architettura

13 ottobre/ La Porta della rana – Una storia complicata

 

43187766_1080380952143341_6961532256078790656_o.jpg

 

Sabato 13 ottobre, alle 10,30, al Duomo di Como attenzione puntata sulla Porta della Rana della cattedrale: una storia “complicata”, raccontata da Fabio Cani (storia – architettura), mons. Guido Calvi (narrazione – teologia), Mario Longatti (iconografia – mitologia), Mirko Moizi (scultura – arte) e da Gerardo Monizza di NodoLibri. L’appuntamento è per le 10,30 proprio presso la Porta della Rana, in caso di maltempo l’incontro si terrà invece alla chiesa di San Giacomo in piazza Grimoldi.
(altro…)

6 – 28 ottobre/ Cinque scultori comacini raccontano

DSCN2432.JPG

La collettiva di Bruno Luzzani, Vito Valentino Cimarosti, Massimo Clerici, Fabio Ceschina,   Alcide Gallani a S. Pietro in Atrio, in via Odescalchi a Como, sarà inaugurata sabato 6 ottobre alle 16,30 e rimarrà aperta al pubblico fino a domenica 28 ottobre. (altro…)

23 settembre / Wikigita tra le architetture comasche

DSCN5147.JPG

Per il secondo anno di fila, la città di Como sarà scenario di una passeggiata fotografica dedicata alle architetture più iconiche della città, organizzata nel contesto dell’edizione italiana del concorso fotografico internazionale Wiki Loves Monuments, da cui il nome scelto per l’evento: Wikigita. I partecipanti saranno invitati a scattare foto dei monumenti con l’assistenza di un fotografo professionista.

Appuntamento alle 10 di sabato 23 settembre in piazza del Popolo, sede di Palazzo Terragni (noto ai più come “Casa del Fascio”), che il comando della Guardia di finanza aprirà ai partecipanti per l’occasione. Il concorso sarà qui presentato dal team Wikimedia e da Simona Rossotti, assessora per il Turismo e il marketing territoriale del Comune di Como; seguirà una presentazione a cura dell’Archivio Terragni.

La camminata propriamente detta avrà inizio alle 10,30 e toccherà il Broletto, il monumento di Libeskind The Life Electric situato sulla diga Caldirola, il Monumento alla Resistenza europea e l’esterno del Tempio voltiano, prima di raggiungere il Monumento ai caduti, sulla cima del quale sarà possibile salire. Da qui, si proseguirà poi verso l’edificio Novocomum (via Sinigaglia, 1), sede dell’archivio Terragni che sarà pure aperto ai “wikigitanti”. L’itinerario si concluderà per le 12,45.

Per maggiori informazioni, si può consultare la pagina web http://www.visitcomo.eu/it/vivere/eventi/Wikigita-2017/ .

25 maggio/ XXCO a Cantù

Giovedì 25 maggio, alle ore 18.45, presso la Corte San Rocco di Cantù (via Matteotti 39), vengono presentati i due volumi di XXCO, l’opera dedicata all’architettura nel Novecento in provincia di Como e pubblicata quotidianamente durante il 2016 con 366 schede pubblicate online su https://xxcoecoinformazioni.wordpress.com.

Con l’autore, Fabio Cani, ci sarà l’architetto Tiziano Casartelli, direttore del periodico “Canturium”, per parlare soprattutto delle architetture moderne del Canturino inserite nella ricerca. Sarà quindi un primo appuntamento rivolto a un’ulteriore verifica sul campo, uscendo dal capoluogo e dai confini dei “capolavori” più celebrati. Poi, il 7 giugno, ci si sposterà a Lenno, per parlare del “lago del Novecento”.

 

Cultura/ Emilio Terragni racconta la fortuna di essere architetto nell’Italia democratica

Emilio Terragni, nato nel 1929, laureato in architettura nel 1955, in un incontro all’Ordine degli Architetti di fronte a una platea di colleghi, molti dei quali giovani, racconta la sua formazione e gli inizi della sua carriera.

ordinearchitetti-2017gen20-emilioterragni02-mr

 

