disastro ambientale campano degli ultimi anni.
Guido Ortolani di Territorio precario presentando la serata ha illustrato la situazione di crisi paradossale con «la presenza della camorra e di ampi settori del mondo imprenditoriale» che aumentano lo sfacelo, «l’esercito posto a difesa di luoghi ritenuti strategici, le discariche» e un settore quello degli inceneritori «remunerativo solo grazie agli incentivi Cip 6».
L’esponente di Tp ha poi ricordato i problemi determinati dal termovalorizzatore di Brescia, spesso preso a modello: «Dalle analisi nei terreni circostanti c’è una grande concentrazione di diossine, tanto che una delle aziende agricole vicine, quella dell’Istituto tecnico agrario ha dovuto chiudere».
Bruno Magatti, consigliere comunale di Paco, ha esposto la proposta di delibera di indirizzo per un miglioramento del servizio per il futuro bando per l’assegnazione della gestione della raccolta e smaltimento dei rifiuti. Una idea nata dopo un’indagine svolta sul campo presentata da Paolo Sinigaglia. L’esponente di Paco ha denunciato che «dai sacchi viola, in cui vengono gettati carta, latte e plastica, viene separata manualmente solo la plastica, mentre il resto diventa Cdr (combustibile da rifiuti)».
Il movimento della rondine propone di creare altre piazzole per la raccolta dei rifiuti, il passaggio dalla tassa alla tariffa sui rifiuti, passando dai metri quadri delle case ai chili prodotti, un sistema di sconti per chi li va a depositare i rifiuti direttamente in discarica, un ribasso più generalizzato per tutta la città se vengono raggiunte migliori percentuali di riciclaggio e maggiori in informazioni ai cittadini. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Arci partecipa alla campagna Siamo tutti rom

Al presidio-assemblea dell’Unione associazioni di immigrati di Como di sabato 12 luglio alle 15 in piazza Vittoria ci sarà un banchetto dell’Arci per partecipare alla Campagna Siamo tutti rom. Il testo integrale del documento sulla raccolta di impronte digitali contro il razzismo e la xenofobia (pubblicato su www.arcicomo.it).

«Siamo tutte e tutti Rom.
Il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, ha annunciato che non retrocederà di un millimetro dalla sua decisione, «l’indecente proposta razzista di prendere le impronte digitali ai bambini rom», come viene definita da Famiglia Cristiana.
Anche il Commissario europeo alla sicurezza Jacques Barrot ha ricordato che «non ci possono essere discriminazioni nei confronti dei rom». E Maroni ha dovuto convocare una riunione per convincere il prefetto Mosca, uno dei tre commissari ai rom nominati dal ministro, ad adeguarsi alle sue direttive.
Contro le modalità con cui verrà attuato il “censimento” nei campi nomadi c’è un’indignazione diffusa, espressa da associazioni, cattoliche e laiche, italiane e internazionali, da donne e uomini – intellettuali, giornalisti, politici, – cittadine e cittadini che organizzano nelle proprie città azioni di protesta.
La “schedatura” voluta dal governo evoca nelle cittadine e nei cittadini democratici ricordi di un passato che speravamo sepolto per sempre.
Fermiamo questo scempio della democrazia.
Sabato 12 luglio nell’ambito del Presidio – contro il razzismo e le leggi xenofobe, per il ritiro del pacchetto sicurezza, per la regolarizzazione di tutti gli immigrati che già vivono in Italia, per la libera circolazione di tutti, per rimuovere gli ostacoli burocratici che rendono precaria la vita degli immigrati – indetto dall’UAI (Unione Associazioni di Immigrati), che si terrà a partire dalle 15, in piazza Vittoria a Como organizzeremo una schedatura volontaria e pubblica.
Verranno raccolte le impronte digitali di cittadine e cittadini che vorranno così esprimere la loro ferma opposizione alle direttive del ministro degli Interni.
Le firme verranno inviate, tramite il Prefetto di Como, al ministro Maroni con un messaggio esplicito: Siamo tutte e tutti Rom.
Arci Como».

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