Mauro Frangi

Indizi – anche comaschi – di felicità

Giunto ormai alla sua terza opera cinematografica, Walter Veltroni ci mostra una serie di scorci di forte impatto sulla storia personale di uomini e donne di tutta l’Italia, raccolti nel film-documentario Indizi di felicità. Confcooperative Insubria,  Acli, Cisl e Cgil hanno invitato il politico e regista la sera del 13 giugno e organizzato una proiezione al cinema Astra, in virtù di un legame che unisce questo film  al nostro territorio. (altro…)

Confcooperative/ Ultima assemblea prima dell’Alleanza

TerzoSettore02-FrangiPer la sua assemblea interprovinciale di Como e Varese di sabato 20 febbraio Confcooperative Insubria ha scelto un titolo immaginifico: Rotte e sentieri Idee che vedono, pratiche che camminano. In un momento nel quale l’attenzione al movimento sociale spesso trova slogan che danno indicazioni sulla velocità, ma senza indicare la direzione, l’associazione di Mauro Frangi sceglie una via “umanistica” propendo che siano le idee stesse a capire rotte e sentieri e le persone che agiscono le pratiche sociali a camminare nella direzione giusta. Speriamo. In attesa dell’assemblea, che si aprirà alle 9 nella sala Scacchi della Camera di commercio di Como in via Parini 16, proponiamo la lettura in anteprima di analisi e prese di posizione di Mauro Frangi (per una volta anche critico con il governo su parte del ddl di riforma del credito cooperativo) che saranno al centro della sua relazione, prevista per le 10, e del dibattito che sarà introdotto alle 11,30 dall’intervento di Mauro Magatti e seguito dall’elezione degli Organi sociali di Confcooperative Insubria e dei delegati all’assemblea regionale. Leggi nel seguito il testo di Mauro Frangi. (altro…)

Capitale cultura/ il Pd fa squadra

Pd-CapitaleCultura

La candidatura di Como a Capitale italiana della cultura ha fatto tappa al PD comasco, raccogliendo nella serata di lunedì 7 settembre una (quasi) piena adesione.

Nel salone di CNA è schierato, a fianco del segretario democratico cittadino, Stefano Fanetti, quasi al completo lo staff della candidatura: l’assessore alla Cultura di Como Luigi Cavadini, il sindaco di Cernobbio Paolo Furgoni, il presidente di Fondazione Alessandro Volta Mauro Frangi e il suo direttore Salvatore Amura; manca solo un rappresentante dell’amministrazione di Brunate. Ospite d’onore la parlamentare Chiara Braga. Maestro di cerimonie il giornalista Davide Cantoni.

Negli interventi dei responsabili politici e organizzativi della candidatura si fa il punto della situazione, senza particolari voli ma con discreta chiarezza. L’invito a fare squadra è esplicitato dall’intervento di Mauro Frangi che aggiunge, però, che «fare squadra non basta» e che servono almeno altre tre cose: la città deve darsi un progetto di sviluppo con al centro i temi della cultura e della conoscenza; bisogna trovare una dimensione organizzativa – un “luogo” – per rendere permanente quanto già si è fatto (e ricoprire questo ruolo è l’ambizione di Fondazione Volta); sfruttare al meglio le risorse esistenti per farne un volano per il territorio.

La sala, abbastanza gremita (non meno di una settantina di persone), raccoglie l’invito: aggiunge piccole proposte, caldeggia qualche sottolineatura, anela a conoscere i “veri” contenuti del dossier. Un solo intervento critico lamenta proprio l’impossibilità di discutere (e contribuire) veramente se non si conoscono i temi sul tappeto; ma si sa – e lo si è ripetuto più volte – la competizione impone riservatezza (nulla si sa nemmeno degli altri “competitors”); e il “mistero” non viene sciolto nemmeno di fronte alla platea amica. Semmai si insiste sul fatto che il dossier non presenterà sorprese: sarà, alla fine, l’indice del “molto” che è già stato fatto.

Poi, con la dovuta umiltà, si insiste sul fatto che non è detto che si vinca, e se si vince non è detto che il finanziamento sia rilevante. L’importante è partecipare. Sì, ma comunque si partecipa per vincere.

Chiara Braga invita a smettere di considerarsi periferia: «Como è centro», se non proprio “il” almeno “un”, e contestualmente a sfruttare le possibilità di scelta che la crisi offre.

Ovviamente numerosissimi sono i riferimenti encomiastici all’attività del governo Renzi; assai ripetuti anche gli apprezzamenti per l’attività dei governi di centro-sinistra a livello locale; inesistenti gli accenni autocritici. Si respira aria di campagna elettorale.

