Severino/ Mi dispiace, ma io non sono Charlie!

conchSeverino Proserpio, tra i fondatori del Clas (Coordinamento lavoratori stranieri) della Cgil, de I bambini di Ornella e animatore del Centro Giovanni Quadroni  a Kelle in Senegal piange le vittime di Parigi e del resto del mondo e dichiara «Per non fare parte di questo gigantesco teatrino delle emozioni su ordinazione, degli sgomenti selettivi, della solidarietà di facciata, delle amnesie collettive e dell’ipocrisia generalizzata che non metterò bandiera nera, né scriverò “Io son Charlie” Io non sono Charlie. Lo sono stato da piccolo, quando anche Charlie era Charlie. Oggi non lo siamo più né lui né io».

«In questo momento l’uccisione delle dodici persone e in modo particolare dei giornalisti/ artisti nella sede del periodico satirico Charlie Hebdo, sta prendendo le pieghe di un nuovo, mini 11 settembre. E fioccano ovunque messaggi di sgomento, di cordoglio, di solidarietà, di condanna… Anche io sono sgomento, lo sono per ogni persona che muore nel modo in cui sono morti questi ultimi. Sono solidale e feroce sostenitore della libertà di espressione. Sono triste perché alcuni dei vignettisti di Charlie Hebdo (Wolinski in modo particolare, che ho anche conosciuto ad Algeri un secolo fa) mi appassionavano e hanno accompagnato con loro feroce e dissacrante satira tutta la mia adolescenza e i miei desideri di allora (ma anche di oggi) di mandare tutto il mondo a farsi f…
Ma mi dispiace, io non scriverò che sono Charlie Hebdo. Non metterò una bandiera nera sul mio profilo Facebook e non posterò nessun disegno di Charb e nemmeno di Wolinski che mi piace tanto… E se avete tempo di leggere il mio lungo ragionamento vi spiego il perché.
Charlie Hebdo nasce nel 1992 ma la squadra che lo fonda viene da una lunga storia di giornali di satira libertaria. Quello che si può considerare come l’antenato di Charlie è “Hara-kiri” dove lavoravano già vari membri dell’attuale redazione. Hara-kiri se la prendeva con i potenti, con De Gaulle, con l’esercito, con la chiesa e fu varie volte chiuso e riaperto sotto varie forme e titoli.
Era divertente, dissacrante, feroce qualche volta. Ma sapeva di quella aria di libertà dell’epoca. Oggi il Charlie Hebdo è cambiato. Lo si compra ancora, qualche volta, perché ha un nome. Il suo pubblico non è più l’operaio o lo studente senza una lira, ma la “gauche-caviar” della Parigi bene.
Negli ultimi anni poi ha preso una linea editoriale apertamente islamofoba. Non è il fatto di prendere ogni tanto in giro una religione. Quello l’ha sempre fatto anche con la chiesa cattolica. Il problema non è qui. Se prendesse in giro i musulmani, l’islam, il profeta, dio o qualsiasi altro persona o simbolo sacro non ci vedrei personalmente niente di sbagliato. Ma le numerose campagne di Charlie Hebdo contro i musulmani, l’islam, i simboli sacri di questa religione sapevano di accanimento. Faceva parte di una certa cultura molto diffusa negli ambienti che una volta erano stati di sinistra e che oggi sono solo sinistramente cinici. Ambienti che hanno definitivamente deciso di stare dalla parte dei forti e che non hanno più nessuna battaglia vera da portare avanti. Una ex sinistra che si è arresa mani e piedi legati alla logica di mercato, al dominio delle banche e ultimamente anche alla retorica dello scontro di civiltà. Una ex sinistra che considera che l’integralismo islamico sia l’unico e ultimo pericolo che minaccia l’umanità. Una ex sinistra che non ha più sogni né progetti del resto e che si accontenta di guardare il mondo dall’alto della sua presunta superiorità culturale.
Ma non è per questo che non metterò nessun segno di cordoglio per i morti di Charlie Hebdo. Non riconosco a nessuno il diritto di ammazzare nessuno in nome di niente e ancor meno in nome di una qualunque discordanza di opinioni. Le mie ragioni sono altre.
