Mese: Gennaio 2016

ecoinformazioni 523/ settimanale

523Si parla di diritti nel numero 523 del settimanale ecoinformazioni. Diritto a respirare, diritto a scegliere chi amare e a coltivare liberamente affetti, desideri e passioni. Diritto all’acqua e all’energia pubblica, diritto all’accoglienza. Ma anche diritto e dovere di ricordare, perché «la memoria non è passato». (altro…)

Acqua/ Grazie al presidente di A2a

 

a2aIl Comitato per l’acqua pubblica di Como ha diffuso, insieme al Coordinamento Regionale lombardo dei Comitati per l’Acqua bene comune e al Forum italiano dei movimenti per l’acqua, un comunicato sulle dichiarazioni di Giovanni Valotti: «Il presidente di A2A e di Utilitaria finalmente ci ha chiarito i veri scopi di queste holding multiutility. Il servizio pubblico non è lo scopo, è lo strumento per produrre profitto. Non avevamo dubbi». Leggi il comunicato

«Un ringraziamento a Giovanni Valotti, presidente di A2A e di Utilitalia. Finalmente ci ha chiarito i veri scopi di queste holding multiutility. Il servizio pubblico non è lo scopo, è lo strumento per produrre profitto. Non avevamo dubbi. Nelle società di diritto privato l’oggetto sociale non è lo scopo ma lo strumento e, quindi, anche nel servizio pubblico, compreso l’idrico, si applica la stessa regola.

L’upside industriale del gruppo, l’aumento del titolo in borsa del 50% negli ultimi diciotto mesi (in realtà è stato meno del 30% e del 3,53% negli ultimi cinque anni), i riassetti societari, finanziari, sono, secondo Valotti, gli elementi di spicco che dovrebbero rassicurare. L’operazione di acquisizione della maggioranza di Linea Group sarà, per il Dott. Valotti, foriera di sinergie che porteranno ad un miglioramento del MOL del 15%. A beneficio di chi? Non certo degli utenti che da queste sinergie vedranno solo aumentare le bollette! Nemmeno a beneficio degli investimenti visto che nel 2014 gli investimenti in strutture operative sono stati il 54% degli ammortamenti e il 35% del MOL.
Valotti informa anche che è aumentata la partecipazione in ACSM-AGM, società pure quotata, e che la società spalanca le porte a chi vuole entrare nella “multiutility dei territori”. Quali territori? Che siano stati ripristinati i “feudi”? Solo due territori si avvantaggiano di queste conquiste: i Comuni di Brescia e di Milano. Tutti gli altri portano acqua ai due feudatari. L’operazione LGH è lineare. A2A acquista il 51% del capitale sociale di LGH e diventa socio di maggioranza con tutto quello che significa essere socio di maggioranza. Grazie alle azioni ricevute in parziale pagamento, n. 57.815.668 (calcolato sulla base della quotazione al 15.01.2016) gli attuali soci di LGH potranno, al contrario, contare, complessivamente, su una quota del 1,85% che nessun peso avrà sulle decisioni condizionate da due soci con il 50% del capitale sociale e legati da un patto parasociale.

Se dopo i tre anni convenuti, non si trovasse un accordo per la continuazione del rapporto o per la fusione? Nessun timore, la soluzione è già pronta. A2A si è tenuta un diritto di “call”, ossia il diritto di portarsi a casa anche il restante 49% a prescindere dalla volontà degli attuali detentori. Les jeux sont faits. Questa è la multiutility dei territori. Significativa è anche l’indicazione di prevedere aumenti di capitale per portare liquidità e nuovi soci in sostituzione della solita vendita per fare cassa. Ma come faranno i Comuni a far quadrare i propri bilanci? Semplice, basterà cedere l’opzione di sottoscrizione dell’aumento di capitale (i diritti) e cassa la faranno sia i Comuni che la società. Se non saranno sufficienti ci sono sempre i dividendi. Il 2014 è stato un bell’esempio. A fronte di € 8,3milioni di utili, sono stati distribuiti € 112,7milioni di dividendi.

Tutto legittimo, forse inopportuno e discutibile sul piano etico considerata la natura dei ricavi e l’origine del Capitale Proprio. Che cosa si pretende, del resto, se in tutta l’intervista non è stata spesa una parola sulla qualità dei servizi o sulla tutela degli utenti?

