La Lega affossa l’Acqua pubblica

Como Acqua sciolta nell’acido della Lega con il ruolo determinate di Como e Cantù. Sono volati gli stracci mercoledì 15 novembre all’assemblea che avrebbe dovuto dare il via definitivo all’azione di Como acqua, l’azienda a capitale pubblico  per la gestione delle reti idriche in provincia di Como. Ben 23 le amministrazioni comunali (tra loro Cantù) che hanno deciso di non partecipare alla seduta che si è svolta a Villa Gallia, altri come Albavilla, Canzo e Como (che nel Consiglio comunale del 14 aveva visto schierarsi contro la scelta pubblica del centrodestra anche il consigliere 5 stelle, ma non quelli di Fratelli d’Italia) c’erano ma hanno votato contro.

Alla fine pur essendo favorevoli a Como acqua 101 sindaci su 105 il meccanismo di calcolo dei consensi che tiene conto del diverso numero di abitanti dando quindi grande prevalenza ai paesi più grandi ha determinato che l’acqua in provincia di Como non sarà pubblica e che la gestione dei servizi sarà messa a bando in dispregio del voto referendario per l’acqua pubblica e con gravissime conseguenze occupazionali, sulle tariffe e sulla qualità dell’erogazione di un bene pubblico dichiarato anche dall’Onu essenziale per la vita. Durissimo il commento di Maria Rita Livio presidente dell’Amministrazione provinciale comasca che ha dichiarato: «La maggioranza dei Comuni ha aderito alla fusione (in Como acqua) ma la faziosità di alcuni non ha permesso di raggiungere il consenso necessario dei due terzi. Tutti hanno sempre detto di voler porre il bene pubblico acqua al primo posto del loro programma, ma evidentemente non è così»

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: