Giorno: 19 Gennaio 2014

La storia di Saladino/ Il paradosso italiano

MAnualedistoriaAnticipiamo per i nostri lettori il capitolo Il paradosso italiano del manuale di storia scritto da Bruno Saladino e disponibile per le adozioni nei licei dal 2058. Leggi nel seguito dell’articolo la pagina 36 del volume. «Il Berusconi, nonostante pesanti condanne già irrogate o in via di definizione, nel periodo in cui avrebbe dovuto scontare la pena (arresti domiciliari … servizi sociali …) veniva convocato nella sede nazionale del maggior partito italiano (allora denominato Pd) e con il segretario nazionale dell’epoca, Matteo Renzi, concordava importanti riforme di quella stessa Costituzione che per 20 anni aveva tentato di distruggere. Si accordava inoltre su una nuova legge elettorale che avrebbe favorito la sua formazione a scapito di altre forze presenti sulla scena politica. La stampa straniera stigmatizzò quegli eventi con titoli a tutta pagina: Il paradosso italiano».

Benedetta Tobagi/ Una stella incoronata di buio

tobagiMartedì 28 gennaio alle 18 nell’aula magna del Liceo Teresa Ciceri in via Carducci, 9 a Como Benedetta Tobagi  presenta il suo libro Una stella incoronata di buio [Einaudi 2013, pagg. 480, euro20]. All’incontro, promosso da Progetto “Memoria e verità”, Istituto di Storia contemporanea “Pier Amato Perretta” e Università popolare Auser, intervengono, oltre all’autrice, Manlio Milani, Giuseppe Calzati e Claudio Fontana. Per prenotazioni libro Agenzia Einaudi Como-Varese  giovanni.turano@email.it 031.264483, 335.7078356.

Uno stage all’Isola

isolacheceL’associazione L’isola che c’è è alla ricerca di una/o stagista addetta/o al supporto segreteria, comunicazione e organizzazione eventi. La proposta prevede una collaborazione part-time in forma di stage con durata di 3 mesi (prorogabili), per il supporto alle attività di segreteria, comunicazione e organizzazione di eventi all’interno dell’associazione e della rete in cui opera. Si ricerca una persona motivata, che voglia accrescere le proprie competenze per il ruolo cercato e sia interessata al settore d’intervento. Per lo stage è previsto un rimborso spese mensile. Le mansioni e i requisiti richiesti sono elencati a questo link. Inviare il proprio Curriculum vitae entro venerdì 31 gennaio all’indirizzo: info@lisolachece.org. Per informazioni e candidature, tel: 031.4451154 o 331.6336995.

Resistenti e Resistenza – Al via il secondo ciclo­

GalanteCalderaIl 17 gennaio, all’Istituto di Storia Contemporanea Pier Amato Perretta, si è aperto il secondo ciclo di conferenze sulla storiografia della Resistenza, in particolare su una parte della storiografia locale. In una presentazione corale sono intervenuti Carlo Galante, Elisabetta Lombi e Gerri Caldera.

Giuseppe Calzati ha aperto la presentazione ricordando che i ricercatori e gli studiosi dell’ ISC Perretta, attraverso questo lavoro di sintesi e condivisione, si preparano e cercano di coinvolgere la cittadinanza per il prossimo settantennale  della Liberazione. Lo fanno incrociando ed interrogandosi sulle fonti e sulla loro natura non sempre omogena. Difatti, Gerri Caldera ricorda al pubblico presente la difficoltà derivate dall’attendibilità delle fonti e delle narrazioni. Sceglie come esempio due metodologie utilizzate  nella raccolta delle narrazioni di testimoni: la prima, “Sterling Memorial Library”, progettata sul finire degli anni ’70 dall’Università di Yale, prevede che un gruppo di universitari-intervistatori tenga un atteggiamento solidale con l’intervistato e con il suo vissuto. In contrasto, la metodologia usata dalla Shoah Foundation, voluta da Spielberg nel 1994, segue un protocollo rigido, con un format medesimo per tutti gli intervistati, e con elementi di spettacolarizzazione sul finale , quando il testimone è invitato a lasciare un appello al mondo. A questo proposito, si è parlato di una torsione della testimonianza.

Il problema delle fonti e del tipo di narrazione dovrebbe essere tenuto a mente in generale, e nel caso specifico per le cronologie di Giuseppe Coppeno e  Renato Morandi.