Si inizia con l’upside industriale e si finisce con la richiesta di libertà di gestione come per le società private, ovviamente mantenendo le tariffe che garantiscono la copertura dei costi, degli investimenti e della remunerazione del capitale proprio investito. Le società private, però, non beneficiano di queste garanzie perché i prezzi li fa il mercato e non un Autorità. Non ritiene, il Dott. Valotti, che sia necessario anche un po’ di rispetto per i veri proprietari di queste società che sono i cittadini e i loro Comuni? Non dimentichi che il Capitale Proprio da remunerare è quello proveniente dalla trasformazione delle vecchie municipalizzate incrementato grazie agli utili realizzati con la gestione. Per sua stessa ammissione la quotazione in Borsa non ha portato risorse alla società ma ai soci, i Comuni di Milano e Brescia e dal 2008 ai soci privati che ne beneficiano per aver comprato le azioni dai due Comuni.

Anche quello con i territori e con i cittadini è solo un rapporto di partnership come nel caso dell’acquisizione del 51% di LGH?». [Coordinamento Regionale lombardo dei Comitati per l’acqua bene comune, Forum italiano dei movimenti per l’acqua]

29-30 gennaio/ Palestina a Milano

palestina-150x150L’Arci con  Gue, Associazione Randa, Fiom, Camera del Lavoro Milano, Assopace Palestina, Rete della Conoscenza, in collaborazione con Comunità Palestinese di Lombardia, organizzano Basta con l’occupazione israeliana. Due giorni di analisi, discussioni, proposte. Milano 29 – 30 Gennaio 2016. Scarica e diffondi il programma.  

27 gennaio/ Arci/ Non è passato. E’ memoria

memoria arciNon è passato. E’ memoria. Questa la frase scelta dall’Arci per la Giornata della Memoria 2016, che sarà di ispirazione alle tante manifestazioni culturali e non solo che la nostra Associazione organizzerà in tutta Italia (l’elenco sul sito www.arci.it).

Non parliamo di passato perché nuove discriminazioni colpiscono ancora oggi le categorie più deboli della nostra società, perché la rabbia sociale spesso si sfoga  trovando negli ultimi facili bersagli, perché l’insicurezza e la paura vengono strumentalizzate per alimentare razzismo e intolleranza.  E’ la memoria, la lettura degli orrori che hanno segnato il secolo scorso, che può aiutarci  nella comprensione di un presente caratterizzato ancora da guerre e violenza, e fornirci strumenti per progettare un futuro diverso.

La Giornata della Memoria fu istituita dalle Nazioni Unite per ricordare la tragedia dell’Olocausto. La data scelta, il 27 gennaio, è quella della liberazione di Auschwitz da parte delle truppe sovietiche. Le iniziative organizzate in questa giornata si ispirano innanzitutto a quella tragedia che causò milioni di morti.

Ma per noi è Memoria  tutto l’anno, perché è anche ricordare le vittime di mafia, il dramma dei profughi in fuga che in migliaia perdono la vita, le vittime delle stragi che ancora aspettano giustizia, ma di cui conserviamo la verità storica.

Ricordare è un dovere di tutti,  ma trasmettere la memoria ai giovani ha forse un valore ancora maggiore, indispensabile per formare alla cittadinanza attiva e consapevole e per costruire futuro.   Perché, come diceva Cicerone nel De Oratore, “La storia è testimone dei tempi, luce della verità, vita della memoria, maestra di vita, messaggera della verità”. [Arci Nazionale]

Piazza Grimoldi: m’è sembrato di veder la storia…

La notizia in sé non esiste. Si scava in pieno centro storico e si trova un antico muro (ci si dovrebbe stupire del contrario…); si fermano i lavori in attesa dell’arrivo degli esperti (ci si dovrebbe stupire del contrario…); la Soprintendenza archeologica con celerità procede al sopralluogo la mattina dopo (ci si dovrebbe stupire del contrario…); visiona i – pochi – reperti trovati e dà il via libera al proseguimento dei lavori (ci si dovrebbe stupire del contrario…); fatta salva, ovviamente, la richiesta di procedere alla pulizia, al rilievo e all’interpretazione di quanto trovato… (ho capito!! ci si dovrebbe stupire del contrario!). Nessun problema.

