La resistenza «gaia e gioiosa» di Luxuria a Parolario

I nazisti di Forza Nuova – meno di una decina di persone – accorsi a Villa Olmo sabato 3 settembre per protestare contro la presenza di Vladimir Luxuria a Parolario, con slogan tipo «L’Italia ha bisogno di figli non di pervertiti», non hanno rovinato la serata, con la loro veloce “intrusione”, al pubblico – oltre duecento persone – che ha partecipato alla presentazione dell’ultimo libro dell’ex parlamentare di Rifondazione comunista, nonché suo primo romanzo, Eldorado, edito da Bompiani.

Eldorado è – era – uno storico locale berlinese frequentato da omosessuali e transgender; il 1° marzo del 1933, anno della promulgazione del Paragraph 175, dei giovani nazisti vi fecero irruzione e decretarono la chiusura del locale; molti dei presenti finirono ammazzati, nei campi di sterminio. A quel luogo-simbolo ha dedicato il titolo del suo primo romanzo Vladimir Luxuria, che ha presentato il libro sabato 3 settembre, nell’ambito della rassegna Parolario. Altri giovani neonazisti – o aspiranti tali – hanno interrotto l’incontro, appena cominciato, per protestare contro la sua presenza. Inneggiando al loro partito, Forza nuova, hanno mostrato uno striscione con lo slogan «L’Italia ha bisogno di figli non di pervertiti» e si sono velocemente dileguati, tra lo sdegno del pubblico, in parte ammutolito dalla scena, mentre altri presenti hanno urlato la loro contrarietà rispetto al gesto dei neonazisti. L’incursione dei giovani neonazisti lariani – Forza nuova Lario è la firma dei volantini gettati tra il pubblico nel corso della “manifestazione” – è durata pochi minuti, gli esponenti dell’estrema destra – meno di dieci – si sono dileguati in fretta, accompagnati all’uscita dalla comparsa di alcuni rappresentanti delle forze dell’ordine. Impassibili sia la protagonista del dibattito che la moderatrice dell’incontro, la giornalista Sara Cerrato. Alle proteste omofobe è abituata, purtroppo, l’autrice di Eldorado, che ha voluto ringraziare i presenti, nella sala di Villa Olmo gremita, perché «saranno le vostre le facce di Como che ricorderò, e non quelle di certi intrusi». «Nel 2006 – ha raccontato poi Luxuria – a un comizio un gruppo di Forza nuova mi lanciò dei finocchi: risposi che era facile lanciare dei finocchi sui finocchi, più difficile sarebbe stato lanciare dei coglioni sui coglioni…». L’ironia è proprio lo strumento che il protagonista del romanzo dell’ex parlamentare, un transgender ottantenne, usa anche contro certi «giovanilismi, che esprimono una gerontofobia mascherata e rappresentano un po’ questo modello che ci vuole solo giovani, produttivi…Io preferisco il modello africano, nel quale gli anziani non sono un peso ma una risorsa». Le discriminazioni non riguardano solo gli orientamenti sessuali, insomma, e sono forse simili tra di loro, nella loro volontà ghettizzante. Per questo, a proposito di omofobia e riguardo a quello che Luxuria ha definito «l’omocausto», lo sterminio dei gay e dei trans nel corso del nazifascismo, «la memoria storica va risarcita, perché sento ancora echi della “malattia” dell’omosessualità. È importante quindi ricordare l’omofobia di ieri per combattere quella di oggi e ho scelto di farlo attraverso gli occhi di un quasi 80enne, con intelligenza, perché l’intelligenza non ha sesso». E di omofobia si occupano o dovrebbero farlo, a livelli e con competenze differenti, due ‘poteri forti’ come la politica e la televisione. A proposito della prima, per l’animatrice delle serate del Mucca assassina, «chi ci accusava di mettere in pericolo la famiglia con i Pacs e i Dico, oggi affossa la famiglia stessa con i pesanti tagli agli enti locali e le conseguenti ricadute sui servizi». Mentre l’uso del piccolo schermo – il riferimento è ad esempio alla vittoria di Luxuria al noto reality di Rai2 L’isola dei famosi – «dipende dall’uso della tv che si fa, è utile per rendere questo tema più conosciuto e “confidenziale” a un pubblico il più possibile vasto».  In merito al rapporto con la popolarità, «Mi auguro che non ci sia bisogno di essere famosi per essere accettati».

Ma come si fa a farsi accettare? La comunità Lgbtq deve esprimersi e rappresentarsi come “diversa” o come “uguale” agli eterosessuali? Anzi tutto, come ha voluto ribadire e precisare Luxuria, «è un luogo comune che una persona sia trasgressiva in base al proprio orientamento sessuale», e poi «Dobbiamo continuare a sperare nel cambiamento, in una resistenza gaia e gioiosa».

Con quali forme? Visto che nel pubblico ancora c’è chi chiede – premettendo ovviamente la massima empatia verso un «compagno d’università omosessuale» – toni più bassi, stili meno provocatori…Su questo aspetto, per Luxuria, da una parte «i pride negli ultimi anni sono diventati sempre meno provocatori e più “pacati”, rivendicano una dimensione più “diurna”, di lavoratori e lavoratrici. Questo passaggio sta avvenendo in modo naturale; io stessa prima volevo “sbattere in faccia” la mia diversità, oggi sono molto meno “colorata”…Ma l’importante è capire la piattaforma politica di queste manifestazioni, il loro significato, non è essenziale la forma, quanto il contenuto. Ciò detto anche a me alcuni slogan hanno infastidito, ritengo che si debba rispettare, prima di chiedere rispetto». E tra gli slogan dei pride i media – nonché i politici – vicini al mondo cattolico (e non solo, in effetti) tendono spesso ad evidenziare quelli indirizzati alla Chiesa. Che responsabilità ha il Vaticano rispetto all’omofobia? «Mi ha molto stupito – ha risposto Luxuria – che l’affossamento della legge contro l’omofobia sia stato caldeggiato e voluto da parte dei politici dell’area cattolica; l’ho trovato molto contraddittorio».

Tanti gli interventi del pubblico di Parolario, tra i quali quello di un ragazzo che si è detto «super angosciato» quando esce di casa con il suo fidanzato, a Lecco, perché viene offeso continuamente da gruppi di coetanei. «Anzi tutto ritieniti fortunato perché hai trovato un ragazzo mentre io sono ancora zitella! E poi… Beh, ma è l’amore contrastato – ha replicato Luxuria – , alla Romeo e Giulietta, come nei Promessi Sposi, alla “questo matrimonio non s’ha da fare” – in effetti l’opera di Manzoni è un grande romanzo omosessuale – e quindi l’amore trionferà…». Quale che sia il genere di chi lo prova, un grande amore. O degli orientamenti che ognuno ha, perché, come ha concluso Luxuria leggendo un estratto del suo romanzo, «essere donna è il più grande dono della natura, nel mio caso un regalo che mi sono fatta da sola». [Barbara Battaglia, ecoinformazioni]

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