Tra uccidere e morire esiste una terza via: vivere

maninaPresenza silenziosa delle Donne in nero in piazza Duomo a Como sabato 11 gennaio dalle 10 alle 11 a fianco delle donne siriane in lotta per la libertà-liberazione, per la giustizia, per la dignità, per i diritti contro la dittatura di  Bashar El Assad  e contro l’orrore agito dall’opposizione armata che si è sovrapposta all’opposizione popolare trasformando la rivolta in guerra quotidiana per il potere. Leggi nel seguito dell’articolo il documento delle Donne in nero di Como che saranno presenti nella stessa piazza del flash mob a sostegno della rivoluzione siriana, ma con una presenza caratterizzata da una  posizione politica propria: contro la violenza disumana delle truppe di Assad, per la scelta popolare e nonviolenta, senza alcun sostegno all’opposizione armata.

«“Tra uccidere e morire esiste una terza via: vivere”. [Christa Wolf]

A fianco delle donne siriane in lotta per la libertà-liberazione, per la giustizia, per la dignità, per i diritti

La guerra in Siria da anni devasta vite, ambiente, diritti, democrazia.

Noi Donne in nero desideriamo accompagnare la lotta delle nostre sorelle siriane che continuano, con noi, a chiedere che il corpo delle donne sia il primo territorio di pace e di libertà, non sia mai più usato come “campo di battaglia” o “bottino di guerra”.

In Siria contro le donne, che nelle piazze e nelle strade hanno cercato con modalità nonviolente di manifestare il proprio desiderio di libertà-liberazione, continuano a essere usati, da tutti gli attori armati sul terreno, stupri e violenze sessuali come armi per l’affermazione del potere maschile sui corpi e le menti.

All’orrore quotidiano agito dal regime di Bashar El Assad le cui “forze dell’ordine” hanno represso con violenza disumana le proteste popolari per libertà, giustizia, la dignità delle migliaia di donne e di uomini che hanno manifestato nelle piazze del paesedecine di migliaia di morti, tra cui un numero mai visto prima di bambini e bambine; migliaia di arresti di dissidenti (ammessi dallo stesso regime); espulsioni e arresti di giornalisti internazionali non legati a testate “embedded”; repressione della libertà di stampa (con omicidi e pestaggi di giornalisti, vignettisti); arresti e minacce nei confronti di esponenti di organismi di difesa dei diritti umani; applicazione dello stato di emergenza si è aggiunto l’orrore agito dall’opposizione armata che si è sovrapposta all’opposizione popolare trasformando la rivolta in guerra quotidiana per il potere.

Il popolo siriano ─ prigioniero degli interessi delle grandi potenze e delle potenze regionali, privato del controllo sul futuro del proprio paese ─  è vittima più volte:

  • è vittima della repressione e dell’autoritarismo del regime;
  • è vittima della trasformazione della rivolta popolare in opposizione armata che adotta la medesima logica di guerra;
  • è vittima delle manovre dei regimi arabi reazionari (Arabia Saudita, Giordania e Qatar in prima fila) che vorrebbero scalzare Assad per insediare un regime a loro più vicino.
  • è vittima del disinteresse della “comunità internazionale”, preoccupata che possa saltare un equilibro regionale che oggi garantisce uno stato di conflitto utile agli interessi di Usa, Europa, Israele e di altre potenze regionali e non.

Noi Donne in nero non possiamo e non vogliamo arrenderci alle ragioni della “geopolitica”. Continuiamo a schierarci con le ragioni della libertà, della giustizia, della dignità, dei diritti.

Siamo contro

  •  l’intervento militare in Siria (il precedente libico ha smascherato l’indegno gioco sulla pelle della popolazione che ha subito sofferenze e morti a causa della guerra combattuta dalla Nato per “proteggere” i civili);
  •  le NoFlyZone, primo passo della guerra;
  •  l’invio di truppe e l’utilizzo delle basi militari in Italia». [Donne in nero di Como]

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