Mese: Aprile 2015

Bella ciao 2.0

Il teatro di Chiasso il 23 aprile è pieno come non si è mai visto: a richiamare tanto pubblico è lo spettacolo Bella ciao che, a distanza di cinquant’anni, rimette in scena uno dei capisaldi del folk revival italiano.

Nel 1964, al Festival dei due mondi di Spoleto, il Nuovo Canzoniere Italiano – con la regia (ma forse si dovrebbe dire con l’istigazione) di Roberto Leydi e Filippo Crivelli – propose una scelta ragionata di musiche popolari; fu un avvenimento epocale da molti punti di vista, sia per le polemiche che seguirono quelle frasi “sbattute in faccia” al “colto” e sussiegoso pubblico dei concerti, sia per il segno che lasciò nella cultura italiana non solo musicale, tanto che chiunque si occupi di questi temi (cioè di cultura popolare in senso lato) più o meno si riconosce “figlio” o “figlia” di Bella ciao.

A distanza di mezzo secolo, l’anno scorso, a Franco Fabbri – musicista e musicologo – è venuta l’idea di riproporre quell’esperimento, di rimettere in circolo quell’esperienza. Certo i tempi sono cambiati. Nel 1964 tra i principali obiettivi dello spettacolo c’era quello di portare in primo piano le persone che avevano “costruito” quei canti “popolari” (uomini e donne in carne ed ossa, contadini e contadine, operaie e operai), di farne vedere i volti, di farne ascoltare le voci poco “educate”, di presentarne persino le movenze, i comportamenti, i difetti; l’obiettivo era quello di far capire che quella cultura esisteva davvero, che non era un’invenzione di un gruppetto di ricercatori. Così, sul palco di Spoleto, a darsi manforte reciproca stavano l’uno a fianco dell’altra, Michele Straniero e Giovanna Daffini, Giovanna Marini e il duo di Piadena, ricercatori e ricercatrici insieme a quelli che – in gergo etnomusicologico – si sarebbero dovuti definire “informatori” e “informatrici”; e invece – così si voleva mostrare – erano persone vere e vive.

A distanza di cinquant’anni quei mondi non esistono più e sarebbe stato ipocrita riproporne una versione filologica. E quindi l’obiettivo di questa nuova Bella ciao è diverso, riassumibile nell’idea di mostrare quanto quelle canzoni (e quell’operazione di riproposta) conservino intatta la loro forza espressiva, la loro capacità di illuminare quei mondi e quella cultura e, insieme, di emozionare. E poi c’è, probabilmente, l’intenzione è quella di mostrare che l’attenzione alle musiche “etno” e “world” ha radici lontane e intenti politici che non si dovrebbero dimenticare.

Ed ecco che la compagine sul palcoscenico, straordinariamente ben assortita, riesce a restituire questa complessità, questa stratificazione di motivi e di interessi: le voci femminili di Ginevra Di Marco, Lucilla Galeazzi, Elena Ledda (ciascuna con la propria ascendenza geografica-culturale – toscana la prima, romana la seconda, sarda la terza – e musicale, dall’avanguardia alla musica antica, dal jazz a quella popolare); la voce maschile di Alessio Lega (interprete di primo piano dell’impegno musicale, che porta a sintesi Lecce e Milano) insieme con la sua chitarra; l’organetto diatonico di Riccardo Tesi; le percussioni di tamburi e di corpo di Gigi Biolcati; le chitarre di Andrea Salvadori. Davvero il catalogo è quasi inesauribile, quasi completo: vi si ascoltano gli echi di tutti i diversi folk-revival (Ernesto De Martino e Cesare Bermani, Giovanna Marini e Michele Straniero), ma anche parecchi decenni di musica cantautorale (da Jannacci a Fabrizio De André, passando per De Gregori e altri ancora), per tacere delle lezioni apprese dalla musica contemporanea e jazz. In questi cinqunat’anni – è vero – si è persa la forza dirompente delle “a” apertissime di Giovanna Daffini (“spampaaanaaate” come ha sempre raccontato in concerto Giovanna Marini), delle chitarre naif del Duo di Piadena, ma questi testi e queste musiche – da O Gorizia a Son cieco e mi vedete, da Tutti mi dicon Maremma a La mamma di Rosina – hanno ancora molto da raccontare e da insegnare.

Il pubblico mostra di gradire e di capire: il teatro di Chiasso a tratti sembra “venir giù” per gli applausi e per l’entusiasmo.

Senza esagerazioni, senza presunzioni (anzi – sembra di intuire – con autentico rispetto nei confronti delle madri e dei padri di quell’ormai antica esperienza), ma con molta creatività e molta partecipazione (“abbiamo deciso di rifare queste canzoni così come le preferivamo” dichiara con assoluta sincerità Riccardo Tesi in apertura), lo spettacolo dimostra la vitalità della musica popolare che è assolutamente fuori luogo pensare di chiudere in un recinto, foss’anche quello della ricerca e della filologia.

Una lezione di musica, di poesia, di metodo e – perché no? – anche di politica. In fin dei conti Bella ciao è diventata la canzone della Resistenza e della Liberazione. [Fabio Cani, ecoinformazioni]

Alcuni momenti dello spettacolo.

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30 aprile/ Forenza: Ecco perché ci fa paura il Ttip

forenza prcEleonora Forenza sarà a Como giovedì 30 aprile alle 21 nel Salone Bertolio in via Lissi 6 a Como-Rebbio. L’esponente del Prc, parlamentare europea de L’altra Europa, illustrerà le ragioni politiche, economiche e sociali che rendono necessaria e urgente la più ampia mobilitazione contro il famigerato Ttip. L’incontro sarà coordinato da Giovanna Fierro, dell’Organismo nazionale dell’Altra Europa, e Fabrizio Baggi, della Segreteria provinciale del Prc di Como. Sarà disponibile per l’incontro il n. 491 di ecoinformazioni (edizione su carta della rivista) che dedica il tema alla lotta contro il Ttip con articoli di Marco Lorenzini, Massimo Lozzi, Fausta Bicchierai, Antonio Muscolino e Manuela Serrentino.

Tu non sai le colline/ Parole e musiche

Tu non sai le collineTra gli appuntamenti in programma per le celebrazioni del 70ennale della Liberazione, Figino Serenza ha scelto di allontanarsi dalla retorica, proponendo alla cittadinanza una serata poetica e musicale. Grazie all’Istituto di storia contemporanea Pier Amato Perretta, il Comune ha organizzato, insieme alla biblioteca, un recital pensato proprio per il 25 aprile. Tu non sai le colline –dove si moriva per la libertà-, un testo scritto da Gabriele Penner (fondatore dell’associazione di promozione sociale Teatro d’acqua dolce), da lui interpretato insieme ad Arianna Di Nuzzo. Narra la resistenza attraverso la letteratura italiana, per una visione d’insieme del percorso umano che ha caratterizzato la vita di chi ha scelto di resistere, perché come scriveva Pavese: “Chi lascia fare e s’accontenta, è già fascista”. Testo nato lo scorso anno, ma in versione inedita grazie al coinvolgimento musicale di Fabrizio e Mauro Settegrani; una collaborazione dal forte impegno civile che ha lo scopo dichiarato di nutrire la memoria. Si sono alternate letture e canzoni, la colonna portante di tutto il recital è stata La casa in collina di Cesare Pavese, pubblicato nel 1949. La calda voce di Penner e quella fragile di Di Nuzzo non hanno mai perso il ritmo, anzi, proprio alternandosi ai brani interpretati con passione dai Settegrani, hanno permesso al numeroso pubblico presente di mantenere alto il coinvolgimento emotivo. Sono entrati come pura luce i versi di Pier Paolo Pasolini, così come quelli di Salvatore Quasimodo hanno mostrato la disperazione di una mano che cerca tra la polvere, la città morta. I Settegrani hanno interpretato pezzi propri e canzoni note: se Nutri la memoria è un loro classico, Ma mì di Strehler e Carpi, ha fatto cantare tutto il pubblico; diversa la sorte toccata a La pianura dei sette fratelli, un silenzio partecipe per ricostruire la vita dei fratelli Cervi. La poesia più popolare è stata sicuramente Se questo è un uomo di Primo Levi, che è sempre capace di descrivere minuziosamente tutto il dolore provato. Altre letture hanno narrato di una guerra, dove nel silenzio implacabile si covava vendetta, lucide le parole del poeta Franco Fortini: “Il nostro cuore non è più d’uomini”.
E alla fine di tutto c’è stata un po’ di retorica, ma di quella che non stanca: ora e sempre resistenza, sulle note di Bella Ciao, cantata da tutti con grande trasporto. [Barbara Rizzi, ecoinformazioni]

Un settantesimo degno della Liberazione

Nonostante un po’ di pioggia, la celebrazione ufficiale del settantesimo 25 aprile si è svolta degnamente: con molta gente, ricordi appassionati e approfondimenti meditati, il doveroso omaggio al Monumento alla Resistenza Europea (finalmente riportato a una condizione adeguata alla sua importanza ideale, grazie anche alla collaborazione di molti enti e associazioni antifascisti), l’inaugurazione della targa commemorativa degli internati e degli “schiavi di Hitler” e soprattutto il ringraziamento alle persone che concretamente hanno operato per la Liberazione (tra le altre, oltre al comandante partigiano Mario Tonghini, che ha parlato dal palco, erano presenti, circondate dall’affetto della città, Ines Figini e Rosalinda Zariati).

Ecco alcune immagini della mattinata, a cominciare dalla cerimonia di Rebbio, in ricordo di Alfonso Lissi, per continuare con quella del Monumento alla Resistenza Europea di Como. [Fabio Cani, ecoinformazioni]

 

Rebbio: omaggio ad Alfonso Lissi.

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Como: la deposizione delle corone al Monumento alla Resistenza Europea.

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Como: l’inaugurazione della targa ai deportati e agli “schiavi di Hitler”.

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Mario Lucini, sindaco di Como.

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Giovanni Bianchi.

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Mario Tonghini, nome di battaglia “Stefano”.

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Ines Figini e Rosalinda Zariati.

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Valter Merazzi, Centro studi “Schiavi di Hitler”.

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Carlo Della Torre, deportato in Germania.

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In alta uniforme al Monumento alla Resistenza Europea.

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Video/ La Liberazione a Como

25 aprileNonostante la pioggia, al Monumento alla Resistenza Europea ai Giardini a lago a Como dalle 10 di sabato 25 aprile si sono radunate centinaia di persone (tutte le anime della sinistra, del centrosinistra, dell’associazionismo resistente) per celebrare il 70° delle Liberazione dal nazifascismo. Le autorità hanno scoperto la lapide agli schiavi di Hitler e sono iniziati i discorsi ufficiali. Il sindaco di Como Mario Lucini ha tracciato la storia e il valore della Resistenza nel territorio lariano sottolineando anche il ruolo svolto in essa dalle donne, Giovanni Bianchi, per l’Anpi, ha messo al centro il tema del lavoro e la capacità nella Resistenza e nei lavori dell’Assemblea costituente si valorizzare le differenze e ricondurle a una sintesi condivisa nell’interesse di tutti.

