Confcooperative/ Ultima assemblea prima dell’Alleanza

TerzoSettore02-FrangiPer la sua assemblea interprovinciale di Como e Varese di sabato 20 febbraio Confcooperative Insubria ha scelto un titolo immaginifico: Rotte e sentieri Idee che vedono, pratiche che camminano. In un momento nel quale l’attenzione al movimento sociale spesso trova slogan che danno indicazioni sulla velocità, ma senza indicare la direzione, l’associazione di Mauro Frangi sceglie una via “umanistica” propendo che siano le idee stesse a capire rotte e sentieri e le persone che agiscono le pratiche sociali a camminare nella direzione giusta. Speriamo. In attesa dell’assemblea, che si aprirà alle 9 nella sala Scacchi della Camera di commercio di Como in via Parini 16, proponiamo la lettura in anteprima di analisi e prese di posizione di Mauro Frangi (per una volta anche critico con il governo su parte del ddl di riforma del credito cooperativo) che saranno al centro della sua relazione, prevista per le 10, e del dibattito che sarà introdotto alle 11,30 dall’intervento di Mauro Magatti e seguito dall’elezione degli Organi sociali di Confcooperative Insubria e dei delegati all’assemblea regionale. Leggi nel seguito il testo di Mauro Frangi.

 «Confcooperative Insubria si presenta all’assemblea come un associazione in crescita. Non è cosa scontata di questi tempi per le associazioni datoriali. Vedi dati.

Crescono in particolare il fatturato e gli occupati delle imprese aderenti. Nella crisi le cooperative hanno fatto il loro mestiere: hanno tutelato anzitutto l’occupazione. Mentre il sistema delle imprese registrava un calo sensibile degli occupati questi sono cresciuti sino alle 8.125 unità registrate al 31.12.2104.

Ma non è finita qui: i dati ancora parziali a disposizione del nostro Centro Servizi ci dicono che almeno il 40% delle cooperative ha utilizzato gli strumenti messi a disposizione dal Jobs Act e hanno trasformato rapporti di lavoro in essere in contratti di lavoro a tempo indeterminato e almeno due cooperative su dieci hanno addirittura aumentato l’occupazione complessiva nel 2015.

Sono ulteriori segnali che fanno ben sperare per continuare il cammino della ripresa pur in un contesto che rimane difficile ed incerto.

E a chi obietta che le imprese cooperative crescono perché possono beneficiare di un regime fiscale e contributivo più favorevole il recente Rapporto Euricse 2015 sulla cooperazione italiana svela finalmente la realtà: altro che imprese agevolate.

Nel periodo 2007-2014 (gli anni della crisi insomma) le cooperative italiane hanno versato allo Stato ben 5,476 miliardi di euro in più; nello stesso periodo le società per azioni hanno ridotto il loro contributo all’Erario di ben 15,736 miliardi di euro.

La crisi ha lasciato un segno profondo anche nei nostri territori, che pure sono più fortunati rispetto ad altre parti del Paese. I bisogni delle persone e delle comunità non si risolveranno da soli.

Ci sono ancora troppi giovani senza lavoro, troppe donne che non riescono ad avere una occupazione, troppi esclusi, troppi poveri.

Ci sono troppe fabbriche che hanno chiuso lasciando senza occupazione e senza speranza di futuro troppe persone. Ci sono troppe micro imprese che rischiano l’espulsione dal mercato  perché – da sole – non torneranno mai più ai livelli di competitività richiesti.

Nei prossimi anni di ripresa – anni che speriamo siano di recupero dell’occupazione, del Pil e dei redditi perduti – il movimento cooperativo deve saper coinvolgere donne e uomini, giovani e più adulti, perché riescano a costruirsi,con il proprio lavoro e la propria impresa, un futuro di dignità economica e di inclusione sociale.

All’associazione tocca essere all’altezza di queste domande e  di essere capace di accompagnarli. Con la consulenza, con la revisione, con la formazione imprenditoriale, con i supporti all’accesso al credito e alla capitalizzazione, con il sostegno alla cultura di impresa e di mercato. Rispondere a questa domanda di cooperazione è la nostra missione principale. È il primo contributo che possiamo dare al nostro Paese e alla sua ripartenza. E’ anche la principale condizione per il futuro delle cooperative in Italia. Un futuro che avrà a che fare – come sempre – con i principali bisogni insoddisfatti delle persone e delle comunità. Con i temi del welfare, dell’ambiente, dell’energia. Con la capacità di generare risposte mutualistiche al bisogno di lavoro delle persone. Con la capacità di rigenerare comunità nei territori più deboli.

Essere associazione di rappresentanza di imprese

Il secondo grande tema riguarda il modo con cui concepiamo – nell’Italia di questi anni – il nostro essere associazione di rappresentanza di imprese.

In Italia l’associazionismo sindacale e imprenditoriale è troppo frammentato. Ci sono troppe associazioni o pseudo-associazioni e altre continuano a nascerne. Anche nel mondo cooperativo. Più o meno tutte hanno la vocazione di “fare dumping”. Spesso sono solo la “piccola bottega” di qualcuno. Anche quando non raggiunge questi infimi livelli, comunque, l’associazionismo imprenditoriale italiano non “gode di buona stampa”. A volte dà l’impressione di difendere solo interessi statici, di avere paura del cambiamento. Non appare certo essere un attore propulsivo dello sviluppo e della modernizzazione del Paese.

Vogliamo sottrarci a questo destino che sembra coinvolgere molte delle grandi associazioni imprenditoriali e sindacali del Paese. La rappresentanza cooperativa, nella situazione italiana, ha scelto di esercitare una funzione di cambiamento,  spinge per l’innovazione, cerca di anticipare la politica con le sue proposte. Solo così sapremo mostrare di operare davvero per il bene comune e, quindi, sapremo essere credibili.

Senza attardarsi nella mera difesa dell’esistente, ma sapendo che il “favor”  pubblico nei confronti dell’impresa cooperativa dovrà essere guadagnato con proposte all’altezza delle sfide e dei problemi che abbiamo di fronte. Proposte capaci di anticipare la politica e di realizzare un nuovo e più moderno ordinamento cooperativo. È quanto è avvenuto con la proposta di autoriforma del credito cooperativo. La cooperazione non ha risposto come in tanti fanno nel Paese: “le riforme vanno bene purché riguardino gli altri”.

Il disegno di riforma del sistema del credito cooperativo italiano

Il Governo ha finalmente licenziato il disegno di riforma del sistema del credito cooperativo italiano. Il Decreto Legge approvato – salvo intese – nel CdM della scorsa settimana è finalmente noto e sotto gli  occhi di tutti.

Un po’ di storia non guasta.

Il dibattito su questo tema si sviluppa da alcuni mesi. Dal tempo del decreto sulle banche popolari dello scorso anno. La cooperazione italiana non si è sottratta alle giuste esigenze di innovazione e di cambiamento, imposte dalla situazione economica e dalle normative bancarie europee.

Il dialogo tra la cooperazione, il Ministero dell’Economia e Banca d’Italia ha consentito di giungere alla condivisione di una proposta particolarmente impegnativa e sfidante, capace di dare ulteriore slancio al sistema del credito cooperativo italiano e alla sua comprovata capacità di sostenere l’economia reale e i territori.

La proposta – recepita integralmente dal Decreto Legge del Governo – prevede la costituzione di uno o più gruppi bancari con patrimonio  minimo di un miliardo di euro e l’obbligo di tutte le BCC di aderire ad un gruppo bancario. Incrementa la capacità del sistema di tutelare i risparmiatori e le comunità con la sottoscrizione di un “patto di coesione” tra il gruppo e le singole BCC che, tra l’altro, lega strettamente l’autonomia della singola BCC alla sua meritevolezza bancaria.

Una proposta di riforma che avrebbe potuto aprire la strada alla nascita del terzo gruppo bancario italiano per patrimonializzazione; alla prima banca italiana completamente italiana.

Il Governo ha scelto di non rispettare le intese raggiunte inserendo all’ultimo minuto una norma che consente alle Banche di Credito Cooperativo che possiedono un patrimonio netto superiore ai 200 milioni di euro di abbandonare il modello cooperativo a fronte di una tassazione delle riserve indivisibili – fissata al 20% – irrilevante e di favore.

Le riserve delle Banche di credito Cooperativo sono il frutto del sacrificio degli utili di generazioni di cooperatori che in oltre 120 anni di storia hanno costituito un patrimonio indisponibile e posto al servizio delle proprie comunità

Come è noto, infatti, in una società cooperativa le riserve sono indivisibili e indisponibili per i soci; in coerenza con quanto dettato dalla Costituzione, l’ordinamento legislativo vigente prevede che in caso di scioglimento o trasformazione di una cooperativa tutte le riserve vengano devolute ai Fondi Mutualistici o a fini di pubblica utilità.

Nemmeno il Governo Berlusconi-Tremonti ai tempi del suo virulento attacco alla cooperazione era arrivato a tanto. Ad infliggere un colpo durissimo ed irreversibile alla specificità dell’ordinamento cooperativo.

Anche nella conferenza stampa di presentazione del provvedimento il premier ha ribadito il valore della cooperazione di credito e il suo contributo positivo ed insostituibile all’economia italiana.

Ma, nello stesso tempo, per assecondare interessi “particolari” ed incomprensibili, ha cancellato con un colpo di spugna uno dei principi fondativi del modello e dell’originalità cooperativa.

Per questa strada non si possono che produrre danni gravissimi al sistema del credito cooperativo e a tutta la cooperazione italiana.

Svilupperemo una mobilitazione straordinaria su tutti i territori per sensibilizzare in modo diffuso tutti i parlamentari affinché non si porti avanti un disegno che attacca al cuore uno dei principi fondanti del sistema cooperativo oltre che rischiare di devastare un parte sana del credito italiano.