L’attacco alla redazione del giornale satirico viene in un momento particolare. Ancora un anno fa non si parlava per niente di integralismo. Era quasi scomparso dalle prime pagine. E se si vedevano immagini di barbuti in armi nelle strade di Tripoli o di Aleppo venivano chiamati “Rivoluzionari”. E si cantavano le lodi di questi bravi ragazzi. Si legge ovunque che i bravi ragazzi ricevono aiuti da tutte le parti. Si legge un po’ meno che in Siria i ragazzi prendono il controllo di varie stazioni di estrazione di petrolio e che la Turchia, uno stato membro della Nato glielo compra tranquillamente. Si legge ancora meno che oltre agli aiuti e alle migliaia di giovani provenienti da tutto il mondo in aiuto dei bravi ragazzi ci sono anche consiglieri militari che insegnano ai bravi ragazzi a combattere…
Poi all’improvviso tutto cambia. Ritornano a chiamarlo terrorismo, le uccisioni di membri delle minoranze finora taciute vengono a gala. I servizi segreti di tutti i paesi della nato (e i loro numerosi alleati) fanno tutti finta di cadere dalle nuvole scoprendo che migliaia di giovani sono partiti dalle loro città per dare man forte ai “rivoluzionari”. Non sapevano nulla, pare. E noi a scandalizzarci con loro.
Sono ormai decenni che questo giochetto va avanti. Le reti che oggi si chiamano Al Qaeda e poi Isis, Boko Haram e compagnia bella sono stati messi in sella in piena guerra fredda in chiave anti-sovietica. I paesi del Golfo persico in collaborazione con la Nato hanno fatto un montaggio finanziario, propagandistico e organizzativo per far arrivare combattenti da ogni dove. Al Qaeda è l’alleato principale della Nato e ovviamente dei paesi del golfo fino agli anni novanta. Poi poco a poco scivola verso l’area di illegalità.
Intanto la guerra fredda stava finendo e Samuel P. Huntington preannunciava un nuovo conflitto e lo battezzava “scontro di civiltà”.
Nel frattempo arriva la guerra d’Algeria. Centinaia di giovani rientrati dall’Afghanistan contribuiscono a formare i primi nuclei dei Gruppi Islamici Armati. Gruppi che, insieme all’esercito algerino (che anche lui non ha scherzato) hanno fatto passare al paese due decenni infernali. Nel frattempo nelle moschee londinesi soprattutto ma anche francesi, italiane tedesche, individui poco raccomandabili predicavano la lotta armata in Algeria e raccoglievano soldi e facevano fare affari d’oro all’industria delle armi. L’Algeria stava uscendo da una era socialista e aveva bisogno di una piccola spintarella per privatizzare le sue enormi risorse energetiche. E come per miracolo ad ogni concessione firmata con una multinazionale veniva chiusa una rete di sostegno all’integralismo armato. Poi quando le multinazionali presero il controllo del petrolio algerino, le reti diventarono terroristiche e furono smantellate ovunque. O almeno così ci disse la stampa libera del mondo libero.
Fatto sta che nel 2001 ci fu l’11 settembre e ci fu una vera e propria isteria. Chi non aveva terroristi islamici da arrestare se li inventava. Tutti volevano avere la loro minaccia il loro mini attacco. Non fu mai chiaro né chi né perché né come furono eseguiti gli attentati di quel giorno ma cadevano a fagiolo per giustificare le nuove politiche di controllo militare dell’area del medio oriente volute dai neo-cons americani. Sono ormai 14 anni che va avanti la loro war on terror e non ha prodotto che sempre più terror e sempre nuove war.
Ma poi i Neo-cons se ne sono andati e arriva Obama, che dice di voler ritirare le truppe e se ne va al Cairo e fa un discorso lungo e forte in cui dice che tende la sua mano per aiutare alla creazione di un “Nuovo medioriente”. Poco dopo quel discorso le piazze arabe cominciano a muoversi. Il mondo scopre che nel mondo arabo non ci sono solo militari baffuti e ribelli barbuti. In mezzo ci sono popoli colorati e variegati che aspirano, tutto sommato, alle stesse cose di tutti i popoli: dignità, libertà, benessere… Gli islamisti sono del tutto assenti dalle piazze o quasi. Comunque non hanno l’iniziativa. Seguono qualche volta. Qualche volta si ritirano. Ma il “La” lo danno giovani laici, colti e amanti della libertà e dei diritti umani.
Ma questo non soddisfa tutti, sembra. Già nel maggio del 2011, i servizi segreti russi (generalmente ben informati per quel che mi risulta) davano l’allarme sull’imminente ricostruzione di reti integraliste internazionali sotto il commando dello specialista saudita in materia: il principe Bandar Assudairi Ben Saud, artefice di vari gruppi e varie guerriglie islamiste attraverso il mondo. L’obiettivo riportare l’islamismo politico alla testa delle rivolte. L’informazione fu ripresa soltanto dalla rete Voltaire, ufficialmente classificata nel rango dei complottisti e tutti fecero finta di niente.
