Mense/ Sul punto unico più contrapposizione che dialogo

Mantenimento della gestione comunale, qualità, rispetto delle norme di sicurezza, riduzione del costo del pasto, attenzione alle necessità specifiche. Questi gli obiettivi primari, evidenziati dalla vice sindaco Silvia Magni, della proposta di istituzione di un punto unico di cottura per il servizio di ristorazione scolastico presentata venerdì 13 novembre alla sala civica di Camerlata.

L’incontro, voluto dall’Amministrazione per aprire una finestra di dialogo con i cittadini sul tema, applicando per la prima volta a Como l’istanza partecipativa dell’assemblea a carattere cittadino, si è configurato già dai primi momenti come un incontro difficile.

Il tema in questione non si presta a un’analisi semplice e presenta diverse criticità intrinseche; ad oggi i quaranta refettori della città sono serviti da 17 punti cottura, sistema che comporta dei costi, in termini non solo economici ma anche qualitativi e quantitativi, «divenuti per il Comune insostenibili»,come sottolinea la Magni. L’indirizzo preso dalla giunta, in un’ottica volta a evitare la privatizzazione, è quindi quello di istituire un unicopunto di cottura a gestione comunale, identificato potenzialmente nella scuola di Via Isonzo, che dovrebbe confluire in quella di Via Picchi.

Risulta immediatamente chiaro, ancor prima di iniziare l’assemblea, come vi siano due diversi punti di contrasto: da un lato l’istituzione stessa del punto unico, dall’altro la chiusura e il trasferimento della scuola di Via Isonzo.

La sala è gremita di genitori e insegnanti pronti a un confronto e intenzionati a bloccare la proposta.

L’incontro si apre con una veloce panoramica, a cura di Massimo Patrignani, dirigente delle politiche educative, sulle caratteristiche di un’assemblea tematica a carattere cittadino, in cui vengono chiarite le modalità del confronto. La prima riunione è volta a illustrare il tema e a dare il via al dibattito. Nei quindici giorni successivi l’amministrazione prenderà in considerazione gli interventi, stenderà una relazione e convocherà un’altra assemblea per fornire le risposte. Per chi voglia esprimere la propria opinione durante questi quindici giorni, l’amministrazione mette a disposizione un indirizzo mail, partecipazione@comune.como.it.A novanta giorni dalla prima assemblea verrà presa la decisione finale che l’amministrazione sarà tenuta a motivare.

Si entra nel merito della proposta con gli interventi della Magni, di Patrignani e di Antonio Ferro, dirigente dell’edilizia pubblica, i quali ribadiscono la necessità di far fronte a un problema di lunga data che negli anni si è progressivamente acuito,chiarendo l’intenzione di non privatizzare il servizio,e descrivono gli aspetti teorici e pratici dell’indirizzo adottato dalla giunta.

«Qualità, produzione dei pasti secondo le più aggiornate linee guida della ristorazione collettiva in ambito scolastico, particolare attenzione per l’uniformità del processo di produzione e per le diete speciali attraverso una linea dedicata, sicurezza alimentare, efficienza, educazione alimentare, sostenibilità ambientale e risparmio energetico – ipotizzando anche un sistema centralizzato di smaltimento del rifiuto organico per evitare pericoli di contaminazione –, rispetto delle normative e risparmio – il personale a tempo determinato sarà ridotto da 44 unità a 3 –» sono i punti cardine su cui si concentra entusiasta Patrignani e che Ferro ribadisce in modo fermo, aggiungendo i dettagli tecnici legati alla scelta delle sedi di via Isonzo e di via Picchi; scelta apertamente basata esclusivamente sull’analisi delle planimetrie delle scuole.

La fermezza degli interventi e la chiusura di fronte alle critiche acuiscono il clima di scetticismo nella folta platea di genitori e insegnanti, destando forti perplessità circa la reale possibilità che il percorso partecipativo sia davvero la scelta dell’amministrazione visto l’ormai già avvenuto inserimento del progetto nel Piano triennale delle opere pubbliche. L’iter procedurale è infatti già stato avviato, prevedendo un tempo di realizzazione di 14 mesi.

Numerosi gli interventi dei cittadini, fermamente contrari alla proposta e concentrati soprattutto sulle problematiche logistiche e didattiche del trasferimento della scuola di Via Isonzo in Via Picchi, sulle possibili ricadute negative sulla qualità del sistema di ristorazione scolastica e del cibo stesso, ma soprattutto sull’effettiva utilità dell’incontro; «Siamo di fronte a un confronto vero e proprio o in realtà è già deciso?» chiede Marco Corengia, genitore di un alunno di Via Giussani, generando gli applausi della platea.

Silvia Magni, in risposta alle critiche sempre più serrate, sottolinea le competenze, all’interno degli uffici comunali, che hanno portato alla stesura del progetto e che hanno convinto l’amministrazione della necessità del punto unico di cottura e del trasferimento della scuola di via Isonzo. Per Magni questa sarebbe l’unica «soluzione al fine di mantenere la gestione comunale del servizio» immaginando come unica alternativa la parziale privatizzazione, estraendo a sorte le scuole. La vice sindaca resta però possibilista riguardo una terza eventuale soluzione che scaturisca dal dibattito democratico e che però tenga conto di tutti i problemi e i costi attuali.

Le assessore Daniela Gerosa e Savina Marelli, presenti all’incontro, non hanno preso la parola, nonostante le sollecitazioni del pubblico. Fino a venerdì 27 novembre sarà possibile inviare proposte, opinioni, idee a partecipazione@comune.como.it.  [Marisa Bacchin, ecoinformazioni]

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