C’era una volta il lungolago

c'era una volta il lungolagoUna trentina di persone ha partecipato alla presentazione in Biblioteca di C’era una volta il lungolago. La riva di Como da villa Olmo a villa Geno l’opera di Enrico Levrini [Editoriale lariana, 2013, 544 pagg.,35 euro] dedicata all’evoluzione storica di uno dei simboli cittadini. A dialogare con l’autore, nel tardo pomeriggio di lunedì 16 dicembre, anche Cesare Baj e l’assessore alla Cultura Luigi Cavadini.

Un affresco inedito, quello presentato da Levrini nella sala della Biblioteca comasca, contenente più di 600 immagini, aneddoti e curiosità su una delle zone più belle del capoluogo lariano.  «Ho un figlio nato nel 2003 – ha ricordato l’autore – che non ha mai visto il lungolago, lo stesso dove da piccolo passavo tante mie giornate. Ecco, tutto questo è soprattutto per lui». Un riferimento non polemico ma amaro al disastro del cantiere delle paratie, richiamato nel cofanetto dell’opera, due volumi pubblicati dall’Editoriale Lariana, da un breve opuscolo del giornalista Emanuele Caso. L’obiettivo è stato comunque un altro, di carattere documentaristico più che politico: «Visto la grande quantità di refusi in merito a persone, date e luoghi- ha ripreso Levrini-  un operazione del genere si è resa necessaria solo per dare un ritratto realistico del lungolago, al di là di leggende divenute fatti certi vista l’assoluta mancanza di verifiche».

La preparazione ha così portatolo scrittore lariano a compiere un certosino lavoro di ricostruzione storica, alla ricerca di immagini inedite e storiche. Il risultato è stato quello di <<raccogliere moltissime cartoline e foto della città, considerate introvabili e mai usate in precedenza>>.Importante è stata la collaborazione di Cesare Baj, studioso comasco e attento curatore degli sforzi di Levrini.  «Alla luce delle diverse peculiarità che Como presenta dal punto di vista architettonico e urbanistico- ha sottolineato l’attuale presidente dell’Aero Club Como –  conoscere la sua storia è molto importante, anche per spingere a preservarne le caratteristiche». Caratteristiche che nascono non da un progetto unitario, ma dal «accostamento di materiali e sensibilità diverse, in una disomogeneità che rendono la passeggiata  tanto speciale».

L’invito al difendere la zona è stato fatto proprio anche dall’assessore comasco alla Cultura Luigi Cavadini, presente al tavolo dei relatori e concorde con l’opinione dei due esperti: «L’amministrazione sta facendo il possibile per rilanciare la zona- ha insistito nelle conclusioni l’esponente di Palazzo Cernezzi – per questo fare luce sulla sua storia diventa decisivo per garantirgli un futuro». [Luca Frosini, ecoinformazioni]

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