Oggi tutto quello che era previsto in quell’avvertimento si è avverato e anche di più.
In Libia un comandante “ex” Al Qaeda alla testa di un esercito armato dal Qatar e l’Arabia Saudita e addestrato dalla CIA prende la città di tripoli che le milizie tribali non riuscivano a conquistare e il paese diventa una specie di territorio liberato per i gruppi armati di ogni tipo. In Yemen l’Arabia Saudita rimette il vecchio regime in piedi ma stranamente gruppi armati spuntano ovunque come funghi. In Egitto e Tunisia i fratelli musulmani sono portati al potere su un tappeto di petrodollari. In Siria non ne parliamo… Il resto della storia lo sappiamo.
Nel frattempo in occidente le moschee (non tutte per fortuna ma quelle più estremiste e che sarebbero in teoria anche quelle più monitorate dai servizi) hanno ripreso a diventare luoghi di raccolta fondi e reclutamento. Domani forse se qualche giudice indaga troppo da vicino sul perché, potrà esserci più di un nuovo caso Abu Omar. E poi adesso, da meno di un anno, tutti a gridare al lupo. Ma a che gioco giochiamo. Qualcuno ce lo può spiegare?
Sono ormai 30 anni che i servizi di tutto il mondo giocano come si gioca con il fuoco con i gruppi integralisti. Sono controllati, sono infiltrati, sono gonfiati quando servono e sgonfiati quando non servono. Del resto è quello che si è anche fatto e che si continua a fare con vari gruppi estremisti di destra e di sinistra dalla seconda guerra in qua. Chi si ricorda della sigla “Stai Behind” e dei finti attentati (ma con veri morti) attraverso tutta Europa sa di che sto parlando.
Oggi c’è bisogno di far salire la posta in gioco. La crisi chiede guerre. Le nuove guerre per il controllo del Medio Oriente hanno bisogno di legittimità. La crisi ha sputtanato tutta la classe politica europea e solo la salita degli estremismi di destra può spingere la gente a rivotarli di nuovo. Non ti piace Renzi ma siccome c’è il rischio Salvini (chi sa come mai è sempre in Tv quello?) allora ci vai e lo voti. Del resto anche le reti dell’integralismo armato hanno bisogno di far salire il livello di tensione. Chi vive di violenza e per la violenza ne ha bisogno come dell’ossigeno. Stanno nella stessa logica anche loro.
E allora adesso, commesso il fattaccio, tutti i fascistoidi, che avrebbero volentieri fatto esplodere la testa al gruppo Charlie Hebdo per le vecchie posizioni antifasciste o per le loro posizioni sull’omosessualità e altri temi del genere… Tutti hanno già pubblicato sulle loro bacheche messaggi di cordoglio e tutti piangono lacrime di coccodrillo su questa Europa, che loro vorrebbero libera, ma che è minacciata dai musulmani, dagli africani, dagli asiatici, portatori di valori antidemocratici!!!  E sui set televisivi hanno già cominciato a raccogliere i frutti di questa vera e propria mana politica servita loro su un piatto… di piombo.
É per non fare parte di questo gigantesco teatrino delle emozioni su ordinazione, degli sgomenti selettivi, della solidarietà di facciata, delle amnesie collettive e dell’ipocrisia generalizzata che non metterò bandiera nera, né scriverò “Io son Charlie” Io non sono Charlie. Lo sono stato da piccolo, quando anche Charlie era Charlie. Oggi non lo siamo più né lui né io.
Oggi Charlie non fa più ridere nessuno e a me mi viene voglia di piangere, ma da solo, ma in disparte. Mi vien da piangere, ma non solo per Wolinski o per i suoi colleghi. Mi vien da piangere per tutti i morti di questa sordida storia. Mi vien da piangere per le centinaia di migliaia di morti durante la guerra sporca in Algeria, per gli amici che vi ho perso. Mi vien da piangere per le vittime del world Trade Center, per il mezzo milione di Iracheni, le centinaia di migliaia di afghani, pachistani, per le decine di migliaia di libici, di yemeniti, di palestinesi, per le centinaia di migliaia di persone uccise in Siria, il tutto in una tragica farsa chiamata Scontro di civiltà».  [Severino Proserpio per ecoinformazioni]