Chiara Braga nell’intervento finale lo dice apertamente: prima invitando a non confondere le scelte di «identità culturale» con l’esclusione di altri modelli, poi sottolineando che il percorso della candidatura a Capitale della cultura deve diventare «un pezzo del prossimo governo della città». [Fabio Cani, ecoinformazioni]

Como capitale/ Frangi: qualche idea ce l’abbiamo

como-cap-cultura-copLe argomentazioni di Fabio Cani nell’articolo Da Como a Expo per Como capitale non sono piaciute a Mauro Frangi. Il presidente della Fondazione Volta difende le scelte e le strategie alla base dell’operazione. (altro…)

Como capitale della cultura/ percorso per la seconda fase

Convocato all’ultimo momento, l’incontro (poi riconfigurato come conferenza stampa) di presentazione delle iniziative legate alla preparazione del dossier finale dei candidatura di Como a Capitale italiana della Cultura 2016-2017 si è svolto in Municipio a Como nella mattinata di giovedì 23 luglio 2015.

Fare il resoconto della presentazione è al tempo stesso facile e complicato, per questo mi sembra opportuno dividere il racconto in due parti distinte: la prima dedicata ai contenuti specifici dell’incontro; la seconda dedicata a tutti gli aspetti in discussione, detti e anche taciuti.

 

  1. I prossimi passi per la candidatura

“Un incontro aperto a tutti gli operatori culturali del territorio il prossimo 29 agosto e una serata aperta alla città all’indomani della presentazione del dossier, il 15 settembre. E ancora una pagina Facebook a sostegno della candidatura e un sito (www.comocapitaledellacultura.it) con uno spazio aperto alle proposte”. È questo, in sintesi, il percorso che i responsabili della presentazione della candidatura di Como si sono dati per la seconda fase della competizione. “Una proposta sfidante” ha detto il sindaco Mario Lucini in apertura, con una forte esigenza di condivisione.

L’“idea progettuale che si intende realizzare”, si legge sempre nel riassunto distribuito ai partecipanti all’incontro, ha per titolo “Estro armonico: le stagioni del lago”, inopinatamente ispirato dall’omonima raccolta di concerti di Vivaldi, e si propone “come l’occasione di creare un vero e proprio modello che renda la cultura protagonista dello sviluppo economico, realizzando così un vero e proprio Distretto Culturale”. Mauro Frangi, presidente di Fondazione Volta, che nel percorso ha “il compito di coordinare gli aspetti operativi della candidatura”, ha aggiunto che l’obiettivo è quello di costruire un sistema culturale più integrato, in modo da valorizzare le positive esperienze fin qui fatte.

Come procedura di partecipazione per le associazioni e le singole persone è stata presentata una “scheda” di suggerimenti e proposte che chiunque potrà compilare e sottoporre agli organizzatori tramite il sito disponibile da oggi. Come ha detto l’assessore alla Cultura, Luigi Cavadini, quanto più le proposte saranno dettagliate, tanto meglio si potrà valutarle ed eventualmente includerle nel programma (lunghezza massima della spiegazione: 500 caratteri).

L’obiettivo finale è ovviamente quello di costruire un dossier (60 cartelle in tutto) che possa vincere la competizione. La candidatura della città di Como a Capitale italiana della Cultura è sostenuta e condivisa dai Comuni di Cernobbio e Brunate, dall’Amministrazione Provinciale di Como e dalla Camera di Commercio di Como.

 

  1. Intorno alla candidatura: detto e non detto

Riassunto nei suoi contenuti essenziali, il percorso verso la seconda fase della competizione sembra assodato, ma il lavoro da fare sarebbe molto e non è chiaro esattamente quale siano gli obiettivi: mettere insieme un calendario di eventi, più o meno coordinati? oppure fare qualcosa di più? e chi precisamente ha in mano le leve decisionali?

Poiché l’incontro/conferenza stampa non è stato “rituale”, ma uno scambio franco – e a volte anche ruvido – di opinioni e giudizi contrastanti, qualche elemento aggiuntivo è possibile fornirlo.

