Ticosa: tutto risolto

Coraggio progettuale e oculata amministrazione: il caso Ticosa è ormai felicemente risolto. Nel modo più naturale. Urbanistica ed evoluzione delle specie si sono infatti incontrati per disegnare la città del futuro e produrre forme biologiche mai viste prima.

Nel buco della grande fabbrica bombardata a champagne e fuochi d’artificio nel 2007 si estende ora un originale parco urbano (un “biotopo”, si dovrebbe proprio dire) che ospita stravaganti formazioni di robinieto post-industriale (Robinia spp.), di saliceto amiantifero (Salix spp.) e persino di canneto metallico (Phragmites spp.) data la presenza di un piccolo stagno (lo stagno “Darwin”) dal fondale in plastica, mostruosamente eutrofizzato da un malsano assortimento di protozoi, ferrobatteri e alghe giallo-arancio. Del quale assortimento non conosciamo lo spettro specifico, e forse è meglio così.

Ticosa, le sponde dello stagno Darwin ornate dai salici dell’amianto e dal canneto metallico 

Ma ecco le rive dominate dagli inquietanti pennacchi florali rosa-violetto del Formigonio (Buddleja Davidii) ed ecco, nelle  aree più depilate, il Lepidio dei calcinacci (Lepidium ruderale) il ranuncolo del bitume (Ranunculus acris), il senecione velenoso (Jacobaea vulgaris) e pure alcune specie medicinali, come il verbasco del cemento (Verbascum thapsus), l’iperico della plastica (Hypericum perforatum), l’erba vetriola (Parietaria officinalis), qui nella varietà “underground”, a ricoprire i graffiti punteggiati dalle bacche velenose dell’edera di Bruni (Hedera helix var. Brunii).

Il Formigonio (Buddleja Davidii var. Formigonii) e, in basso,  il “Verbasco del  cemento”

 

Un germano reale (Anas platyrhynchos var. depressa) ha scelto lo stagno Darwin per suicidarsi.

 

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È naturale che in un ambiente così specializzato – in cui il meccanismo dell’evoluzione ha potuto godere, come è noto, di tempi molto lunghi – l’adattamento degli organismi alle acque putride, al suolo impregnato di imprecisati nutrienti, all’aria contaminata da miscele di polveri sospette, abbia dato luogo a una comunità faunistica piuttosto inquietante, che convive con le molte specie “normali” che frequentano il parco. È il caso della lucertola della Ticosa (Lacerta tangentialis) dalle zampe anteriori saldate per mezzo di ganasce metalliche, del ratto volante delle bonifiche (Rattus penalis), dello storno fiscale (Sturnus facturae), della micidiale vipera Multi (Vipera multinationalis) e di un gruppo di graziosi invertebrati acefali dotati di esoscheletro di amianto, tra i quali verrà presto scelta, con apposito spettacolo di fuochi d’artificio, la mascotte del parco. [Andrea Rosso, ecoinformazioni]

 

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