O forse sì. Tra amministrazione, uffici e giornalistici custodi (autonominati) dell’efficienza cittadina qualche attrito c’è, con relative scintille (anche in questo caso – vabbè – ci si dovrebbe stupire del contrario).

Si auspica quindi che nel cantiere della nuova piazza Grimoldi torni il silenzio, o meglio il rassicurante rumore del lavoro.

PiazzaGrimoldi-01

Il paradosso, a mio modestissimo avviso, è altrove. Nel non detto.

Ma come? la città mette mano alla sistemazione di un’area centralissima – anzi: del centro massimo sia dal punto di vista storico che da quello simbolico – e tutto quello che sa fare è sperare che si trovi il meno possibile?

Siamo – si badi bene – a fianco della cattedrale doppia di Como (eh sì! anche Como, come altre città lombarde, aveva una doppia cattedrale), a un passo dal grande suq del lago (eh sì! Como medioevale aveva un enorme mercato, che reggerebbe il confronto con quelli di Fes e Marrakech), in margine alla zona di più alto valore commerciale della Como storica (tanto che ogni casa con relativa bottega era la più piccola possibile in modo da poterne mettere in fila il più alto numero possibile), sulla soglia dell’antica via degli orafi (la contrada dei Sangeleri dove avevano bottega nel Rinascimento le famiglie che hanno riempito di capolavori – alcuni conservati – le chiese della diocesi) … e tutto quello che ci industriamo a fare è cercare di centrare gli unici centimetri quadrati in cui non ci sia niente, ma proprio niente (tranne una stratigrafia, quella non si nega a nessuno)…

Stamattina, quando, per l’ennesima volta, ho prospettato questo paradosso, mentre eravamo in visita al cantiere del non-ritrovamento, mi è stato risposto: «Eheeh, non vorrai mica ridurre la città a un museo…». No. Non voglio. Sollevo questo paradosso in nome della contemporaneità, non del passato.

Basta andare in qualsiasi città storica di Spagna o di Francia per vedere che cosa si è potuto fare, avendo a disposizione una piazza centrale e una stratificazione storica. E mettendoci ovviamente anche un pizzico di creatività contemporanea (archistar comprese).

È così difficile immaginare, prima di passare alla progettazione di una nuova piazza, una ricerca storico-archeologica ad ampio raggio per cercare di capire cosa c’è sotto la pavimentazione di piazza Grimoldi, per avere un po’ più chiaro lo sviluppo della porzione più importante della città storica, per cercare di andare avanti rispetto alle molte chiacchiere (non a vanvera, sia chiaro, ma comunque ancora carenti di dati certi) sull’evoluzione di questa zona. Per cercare anche di capire come si è evoluta questa città e come si può evolvere.

«Eheeh, ma un cantiere così avrebbe tolto alla vista un bel pezzo di città; non ti è bastato quel che succede sul lungo lago?». Perché non avete mai visto un bel cantiere aperto? Non avete mai visto quanto contribuisce anche alla valorizzazione turistica di una città? L’hanno fatto altrove (anche in Italia, non solo all’estero), solo noi non siamo capaci di farlo? Credete che la gente, locale e forestiera, non apprezzerebbe di poter dare una sbirciatina a un pezzo inedito di storia? O questo è esclusiva di voyager?

E i ritrovamenti (certi) non avrebbero forse dato qualche idea per come sistemare la piazza? a come valorizzare ulteriormente il centro storico?

No?

Ma no. Cerchiamo quei due metri quadrati liberi di storia, scaviamo il nostro locale tecnico, e poi via! al lavoro, ricopriamo tutto con una bella pavimentazione, un po’ d’acqua (meglio se pubblica) che non fa mai male, un paio d’alberi che sono sempre politically correct, e poi su! su! al lavoro che non abbiamo mica tempo da perdere. Chi si guarda indietro è perduto. Ma a voi la storia non ha proprio insegnato niente, eh?

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

 

Avanti col Dup

COMO COMUNEProsegue, scontata, la discussione sul Documento unico di programmazione, filtra qualche malumore in maggioranza.