Lo fa adottando una chiave particolare, arrivando alla professione attraverso l’ideale. Esordisce infatti affermando che la caratteristica fondamentale della sua generazione è quella di aver incontrato la fortuna. E’ una caratteristica che la distingue sia dalla generazione dei padri che da quella dei figli: e la fortuna è precisamente quella di aver potuto esercitare il proprio mestiere, in modo libero e consapevole. La generazione precedente, infatti, è quella che è arrivata a consegnare il testimone stremata, poiché si è trovata a dover esercitare non il mestiere dell’architettura, ma quello delle armi, in una lunga serie di guerre, fino all’ultima, quella civile contro il fascismo. Emilio Terragni cita molti esempi, a partire dall’illustre suo zio, Giuseppe Terragni, travolto dalla tragica esperienza della campagna di Russia; cita Cesare Cattaneo, morto giovane di malattia durante la guerra; cita Banfi e Pagano, uccisi dalla detenzione nei campi di concentramento; ricorda poi anche i molti tornati dalla prigionia, debilitati nel fisico, ma determinati a lavorare per ricostruire un orizzonte di libertà e di benessere.

Si dice poi, però, più fortunato anche della generazione seguente, che ha dovuto confrontarsi con la trasformazione radicale (e la messa in discussione) di un mondo che sembrava solido e che invece era fragile, che ha dovuto confrontarsi con la crisi di una scuola e di una università non più in grado di consegnare un sapere e un mestiere al passo con le esigenze della contemporaneità. Invece, si capisce chiaramente che considera la sua formazione frutto di un processo adeguato, sia rispetto alle esigenze personali che a quelle sociali, in una prospettiva di futuro che appariva effettivamente abbordabile.

ordinearchitetti-2017gen20-emilioterragni01-mr

Al centro di questo processo formativo mette il lavoro di gruppo, di cui rintraccia la genealogia nella pratica dei razionalisti (basti pensare al progetto del gruppo CM8 per il piano regolatore di Como) ma soprattutto nella didattica del Movimento Moderno, incontrata nella scuola estiva dei CIAM a Venezia nel 1953: una straordinaria esperienza vissuta a contatto con maestri dell’importanza di Albini, Gardella, Rogers, Belgiojoso, alle prese con ipotesi di riprogettazione del sistema espositivo dei padiglioni nei Giardini della Biennale. Racconta quindi del progetto del suo gruppo, per un ampliamento leggero (smontabile e trasportabile) di quei padiglioni, evidenziando quale fosse il principio ideale di quel lavoro giovanile: il rapporto tra complessità strutturale e complessità funzionale, con lo sforzo di trovare un equilibrio in grado di garantire il massimo della seconda con il minimo della prima.

Non diversamente ritiene fondativo il primo impegno di lavoro “vero”, nel campo dell’edilizia residenziale pubblica (economico-popolare, come si usa dire), nell’ambito di quella gigantesca impresa che furono i piani Ina-Casa, vero cuore della ricostruzione post-bellica, non solo in termini fisici (c’era da ricostruire un patrimonio edilizio devastato dai bombardamenti e dalle battaglie della guerra) ma anche in termini ideali (perché quel reintegro edilizio si compì con la più grande operazione di coinvolgimento di tutti i ceti della popolazione – maestranze, imprenditori, apparati dello Stato – per dare occupazione e, soprattutto, dignità al lavoro). Gli Istituti Autonomi Case Popolari, che furono, a Como come altrove, i motori operativi di quello sforzo, accolsero al proprio interno, per i propri uffici tecnici, molti giovani professionisti che si confrontarono operativamente con una delle più grandi sfide dell’Italia contemporanea, mettendo a punto soluzioni, per la maggior parte, di grande interesse e qualità.

È, quello di Emilio Terragni, un racconto in buona parte inedito, oltre che lucido e accalorato, e come tale accolto con grande interesse e partecipazione da tutte le persone presenti.

ordinearchitetti-2017gen20-lorenzacerutti-mrLorenza Ceruti che ha coordinato l’incontro

Ma il vero colpo di teatro, Emilio Terragni lo gioca in risposta alla domanda posta da Lorenza Ceruti – esponente di quella generazione successiva già menzionata, e collaboratrice subito dopo la laurea dello studio Terragni. Una domanda solo apparentemente scontata e innocua: “qual è il suo architetto preferito?”. L’architetto risponde prendendola alla larga: non si possono certo citare gli antichi, come Ictino e Callicrate, autori di quel Partenone che pure non è opera da dimenticare, non si possono certo citare i più recenti, perché suonerebbe troppo presuntuoso mettersi in scia con qualche maestro contemporaneo (Giuseppe Terragni e Le Corbusier potevano essere i nomi più attesi dalla platea…). La scelta cade quindi su Thomas Jefferson, architetto dell’indipendenza americana, ideatore della prima Costituzione moderna e padre di un’Università di cui ha progettato non solo gli edifici ma anche l’impianto istituzionale e didattico. È la scelta di un’architettura impegnata e attuale, politica nel senso più alto del termine, cioè nell’unico significato accettabile. È la scelta di una vita. [Fabio Cani, ecoinformazioni]

