Giorno: 10 Novembre 2015

Esperanza Spalding: di afro in afro

Dopo una promozione in cui l’attenzione sembrava rivolta più all’apparenza fisica che alla sostanza musicale di Esperanza Spalding, il concerto al Teatro Sociale di Como nella serata del 9 novembre 2015 può avere costituito, per una parte almeno del pubblico, una sorpresa.
Che il cambio di immagine fosse qualcosa di più di una nuova pettinatura lo si è capito alle prime note. Anzi: anche prima, pur limitandosi a notare la presenza sul palco di un vistoso basso elettrico in luogo del contrabbasso che la giovane strumentista e cantante statunitense aveva praticato all’inizio della sua carriera.
Il nuovo “progetto”, come ormai si usa dire per le molte incarnazioni delle diverse personalità musicali, di Esperanza Spalding è profondamente diverso dai precedenti. Smesse le atmosfere soffuse e delicate, con riferimenti al jazz latino piuttosto che a quello classico, con arrangiamenti spesso basati su dialoghi col pianoforte o con le sezioni d’archi, l’Esperanza salita sul palco del Sociale è decisamente più elettrica, più energica, più ritmica.
Il “progetto”, lo si capisce facilmente, è piuttosto complesso; evidenti sono i richiami ad altre esperienze musicali: si sentono echi di Laurie Anderson (e quindi di molta avanguardia americana), di Joni Mitchell (e quindi di quel versante della canzone d’autore interessata a un incontro col jazz), ma persino di certo progressive d’annata, e finanche di musica colta occidentale (con qualche citazione dell’atmosfera di Façade di William Walton). Il tutto interpretato da una spiccata personalità e da una sensibilità palesemente “afro”.
Se in questa complessità si può cogliere la continuità con le precedenti prove musicali, le novità risiedono sia nell’atmosfera complessiva, decisamente più elettrica – come si è detto – e a tratti addirittura rock (la presenza della batteria di Justin Tyson è determinante, a tratti addirittura sovrastante, così come quella della chitarra di Matthew Stevens, quasi sempre indirizzata a sonorità distorte), sia nella scelta abbastanza netta a favore della vocalità rispetto allo strumento, che Esperanza Spalding suona con molta parsimonia, tranne che nei due lunghi “duetti” strumentali con Stevens, nei quali è però la chitarra a prevalere.
Resta da dire della cornice dello spettacolo che si intuisce, nonostante le difficoltà legate all’idioma americano abbastanza stretto, indirizzato a una narrazione autobiografica e fantastica al tempo stesso, secondo quanto dichiarato fin dal titolo Emily D+Evolution.
Il teatro, affollato in ogni ordine di posti (con l’unica eccezione di qualche palco vuoto), non sembra troppo sconcertato della radicale evoluzione dell’artista (che in genere veniva associata ad altre giovani leve di un jazz raffinato e morbido), applaude ripetutamente e sottolinea così il successo di una proposta musicale non ovvia che, in buona misura, ribadisce il significativo ruolo del Sociale anche al di fuori della musica “classica”. [Fabio Cani, ecoinformazioni]

Cantù/ Fuori Forza nuova, dentro la civiltà con Khalid Chaouki

Khalid Chaouki Cantù

In seguito agli attacchi razzisti al parlamentare Pd Khalid Chaouki da parte di sostenitori di Forza nuova, il Pd ha organizzato a Vighizzolo di Cantù un incontro per discutere della nuova legge che permetterà ai bambini nati in Italia da genitori stranieri di avere la cittadinanza. Il dibattito si è svolto il  9 novembre, alle 21, nella sede del Centro civico di Vighizzolo di Cantù. Sono intervenuti, oltre a Chaouki, Chiara Braga, parlamentare Pd e della segreteria nazionale del partito, e Bilel Akkari dei Giovani democratici di Cantù.

Ha introdotto Filippo Di Gregorio chiarendo che quella sullo  Ius soli è una legge che vuole dare la possibilità di avere la cittadinanza a chi è nato in Italia da genitori stranieri. L’integrazione non ha solo scopi economici ma è una questione più ampia di civiltà e arricchimento culturale.

Passa la parola a Bilel Akkari, brillante studente del liceo di Cantù, ora rappresentante dei Giovani democratici di Cantù, che racconta la sua esperienza. E’ nato in Italia da genitori tunisini e inizialmente alle scuole elementari non ha avuto alcun problema di integrazione, grazie alla perfetta conoscenza della lingua e a una cultura comune. Era ancora uno dei pochi stranieri presenti a scuola, mentre nel passaggio alle medie ha visto l’aumento di ragazzi multietnici con difficoltà linguistiche e culturali che hanno causato maggiore difficoltà di integrazione. Ha notato come la paura e il pregiudizio nei confronti di questi ragazzi fossero determinati in gran parte da una scorretta educazione da parte dei genitori, rendendo i figli poco disponibili a un confronto con realtà diverse, blocco controproducente che impedisce l’arricchimento personale e culturale di ognuno, perché in un dialogo non è necessario cambiare la propria posizione ma solo aprirsi e comprendere. Ma il colore della pelle non basta a creare un’abissale differenza quando la lingua e i valori sono gli stessi. Essere italiani significa rispecchiarsi nella Costituzione e fare propri i valori in essa contenuti. Sottolinea nuovamente l’importanza di parlare correttamente la lingua del Paese e di impararla fin da bambini per facilitare la comunicazione.

Riprende per un attimo la parola Filippo De Gregorio per far notare che l’assessore comunale coinvolto nelle offese al parlamentare non si è presentato a porgere le sue scuse come aveva  annunciato, in compenso molti “amici” di Forza Nuova erano nel parcheggio sottostante ad attendere l’arrivo di Chaouki. [Alla fine dell’articolo si legga la dichiarazione di De Gregorio sull’intimidazione razzista]

Quest’ultimo sorridendo prende il microfono, si alza in piedi e comincia a discutere della nuova legge. Essa è presa come una sfida nel contesto di un Paese in grande confusione, che sta vivendo una crisi. Ci sono due modi per affrontarla: il primo è cercare delle scuse per giustificarla, utilizzando come capro espiatorio chi viene da fuori che ruba il lavoro, è colpa della globalizzazione, eccetera. Oppure si può accettare la sfida delle immigrazione, ritrovando lo spirito di accoglienza dell’Italia e vederla come un’opportunità. Infatti l’Italia è il secondo Paese più vecchio dopo il Giappone.

Siamo tutti focalizzati sull’arrivo dei barconi ma non teniamo conto che i 5 milioni di stranieri presenti oggi in Italia sono arrivati negli anni ’90 perché rispondevano a una domanda di crescita e sviluppo del nostro Paese. Queste persone si sono integrate e radicate nel nostro territorio. La legge si chiama Ius soli temperato perché prevede dei criteri per concedere la cittadinanza, primo fra tutti il radicamento della famiglia nel Paese. E’ la famiglia che deve chiedere la cittadinanza per i figli, che devono già andare a scuola ed avere una reale volontà di radicamento e integrazione. Una volta maggiorenni, spetterà a loro scegliere se mantenere la cittadinanza italiana o prendere quella del Paese d’origine. Infatti alcuni stati, ad esempio la Cina, non prevedono la doppia cittadinanza. La base per la sua realizzazione è il dialogo, base del dialogo è la Costituzione e la condivisione dei suoi valori. Conclude dicendo che: «L’Italia è di chi la ama e condivide i suoi valori. Non è una questione di sangue».