Carlo Galante si è occupato in modo dettagliato del testo di Giuseppe Coppeno Como dalla dittatura alla libertà (1989), dichiarando dal principio quanto il testo è di difficile comprensione, perché complesso è il periodo che viene trattato. Un testo che è stato molto criticato, soprattutto perché non vengono citate le fonti, ma nel quale è presente una storia piuttosto completa della resistenza comasca.
Coppeno è stato agente partigiano di collegamento tra Como e Milano, e il suo è stato un ruolo pressoché marginale, ma la dovizia dei particolari del suo scritto può confondere il lettore circa la veridicità dei fatti narrati. La sua è stata una prospettiva unilaterale, dettata dalla scelta dei particolari da argomentare e quelli da trascurare, unita ad una personale opinione dei fatti che si sono susseguiti. La sua disamina parte dal ventennio fascista e vuole arrivare agli atti finali della liberazione; nel mezzo, si susseguono le azioni partigiane volte al rifornimento di armi; l’inquadramento dei gruppi partigiani, nei quali la formazione più semplice e diffusa fu il distaccamento; nomi e cognomi di chi nel palazzo del fascio usò la tortura come vile mezzo di prevaricazione.

GalanteLombiElisabetta Lombi sta svolgendo una ricerca tra le audio interviste effettuate negli anni ’70 e archiviate in Istituto. Nel corso del suo lavoro, si è imbattuta in due interviste fatte da Coppeno, e lo stile di quest’ultimo è sembrato più simile a quello di un interrogatorio. Le sue intenzioni vengono chiaramente esplicitate negli audio, e laddove egli è convinto che i fatti narrati non si siano verificati, nonostante venga testimoniato l’esatto contrario, egli sceglie di ometterli. Anche in questo caso c’è molta retorica su come le donne non vengano giustamente narrate per la loro grande partecipazione: a loro viene dedicato soltanto un piccolo paragrafo di scarsa rilevanza. Come sottolinea Lombi, “ci si aspetta sempre che siano le donne ad occuparsi delle donne”.

In conclusione, Gerri Caldera ha presentato due testi di Renato Morandi: Memorie storiche dell’attività partigiana (1956) e Azioni partigiane (1981). Il primo testo afferma che fino al marzo del 1944, nella zona di Como, non c’è stata attività partigiana, mentre il secondo, che è una cronologia dei fatti, certifica azioni partigiane già dal settembre del 1943. Contraddizioni come queste sono state segnalate anche da Giusto Perretta: nei libri archiviati in Istituto sono presenti delle chiose che negano quanto affermato da Morandi.

Nel dibattito finale, è emerso come la parola chiave sia narrazione, e ci si è interrogati sul senso della categoria dell’inattendibilità, quando le narrazioni usano la memoria, che è di per sé un atto selettivo e deliberato. Kafka chiude così il Prometeo: “La leggenda tenta di spiegare l’inspiegabile. Siccome proviene da un fondo di verità, deve terminare nell’inspiegabile”.

Sul sito dell’Isc Perretta è presente l’abstract scritto da Caldera, che si conclude con queste parole: “Le cronologie di Morandi e il testo di Coppeno stanno alla base della storia della resistenza locale, ma per 70 anni non sono state vagliate criticamente, e quindi tutti i successivi testi, che ad essi si richiamano, conservano quelle ambiguità originarie, per altro i testi di resistenza locale di solito si occupano di vicende specifiche e narrano episodi singoli (in specie il tratto finale che riguarda Dongo e Mussolini), ma non hanno fatto un lavoro di sintesi, non hanno catturato il “senso” complessivo di quegli anni. Quindi possiamo forse dire che la “Resistenza” della nostra zona attende ancora di essere scritte”. [Barbara Rizzi, ecoinformazioni]

Renzi e Berlusconi: “una profonda sintonia”

 sintonia-300x198Luca Michelini, professore di Storia del pensiero economico (Università di Pisa), analizza la situazione politica italiana all’indomani dell’incontro Berlusconi-Renzi primo passo per la riabilitazione politica dell’anziano leader del centrodestra condannato e pluriinquisito e primo atto di rilevo del più giovane segretario del Pd impegnato in una affannosa ricerca di potere con obbiettivi e modalità difficili da condividere anche per parte del suo partito.

1. La politica ha leggi proprie, anche se pensare di isolarle dal contesto socio-economico sarebbe errore gravissimo. Tra le leggi della politica vi è quella che impone di svolgere una lettura per quanto possibile realistica della situazione di fatto, delle forze in campo. Si valutano gli eserciti schierati, indipendentemente dal fatto che si parteggi per l’uno o per l’altro di essi.

2. Ebbene, per quanto il governo Letta si possa e si debba criticare (personalmente sono stato per “la soluzione Rodotà”, con tutte le conseguenze possibili del caso sul piano del Governo), come si può e si deve criticare il governo Napolitano, ché siamo ormai in una Repubblica presidenziale, non si può negare che sul piano strettamente politico Napolitano-Letta abbiano ottenuto un risultato importante: hanno cioè spaccato il PDL, mandando Forza Italia all’opposizione e non hanno interferito con le decisioni della magistratura sul caso Berlusconi, che è dovuto uscire dal Parlamento. Di fatto sta nascendo, pur tra mille contraddizioni, una destra non dico liberale, ma comunque emancipata dal “partito-padrone”.

Non solo ritengo il governo Letta-Napolitano molto criticabile sul piano della politica economica, ma ritengo anche che da un punto di vista strettamente politico la strategia di Napolitano sia stata decisamente sbagliata: perché, con tutta la sua azione, anche quella precedente al varo della maggioranza PD-PDL, ha (momentaneamente) sconfitto Berlusconi per sfinimento, sfinendo, al contempo, il Paese, cioè minandone gravemente le fondamenta democratiche e sociali.

In ogni caso è un mero dato di fatto che oggi Berlusconi è molto più debole di un tempo e che la sua complessiva posizione non è paragonabile a quella di prima. Si tratta di un dato di fatto che non cambia anche se si considerasse l’azione di Napolitano non come una preordinata strategia, come propongo in questa mia analisi guardando con una certa generosità all’operato del Presidente della Repubblica, ma come una politica sostanzialmente subita dallo stesso Napolitiano (è la testi di M. Travaglio, sul Fatto Quotidano del 19-1-2014) e dovuta, in ultima analisi, alle vicende giudiziarie di Berlusconi, che sarebbero intervenute a bloccare un intreccio di interessi tra PD e PDL consolidatosi nel tempo.

3. E’ altrettanto chiaro che, dal punto di vista politico, e questa volta anche economico e sociale, sarebbe fondamentale, ora, proseguire l’azione di sfarinamento dell’avversario.

La politica è anche rapporti di forza e conquista quotidiana di nuovi equilibri. Si dovrebbe cioè incoraggiare il più possibile la nascita di una destra finalmente presentabile ed europea, magari, ma questa è una speranza mia personale che non credo trovi minima eco nel PD, togliendo ossigeno anche alla destra più estrema avviando il Paese verso un deciso e nuovo New Deal e abbandonando le assurde e contraddittorie “politiche di rigore” e di “privatizzazioni” fin qui seguite.

4. Ebbene, con una serie di argomenti davvero risibili (tutti rimasti legati alla situazione precedente all’uscita di Berlusconi dal Parlamento), Renzi, e il “nuovo, giovanissimo cerchio magico” (la nuova segreteria), sta facendo l’esatto contrario di quanto ci si potrebbe aspettare dalla logica puramente politica.

Renzi ridà legittimità politica e morale ad un leader delegittimato sotto ogni punto di vista (e che all’estero suscita solo incredulità). Ridà fiato politico ad un avversario che ha concepito (con la Lega) l’attuale legge elettorale, incostituzionale. Taglia l’erba sotto ai piedi del governo Letta-Napolitano, l’unico che abbia ottenuto (obtorto collo o meno) una vittoria su Berlusconi, e taglia l’erba sotto i piedi della neonata destra-senza-Berlusconi, un possibile embrione di destra “presentabile”. Taglia i piedi allo stesso PD, sempre più ridotto ad un partito personale, come lo sono gli altri, passati e presenti: SEL (il cui percorso risulterebbe davvero curioso, visto che è di questi giorni la notizia di una possibile fusione col… PD!), FI, IDV, M5S, ecc.: tutti “partiti proprietari”, che, una volta messo fuori gioco “il padrone”, implodono. Renzi taglia i piedi alla rinascita sociale del Paese, spacciando per “riforme” un vieto “decisionismo” (lo ha sottolineato A. d’Orsi) che, incredibile a dirsi, insiste sulla “governabilità”, “il bipolarismo” eccetera come panacea per la crisi, quando dovrebbe ormai essere chiaro a tutti che “la governabilità” e le “riforme istituzionali” e il “bipolarismo” sono stati uno dei fattori che hanno concorso a questa crisi, consentendo ad una minoranza di imporre al Paese politiche economiche scellerate. Renzi taglia i piedi a quel poco di democrazia che ancora rimane nel Paese, perché con la sua azione – le “riunioni di segreteria”, gli incontri extra-parlamentari tra leader, anche non-parlamentabili – delegittima il Parlamento (già un’ombra di se stesso), che del resto vuole trasformare in qualcosa di davvero curioso, e comunque superfluo, attravero l’abrogazione del Senato. Renzi rimette in gioco l’avversario, proprio all’approssimarsi, inevitabile, della successione a Napolitano, dischiudendo scenari inquietanti di futuro presidenzialismo. Renzi taglia i piedi alla politica, che nelle azioni del fiorentino, conferma di essere l’arena di gruppi che si battono esclusivamente per l’esercizio del proprio potere, a presciendere da qualsivoglia ragionamento sull’interesse generale e nazionale. Renzi taglia i piedi alla democrazia perché ribadisce la filosofia istituzionale fin qui seguita dal PD e dal PDL: e cioè che le “minoranze” siano d’impaccio come d’impiccio, di fatto e in barba alla lettera e allo spirito della Costituzione, siano i diritti individuali inviolabili (che Renzi rubrica sotto il termine “ricatto delle minoranze”), come quello di avere una rappresentanza politica realmente operativa e non (al limite) di mera testimonianza.