8 thoughts on “Severino/ Mi dispiace, ma io non sono Charlie!

  1. Non credo che sommando gli errori questi alla fine diano somma zero.. Pur non condividendo magari il contenuto di certi scritti, dobbiamo riconoscere il diritto a tutti delle loro opinioni, ma nel rispetto della democrazia e della pace. L’equidistanza è nemica della pace,
    Con simpatia.
    Arduini Antonio

  2. Domenica scorsa c’è stata la più grande espressione di umanità raccolta in comunità.
    Finalmente l’Europa da segni di vita, e gli uomini danno segno di essere solo uomini e non bestie.
    Serviva forse un attentato per accorgersi di quanto siamo distanti, tra di noi pur convivendo ogni giorno insieme, finalmente un volto del mondo che ci piace senza fare populismo, senza demagogia… una marcia contro il terrore pulita, con politici ma senza politica, con etnie diverse ma senza razzismo, quella fiumana di persone che si portava via ogni paura.
    Finalmente ho visto la gente muoversi insieme, quella gente che volevo vedere dopo l’attentato alle torri gemelle, quella gente che avrei voluto vedere per Falcone Borsellino, quella che avrei voluto vedere alla fine della seconda guerra mondiale, ed incredibilmente l’abbiamo vista oggi per l’attentato a Charlie Hebdo…. Due milioni di persone muoversi contro un nemico comune… finalmente, la prova più grande di fratellanza mai vista prima.
    Je suis Charlie…. Noi siamo Charlie.
    Eppure a qualcuno questo motto non è piaciuto. Severino che con un suo articolo ha annichilito il pubblico di internet e non solo.
    In altre occasioni sarei d’accordo con lui, con quanto di giusto scrive, in altre occasioni però….
    È vero noi non siamo Charlie e non abbiamo il coraggio di esserlo, ma a differenza di tutti gli altri attentati questo a colpito una libertà, oltre quella di vivere, quella di esprimersi nel modo che ognuno ritiene più giusto, e quante volte noi durante il giorno ci esprimiamo… mentre mangiamo, mentre andiamo a scuola, al lavoro, mentre dormiamo… ogni cosa che noi facciamo è sinonimo di libertà d’espressione, non colpisce solo il mondo del giornalismo, non ha colpito solo alcuni, ma tutti. Tutti noi ci sentiamo Charlie per questo e non perché vogliamo far parte di un teatrino di emozioni su ordinazione, come scrive lo stesso Severino. Le emozioni sono su ordinazione… è inutile negarlo, ogni uomo prova emozioni in relazione ad un qualcosa, ma non sempre solo quando quel qualcosa gli si presenta. Io sono Charlie, tu sei Charlie… tutti noi lo siamo e come potremmo non esserlo, senza andare oltre, lo diciamo a bassa voce, ed ecco forse una delle poche volte se non l’unica che i social ed internet partecipano, anzi fanno partecipare il mondo ad un dolore collettivo.
    Senza guardare ad altro, se lo si è fatto apposta, se centra Al Qaeda o meno….
    Sappiamo perfettamente cosa succede nelle terre di guerra e chi sono davvero i veri cattivi, ma oggi non centra più neanche questo.
    Due milioni di persone sono andate lì per esprimere la loro più partecipata voglia di dire: “ noi non staremo in silenzio, continueremo ad esprimerci, continueremo a vivere”.
    Oggi per la prima volta nella mia breve vita, mi convinco non so perché, forse anche preso da questa isteria di massa che ogni persona che ha messo sulla sua bacheca quella scritta: “JE SUIS CHARLIE” credeva realmente di esserlo, per un giorno, per un ora, anche per un minuto a creduto di esserlo.
    Mi sono convinto che la gente comune non ha più paura, come un tempo che se deve scendere in piazza a combattere lo farà che sia Al Qaeda, la mafia, la politica…. Da oggi ho capito che c’è speranza, perché potranno ucciderne uno…cento, mille… ma mai tutti.
    Continuiamo ad essere Charlie, per il nostro bene, per il bene comune….
    Je suis Charlie e non lo scrivo per essere parte della massa… lo scrivo per distinguermi.

