Mese: Aprile 2014

A Dongo la fine della guerra in un museo

È una giornata di festa per Dongo, per l’inaugurazione del nuovo museo civico. Ma sabato 12 aprile è anche una giornata di reticenze, di allusioni e di assenze: comunque la si voglia mettere, il nuovo museo è dedicato ai cruciali fatti che, proprio in questo angolo del Lago di Como, misero fine, quasi settant’anni fa, al fascismo. E allora dovrebbe spiacere l’assenza, tra le tante bandiere delle associazioni combattentistiche, dei vessilli delle associazioni partigiane. Del resto non è folta nemmeno la partecipazione della cittadinanza, se si detraggono i molti sindaci dei paesi vicini, i politici, gli alpini con cappello e penna, e le classi delle scuole dell’obbligo che festanti agitano bandierine italiane…

La cerimonia

Proprio per i tanti livelli di discorsi in gioco, più o meno esplicitati, vale la pena di seguire tutto lo sviluppo della lunga cerimonia, pur senza avere l’ardire di stilarne un vero e proprio verbale.

L’intervento del sindaco di Dongo, Mauro Robba, è imperniato su un omaggio insistito al sindaco di Arromanches-les-Bains, punto centrale dello sbarco in Normandia, paese con cui Dongo ha da anni un gemellaggio, che viene accreditato come il vero motore per la realizzazione del nuovo museo. La ricostruzione delle vicende del museo è infatti caratterizzata da significativi sbilanciamenti: si tace dell’esistenza di un precedente Museo della Resistenza comasca, si sottolinea che l’idea è nata “alla buona”, quasi si trattasse di una chiacchierata tra amici, si mettono al centro il gemellaggio con Arromanches e la conciliazione tra esigenze di ricerca storica e sviluppo economico di una zona che ha perso le sue connotazioni industriali, ci si dilunga su quanto avvenuto tra 2009 e 2010 e poi nelle “ultime settimane”, sorvolando su tutto quanto è successo nel frattempo… Al nuovo museo sono dedicate parole di grande entusiasmo: il contenuto tecnologico è “ipermoderno”, l’aggiornamento dei contenuti storici è stato condotto grazie al fondamentale e cordiale contributo dei consulenti scientifici, primo fra tutti Valter Merazzi, l’attrazione turistica del museo potrà raggiungere nei prossimi anni “alcune decine migliaia di persone”. In sintesi la nuova realizzazione è una “piccola opera d’arte”. Finalmente, la parte finale dell’intervento del sindaco di Dongo è dedicata ai contenuti e ai valori ideali che sono racchiusi del museo, che non deve quindi rappresentare solo uno “strumento di attrattività turistica”, ma anche di divulgazione di quegli avvenimenti che costituirono l’antefatto fondamentale della Liberazione. L’ultimo incitamento è “Viva l’Italia! Viva la Francia!”.

E tocca quindi a Patrick Jardin, sindaco di Arromanches, il compito di sviluppare il contenuto politico di questa inaugurazione: in sintesi, ma con molta nettezza, afferma che gli avvenimenti accaduti nell’uno e nell’altro paese sono “il simbolo della fine dei regimi fascisti”; e aggiunge: “abbiamo guadagnato la nostra libertà a un caro prezzo”.

Prima degli altri interventi, il coro del CAI di Dongo intona Fischia il vento, ma un venticello proveniente dal lago si porta via le note e la maggior parte della piazza non sente proprio nulla. Qualcuno pensa che questo incidente potrebbe assumere un vago sapore metaforico.

Poi si passa agli interventi centrati propriamente sul museo. L’assessora alla cultura del Comune di Dongo, Elena Caproni, racconta l’iter fecondo del gemellaggio con Arromanches. Il rappresentante di Asteria, l’azienda di Trento che ha prodotto l’allestimento, insiste sulla necessità di “far parlare la storia” e di “suscitare emozioni”; la presenza di molti specchi nelle sale del museo, dice, è la “metafora della riflessione interiore”; il direttore del museo di Arromanches sottolinea quanto sia alto il valore del museo come “simbolo della Resistenza”; Valter Merazzi ricorda l’importanza della Resistenza non solo per i suoi aspetti militari ma anche e soprattutto per la partecipazione dei civili. Il percorso di conoscenza di questa avvenimenti è ancora lungo e quindi “il museo deve essere anche un veicolo di studio e di approfondimento”; “io ho lavorato per un Museo della Resistenza – aggiunge, alludendo alle discussioni sul nome del museo e sulla “derubricazione” della resistenza nella sua intitolazione – e credo che a quell’obiettivo abbiamo tenuto fede”. Il suo saluto finale è: “Viva la Resistenza! Viva la Liberazione in Italia, in Europa, nel Mondo!”.

Gli ultimi interventi sono quelli dei politici. Del tutto fuori luogo è il breve comizio di Mario Mantovani, vicepresidente del Consiglio regionale della Lombardia, esponente di Forza Italia, che dopo un richiamo a una equidistanza di maniera poiché la storia si fa stando “non solo tutto da una parte e non tutto dall’altra”, si profonde in un elogio della richiesta di autonomia per la Lombardia e in un accenno alla salvaguardia dell’ospedale di Menaggio. Ugo Parolo, sottosegretario della Regione Lombardia, si limita a richiamare l’importanza simbolica della pace che si esprimerebbe a suo parere nel nuovo “azzeccato nome” relativo alla fine della guerra. È Massimo Dadà, sindaco di Fosdinovo, altro paese simbolo della Resistenza e della conservazione della memoria, a riportare il ragionamento a livelli più alti; cita Gustav Mahler per dire che la memoria non è “culto delle ceneri ma custodia del fuoco” e quindi che la memoria può e deve essere bruciante.

L’ultimo intervento, prima della benedizione e del rituale taglio del nastro, è quello del prefetto di Como, Bruno Corda, che, dopo aver citato il messaggio d’augurio del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, sottolinea l’importanza di una solida base scientifica condivisa e quella del rapporto di trasmissione della memoria tra anziani e giovani.

Il Museo

Al netto delle polemiche sul nome che, come si è detto, rinuncia all’intitolazione alla Resistenza, il nuovo museo civico di Dongo è e resta un museo della Resistenza. Non c’è – è doveroso sottolinearlo – alcun intento revisionista, non c’è alcuna sottovalutazione del ruolo della lotta partigiana nella liberazione dal fascismo e dal nazismo. C’è, semmai, una sottovalutazione del ruolo della narrazione, per cui la storia degli avvenimenti precedenti, connessi e seguenti alla sconfitta, alla cattura di Mussolini e alla fine del fascismo (o – come direbbero gli amministratori – alla fine della guerra) è frammentata e scomposta fino al limite di essere non facilmente comprensibile per chi non abbia ben chiaro non tanto e non solo la successione degli eventi ma la loro concatenazione logica. Si comincia dalla fine, dal proclama dell’insurrezione letto dalla voce grave di Sandro Pertini, si va avanti alla fucilazione di Mussolini, alle allusioni all’oro di Dongo, ma anche ai riferimenti alla guerra partigiana della 52a brigata Garibaldi, e ancora alla caduta del regime, poi di nuovo si torna alla lotta in montagna, poi al ruolo della resistenza civile e alla vita quotidiana di una “fabbrica resistente”. Non basta la pausa di riflessione dei “racconti intorno al focolare” cioè la narrazione dei fatti nelle interviste di alcuni protagonisti e testimoni (ma perché poi questa patina “favolistica”?) per riprendere il filo. L’esplicitazione più evidente di questo criterio è nel doppio filmato Simmetrie della liberazione in cui, per instaurare un concreto rapporto con Arromanches, vengono messi a confronto lo sbarco in Normandia e la liberazione di Como, avvenimenti che di simmetrie ne hanno ben poche: basti pensare che l’arrivo degli alleati a Como avvenne con la città già liberata dai partigiani e quindi (per fortuna) senza sparare nemmeno un colpo. Ecco quindi che i filmati dello sbarco in Normandia sono i meno drammatici possibile, e quello della liberazione di Como è capovolto (con l’autoblindo partigiana che arriva alla fine), mentre l’attraversamento del canale della Manica è paradossalmente accoppiato alle gite in battello dei militari americani ripresi nei primi giorni di maggio. A conclusione del tutto, nella settima sala, una proiezione complessa su specchi scomposti enfatizza la decostruzione della narrazione.

Messo bene in evidenza che maneggiare queste storie e queste memorie non è facile, e che il rischio di commettere errori è sempre presente, qualche riflessione si impone. E – alla fine – il peso della storia è tutto sulle spalle di pannelli scritti e di un paio di schermi non poi così tanto ipermoderni. [Fabio Cani, ecoinformazioni]

 

Un momento dell’inaugurazione: da sinistra Patrick Jardin, sindaco di Arromanches-les-Bains, Bruno Corda, prefetto di Como, e Mauro Robba, sindaco di Dongo.

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Un altro momento dell’inaugurazione: le bandierine delle scuole.

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Due sale del nuovo museo.

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Vicende e memorie del confine orientale

Il10151407_10152395153471667_952213039003533907_n primo incontro della rassegna I venerdì della storia (organizzata da Liceo Fermi di Cantù, Coordinamento comasco per la Pace, Centro studi schiavi di Hitler, Città di Cantù) ha avuto al centro la parola confine e il suo significato, inteso sia come barriera fisica ma anche mentale. Roberto Spazzali, docente all’Isis   Da Vinci e all’Università di Trieste, ha ripercorso la storia di Trieste e delle zone limitrofe, sottolineando come, in quel pugno di terre, si siano ingarbugliate più di un secolo di vicende europee.
Le barriere, fisiche e mentali, hanno diviso le persone all’interno della stessa città. I mutamenti politici hanno, in molti casi, minato i già fragili equilibri del territorio Triestino.
Spazzali, di fronte a una platea molto attenta (e, purtroppo, non numerosa), ha raccontato di esodi, controesodi, divisioni, lotte ma soprattutto di uomini, trovati loro malgrado a essere protagonisti di unastoria italiana ma soprattutto europea. [aq, ecoinformazioni]

13 aprile/ A Bulciago ricordando Vik

vittorio arrigoniDomenica 13 aprile a Bulciago a tre anni dall’assassinio di Vittorio Arrigoni, avvenuto a Gaza in Palestina, il 15 aprile 2011, familiari, amici, conoscenti e tutti gli attivisti della Pace e della libertà dei popoli si incontrano per ricordarlo fra sorrisi e lacrime a Bulciago. Presto on line su ecoinformazioni.

16 aprile/ Il Fai fa cultura alla Ubik

ubik_libro_faiPresentazione de Il libro del Fai con Silvia Caprile, capo delegazione Fai di Como, che dialogherà con la giornalista Arianna Augustoni, mercoledì 16 aprile alle 18, allo spazio incontri della libreria Ubik di Como, in piazza S. Fedele 32), Silvia Caprile presenta il libro del FAI.

 

«Si parlerà di quel patrimonio che il Fondo ambiente italiano da quarant’anni “amministra”, cura e protegge. Un cammino verso un nuovo modo di interpretare la storia del Bel paese – precisa la presentazione –. Il libro dei Fai è l’ultimo risultato, l’ultima raccolta di bellezze italiane; di recente pubblicazione, ha voluto segnare un traguardo in grado di trasmettere sensazioni ed è pronto a tracciare un itinerario per fare apprezzare al lettore tutto quello che l’Italia possiede».

«Pubblicato da Skira editore, dal 2001 Il libro del Fai è stato rieditato con contenuti aggiornati. Curato da Lucia Borromeo Dina, responsabile dell’Ufficio cultura e ricerca del Fai, è stato pubblicato in lingua italiana e inglese – conclude la nota –. La nuova edizione de Il libro del Fai è un elegante volume fotografico con 350 splendide immagini che raccontano le storie di alcuni fra gli angoli più suggestivi dell’Italia, restaurati e aperti al pubblico dal Fai». [md, ecoinformazioni]

Video on line/ Contrastare le nuove povertà

povertàLa splendida cornice di Villa Gallia ha accolto il seminario Le nuove povertà: riflessioni ed esperienze di contrasto Le nuove povertà. Riflessioni ed esperienze di contrasto un laboratorio di idee e proposte per il territorio comasco, animata dal Distretto 108 Ib1 dei Lions sabato 12 aprile dalle 8.30. Già  on line sul canale di ecoinformazioni i primi video di Valentina Rosso dell’iniziativa. Presto on line tutti gli altri video dell’iniziativa.

Il laboratorio di idee e proposte sul tema Le nuove povertà: riflessioni ed esperienze di contrasto, organizzato dai Lions e Leo comaschi in collaborazione con l’ufficio di Coordinamento di Piano di Zona e la Rete comasca dei servizi per la grave emarginazione di sabato 12 aprile, ha visto la partecipazione di diverse autorità quali il prefetto Bruno Corda, il secondo vice governatore Lions Salvo Trovato e gli assessori del comune di Como Bruno Magatti, Gisella Introzzi e Marcello Iantorno. Al laboratorio di idee, strutturato in due momenti una prima di ascolto ed una seconda di proposte e dibattiti, sono intervenuti, Francesco Gallo, referente distrettuale Lions; Luigi Gui, professore associato di sociologia generale all’Università di Trieste, docente di servizio sociale, Coordinatore del corso di Laurea in Servizio sociale; Tiziana Ciampolini, Responsabile dell’Osservatorio Caritas di Torino, coordinatrice Progetto S-Nodi Azioni di Sistema Anticrisi Torino; Riccardo Grassi, coordinatore progetto Sicis Comune di Novara; Stefano Galliani, presidente Fiopsd, Federazione Italiana degli Organismi per le Persone senza fissa dimora. I gruppi di lavoro sono stati infine coordinati da Roberto Acerbis, vice presidente Incroci per il tema cibo; Francesca Paini, presidente Fondazione Scalabrini per la problematica relativa alla casa e Giovanni Rossoni, responsabile Formazione Extraobbligo e Servizi al Lavoro Fondazione Minoprio, per il tema lavoro, a moderare la tavola rotonda Gianpaolo Folcio, coordinatore Ufficio di Piano, Ambito territoriale di Como.

Guarda sul canale di ecoinformazioni i  tutti gli altri video dell’iniziativa.

 

Magatti/ Geotermico a Como una possibilità per l’area Ticosa

IMG_20140412_144927Geotermico è già parola poco diffusa e compresa, proporlo poi “profondo” è forse troppo azzardato per chi in  città preferisce attardarsi nello “storico” e “vitale”e assai superficiale conflitto tra spazi a  pagamento e gratuiti per la sosta. Per questo l’importante iniziativa di sabato 12 aprile in biblioteca a Como ha visto una serie di relatori di altissimo porfilo che hanno avviato la discussione sull’ipotesi di utilizzo dell’energia del calore terrestre a Como senza però riuscire a riempire la sala animata tuttavia da molti addetti ai lavori.  Presenti, oltre alla parlamentare del Pd e responsabile ambiente nella segreteria del partito Chiara Braga e l’assessore all’Urbanistica Lorenzo Spallino – entrambi anche intervenuti nel dibattito – il sindaco Mario Lucini e alcuni consiglieri della maggioranza. I video dell’incontro saranno tutti presto on line su Altra Como e sul sito dell’Ordine degli ingegneri, promotori dell’iniziativa insieme all’assessorato all’ambiente del Comune di Como. Presto on line su canale di ecoinformazioni altre anteprime video con gli interventi iniziali di Giorgio Fontana e Chiara Braga.

E troppo presto per dire che si può fare e naturalmente nessuno può dire che si farà il campo geotermico profondo di Como. Ma l’ipotesi presentata nel dibattito in biblioteca sabato 12 aprile non è semplicemente un’idea. Si tratta di un’ipotesi scientifica alla quale credono ingegneri, geologi, docenti universitari del Politecnico e scienziati del Centro Volta. È l’ipotesi alla quale vuole seriamente lavorare l’assessore all’ambiente Bruno Magatti che ha rivendicato nel suo intervento il fatto che per una volta non è qualcuno che bussa alla porta del pubblico per proporre un’idea, ma essa nasce fin dall’inizio dalla sinergia tra competenze politiche e scientifiche a disposizione della cosa pubblica. L’idea è semplice e già realizzata in centinaia di altri luoghi anche in Italia: fare un buco (sarà  necessario farlo profondo forse qualche migliaia di metri)  estrarre da esso acqua calda, farle scambiare calore con un circuito secondario, utilizzare quest’ultimo prima per produrre con una turbina e un generatore energia elettrica per poi distribuire il calore residuo con un impianto di teleriscaldamento direttamente nelle abitazioni della città. Allo stato degli studi che da oggi partono con maggiore intensità i punti forti dell’iniziativa sono almeno due: c’è un’area quella della Ticosa che la città ha urgenza di riprogettare in modo innovativo ed economicamente produttivo e la presenza del Cosia che può offrire un’interessante “autostrada”dove fare correre i tubi del teleriscaldamento senza rompere tutte le strade e con costi ovviamente molti minori. E se il pozzo non offrisse temperature sufficienti a produrre corrente elettrica? Si aprirebbe comunque una possibilità davvero interessante con l’uso diretto delle acque relativamente fredde per riscaldarle ancora con impianti a energie alternative o – forse meglio ancora – per utilizzarla nel teleriscaldamento dove la temperatura richiesta è naturalmente più bassa di quella necessaria per la generazione di elettricità.

Quindi si può fare? Sì, si può studiare se e come farlo e soprattutto, e ciò segna davvero un cambio di passo per il centrosinistra comasco, si comincia a pensarci fin dall’inizio alla luce del sole (in biblioteca, pubblicamente e con i cittadini e le cittadine della città) il che per una fonte profondamente sotterranea è davvero una rivoluzione della politica con la scienza.  In chiusura l’intervento di Spallino che ha indicato la necessità di progettare complessivamente l’assetto urbanistico della città  chiarendo che spetta alla politica la decisione in un quadro che vede le diverse aree non come problemi ma come occasioni per  migliorare la città.  E alla domanda di Fontana che gli ha chiesto: “Vorremmo il tuo permesso per fare alcuni buchi nel suolo in Ticosa”  ha risposto sorridendo: “Ora sì”.

Nel dibattito sono emerse anche posizioni critiche con dubbi circa la scelta dell’area della Ticosa, a cui si preferirebbe una localizzazione periferica, la constatazione di battute d’arresto di progetti analoghi in Svizzera, i costi elevati anche della fase di trivellazione. La conclusione di Magatti ha sottolineato la positività di un dibattito vero anche con posizioni critiche, ha chiarito che naturalmente non si intende utilizzare l’intera superficie dell’area Ticosa e ribadendo che al variare delle disponibilità offerte alle diverse profondità dalla geotermia si potrà ragionare su come realizzare un eventuale impianto senza nessuna preconcetta adesione fideistica a un’dea, ma con la consapevolezza che per risolvere i problemi bisogna sperimentare soluzioni innovative. [Gianpaolo Rosso, ecoinformazioni]

Sondaggi in piazza Cavour per il lungolago

lungolago como«Lunedì e martedì [14 e 15 aprile] sul marciapiede di fronte a piazza Cavour verranno eseguiti dei sondaggi in acqua – annuncia il Comune di Como –. I lavori sono legati al nuovo piano di indagine geologica predisposto dal professor Fabio Brunamonte nell’ambito del cantiere del lungolago». «La viabilità sarà garantita su due corsie» assicura Palazzo Cernezzi.

A Como Kinderheim per lo shopping

shopincomo«Sabato 12 e poi sabato 19 aprile, tra le 15 e le 18, piazza Martinelli si trasformerà in uno spazio dedicato ai bambini, con una serie di attività ricreative ed educative – spiega Palazzo Cernezzi –. Il servizio, gratuito, prevede l’iscrizione in loco ed è dedicato ai bambini tra i 3 e i 10 anni».

