Argent il papocchio del Comune di Como

Il Consiglio di stato ha dato ragione all’amministrazione comunale comasca nella causa contro Argent; Bruni aveva già fatto approvare un accordo per costruire nuove case

 Dopo la vittoria di Palazzo Cernezzi contro Argent, una causa in corso da anni, il sindaco Bruni è nell’occhio del ciclone per essersi speso, anche nel ruolo di assessore al’urbanistica, per un accordo con la ditta che prevede un aumento della edificabilità nei terreni vicini all’oasi del Bassone.

Ad attaccarlo il capogruppo del Pd nonché presidente della Commissione urbanistica Mario Lucini, che già in Consiglio comunale aveva più volte chiesto al sindaco come potesse essere così sicuro di perdere la causa e dovere trovare un accordo con Argent.

«L’amministrazione comunale non ha fatto alcun regalo ai privati – si è difeso il primo cittadino – È un’accusa questa destituita da ogni fondamento e che respingo con fermezza».

«La transazione che l’amministrazione comunale ha sottoscritto con la proprietà riguarda solo ed esclusivamente i tempi – prosegue il primo cittadino – Il Comune si è, infatti, impegnato solo rispetto al fatto di conseguire l’adozione del piano entro il 14 marzo – ha precisato Bruni – Un impegno, questo, che ha significato solo un anticipo della discussione in consiglio rispetto al calendario dei lavori dell’assemblea. Nessuna volumetria in più è stata concessa e ripeto, non abbiamo fatto alcun regalo. La pratica così come è arrivata in consiglio era stata istruita dagli uffici più di un anno fa e le volumetrie contenute nel progetto sono quelle consentite dalla legge».

E le volumetrie sono al centro del contendere dato che il Piano regolatore prevederebbe un insediamento di circa 14mila metri cubi che è stato ampliato nella delibera in oggetto sino ai 40mila.

Molte le domande in sospeso riprese in un’interrogazione urgente dal consigliere democratico Marcello Iantorno: «Perché tanta fretta di chiudere la causa avanti il Consiglio di Stato prima della sentenza al punto da convenire con Argent la presentazione di un atto di rinuncia alla causa datato 2 marzo 2011?; Perché prima del  2 marzo 2011 si è convenuto questo esito del contenzioso quando ancora il Consiglio comunale non aveva discusso e votato il nuovo Piano Argent?; Perché è stata fatta notevole pressione sui Consiglieri comunali, rappresentando loro in più occasioni la quasi certa esposizione del Comune di Como al risarcimento di danni per diversi milioni di euro in favore della società Argent, per far deliberare la adozione del  nuovo Piano Argent entro la metà di marzo 2011?; Chi, quando e in base a quali informazioni aveva previsto l’esito che ci sarebbe in Consiglio di Stato formalmente datato 1 di aprile favorevole al Comune ?; È vero che il nuovo Piano adottato in marzo 2011 reca alla società Argent una possibilità edificatoria maggiorata di circa 4 mila mq in più rispetto a quanto è ora consentito?; Dica, sig. Sindaco Bruni, se sia vero che Lei prima del 2 marzo 2011 ha assicurato alla società Argent la adozione del piano da parte del Consiglio e che Argent tramite il suo legale si è formalmente impegnata a presentare al Consiglio di Stato la rinuncia ad avvalersi della sentenza del primo grado, cosa poi in effetti avvenuto, come risulta nel testo della sentenza del onsiglio di Stato del 1 aprile?; È vero che la mancata approvazione del piano Argent comporterà una diminuzione di € 390.000,00 delle entrate 2011 per oneri di urbanizzazione per cui la previsione di entrata in Bilancio deve essere ridotta di questo importo?; In conseguenza della sentenza del Consiglio di Stato favorevole al Comune di Como, Lei sig. Sindaco non ritiene ora vantaggioso per la città non approvare il Piano Argent e in caso contrario ne indichi le ragioni?».

«È a questo punto chiaro che la vicenda potrebbe non finire qui – spiegano invece gli esponenti di Paco – è teoricamente possibile tornare indietro e bloccare il piano adottato ma non approvato definitivamente, ad esempio con un atto di revoca in regime di autotutela. In alternativa è possibile che ci sia un ricorso alla Corte dei Conti per danno erariale».

«Quello che è sicuro è che l’opposizione ci aveva visto giusto (negli ultimi tempi ci azzecca) – concludono gli esponenti del movimento della rondine –, mentre la maggioranza ha voluto forzare la mano ancora una volta. Per il momento vince la cattiva politica».

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