 

Alcune architetture progettate da Emilio Terragni sono incluse nelle schede di XXCO:

050 – Villa-darsena a Torno

362 – Quartiere di Sagnino a Como

275 – Quartiere di Breccia-Prestino a Como

259 – Mini hotel Baradello a Como-Camerlata

135 – Edificio per residenze e uffici in via Volta a Como

310 – Edifici per residenze in via Palestro a Como

337 – ITIS Magistri Cumacini a Como

 

XXCO – Un quartiere popolare a Como – 001

xxco-jpg-001
001

Ingiustamente poco indagata, la tipologia delle “case popolari”, o anche delle “residenze operaie”, ha dato un grande contributo al panorama contemporaneo di Como e della provincia.

Tra gli innumerevoli esempi presenti sul territorio, abbiamo scelto per iniziare uno dei più precoci, e certo uno di quelli con una più alta consapevolezza di sé e sella sua importanza politica; altri ne seguiranno, anche fuori.

Fabio Cani

scheda 001

scheda 000

On line nel  blog di ecoinformazioni dedicato all’iniziativa, giorno dopo giorno  tutte le schede di XXCO.

XXCO – L’architettura del XX secolo in provincia di Como – 000

xxco1nuovo

Introduzione

Nell’ormai lontano 2007 le amiche dell’Università popolare di Auser mi chiesero il tema per un nuovo corso da tenere per le associate e gli associati. Avventatamente e quasi provocatoriamente, dato il carattere assolutamente non specialistico di quel pubblico, proposi tre incontri sull’architettura contemporanea in provincia di Como e un titolo – che una di loro definì in seguito una sciarada -: 100XXCO, ovvero 100 edifici per il XX secolo in provincia di Como. Allora lo sforzo, per me abbastanza divertente, fu quello di riuscire a stare dentro quel numero 100, assomigliando il gioco sempre di più a quello “della torre”, dove si deve decidere chi tenere su e chi buttare giù. Dopo di allora, quel numero è progressivamente cresciuto e oggi ripropongo il gioco adattandolo alla lunga distanza: un intero anno – 366 giorni (il 2016 è bisestile!) – un edificio al giorno.
Oltre a questa, le regole sono poche:
– le schede sono di grandezza modulare (1, 2 o 4 paginette) e basate su uno schema uguale per tutte
– le schede sono presentate in ordine assolutamente sparso, senza ordine di data, di autore, di tipologia o di chissà che altro (ci sarà tempo, semmai, alla fine, di riproporle in insiemi organizzati e metodologicamente avvertiti…)
– le schede sono quasi esclusivamente dedicate a edifici esistenti e visibili (e, nel migliore dei casi, parzialmente visitabili); sono esclusi i progetti; costituiscono invece eccezione alcuni edifici demoliti (e comunque documentati), il cui ruolo nel Novecento architettonico comasco è troppo importante per essere messo da parte (ma sono comunque poche eccezioni, che staranno sulle dita di due mani, forse una sola)
– le schede sono relative a edifici localizzati nel territorio della (già) provincia di Como; sono quindi esclusi gli edifici del Lecchese e della Brianza (e, a maggior ragione, del Cantone Ticino), anche se è data per scontata l’osmosi culturale fra tutte queste aree
– infine, le schede sono relative a costruzioni “praticabili”, cioè ne sono escluse i monumenti (anche quelli funebri) salvo qualche rarissima eccezione motivata, e “complete”, cioè ne sono escluse le parti non autosufficienti di organismi più ampi.
Si intende che, come tutte le regole, anche queste sono discutibili, ma – una volta dichiarate – sono date per assodate.
Così come sarà discutibile, ma inevitabile, la scelta, per quanto ampia e indirizzata – poteva essere altrimenti? – a dar conto della complessità di questa storia.

Si comincia con la scheda “numero zero”.
Il perché dovrebbe essere evidente: è l’unica fuori del XX secolo, ma è imprescindibilmente alla sua origine.
Per una volta in controtendenza rispetto al mondo, e non in ritardo bensì in anticipo, il Novecento comasco, lungi dall’essere un “secolo breve”, cominciò prima: nel 1899, con l’Esposizione Voltiana dedicata a uno degli “eroi fondatori” della modernità.
Da qui prendiamo le mosse per questa labirintica escursione sul e nel territorio. Ed è l’unica cosa al suo posto (comunque scomparsa!).