Il tavolo delle decisioni politiche è ovviamente centrato sul Comune di Como (il ruolo dei due Comuni “sostenitori”, Cernobbio e Brunate, appare sinceramente assai subordinato; l’Amministrazione Provinciale viene da tutti considerata ormai una pura parvenza istituzionale; d’altronde la Camera di Commercio che pure viene continuamente associata ai promotori della candidatura sembra essere poco considerata); il braccio organizzativo è Fondazione Volta; ma il vero significato di questa operatività “oscilla” a seconda dei momenti e delle risposte, e se a volte sembra ridotto a mera “esecutività”, altre si espande fino a comprendere le decisioni nel merito.  Del resto, è il presidente di Fondazione Volta a dire in modo chiaro che in questa fase l’obiettivo è “vincere la competizione”, tutto il resto verrà poi, e quel che è stato prima va messo da parte; a questo scopo non è nemmeno fuori luogo un po’ di “riserbo” sulle vere idee alla base del progetto (non si possono mica scoprire tutte le proprie carte?!).

Il tempo che resta davanti è poco e – nonostante le reiterate affermazioni che comunque vada la competizione, questo processo è ormai avviato e porterà comunque degli effetti positivi – dalla presentazione del primo dossier ad oggi ben poco è stato fatto, anche e soprattutto nella direzione del coinvolgimento della città e delle associazioni. Su questo processo è lecito in effetti nutrire qualche dubbio. Nessuna “consultazione” è stata avviata, nessuna verifica operativa. Il tanto sbandierato “processo partecipativo”, se si limita a scheda da compilare on-line, appare poco più che un simulacro di se stesso. Il rischio è quello che ci si accontenti di poche “eccellenze” ormai date per scontate. L’appello a fare squadra rischia in questo modo di essere puramente formale: il tipo e le modalità di gioco sembrano decisioni già prese.

C’è poca chiarezza anche sulla questione delle “strutture” a cui pure il bando ministeriale annette molta importanza. A una mia domanda precisa in questo senso, l’assessore Cavadini ha risposto riproponendo i nomi del Politeama e dell’ex Casa del Fascio. Se è questo che si intende con un rafforzamento delle strutture culturali della città, sarebbe più onesto ammettere che l’intenzione è quella di rimandare tutto alle calende greche: tempi e costi di una ristrutturazione del Politeama sono fuori di qualsiasi ipotesi praticabile (anche astraendo dall’assoluta incertezza sulla sua possibile destinazione: anche a questo potrebbe servire la partecipazione, cioè a sondare esigenze e bisogni e ipotesi progettuali); mentre il recupero dell’ex Casa del Fascio a una migliore fruibilità è un problema annoso, che non si è ancora riusciti a sbrogliare e che comunque avrebbe un impatto probabilmente marginale sulla “quotidianità” culturale cittadina.

C’è  altrettanta poca chiarezza sulla sostenibilità economica delle varie iniziative, e del progetto in generale: “il milione” di euro promesso dal bando (ma è solo un ipotetico tetto massimo) non serve certo a risolvere i molti problemi sul tappeto, mentre ipotesi alternative e complementari faticano a farsi strada (nemmeno le esplicite domande in questo senso sono riuscite ad acquisire elementi utili).

Se l’appuntamento per la verifica (reale e non solo virtuale) con la città è fissato il 29 agosto è evidente che non c’è nessun interesse ad aprire un confronto vero.

Su tutto aleggia l’invito a “guardare avanti”, a “non perdersi in polemiche” (che ovviamente sono sempre “sterili”) sul passato, a “cogliere un’occasione” che si è resa disponibile.

Il rischio, però, è quello che una flebile speranza nasconda i reali problemi della città e della sua cultura.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

 

 

Mauro Frangi: arginare furbi e delinquenti

499ritIn una lunga intervista Mauro Frangi, presidente di Confooperative Insubria, illustra le ragioni della proposta della legge di iniziativa popolare Stop alle false cooperative e il contesto politico nel quale essa si muove. Logistica, pulizie e traslochi e cooperazione sociale sono i settori più a rischio, anche nel Comasco. Leggi il testo dell’intervista sul numero 499 del settimanale ecoinformazioni.

Stop alle false cooperative

stopfalsecooperative

È partita anche a Como la raccolta di firme promossa dall’Alleanza delle Cooperative Italiane, che riunisce Confcooperative, LegaCoop e Agci, per la proposta di legge di iniziativa popolare contro le false cooperative. L’obiettivo, a livello nazionale, è quello di raccogliere entro il prossimo 6 novembre le firme necessarie affinché l’iniziativa giunga in Parlamento. L’obiettivo dei promotori è chiaro: «mettere finalmente fuori gioco le false cooperative che perseguendo finalità estranee a quelle mutualistiche, eludendo i controlli e non rispettando i contratti nazionali di lavoro, danneggiano il mercato e macchiano l’immagine della buona cooperazione». (altro…)

Annarita Polacchini nuova coordinatrice del Tavolo per la competitività di Como

tavolo competitività comoNella seduta di lunedì 16 febbraio la dirigente di Asf è stata nominata al posto di Mauro Frangi alla guida dell’ente di raccordo fra «organizzazioni e istituzioni rappresentative della realtà economico-produttiva, sociale e politica del territorio comasco, ed i rappresentanti locali nelle istituzioni provinciali, regionali e nazionali».

 

«Al termine dei lavori il presidente della Camera di commercio di Como, Ambrogio Taborelli, ribadendo l’importanza del ‘Tavolo’ e ringraziando Mauro Frangi per il lavoro fin qui svolto ha individuato Annarita Polacchini, consigliere camerale, quale nuova coordinatrice del Tavolo».

«Esprimo gratitudine per la fiducia e ringrazio il presidente Ambrogio Taborelli e Mauro Frangi a cui chiedo un supporto per la capacità dimostrata nella conduzione del Tavolo negli scorsi anni – afferma la nuova coordinatrice del Tavolo della competitività e lo sviluppo della provincia di Como –. Credo che sia più che mai il momento che le forze del territorio si dimostrino coese per portare avanti le istante per lo sviluppo dello stesso». [md, ecoinformazioni]

I numeri del non profit a Como

Rapporto_NonprofitUna ricerca della Camera di commercio, Confcooperative Insubria e Associazione volontariato comasco, curato da Ufficio studi camerale, Consorzio Eureka e Consorzio Abc.

 

All’incontro con Luigi Bobba, sottosegretario del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, di venerdì 14 novembre organizzato da Forum comasco del terzo settore è stato presentato il Rapporto sullo stato del non profit nel Comasco: «A dicembre 2011, le istituzioni non profit attive in provincia di Como risultano 3.054 (+40,2% rispetto al 2001). Un incremento importante che riguarda tutti i settori di attività: dalla cultura allo sport, dall’istruzione alla sanità, dalla coesione sociale all’ambiente».

«Lo scopo è stato quello di poter dare finalmente una dimensione quantitativa a questo variegato e magmatico universo, raccontandone le peculiarità – spiega una nota –. A differenza di altri settori, collaboratori, volontari no profit como 2001-11monitorabili con continuità attraverso le fonti amministrative, poco si sa veramente del non profit che, a causa della sua disomogeneità, difficilmente viene colto nella sua interezza. Non sono poche le sorprese che emergono dall’indagine: il non profit non è rilevante solo in termini sociali – si pensi al volontariato – ma anche economici e occupazionali. Non sono poche le sorprese che emergono dall’indagine: il non profit non è rilevante solo in termini sociali – si pensi al volontariato – ma anche economici e occupazionali. Le 3.464 unità locali presenti in provincia di Como, danno lavoro a 9.754 dipendenti, 2.643 collaboratori esterni e godono del contributo attivo di 53.205 volontari, tutti dati in forte crescita rispetto a quelli di 10 anni prima. In media ogni unità può contare su 2,8 addetti, 0,8 collaboratori e 15,4 volontari con forti differenze a seconda del settore e della forma giuridica.

«La realizzazione simultanea di ben tre censimenti, quello sul non profit, sulle imprese e sulle istituzioni pubbliche, ha permesso di fotografare i macro cambiamenti avvenuti in provincia tra il 2001 e il 2011 – variazione addetti comasco 2001-11precisa il comunicato –. Solo le unità locali delle istituzioni non profit presenti sul territorio hanno visto aumentare il numero dei dipendenti, passato da 6.832 persone a 9.754 (+42,8%; 2.922), mentre imprese e istituzioni pubbliche hanno perso rispettivamente 4.271 e 2.395 addetti. Questi dati non si traducono necessariamente in un aumento della disoccupazione visto che parte della forza lavoro residente a Como viene attratta dai vicini poli di Milano e del Ticino. Alcuni, inoltre, lavorano come collaboratori. Tra le risorse umane retribuite infatti, non vanno contati solo gli addetti ma anche i lavoratori esterni, che nel non profit sono ben 2.643, più che raddoppiati rispetto al 2001. In parte vi è stata una riconversione tra i tre diversi ambiti, grazie a cambiamenti della forma giuridica del datore di lavoro. Il travaso tuttavia non ha potuto avere luogo in tutti i comparti viste le diverse attività in cui, per loro vocazione, sono specializzati i tre soggetti economici. Basti pensare che la contrazione maggiore è ascrivibile al manifatturiero (quasi 20.000 posti di lavoro in meno). Il non profit può contare su oltre 53.000 persone che in provincia di Como prestano la loro opera senza alcuna remunerazione se non i rimborsi spese. Sono i volontari, che a volte dedicano poche ore al mese, a volte intere settimane, a questa finalità. Il nostro territorio si mostra molto attivo e sensibile al richiamo sociale: ci sono 9,1 volontari ogni 100 abitanti (ovviamente chi presta il proprio servizio in più istituzioni viene contato più volte), valore ben superiore a quella registrato in Lombardia (8,2%) o in Italia (8,0%). Quello che colpisce è anche l’esplosione del fenomeno, aumentato del 53% in 10 anni» (il Rapporto non profit).