25 aprile/ La festa della libertà con l’Anpi a Como e a Milano

70anniresistenzaA Como le celebrazioni del 70° della Liberazione, preparate da una vastissima serie di iniziative nei giorni precedenti, alle quali seguiranno altri appuntamenti anche dopo il 25 aprile [vedi post specifici di ecoinformazioni], si apriranno sabato 25 aprile  alle 8,45 per avere il momento istituzionale e corale con la manifestazione al Monumento alla Resistenza europea alle 10,30 ai Giardini a lago a Como, e concludersi alle 14 a Milano con la grande manifestazione nazionale. (altro…)

Video/ La Sala Stemmi piena d’affetto e stima per Ermanno

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Sala Stemmi colma di affetto e di stima per Ermanno Pizzotti. Celeste Grossi, Bruno Magatti e Luigi Nessi, presente anche Vincenzo Sapere, hanno introdotto per Paco-Sel, venerdì 14 aprile nella Sala Stemmi del Comune di Como, il ricordo di Ermanno Pizzotti. Tantissimi gli interventi di personalità della politica (Silvia Magni in rappresentanza del sindaco) e della cultura comasca, amici e amiche di Como e di Ferrara, colleghe di lavoro. Le loro parole hanno tinteggiato alcuni aspetti della personalità e delle attività di Ermanno Pizzoti tessendo un ricordo a più voci, una commemorazione struggente e affettuosa, manche serena e ironica come lui stesso avrebbe voluto. Distribuita ai presenti la nuova edizione di ecoinformazioni del De Novocomi origine. Già on line sul canale di ecoinformazioni tutti video del ricordo degli amici e delle amiche di Ermanno. [Foto Claudio Fontana]

Già on line canale di ecoinformazioni  tutti gli altri video. 

24 aprile/ Con Ermanno a Palazzo Cernezzi

ermanno pizzzottiPaco-Sel invita gli amici e le amiche di Ermanno Pizzotti a ricordare, venerdì 24 aprile alle 18 nella Sala Stemmi del Comune di Como,  la sua vita e il suo impegno civile per una città più giusta e più umana. Ecoinformazioni per l’incontro ha stampato e distribuirà una nuova edizione di De Novocomi origine.

 

Video/ 70 anni di liberazione da ricordare e nuove resistenze da conoscere

comoamtifascitaNon casualmente in un luogo resistente, il Gloria del circolo Arci Xanadù di Como, l’incontro del 23 aprile per i 70 anni dalla Liberazione è stato seguito da un centinaio di persone. La serata, introdotta e coordinata da Luca Frosini di Arci-ecoinformazioni, si è aperta con un video dedicato alla resistenza di Erri de Luca, processato per le sue dichiarazioni sulla resistenza No tav. Nel dibattito Graziano Fortunato, responsabile del gruppo Pace, ambiente e stili di vita di Arci Lombardia, ha illustrato esperienze di nuove resistenze in Palestina, Bosnia, Grecia evidenziando anche come il comune cammino degli organizzatori dell’incontro sui 70 anni della Liberazione sia un esempio di cosa si intende per Coalizione sociale. Clara Spolaor, lavoratrice del Mercatone Uno, ha illustrato le tappe e il significato della lotta resistente per la dignità del lavoro contro i licenziamenti. Nella testimonianza di   Libera Como, svolta da Luca Federici, della Rimaflow,  ancora la dignità del lavoro e un’esperienza nella quale la riappropriazione di una fabbrica da parte di chi la anima con il lavoro e lo sviluppo di pratiche mutuo aiuto ha fino ad ora vinto l’oppressiva violenza dello sfruttamento delle persone declinando una più corretta pratica della legalità intesa non come supino rispetto delle leggi ma anche – come nell’insegnamento di don Ciotti -, quando esse mortificano la dignità, capacità di superarle. Alle relazioni è seguita la proiezione del film-documentario di Samuele Rossi La memoria degli ultimi. L’incontro è stato organizzato da Anpi sez. di Como, Arci Como, Comitato Soci Coop Como, Cgil-camera del lavoro di Como, Libera Como, Ass. Nazionale di amicizia Italia Cuba di Como, Istituto di storia contemporanea P.A. Perretta, ecoinformazioni, Emergency gruppo di Como e Comitato comasco per la difesa della Costituzione. 

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