Il futuro per l’acqua pubblica?

posterIacquaeuropaComoLa strada è ancora in salita, ma il Comitato provinciale per l’acqua pubblica comasco, pur con la stanchezza per quanto intrapreso sinora, non demorde rincuorato dal risultato del referendum

Poco meno di una trentina di persone hanno preso parte all’Assemblea provinciale del Comitato per l’acqua pubblica comasco di giovedì 14 marzo alla Sala Noseda della Camera del lavoro di Como. Un incontro per fare il punto su quanto fatto sinora e guardare alle prospettive per il futuro. «In Italia abbiamo avuto la più grande mobilitazione e raggiunto un risultato straordinario – ha esordito Roberto Fumagalli, portavoce regionale, che ha riepilogato le ultime vicende riguardanti l’acqua in Italia e in Europa, non nascondendo però che – il referendum, che abbiamo vinto,  non ha cambiato una virgola. Volevamo che l’acqua restasse pubblica e fosse ripubblicizzata laddove fosse già stata venduta. Non l’abbiamo ottenuto».

Si è disatteso il volere popolare espresso dal referendum e lasciata decadere, per “morte naturale” anche la legge di iniziativa popolare, che aveva raccolto 400mila firme, che avrebbe voluto garantire l’acqua come bene comune.

E pure forme di protesta come il rifiuto di pagare la remunerazione di capitale, del 7 per cento, prevista dalla legge, il profitto per le aziende che operano nel settore sotto un altro nome, si scontra con difficoltà tecniche che potrebbero sembrare banali, ma non lo sono: «A Milano in bolletta non riusciamo a capire quale sia la voce pur avendo la collaborazione di esperti del settore».

Di qui la necessità di trovare nuove forme di lotta e una è quella di puntare a far inscrivere nei trattati dell’Unione europea l’acqua come un diritto per tutti: «Siamo già a metà del quorum richiesto per proporlo».

Ma non solo è necessaria una nuova campagna a livello locale. «Non si può restare nell’immobilismo, quando le Amministrazioni non sanno cosa fare lasciano correre e aspettano – dice Edi Borgianni, portavoce del Comitato provinciale –, ma non possiamo rimanere in questa situazione perché ad ora molte delle aziende gestiscono senza che siano stati fatti dei bandi e potrebbero esserci ricorsi da parte di altre società». Così alcune aziende pubbliche o a maggioranza pubblica perderebbero la gestione dell’acqua.

Il problema dell’affidamento delle reti è però molto complicato all’interno di un quadro legislativo estremamente intricato.

Si dovrebbe andare verso la gestione dei servizi idrici di una sola società per provincia. «Siamo riusciti con la vecchia Amministrazione provinciale a ottenere quanto meno una gestione in house» ricorda Borgianni, ma l’obiettivo, per poter avere il pieno controllo pubblico della società è la creazione di una azienda di gestione speciale. Infatti anche i casi di partecipazione pubblica, è stato ricordato, come Acsm Agam non garantiscono un pieno controllo pubblico. Tanto più se si tratta di società quotate in borsa: è esemplificativo il fatto che i sindaci di Como e Monza e A2A, soci di maggioranza della stessa azienda hanno dovuto mandare una lettera di indirizzo ai dirigenti della società, che sono liberi nel loro operato, per diminuire i consiglieri, anche nelle controllate.

«Abbiamo avuto contatti con il Comune di Como, la nuova Amministrazione aveva nel suo programma la salvaguardia dell’acqua pubblica – spiega la portavoce – ci aspettiamo l’approvazione di una delibera di indirizzo per la creazione di questa azienda speciale e la presa di posizione del sindaco, che come esponente del Comune capoluogo, più popoloso, possa fare da esempio e far scegliere questa strada anche ad altri».

Non si sono nascoste le difficoltà, con le procedure di creazione della nuova società, con i costi connessi, e la costruzione di piani aziendali che devono partire da una mappatura dell’esistente, «come sta facendo il comitato dell’Olgiatese», ma questa sembra l’unica via percorribile. Non mancano però malumori e scoramento: «Abbiamo vinto il referendum e ora dovrebbero essere  i politici a tradurre la volontà popolare, ma dobbiamo sempre essere lì a pungolarli?». [Michele Donegana – ecoinformazioni]

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