Giorno: 13 Settembre 2015

Europa+Resistenza: una giornata importante a Como

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La giornata di studio “Europa+Resistenza: memoria e progetto in 70 anni dalla Liberazione” di sabato 12 settembre è stata davvero un momento importante di riflessione politica e storica sul periodo trascorso da quel 25 aprile che segna per l’Italia la conquista della democrazia.
Organizzata dall’Anpi (Comitato provinciale di Como e Comitato regionale della Lombardia) con la collaborazione dell’Istituto di Storia Contemporanea “Pier Amato Perretta” e il patrocinio del Comune di Como (che ha concesso l’uso della Sala degli Stemmi in Municipio), ha visto la partecipazione di un folto pubblico: più di 100 persone nel corso della mattinata; qualcuna meno alla ripresa del pomeriggio; ma ancora alle conclusioni di Alessandro Pollio Salimbeni, vicepresidente nazionale dell’Anpi, dopo quasi 7 ore di lavori, in sala c’era una quarantina di persone.
Avendo partecipato intensamente all’organizzazione di questa giornata, è per me impossibile darne una cronaca distaccata, e perciò preferisco limitarmi a sottolineare alcuni aspetti che mi sono sembrati salienti.
Il primo è ovviamente relativo al successo dell’iniziativa; quel centinaio di persone attente per un programma così impegnativo deve far riflettere sia sull’opportunità di non fermarsi alle facili proposte di “consumo” culturale, cui tutti a volte cediamo, sia sull’esigenza di lavorare seriamente alla promozione degli incontri (in questo caso il lavoro fatto dall’Anpi di Como è stato davvero capillare) per non sprecare occasioni.
Il secondo riguarda la qualità degli interventi; anche su temi assai praticati come quelli in campo (“Europa” e “Resistenza”, con i loro annessi e connessi) è possibile ascoltare riflessioni non rituali, approfondimenti non scontati e – soprattutto – rimandi interdisciplinari in grado di sollecitare un ulteriore lavoro fecondo di risultati dal punto di vista politico e storico. Mettere insieme nella stessa giornata, le questioni relative all’economia, alle migrazioni (e l’attenzione a questo tema è stato deciso mesi fa, avendo ben presente l’importanza del tema a livello europeo, ma non sull’onda emozionale dell’attenzione mediatica ai fatti degli ultimi giorni), al neofascismo, affiancandole con approfondimenti sulla storia e la memoria e la comunicazione, dovrebbe aver reso evidente anche alle persone più disattente che la complessità della situazione attuale non può che essere affrontata con una pluralità di strumenti. Costretto a limitare le mie note per l’evidente inadeguatezza delle mie competenze su molti argomenti (sinceramente mi risulta difficile entrare nel merito di alcune argomentazioni proposte ieri), mi piace mettere in evidenza come l’intervento del professor Gianni Perona di Torino abbia contribuito con chiarezza esemplare a dare un nuovo contesto significativo agli stessi concetti di “Europa” e di “Resistenza”, ricollegandole entrambe alle correnti di pensiero europee (che noi troppo spesso, vittime di un inconsapevole provincialismo, ignoriamo); basterebbe l’excursus sull’origine del diritto alla “resistenza” nella Rivoluzione francese a rendere utile la “lezione” di ieri. Allo stesso modo nel pomeriggio l’approfondimento sul Monumento alla Resistenza Europea (con l’intervento di Renzo Pigni e il mio) ha condotto all’apertura internazionale dedicata ai monumenti “per difetto”, su cui Adachiara Zevi ha fornito uno scorcio affascinante, a partire dal memoriale delle Fosse Ardeatine di Roma (un «vero capolavoro» troppo poco valorizzato, ha detto, come del resto il monumento comasco o quello milanese dedicato ai deportati, realizzato su progetto dello studio BBPR).
Il terzo aspetto ci riporta prepotentemente all’attualità, anche locale. L’intervento sui movimenti neofascisti, centrato sulle loro espressioni “istituzionali” e condotto con precisione da Anna Colombo, si è ricollegato idealmente con quello di Saverio Ferrari in serata a Cantù, organizzato per protestare contro il “festival” di Forza Nuova accolto dal sindaco canturino Bizzozzero. Entrambi gli interventi hanno reso evidente che una certa acquiescenza nei confronti dei movimenti neofascisti, neonazisti e genericamente razzisti deriva molto spesso da una ignoranza di fondo sui loro veri connotati e sulla loro reale storia e penetrazione. Nei fatti, anche le vicende recenti dimostrano come l’antifascismo non sia un “vecchio arnese” ormai inutile nel mondo globalizzato, ma si rispecchi viceversa nell’esigenza di affinare le conoscenze e le risposte a una galassia di gruppi e associazioni intenzionati a riportare l’Europa intera a condizioni predemocratiche.
L’incontro di sabato si è proposto come uno sfaccettato tassello di questo complesso processo. Questo primo sforzo è stato premiato da molta partecipazione. Serve, adesso, proseguire.
[Fabio Cani, ecoinformazioni]

Guarda anche sul canale di ecoinformazioni i video dell’iniziativa.