5. L’elenco potrebbe continuare. In una parola: ancora una volta, proprio quando l’avversario, per motivi in larga parte oggettivi (la magistratura, l’ostilità dei Governi occidentali, la crisi economica e sociale, gli scandali di varia natura, l’inefficienza, l’affarismo, il pressapochismo, la distruzione sistematica del sistema scolastico e universitario eccetera) e non dipendenti, principalmente, dall’azione politica degli schieramenti in campo, appare debole e in difficoltà, quando l’avversario è al minimo storico della propria forza; ancora una volta, dicevo, il PD corre in aiuto dell’avversario, lo rafforza, lo invita a disegnare gli scenari futuri pur avendo avuto quotidiana esperienza che quegli scenari l’avversario li ha disegnati sempre ed esclusivamente a suo personalissimo interesse, avvitando il Paese in una crisi gravissima.

6. Rimane da sperare che tanto assurdo e cieco e interessato “decisionismo” trovi, ad un certo punto, un muro invalicabile nel Presidente della Repubblica, il cui comportamento futuro sarà decisivo per comprendere se Napolitano ha subito o ha cercato la sconfitta (momentanea) di Berlusconi.

Rimane, infine, da sperare che tanto assurdo e cieco e interessato “decisionismo” trovi, in sede di legiferazione sulla legge elettorale e sulla Costituzione, un muro invalicabile nel Parlamento e nei parlamentari, che dovrebbero ricordarsi che non esiste alcun vincolo di mandato e che la catena di comando propria dei “partiti proprietari” e non, si può e si deve rompere, ove e quando necessario; che si può e si deve rompere non solo, come spesso hanno già fatto, per interessi che in ogni modo si possono chiamare tranne che “generali e nazionali”. Questa volta, del resto, dovrebbe essere chiaro che esiste una oggettiva sovrapposizione tra interesse generale e interesse particolare, perché dovrebbe essere chiaro che un asse Renzi-Berlusconi spazzerebbe via, come da dichiarazioni d’intenti, gran parte dei partiti e dei parlamentari oggi in Parlamento». [Luca Nichelini, da Democrazia economica]

In silenzio sotto la pioggia per la Pace

marciapacemarianoNel pomeriggio di domenica 19 gennaio si è svolta la XXI marcia della Pace del decanato di Cantù e Mariano che si svolge nei due paesi ad anni alterni. Quest’anno il tema è stato quello del rapporto tra palestinesi e israeliani ed ha avuto tra gli organizzatori la Pastorale giovanile decanale, Agesci, CcP, Libera, Caritas, Acli. L’appuntamento è stato in Largo degli Alpini a Mariano dal quale è partita la manifestazione che ha attraversato il centro di Mariano per giungere all’oratorio di San Rocco; il corteo era composto da giovani scout, ragazzi e ragazze degli oratori della zona e cittadini che con la loro presenza hanno voluto testimoniare il valore della pace come bene indivisibile. In tutto più di 400 persone che hanno sfilato in silenzio sotto la pioggia battente che è costantemente caduta per tutta la durata della manifestazione.Tra i partecipanti, Luisa Seveso, presidente delle Acli, Giovanni Marchisio, candidato sindaco per il centro sinistra a Mariano, Savina Marelli segretaria provinciale del Pd, Marco Lorenzini, coordinatore provinciale di Sel. Quando il corteo è arrivato al palazzetto è iniziata la seconda parte del pomeriggio che prevedeva, canti, preghiere, interventi e testimonianze sulla Pace.

Ichino: La riforma del lavoro

ichino-homeL’Aged, Associazione giustizia e democrazia, invita  lunedì 20 gennaio alle 15,30 in Biblioteca, Piazzetta Lucati  1 Como , all’incontro La riforma del lavoro con Pietro Ichino, ordinario di Diritto del lavoro presso Università degli Studi di Milano. La conferenza sarà presentata da Marcello Iantorno.

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