  3. LA MANIFESTAZIONE DI pARIGI MI è PIACIUTA …PER LA PARTECIPAZIONE DI POPOLO…GRAVISSIMO CHE TRA I PEGGIORI E COLPEVOLI LEADERS DEL MONDO (RENZI MERKEL NETANIAU . SARKOSY HOLLANDE… ABBIANO TENTATO …SPERIAMO A VUOTO …DI VEDERE RAFFORZATA LA LORO LEADERSHIPS…

  4. Sono d’ accordo con Severino! In questo periodo di crisi economica senza precedenti, questo attentato a Charlie Hebdo, becero e disgustoso come TUTTI gli attentati, è una manna per i governi occidentali e filo- occidentali perchè li sta rafforzando. Io ne ho avuto abbastanza, dopo il 11 settembre, dei discorsi retorici sulla nostra democrazia e sul pericolo che viene dall’Islam. Rivendico il diritto di non schierarmi e di pensare con la mia testa, senza condizionamenti.

  5. Sono d’accordo con le parole di Severino, aggiungendo solo che il diritto di libertà d’espressione non passa attraverso la prepotenza di insulto e disprezzo di chi è diverso da te. La satira deve fare sorridere e riflettere non provocare rabbia e violenza in chi legge. Le parole sono importanti e come i ns pensieri scatenano tutte le azioni dell’uomo.

    1. DISCUTIAMO DI RELIGIONI : OBAMA E USA NON SI SCHIERANO PRO-CHARLIE PERCHE’ I PRINCIPI DELLA COSTITUZIONE AMERICANA SONO NATI NELLO SPIRITO DEI PADRI PELLEGRINI
      (PURITANI UN PO’ FANATICI FUGGITI DA PERSECUZIONI RELIGIOSE )……PER CUI LA COSTITUZIONE USA VIETA TROPPO ESPLICITE CRITICHE E TANTO MENO SATIRE PUNGENTI E VELENOSE A GRUPPI RELIGIOSI….
      — LA COSTITUZIONE FRANCESE NASCE DA VOLTAIRE E DALL’ ILLUMINISMO CHE PREDICA E OSANNA OGNI CRITICA LAICISTA ANCHE ESTREMA …
      TRA USA E FRANCIA C’E’ IN MEZZO L’ATLANTICO …COME AL TEMPO DEI PADRI PELLEGRINI
      P.S. – NELLE ULTIME ORE PAPA FRANCESCO PARE SI SIA ISCRITTO —–AL PURITANESIMO AMERICANO U.S.A.

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