 

Preliminari

Perché la Giornata della memoria sia uno stimolo per un attivismo e una riflessione sul presente ha preso la parola Celeste Grossi, Paco-Sel, nelle preliminari al Consiglio comunale di Como di lunedì 25 gennaio, citando anche la situazione disperata per quanti continuano a dormire sul pavimento della stazione di Como S. Giovanni. Mentre la maggior parte degli interventi ha toccato la sconfitta del ricorso al Tar sull’ampliamento della Zona a traffico limitato. Il sindaco Lucini ha letto alcuni stralci della sentenza per comunicare la notizia all’aula, in pratica il Tribunale ha dato parere favorevole sull’ampliamento ma ha ravvisato degli errori nell’ordinanza attuativa che è da rifare, rimane il dubbio sulle multe elevate sino ad ora. Insoddisfatti negli interventi Alessandro Rapinese, Adesso Como, che ha parlato di «una sorta di prescrizione» e Sergio Gaddi che è intervenuto su piazza Roma. «Siamo di fronte all’incapacità assoluta dell’assessore ai lavori pubblici – ha detto l’esponente di Forza Italia –, la chiusura degli esercizi era facile da prevedere. Invito i cittadini coinvolti a chiedere un risarcimento danni al Comune».

 

Dup

Fatto l’appello la seduta è quindi ripresa sul Documento unico di programmazione, il piano triennale dell’Amministrazione. Per prima Roberta Marzorati, Per Como, ha ribadito la propria contrarietà ad una eventuale “svendita” della Ticosa, che «sul Punto unico di cottura era invece giusta la proposta dei sindacati con tre, quattro punti», e l’intenzione a lottare per la Casa albergo di via Volta. «Non una casa della sfiga come è stato detto» ha aggiunto. Prevedibili gli interventi di altri consiglieri di opposizione che hanno attaccato sugli interventi programmati prospettandone altri, come Rapinese che ha chiesto di eliminare le barriere architettoniche ad esempio alla Palestra Negretti «un ragazzo per fare scherma ha dovuto andare a Milano, cambiare città perché non poteva accedere alla struttura». Sulla sicurezza si è speso come di consueto Francesco Scopelliti, Gruppo misto, mentre Ada Mantovani, Adesso Como, ha ricordato «le azioni messe in campo dall’amministrazione poi rivelatesi fallaci», come il centro unico di cottura, la questione delle farmaciste vendute con le farmacie e riprese in carico dal Comune, la questione del bar Cube «forse bisogna riflettere sui controlli procedurali interni». «In tre anni avete fatto solo una piccola cosa, l’allargamento della Ztl» è stato tranchant il leghista Diego Peverelli.

Ma anche dalla maggioranza qualche rimostranza c’è stata. Eva Cariboni, Amo la mia città, ha ricordato l’emergenza polvere sottili e chiesto se non fosse stato meglio impegnare i fondi utilizzati per rifare piazza Volta per intervenire sul Politeama: «Così ora si passerà per il viale di ciliegi in via Garibaldi per arrivare davanti alla fatiscenza del Politeama». «Avremmo preferito che affianco all’iter formale della delibera si avviasse una discussione politica – ha dichiarato Grossi – il Dup è stato messo in discussione solo tre giorni dopo che l’abbiamo trovato in casella». E dato il poco tempo avuto a disposizione e alcune migliorie da proporre la consigliera ha annunciato la presentazione di diversi ordini del giorno.

Dopo una sospensione dei lavori per permettere di chiarirsi le idee ai gruppi di opposizione e maggioranza, necessaria soprattutto per quest’ultima che ai 15 minuti iniziali ne ha aggiunti altri 15, Marelli ha fatto la propria replica. Per l’assessora il Dup migliorerà certamente in futuro e gli spazi di discussione in aula sono stati ampi e soddisfacenti con anche la possibilità di presentare ordini del giorno. A chi chiedeva conto della vaghezza di alcune affermazioni ha ribadito che si sta ancora valutando concretamente cosa fare: «Non si sta parlando di un libro dei sogni o di panzane, ma degli obietti a cui l’ente vuole rivolgersi». [Michele Donegana, ecoinformazioni]

27 gennaio/ Train de vie e Carlo Galante

traindevieL’Unione dei circoli cooperativi organizza mercoledì 27 gennaio alle 20:45 nella Sala Villa dell’Ucc a Albate la proiezione di Train de vie. Interverrà Carlo Galante per presentare alcune figure che si sono distinte nel Comasco in episodi di solidarietà verso i deportati.

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