Giorno: 17 Novembre 2009

Al Consiglio provinciale del 17 novembre il verde non passa

La burrasca nel consiglio provinciale di Como era già iniziata nella seduta di lunedì 16 novembre quando le prime saette erano volate tra Lega e Pdl sulla solidarietà al popolo iraniano.

Infatti i bossiani avrebbero voluto che si esponessero drappi verdi per testimoniare la vicinanza agli iraniani con l’evidente possibilità che si scambiasse la manifestazione di solidarietà internazionale per l’adesione corale al colore della bandiera leghista. Alle difficoltà poste prima dal consigliere Renato Tettamanti e poi fatte proprie altre che dalle opposizioni anche dal Pdl era scattata la sdegnosa rabbia dei lumbard che avevano abbandonato l’aula mentre in essa si approvava prima il documento di solidarietà al popolo iraniano e quindi all’unanimità l’ordine del giorno contro l’omofobia presentato dalla consigliera e deputata del Pd Chiara Braga. Alla riapertura dei lavori della seduta di martedì 17 novembre i leghisti, evidentemente in preda ad un vero e proprio delirio identitario, si sono presentati con ampie sciarpe usate come bandiere e poste sui banchi del consiglio per affermare l’universisalità e la necessarietà dei loro vessili. Troppo per buona parte delle minoranze che hanno abbandonato l’aula dopo che il sussulto ipercromatico dei leghisti era arrivato agli insulti verso chi aveva serenamente chiesto che le bandiere (come prescritto dalle norme) non fossero aperte nell’aula consiliare ed è stato accusato duramente di essere un aiatollah ipotizzando che la questione non sarebbe stata posta se il colore fosse stato il rosso. A questo punto anche i blu del Pdl hanno cercato di convincere i leghisti a ammainare le loro bandiere ottenendo un ulteriore incremento della loro rabbia e, vista l’impossibilità di riportarli alla ragione, ad uscire dall’aula con la conseguente perdita del numero legale. Dopo 15 minuti il Pdl ha ottenuto che le bandiere fossero tolte e trasformate in sciarpe messe intorno al collo e erano disponibili a ricominciare la seduta sul Bilancio, ma i tre superstiti dell’opposizione avevano ormai esaurito la pazienza e se ne sono andati lasciando le destre senza numero legale. Di bilancio non si è quindi discusso stasera, ma non c’è dubbio che visto il durissimo contrasto che nella maggioranza cova e spesso emerge tra Pdl e leghisti se ne vedranno di tutti i colori.

Il Consiglio comunale di lunedì 16 novembre 2009

Consiglio comunale blindato quello di lunedì 16 novembre per contrastare la manifestazione di Giù la Giunta. A Palazzo Cernezzi il pubblico accorso per protestare contro la Giunta Bruni, è stato bloccate all’ingresso da polizia, vigili urbani e Guardia di finanza. In aula la maggioranza, lasciata sola da tutti salvo rapinose, ha contestato le decisioni assunte a difesa della laicità dalla Corte europea dei diritti dell’uomo.

Chi cercava di entrare, più di 50 persone, veniva identificato con la richiesta di documenti e la direttiva era di far passare solo una quindicina di persone, senza permettere l’accesso ai più neanche nel cortile antico.
Nel mentre, nelle preliminari, sia Giampiero Ajani, Lega, che Donato Supino, Prc, hanno chiesto di riaprire gli oblò sul cantiere delle paratie per permettere ai cittadini di vedere cosa si sta edificando, mentre Bruno Magatti, Paco, è ritornato sull’appalto per la raccolta dei rifiuti.
Non essendoci il pubblico, solo 9 persone erano riuscite a superare le maglie del controllo all’ingresso Mario Lucini, Pd, è sbottato «Non vedo di cosa possiate aver paura – aggiungendo – poi si parla di casa di vetro…».
Gi ha risposto il presidente Mario Pastore attivatosi per «la sicurezza interna della sala e del palazzo» che ha chiarito che «le forze dell’ordine rispondono agli indirizzi della Questura», spiegando che il numero massimo di persone che possono assistere al Consiglio è 30.
Mario Molteni, Per Como, ha letto il volantino distribuito dai manifestanti che hanno risposto all’invito di Giù la Giunta.
Insediato il Consiglio Luca Gaffuri, Pd, ha chiesto una sospensione dei lavori e i consiglieri di opposizione, con anche qualcuno della maggioranza, si sono recati a discutere con i cittadini bloccati ai cancelli.
Alcuni manifestanti nel frattempo avevano costruito un muro di cartoni davanti al cancello, che è stato abbattuto dai consiglieri di minoranza assieme ai manifestanti.
Dopo un’ora di trattative, con l’intercessione dell’assessore Cenetiempo, i cittadini sono riusciti ad entrare sino al cortile vecchio, dopo un’altra mezz’ora sono stati accolti in Sala stemmi, dove Cenetiempo, per la Giunta, ha discusso con loro, principalmente del muro sul lungolago.
Ripreso il Consiglio la maggioranza ha chiesto di ribaltare l’ordine dei lavori e di affrontare la mozione del consigliere Gianmaria Quagelli, Pdl, per invitare il sindaco a esprimere la contrarietà della società comasca alla sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo del Consiglio d’Europa che ha espresso parere contrario alla presenza di crocefissi nelle aule scolastiche italiane. La maggioranza ha così votato i cambiamento del programma della serata scatenando l’indignazione delle minoranze.
«Non si può cambiare sempre l’ordine dei lavori, c’erano dieci mozioni prima di questa» ha esclamato Lucini, «vergogna!» ha aggiunto Marcello Iantorno, Pd, mentre il pubblico applaudiva la reazione dei consiglieri di minoranza che hanno abbandonato l’aula per protestare contro i continui cambiamenti a colpi di maggioranza all’ordine del giorno al di là degli accordi presi.
Le minoranze hanno così raggiunto i manifestanti in Sala Stemmi, mentre la mozione Quagelli veniva discussa in Consiglio.
Per il proponente «chi sta qui deve rispettare le nostre regole», mentre Claudio Corengia, Pdl, ha citato «le radici giudaico-cristiane e le nostre tradizioni» oltre che «il continuo arretrare della nostra civiltà» a causa «dei soprusi delle minoranze nei confronti della maggioranza». Si è accalorato Luigi Bottone, Gruppo misto, «se non vi va bene andate via!» aggiungendo «il crocefisso lo voglio». Più pacato Marco Butti, Pdl, per cui «è giusto manifestare nelle istituzioni italiane ed europee», mentre Ajani ha rivendicato la primogenitura delle campagne contro gli islamici e la contrarietà all’erezione di moschee, mettendo in ridicolo l’Unione europea (non il Consiglio d’Europa) citando le direttive sulla curvatura delle banane.
Alessandro Rapinese, Area 2010, unico dei consiglieri di opposizione rientrato in aula ha espresso perplessità sulla fattiva possibilità di incidere di una mozione del comune di Como, punzecchiando la Lega sull’immigrazione. A favore della mozione sono intervenuti anche i consiglieri del Pdl Gianluca Lombardi e Stefano Rudilosso, che ha voluto specificare come la vicenda non implichi immigrati: «è in casa nostra, si tratta di una cittadina italiana di origine finlandese che ha chiesto un parere a un tribunale di Strasburgo». Dopo altri interventi a favore di Carlo Ghirri, Gruppo misto, e Pierangelo Gervani, Pdl, ha preso la parola il sindaco.
«La laicità non è neutralità, è il rispetto di tutte le differenze» ha affermato, citando «il clamoroso attacco a papa Ratzinger a Ratisbona» e descrivendo una comunità cattolica sotto assedio e sulla difensiva, per questo ha lanciato un accorato appello: «che tutti mettano il crocefisso nelle scuole, nelle associazioni, in famiglia, nei luoghi di ritrovo, per rendere visibile questo pezzetto di legno che non è solo un pezzetto di legno».
Per ultimo Quagelli ha letto un articolo a sostegno della sua posizione che individuava a partire dal giacobinismo il problema della società laica europea.
Con 23 presenze, 22 voti a favore, Pdl, Lega, Gruppo misto di maggioranza, e la sola astensione di Rapinese, la mozione è stata approvata. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

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