La storia di Saladino/ Annus orribilis

annusPossiamo anticipare su ecoinformazioni, per gentile concessione dell’autore Bruno Saladino, un “girotondino impenitente, antiberlusconiano della prima ora”, il capitolo VII dedicato al 2013  “annus horribilis” del Manuale di storia per i licei, scritto dopo il 2050,  che sarà in adozione al liceo Manzoni di Milano e in molte  scuole comasche.

Cap. VII   –  L’anno 2013

 «Nell’esame del primo ventennio di questo secolo appare istruttivo soffermarsi sull’ormai famoso 2013: vero e proprio annus horribilis dell’incerta democrazia italiana.

Si era conclusa da poco l’esperienza del governo Monti, un governo tecnico che aveva di fatto ibernato la politica e consentito ai partiti, sotto la vigile regia del Capo dello Stato Giorgio Napolitano, di restare fuori campo per più di un anno. Almeno nelle intenzioni, ciò avrebbe dovuto consentire di mettere sotto controllo, anche con provvedimenti impopolari, le dissestate finanze delle Stato, di resistere agli attacchi sempre più virulenti della speculazione internazionale, di mettere mano alle riforme istituzionali più urgenti, prima di tutto a una nuova legge elettorale, sulla quale si andava discutendo inutilmente da molto tempo.
Assai inferiori furono i risultati della stagione montiana rispetto alle aspettative in essa riposte: il rigore draconiano imposto al Paese provocò una diffusa e talvolta acuta sofferenza sociale; a fare le spese di tagli e riforme prive della necessaria gradualità ed equità furono i ceti popolari. Anche sul piano economico non si verificò l’auspicato rilancio e l’Italia restò in recessione.
La stagione in esame, tuttavia, va oggi letta alla luce della moderna consapevolezza di quanto sia costato al Paese, nel primo quarto di questo secolo, l’ossequio ai cosiddetti mercati. Vere e proprie entità astratte, anonime, lontane, digitali, nascoste, mostruose, mitologiche, subdole che hanno potuto governare i destini di interi popoli per decenni. Il tutto con la compiacenza, l’acquiescenza, la passività, la acriticità di classi politiche di governo incapaci di assumere un ruolo di guida indipendente e autorevole. La sudditanza al potere della finanza globalizzata e disumanizzata è costata ai popoli della terra disuguaglianza, povertà, sofferenza.
Varrà la pena dedicare uno spazio specifico ai temi allora più acuti (lo spread, l’euro), specie alla luce della grande crisi degli anni ’10.

I partiti politici nazionali, seppur sgravati del “lavoro sporco” affidato a Monti, non seppero e non vollero mettere mano alle riforme: si assistette, per più di un anno, a un indecoroso rimpallo di accuse e responsabilità che portò a un nulla di fatto. Le elezioni del febbraio 2013 si svolsero nuovamente con una legge elettorale che i cronisti dell’epoca avevano definito porcellum. L’esito del voto produsse una situazione paralizzante: tre forze politiche equivalenti, attorno al 25% di votanti ciascuna, e nessuna maggioranza al Senato. La vicina scadenza del settennato di Giorgio Napolitano, il cosiddetto semestre bianco, impediva lo scioglimento delle Camere e il ritorno al voto. Dopo alcune convulse settimane che si ricordano tra le più difficili della storia repubblicana, tra il Pd e il Pdl, forze per decenni antagoniste e divise [così era sempre apparso ai rispettivi elettorati] da inconciliabili visioni del mondo, da valori e priorità profondamente diversi, da opposte strategie politiche si strinse un patto che portò alla rielezione dell’ottantottenne Giorgio Napolitano alla presidenza della repubblica e alla nascita del primo governo Letta.
Solo gli anni successivi avrebbero consentito una lettura serena delle conseguenze che tale scelta politica comportò. Vero è che il maggior partito di opposizione, il Pd, uscì frantumato dalle vicende del 2013 e non più in grado di riassumere un ruolo di guida e di orientamento della sinistra italiana. Fu necessaria la costituzione di un nuovo soggetto politico. …..  Di questo si parlerà nel prossimo capitolo».  [Bruno Saladino per ecoinformazioni]

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