Aggiunge alcune precisazioni Chiara Braga, sottolineando che la legge non toglie niente all’Italia, anzi la arricchisce. Cita una legge passata che prevedeva l’iscrizione all’anagrafe dei bambini nati in Italia solo se i genitori esibivano entrambi il permesso di soggiorno. In caso contrario, il neonato non aveva diritto ad avere un’identità riconosciuta. La nuova legge protegge anche questi casi. Inoltre è prevista una parte non meno importante che obbliga i comuni ad informare i cittadini di questa nuova possibilità di cui molti non sono a conoscenza.

Per concludere si invita il pubblico ad intervenire. Si fa avanti un ragazzo nero che vuole ringraziare tutti, felice di poter dire che anche lui, da un mese, è italiano. [Valeria Peverelli, ecoinformazioni]

L’intimidazione razzista di cui è stata fatta oggetto l’iniziativa è stata così commentata da Filippo Di Gregorio su fb: «Ieri sera, nonostante la presenza di un manipolo di esponenti della destra provenienti da fuori città, che ha dissuaso molti dal partecipare, in una sala piena abbiamo discusso con Khalid Chaouki della legge sulla cittadinanza. Un ringraziamento sentito va alle forze di Polizia e dei Carabinieri, che con grande professionalità hanno gestito una situazione potenzialmente problematica. Continuo a interrogarmi sul perché Cantù sia diventata la ridotta militare di un esercito sconfitto dalla storia come quello dei reduci di Salò. Senza farsi intimidire, ‪#‎cantuguardaavanti».‬

Leggi sulla legge approvata alla Camera il 13 ottobre anche l’articolo di ecoinformazioni con i commenti della Campagna l’Italia sono anch’io e dell’Arci.

Irriverenza e divertimento al Sociale con il Rocky horror show

rocky horror liveDefinito come “la madre di tutti i musical”, The Rocky horror show è uno spettacolo unico nel suo genere, con una fantastica colonna sonora rock che include brani come The time warp e Sweet transvestite, protagonisti irriverenti e bizzarri e una speciale capacità di coinvolgere ed interagire con il pubblico. Così è stato anche nella serata di sabato 7 novembre al Teatro Sociale di Como, dove il pubblico spontaneamente partecipe e in parte abbigliato a tema ha accompagnato le battute degli attori in scena rendendo lo spettacolo ancora più suggestivo.

Il Teatro aveva anche lanciato un concorso per il travestimento più bello; ed è così che una bellissima bimba si è aggiudicata il premio (due biglietti per lo spettacolo delle sorelle Marinetti in programma il 21 novembre) tra una decina di contendenti prima dell’inizio della serata.

The Rocky horror show è stato tradotto in tutte le lingue ed è stato visto in cinque continenti da oltre venti milioni di persone; allo spettacolo è succeduto il film cult movie The Rocky Horror Picture Show con Tim Curry e Susan Sarandon di cui si festeggiano i quarant’anni dall’uscita proprio nel 2015.

La storia racconta l’incredibile e surreale avventura di due fidanzati, Brad Majors e Janet Weiss in viaggio per far visita al loro vecchio insegnante, il dottor Scott. Durante il percorso in macchina, a causa di una gomma bucata, sono costretti a raggiungere a piedi sotto la pioggia un castello nelle vicinanze, il Frankestein place. Il loro arrivo capita in una notte speciale, durante i festeggiamenti della convention annuale dei Transylvani. Bizzarre e singolari creature accolgono alla porta i due fidanzatini, fino all’arrivo dell’eccentrico padrone di casa: Frank’N’ Furter che, rivelando di essere uno scienziato in procinto di realizzare la sua speciale creatura Rocky, li invita a trascorrere la notte al castello come suoi ospiti. Da qui inizia per i due malcapitati la più pazzesca delle avventure.

Grande colonna sonora eseguita dal vivo da una band di cinque elementi con tre coriste e bravi gli attori che hanno concluso lo show invitando il pubblico ad alzarsi e ballare la canzone finale su una stand in ovation di applausi per Lorenzo Fusoni, regista e interprete principale e tutta la sua compagnia. [jl, ecoinformazioni]

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