Del contrasto all’illegalità e alle false cooperative

Tema decisivo è quello della legalità e della lotta alle false cooperative.  È un pezzo decisivo della battaglia per “un’altra Italia”, per fare ripartire il Paese. Perché meno corruzione e  più legalità significano più sviluppo.

Sappiamo bene cosa accade quando le cooperative sono coinvolte in vicende giudiziarie, quando sono indicate come esempi di illegalità e corruzione o di sfruttamento del lavoro e di evasione contributiva e fiscale. Non importa quanto poche siano rispetto alle buone imprese.

Quando accade – nelle cronache nazionali o sul nostro territorio – il risultato è una ferita grave alla reputazione di tutte le cooperative.

Quando, come è accaduto, coinvolge una cooperativa aderente all’associazione il danno colpisce tutta l’associazione, la mette ai margini. Le generalizzazioni sono ingiuste. Le rigettiamo con determinazione.

Ma noi sappiamo che, quando le cooperative si mettono al di fuori della legalità, è normale che la gente si scandalizzi di più. E’ normale, perché ci si aspetta che le cooperative siano imprese che stanno sul mercato praticando valori.

Contrastare questa situazione richiede di moltiplicare la capacità di rendere visibili le cose straordinarie che fanno le vere e buone cooperative. Richiede di testimoniare con orgoglio la vita delle cooperative autentiche, animate da forti motivazioni ideali, fedeli alla funzione sociale riconosciuta dalla Costituzione, capaci di far crescere i loro soci nella dignità del lavoro, socialmente, economicamente. Ma sappiamo che tutto ciò non basta.

L’unico vero rimedio possibile è quello di impegnarci ancora di più affinché le cooperative non sbaglino. Se ci sono cooperative per le quali il fine giustifica i mezzi, Confcooperative non le rappresenterà. Sappiamo che è accaduto, anche tra noi. Ma cooperative che pensano di avvalersi di scorciatoie, invece di mettere in pratica l’economia dell’onestà, secondo i principi originali della cooperazione, non troveranno casa in Confcooperative.

L’assemblea di Confcooperative Insubria è chiamata a confermare un obiettivo più alto di autenticità, di qualità, di legalità, di coerenza fra i principi cooperativi e la gestione effettiva. A costruire un’associazione dalla voce sempre più alta e autorevole nel contrastare e denunciare la falsa e cattiva cooperazione in ogni ambito. Per queste ragioni abbiamo messo in campo la battaglia contro le false cooperative, con la proposta di legge di iniziativa popolare, recentemente presentata al Parlamento della Repubblica e fatta propria anche dal Consiglio Regionale della Lombardia. E poi c’è un motivo particolare perché l’assemblea di sabato sia in un qualche modo addirittura “storica”.

Vogliamo che sia l’ultima Assemblea di rinnovo cariche di Confcooperative Insubria. Lo avevamo detto al momento della sua costituzione: la cifra fondamentale di  Confcooperative Insubria è il suo prossimo superamento nell’Alleanza delle Cooperative. Nell’unica associazione di rappresentanza del movimento cooperativo italiano. L’Alleanza è oggi il principale o, forse, unico tentativo in campo di semplificare, riorganizzare e rafforzare l’associazionismo imprenditoriale italiano. E’ l’unica possibilità realistica di potenziare rappresentanza e servizi senza gravare di più sulla contribuzione associativa. Corrisponde a un appello che proviene da molte cooperative di tener conto che i problemi delle imprese e le soluzioni auspicate sono in larga parte comuni.

Nel corso del 2015 è stata avviata la progettazione del passaggio successivo: dal coordinamento permanente di tre Associazioni ad un’unica Associazione, che rappresenterebbe la quasi totalità (oltre il 90%) dei numeri e dei pesi della cooperazione italiana. Il documento di sintesi di questa fase di progettazione – approvato dall’Assemblea della Alleanza il 13 gennaio 2016 -sarà oggetto di discussione dell’Assemblea. Procedere nel percorso di costituzione di un’unica associazione cooperativa richiede che gli Organi che saranno eletti abbiano il  mandato di perfezionare il progetto, definire le intese, riconvocare l’Assemblea per le decisioni. La realizzazione di un’unica associazione cooperativa non significa cancellazione delle identità. Serve a riconoscere e valorizzare quello che unisce, invece di quello che divide. Confcooperative porterà nell’Alleanza i suoi riferimenti e i suoi valori, dando ed esigendo rispetto, fiducia, lealtà.

L’Alleanza avrà successo se sarà una Associazione nuova e non un assemblaggio compromissorio e al ribasso delle storie e delle prassi delle organizzazioni preesistenti. Solo così servirà alle cooperative e potrà essere il prototipo di una nuova stagione della rappresentanza e del ruolo dei corpi intermedi». [Mauro Frangi, presidente di Confcooperative Insubria]

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