 

«Ad occuparsi di loro ci sarà una squadra mista di educatori professionali del Comune di Como e di volontari – prosegue la nota –. I genitori, nel frattempo, potranno dedicarsi allo shopping: l’iniziativa è stata, infatti, promossa da Shopincomo, il Distretto urbano del commercio di Como, nell’ambito della campagna promozionale promossa in Italia e in Canton Ticino e dedicata alla promozione del commercio cittadino». [md, ecoinformazioni]

Fondazione Minoprio centro vitivinicolo

fondazione minoprioIl centro regionale per la formazione in campo florovivaistico si fonderà con il Centro vitivinicolo provinciale di Brescia.

 

«Fondazione Minoprio è destinata a diventare un punto di riferimento per il vitivinicolo a livello regionale e questo è solo il primo passaggio del progetto» afferma l’assessore regionale all’Agricoltura lombardo Gianni Fava.

«Si tratta di un progetto partito dal territorio, dai consorzi della provincia di Brescia, come ha sottolineato Mauro Tognoli [vicepresidente del Centro vitivinicolo provinciale di Brescia], che va ad arricchire i comparti forti della Fondazione Minoprio sotto il profilo della sperimentazione e della ricerca. In un settore, quello dei vini, che vede la Lombardia unica tra le regioni italiane a registrare una crescita annua dell’export dell’11,6 per cento».

La Coldiretti di Como e Lecco ha rilevato che «sempre più giovani enologi: arrivano anche dalle province lariane» e «più in generale, sono i giovani lombardi a sognare sempre più un futuro in vigna». Infatti: «Tra il 2010 e il 2014, all’Università Statale di Milano, le iscrizioni al corso di laurea di primo livello in Viticoltura ed enologia hanno fatto registrare un boom del 38 per cento», passando «dai 319 dell’anno accademico 2010/2011 ai 440 attuali». Una laurea con buone prospettive di lavoro «con l’82,5 per cento dei laureati che è occupato a cinque anni dalla conclusione del ciclo di studi contro il 74,2 per cento di quelli del gruppo giuridico, secondo le elaborazioni Coldiretti su dati Almalaurea».

«Secondo i dati della Camera di commercio di Milano relativi al 2013 – spiega Coldiretti per il vitivinicolo – in Lombardia nell’intero comparto operano 4.457 imprese, in calo del 3,7 per cento rispetto al 2009, mentre gli addetti sono circa 6.300. La coltivazione di uva è la prima attività con quasi 3.200 imprese, di cui oltre 1.700 in provincia di Pavia. Le altre zone maggiormente vocate alla produzione sono: Brescia, Sondrio, Bergamo e Mantova. Tra le zone di eccellenza c’è anche quella del San Colombano, l’unico vino doc di Milano. Di nicchia la viticoltura delle nostre province, dove si produce l’Igt Terre Lariane».

«Con la riforma degli Enti provinciali dobbiamo trovare soluzioni logiche a Enti che, fino a oggi, gravitavano attorno alle Province, pur operando in autonomia – ha concluso l’assessore regionale –. E, tra i soggetti ideali, la fondazione Minoprio si presentava con le carte in regola per efficienza e capacita di autogestione». «La Fondazione Minoprio sarà sempre più centrale e questo allargamento dei servizi ne è la dimostrazione – ha precisato Fava – . Mi piacerebbe, entro la fine del mandato, razionalizzare i servizi sul territorio regionale, perché troppa gente fa le stesse cose. Questa struttura regge, perché è in grado di sostenere i costi e di funzionare: diventerà certamente un polo di eccellenza dei servizi lombardi al florovivaismo, alla formazione professionale e si allargherà a un comparto che in questo momento vive una fase straordinaria». [md, ecoinformazioni]

12 aprile/ GulashConcerto con Janos Hasur a Tavernerio

gulashconcertoGulashConcerto con Janos Hasur sabato 12 aprile al Centro Civico di Tavernerio per il Baule dei suoni. Il Baule dei suoni invita ad un appuntamento unico sabato 12 aprile alle 20 al centro civico Livatino di Tavernerio con GulashConcerto, una serata gastro-musicale del tutto particolare. (altro…)

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