La galleria degli interventi

 

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Guglielmo Invernizzi, presidente provinciale Anpi, e Mario Lucini, sindaco di Como.

 

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Filippo Giuffrida Rèpaci e Tullio Montagna, presidente regionale Anpi.

 

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Luca Michelini.

 

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Gianni Perona.

 

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Carlotta Gualco.

 

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Renzo Pigni.

 

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Adachiara Zevi.

 

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Giuseppe Calzati, presidente Istituto di Storia Contemporanea, e Anna Colombo.

 

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Alessandro Pollio Salimbeni.

 

Per i diritti dei migranti siamo in tanti

Ragazza con bongo webVenerdì 11 settembre, alle 20.30, a Como parte da San Fedele la marcia delle donne e degli uomini scalzi. L’iniziativa si è svolta in giornata in almeno altre sessantadue città.
Sono davanti al Duomo, con le mie scarpe in mano, e sorrido. Sorrido guardando Il baule dei suoni che mette in musica canzoni di altre terre, e c’è una ragazza uguale a me che suona un piccolo bongo. E dire che ero arrivato in piazza San Fedele inquieto e arrabbiato con il mondo, ma facciamo un passo indietro.

Tante persone, tante associazioni, partiti, sindacati e tanti giovani si sono ritrovati in piazza San Fedele, per iniziare una marcia più che pacifica: “indifesa, senza scarpe”. In questa maledetta latitudine geografica dove la violenza nazifascista si prende ancora i suoi spazi con la forza, cercando di camuffarsi maldestramente come “meeting sportivo” prima, e poi con vecchi sofismi, noi eravamo lì. Nel cuore della città, tanti, tantissimi, visibili, indifesi, gioiosi, umani.

Nessun passante che gridasse la differenza tra buonisti e arrabbiati, “accoglieteli a casa vostra!”, slogan partito da una politica che non ha saputo dare soluzioni per tanti anni, e ora scarica la colpa sulla gente. Avrebbe scoperto che non c’è nessun “buonista”, che siamo più arrabbiati noi. Non vogliamo trattare queste persone come bambini, non vogliamo assistenzialismo, né tanto meno soluzioni che fanno ribollire il sangue ancora di più (facciamoli lavorare gratis, magari nei “meeting sportivi” di Forza nuova).Vogliamo sia lo stato a dare soluzioni, vogliamo politiche di accoglienza serie, non che il tutto sia trattato come fosse una calamità naturale cadutaci addosso. Non vogliamo che chi addita il migrante come capro espiatorio sia il primo a specularci sopra voti e soldi. È la gente a chiederlo, quella che sta in piazza, quella che non si nasconde. È la stessa che in Germania accoglie i profughi tra applausi e doni, la miglior immagine di un unico popolo, che chiede alla politica di non costruire quei muri che poi le persone devono scavalcare tragicamente.

Con tutti questi pensieri da “sarà che a vent’anni è tutto ancora intero” (ventuno), o “sarà che voglio un mondo che abbia sempre vent’anni”, mi sono ritrovato in piazza Duomo senza rendermene conto. Alcuni interventi al megafono, che qui risuona molto più chiaro che in piazza San Fedele, poi inizia il concerto de Il baule dei suoni, un’orchestra di ragazzi e ragazze.

E ora non ho più nessuna digressione a disposizione per ritardare lo scioglimento dell’indovinello iniziale. Da quando sono tornato dal mio anno di servizio civile non riuscivo a capacitarmi di come le persone vedessero povertà dove io vedevo una ricchezza inestimabile. Quando sale un latinoamericano sul bus non cambio posto, ma spero si sieda vicino a me. Le volte in cui ho discusso in spagnolo con loro, io visibilmente emozionato, ho guadagnato pericolosissimi inviti a feste di compleanno, o saluti di commiato con abbracci sinceri, senza nemmeno che mi si rubasse il portafoglio. Che fascino le donne con il velo, o gli uomini con questi calzoni leggeri e colorati, chissà quante storie e quanto avrebbero da insegnarci su noi stessi. Tornato dalla formazione dei nuovi servizio civilisti, persone meravigliose come sempre, la voglia di ripartire anch’io tra una settimana era tanta, e mi è apparsa più che mai davanti agli occhi la stranezza di questo mondo. C’è chi parte e va oltre oceano per arricchirsi di diversità, e noi abbiamo tutti i popoli del mondo sotto casa. Non è semplice avere a che fare con culture differenti, tutt’altro, ma ormai credo di non poterne fare più a meno.

Ho i piedi scalzi, sorrido e guardo questa ragazza con disabilità che suona il suo piccolo bongo, non sbaglia un colpo, è felice come se suonasse per la prima volta queste canzoni che parlano di terre lontane. Sicuramente siamo in due a pensarla così, poi alzo lo sguardo, la piazza è piena. Siamo in tanti. [Stefano Zanella, ecoinformazioni]

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