Il processo di Lisa Bosia Mirra

In un mondo rovesciato nel quale gli oppressori sostengono addirittura di essere invasi dagli oppressi non stupisce che una paladina dei diritti umani, integerrima e esempio per i giovani svizzeri e non solo come Lisa Bosia Mirra abbia dovuto affrontare il 21 settembre  il processo che le autorità svizzere le hanno intentato. Chi nulla fa contro le violazioni dei diritti umani al confine italo-svizzero si permette di imputare di facilitazione dell’immigrazione illegale la deputata svizzera, nota e stimatissima anche a Como dove si prodigò nell’estate del 2016 con la sua associazione Firdaus per dare il necessario soccorso ai migranti a San Giovanni quando le istituzioni non offrivano loro assolutamente nulla.

Non siamo preoccupati per l’esito del processo, ma del ridicolo a  cui si espone la giustizia svizzera nel celebrarlo. Lisa, già insignita di premi internazionali per la sua azione di attivista dei diritti umani, appare nel processo non solo innocente, ma in grado di censurare dall’evidente superiorità della sua statura morale e umana le politiche ingiuste che opprimono migliaia di persone in fuga da guerre, violenze e povertà. Non sappiamo se le autorità svizzere dopo avere intentato causa a Lisa vorranno anche perseguire i tanti comaschi che favorirono, salvando loro la vita, i viaggi della salvezza di ebrei durante il periodo nazifascista. Certo storie diverse, ma capaci tutte di evidenziare quanta distanza ci possa essere tra legalità e giustizia. Per rendersene conto può essere utile leggere la diretta del processo a Lisa Bosia Mirra pubblicata dal quotidiano svizzero Ticino news. Il  “verdetto”, il 28 settembre ha confermato la condanna e, mentre si attende l’appello, molti a Como sono solidali con Lisa e la ringraziano per tutto ciò che ha fatto aiutandoci a restare umani. [Gianpaolo Rosso, ecoinformazioni]

 

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