«È sempre più evidente che se esiste qualcosa che, nonostante la crisi terribile che stiamo attraversando, può tenere insieme il nostro territorio e le nostre comunità è proprio la capacità di intessere relazioni, di costruire risposte partecipate ai bisogni, di accrescere coesione e inclusione sociale. Di trasformare queste motivazioni in “buona” economia, in occupazione e sviluppo – afferma Mauro Frangi, presidente di Confcooperative Insubria –. La crisi economica e le difficoltà di finanza pubblica rendono evidente a tutti la falsità dell’idea secondo cui lo Stato e il Mercato possono garantire tutto ciò che serve alle persone e generare risposte efficaci e efficienti ai loro bisogni. Prima dello Stato e del Mercato viene la Società, vengono i cittadini, vengono le comunità. E, allora, avere un volontariato, un associazionismo, una cooperazione sociale e più in generale un sistema cooperativo e mutualistico forti contribuisce a far camminare il territorio, la sua economia e la sua ricchezza». [md, ecoinformazioni]

Niente fondi per il Campus

univercomoFondazione Cariplo ha deciso per Villa Olmo il presidente di Univercomo scorato ammette: «Non ce l’abbiamo fatta. Non siamo stati capaci di convincere che questa scelta fosse la vera priorità su cui puntare ».

 

«Abbiamo appena appreso la decisione del Consiglio della Fondazione Cariplo.Non possiamo che prenderne atto con profondo rispetto – dichiara il presidente di Univercomo, Mauro Frangi –.Abbiamo cercato di mettere in campo una proposta di sviluppo per il nostro territorio. Il comunicato di Cariplo è chiaro e ha giudicato inadeguato il nostro progetto. Non ci resta che prendere atto che la nostra idea non è risultata convincente. Che non siamo riusciti a raccontarla in modo chiaro. E, soprattutto, non siamo riusciti a dimostrare che fosse per davvero praticabile e realizzabile».

«Abbiamo molte ragioni per compiacerci del grande lavoro svolto.Da 20 anni Como discute di realizzare il Campus universitario – prosegue Frangi –.In pochi mesi abbiamo provato a rendere quest’idea davvero percorribile. Sapevamo dall’inizio che sarebbe stato difficile. Sapevamo che non era facile trovare un punto di equilibrio tra quattro Enti pubblici, due Università, Azienda ospedaliera e Azienda sanitaria. Lo sapevamo, ma ci abbiamo provato con convinzione. Nonostante le polemiche e nonostante un po’ di tifo contro. Nonostante molti si siano accodati al progetto solo all’ultimo momento o, comunque, con poca convinzione. Noi il Campus volevamo farlo per davvero. E non ce l’abbiamo fatta».

«Ovvio che ci sia molta delusione, perché è un’occasione persa che difficilmente potrà ricapitare, perlomeno nel breve periodo.Se questa è stata la decisione finale, sicuramente qualcosa abbiamo sbagliato – conclude il presidente di Univercomo –.Non siamo riusciti ad entusiasmare il territorio attorno a questo grande progetto. Abbiamo raccolto consensi larghissimi. Tutto il mondo economico e sindacale ha fortemente condiviso il progetto ed il percorso. Ma non siamo stati capaci di coinvolgere e di “fare sognare” il territorio attorno all’idea del Campus. Non siamo stati capaci di convincere che questa scelta fosse la vera priorità su cui puntare. L’unica capace di dare nuovo slancio allo sviluppo economico e sociale della provincia. L’idea di fare di Como per davvero una “città universitaria”, capace di attrarre talenti e competenze, di farne il motore fondamentale della propria ripartenza. Il dibattito su questi temi non è mai decollato per davvero. Per questo, credo, alla fine sono prevalse le considerazioni sui tempi di avvio dell’intervento, sulla coerenza del piano finanziario o le preoccupazioni sulla capacità di realizzare l’intera riqualificazione dell’ex San Martino e non solo il “primo lotto”». [md, ecoinformazioni]

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