Giorno: 9 Giugno 2017

La guerra a scuola: Il sangue dietro

Nella serata di mercoledì 7 giugno al teatro Il centro di Desio i ragazzi del laboratorio teatrale del Liceo Majorana di Desio, preparati  da Francesca Contini e Mattia Pozzi, hanno messo in scena Il sangue dietro, una riflessione sulla guerra, sui suoi mandanti e sulle sue vittime.
La tematica, certo non delle più leggere, è stata sviluppata alternando la visione dei conflitti data dagli Stati a quella che ne hanno le popolazioni delle zone di guerra, tramite un’allegoria universalmente valida e non riferita a nessun paese in particolare.
Il presidente della nazione, nel corso di una partita a bandiera organizzata per il suo compleanno, chiama il popolo al grido di «Chiama (o «Chi ama?») la bandiera! La bandiera chiama…».
Alla categoria di persone chiamate, siano esse persone che amano viaggiare, cantare o giocare, corrisponde una situazione diversa nelle zone di conflitto. Si passa così da un gruppo di ragazzi che assistono alla messa a fuoco della propria città a interrogatori spietati in cui non conta il vero ma è la realtà ad essere creata a seconda degli interessi delle dittature, dai tentativi di varcare i confini serrati ai giochi di poteri intestini ai regimi stessi.
Alla fine, appare chiaro che la guerra è distruzione: chi è stato chiamato nel gioco è morto in guerra, e i cadaveri di carnefici e vittime non si distinguono, uniti dalla violenza che li ha visti cadere per un qualcosa indipendente da loro, ma nel quale si sono trovati tutti. Come invasori o invasi, tutti hanno lo stesso destino scritto.
Proprio su questo aspetto si concentra il testo apparso sul volantino in sala: la guerra è combattuta da uomini piccoli, messi in gioco come pedine, o come giocatori di Bandiera se si preferisce, da mandanti potenti, che hanno interesse a vendere armi e spargere distruzione e che è imperativo boicottare. Siamo tutti responsabili:
«Guerra.
È uno strumento della politica, della violenza e di molto altro…
È portatrice di distruzione…
Guerra. Guerra. Guerra.
Questa parola ci riempie la bocca, anima i nostri discorsi. Ne chiacchieriamo continuamente, ma cosa sappiamo veramente? Ci sentiamo lontani o vicini?
Siamo spettatori spaventati di fronte al teatrino della disumanità o attori occulti?
Nell’ultimo anno, è triplicata la vendita di armi italiane all’estero e sono aumentate le forniture verso i paesi coinvolti direttamente in un conflitto.
Chi vende? Finmeccanica, Fincantieri, Beretta in primis.
Molte banche finanziano i produttori di armi con i nostri risparmi.
Quali? Unicredit, Intesa San Paolo, Internazionale Bnl, Ubi banca, molte Banche popolari; persino Poste italiane.
Quando chiaccheriamo della guerra pensiamo a quel soldato in Yemen, Algeria, Azerbaijan, Egitto, Iran, Iraq, Libano, Tagikistan, che toglie la vita per mezzo di un fucile con la scritta “Made in Italy”?
Pensiamo a quella famiglia in lutto per colpa delle bombe che l’Italia ha portato o venduto in Palestina, Pakistan, Siria, Sudan e Afghanistan quest’anno?
Guerra.
Smettiamo di chiacchierare e pensiamo. In silenzio.
Forse siamo coinvolti.»
[Pietro Caresana, ecoinformazioni – fotografie di Giampietro Chiastra]

Mostre/ La rabbia e la fame di Pantaleo

La più recente esposizione di Pantaleo Cretì, visibile allo spazio San Pietro in Atrio fino al 27 giugno, è a tema: i cani. E sembra un tema facile. Ma non è così, come si capisce facilmente dal titolo: La rabbia e la fame.

Le sculture, la maggior parte riunite al centro dello spazio espositivo, in una sorta di installazione con colori e materiali vari, e i dipinti, sulle pareti circostanti, rappresentano infatti una realtà tutt’altro che ridotta al facile luogo comune del “migliore amico dell’uomo” o anche a quello, solo leggermente più complicato, di una animalità specchio dell’umanità. Questi cani, per quanto di bronzo e di colori, sono cani veri, capaci di raccontare delle storie, tutte inevitabilmente diverse e tutte difficilmente riducibili a stereotipi. Certo, non è semplice sottrarsi al richiamo della metafora, e anche a quello dello stile (come non pensare all’espressionismo, sia quello storico che quello più recente?), ma il modo migliore di fruire dell’esposizione è di abbandonarsi a quello che questi cani sono capaci di raccontare, guardandoli, per quanto possibile, per quello che sono.

Opere elaborate in un periodo relativamente breve (dal 2014 al 2017), sculture e dipinti delineano comunque un’evoluzione e un’ampia diversità di atteggiamenti e di tecniche, in cui il pubblico potrà trovare maggiori affinità o difficoltà. Come nella realtà.

Le poche figure umane fanno, per una volta, da contorno, in un mondo non innocente, ma forse diverso.

La mostra di Pantaleo Cretì, artista di origini e studi pugliesi (è nato in provincia di Lecce e ha studiato all’Istituto d’Arte di Galatina), ma da molti anni acclimatato sulle sponde del Lario (ha insegnato sia al Liceo Paolo Giovio che a quello Teresa Ciceri), è un buon esempio di presentazione del contesto culturale del territorio, con misura e sincerità.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

 

La rabbia e la fame

Pittura e scultura di Pantaleo Cretì

2 – 27 giugno 2017

Como, San Pietro in Atrio, via Odescalchi 3

Orari: martedì-domenica 10.30-19; chiuso lunedì

Ingresso libero

 

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