(I ringraziamenti, esageratamente numerosi, e i riferimenti – anche bibliografici – saranno esplicitati solo alla fine; tra un anno esatto.)

Fabio Cani

Vai alla  scheda 000.

On line nel  blog di ecoinformazioni dedicato all’iniziativa (attivo dal 2 gennaio), giorno dopo giorno  tutte le schede di XXCO

 

17 settembre/ Quindici anni di vita e di lavoro con l’amico e maestro architetto Giuseppe Terragni

conferenza-presentazione-libro-Zuccoli-17-set-2015-745x1024Presentazione della nuova edizione del libro di Luigi Zuccoli, a cura di Luca Lanini, giovedì 17 settembre alle 18 nella Sala conferenze dell’Ordine degli Architetti PPC al Novocomum in via G. Sinigaglia a Como, saluti di Michele Pierpaoli, interventi del curatore, Giovanni Menna e Franco Purini, un ricordo di Carlo Zuccoli.

Acqua

Cumavall_2I serbatoi fra ingegneria e architettura e la fotografia dell’ingegnere, mostra di Mike Dolinski, architetto, e Carlo Cometti, ingegnere, allo Spazio Natta, in via Natta 18 a Como, a cura dell’assessorato alla Cultura del Comune di Como e dell’Archivio Cattaneo, inaugurazione venerdì 7 febbraio alle 18, aperta fino al 3 marzo, venerdì dalle 17 alle 19.30, sabato dalle 15 alle 19.30 e domenica dalle 12 alle 19.

 

«Le opere idrauliche di Carlo Cometti e Mike Dolinski sono il risultato della stretta collaborazione tra l’ingegnere e l’architetto che lavorano in team secondo la prassi della progettazione integrata; nascono così i nuovi serbatoi di Rancate, Riva S. Vitale, Castel S. Pietro e Novazzano, le ristrutturazioni del serbatoio Boschetto di Novazzano e della Stazione di Morbio Superiore; per l’Acquedotto a lago i progetti della stazione di potabilizzazione e del nuovo serbatoio Barozzo – precisa Clemente Tajana nel catalogo dell’esposizione –. Un’attenta esegesi delle opere individua i due compiti principali dei progettisti: il compito dell’ingegnere è il rispetto delle leggi fisico-naturali e la conoscenza della resistenza e delle performance dei materiali; il compito dell’architetto è la capacità della composizione totale dello spazio».

Cumaval_1«In esposizione allo Spazio Natta, a cura dell’assessorato alla Cultura del Comune di Como e dell’Archivio Cattaneo, progetti, bozzetti e immagini dello stato di fatto di alcuni serbatoi progettati e costruiti in Ticino (Mendrisiotto) nati dalla collaborazione di queste due figure professionali così distinte tra loro quanto complementari – spiega la presentazione –. L’esigenza di avvicinare il calcolo ingegneristico all’aspetto architettonico, quindi non solo strutturale ma estetico e paesaggistico, emerge come una rivelazione, un aspetto su cui ponderare una fertile riflessione non solo per le opere idrauliche, ma per tutte le opere fatte dall’uomo a servizio dell’uomo stesso. Ad accompagnare l’esposizione progettuale sono le immagini scattate da Carlo Cometti, che qui esce dal ruolo di ingegnere e progettista, per entrare nelle vesti di creativo, di fotografo. All’interno di questi silenziosi e oscuri luoghi, accessibili a pochi sguardi, il fotografo ne coglie giochi di chiaro scuro, giocando con l’intervento della luce artificiale, unica protagonista insieme al blu dei rivestimenti o in sinergia con quella naturale che filtra dall’unico accesso. Strutture geometriche e forme di corpi sono un altro elemento che restituisce vita a un soggetto che solo apparentemente potrebbe sembrarne svuotato. Mai fu una dichiarazione più errata. Nei serbatoi viene raccolta l’Acqua, fonte di vita, che in queste monumentali opere lascia la propria traccia silenziosa. Ed è qui che Carlo Cometti ce la restituisce secondo una personale e unica prospettiva dello spazio industriale quale opera d’arte».

Per informazioni Archivio Cattaneo tel. 031.513960, e-mail archiviocattaneo@libero.it. [md, ecoinformazioni]

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: