Contro le mafie l’Albero della memoria

Sabato 5 marzo alle 10 a Como, ai Giardini del lungo lago, alle spalle del monumento alla Resistenza europea, sarà piantato con Maria Falcone l’Albero della memoria, per non dimenticare la strage di Capaci e per riflettere sull’eredità lasciata da Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro e Vito Schifani, agenti della Polizia di Stato. A seguire, la sorella del magistrato incontrerà gli studenti e terrà una lezione di passione civile all’Itc Caio Plinio. Leggi il volantino.L’iniziativa è stata organizzata dal Progetto San Francesco – contro le mafie, il programma antimafia della Filca Cisl, della Fiba Cisl, della Cisl e del Siulp, dedicato a Nino Caponnetto. Il pool antimafia è l’ispirazione del progetto di promozione della cultura antimafia, a favore della lotta al crimine organizzato e a tutela del mondo del lavoro.

Quest’appuntamento pubblico, successivo allo scempio dell’altro albero piantato nel cortile del Caio Plinio Secondo nel maggio scorso, vuole essere l’ennesimo stimolo per proseguire in una nuova stagione di responsabilità sociale del sindacato, dalla denuncia alla responsabilità, per un federalismo della solidarietà che ponga al centro la sconfitta delle mafie, come problema nazionale.

La Lombardia è la terza regione italiana per beni confiscati alle mafie, la prima per esportazione di capitali verso i paradisi fiscali ed è l’area che più di ogni altra d’Italia frutta milioni di euro alla n’drangheta con lo spaccio di droga. In Lombardia è stato arrestato la prima volta – maggio 1974 – Bernardo Provenzano, e recentemente anche Gaetano Fidanzati, il rais della droga milanese e collegato al clan dell’Arenella a Palermo, a dimostrazione di un radicamento storico delle “famiglie criminali” nella regione. In ultimo basti guardare agli arresti del luglio 2010 (304 persone fermate  in un’operazione durata mesi di indagini) , per comprendere realmente il fenomeno di “dialogo” criminoso tra mafie e realtà locali.

La Lombardia è anche, fortunatamente, la regione del riscatto sociale, capace di attingere ad un immenso giacimento di esperienze responsabili nel mondo delle imprese, del lavoro e del volontariato. Così, anche da Como, la Filca lancia un appello a tutte le forze sane per il riscatto sociale e per impedire così l’affondo delle cosche. «La mafia ha paura della cultura poiché – spiega Battista Villa, segretario della Filca Cisl Lombardia – sviluppa gli anticorpi alle prepotenze e alle scorciatoie. La Lombardia, soprattutto nel territorio comasco, teme sé stessa: per troppo tempo alcuni settori della piccola borghesia imprenditoriale hanno fatto affari con la mafia importata a causa del soggiorno obbligato, mentre la finanza ripuliva i capitali della cocaina e dell’edilizia mafiosa. Questo è stato possibile grazie al sonno degli intellettuali, della politica e dei protagonisti sociali, che se non dormivano sicuramente si adeguavano». «Tuttavia  – conclude Villa – oggi la Lombardia, grazie a magistrati come Ilda Boccassini e Giuseppe Pignatone si è svegliata e vuole indietro la propria dignità sociale».

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