Aumento tasse frontalieri, una decisione infausta

FRONTALIERI ALTRILo afferma in un comunicato l’Unione sindacale svizzera (Uss): «Non risolve nessuno dei problemi del mercato del lavoro»

A partire dal 1° gennaio 2015, il moltiplicatore comunale per il calcolo delle imposte alla fonte dei frontalieri
che rientrano quotidianamente al loro domicilio aumenterà dal 78% al 100%.
«Una decisione – afferma l’Uss –  che purtroppo riflette il clima di profonda ostilità nei confronti dei frontalieri da mesi fomentato dalle destre populiste e xenofobe». Il Comitato cantonale  stigmatizza questo clima di ostilità «e di squallido populismo a cui è da ricondurre la decisione di aumentare le imposte dei frontalieri. Una decisione che non risolverà nessuno  dei gravi problemi che investono oggi il nostro mercato del lavoro, anzi! La decisione del parlamento risulta inoltre iniqua in quanto tratta in modo diverso i frontalieri rispetto ad un’altra categoria di stranieri presenti nel nostro paese, i cosiddetti globalismi ai quali vengono generosamente e ingiustamente concessi i forfait fiscali. A taluni, ai facoltosi milionari si elargiscono regali, ai salariati già in difficoltà si diminuisce invece il potere di acquisto. Ma questa è la logica che le destre ed il padronato sono riusciti ad imporre in questi anni nei quali si approfondiscono di anno in anno le
diseguaglianze sociali. Il Comitato cantonale e le Federazioni sindacali valuteranno quindi come opporsi a questa decisione considerando anche l’ipotesi di un ricorso al Tribunale federale. I delegati riuniti a Bellinzona hanno nuovamente ribadito che la via per contrastare le distorsioni nel mercato del lavoro passa dal rafforzamento dei contratti, dall’ introduzione di minimi salariali che tutelino tutti i lavoratori dal dumping salariale e dal rafforzamento delle sanzioni nei confronti di quei datori di lavoro che sfruttano senza scrupoli i propri dipendenti. Datori di lavoro che, complice l’assenza di minimi salariali legali e dei contatti collettivi in tutta una serie di rami economici, stanno conducendo una politica salariale che sta trasformando il Ticino in una sorta di zona franca nella quale si sta sviluppando un’economia parallela con salari da fame. Non si risolvono certamente queste problematiche peggiorando le condizioni dei lavoratori». [Andrea Quadroni, ecoinformazioni]

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