Secondo colpo alla ‘ndrangheta: l’azione sul web

Nella serata di mercoledì 15 novembre si è tenuta nell’auditorium delle scuole di Carugo la seconda conferenza del ciclo 5 colpi alla ‘ndrangheta (scarica e diffondi il programma), iniziato mercoledì 8 novembre e organizzato dal circolo ambiente Ilaria Alpi in collaborazione con Arci Xanadù, Comune di Como, Lurago d’Erba, Carugo, Arosio, Inverigo e Mariano Comense. I cinque incontri sono accompagnati da una mostra intitolata Vittime di Mafia, raccolta di graphic novel dedicata a Lea Garofalo, Paolo Borsellino, Giovanni Falcone, Peppino Impastato e Mauro Rostagno.
Dopo che nel primo incontro si era discusso il monitoraggio civico della criminalità organizzata, l’attenzione è stato spostata verso il ruolo del web come mezzo antimafia, portando gli esempi virtuosi di Stampo Antimafioso Cross (Osservatorio sulla criminalità organizzata), rappresentati da Martina Mazzeo, e di Wikimafia e Mafiamaps, presentati da Francesco Terragno.
A moderare, Duccio Facchini di Altraeconomia.

Martina Mazzeo e Francesco Terragno sono due ragazzi legati alla facoltà di scienze politiche alla Statale di Milano, in particolare al corso di sociologia della criminalità organizzata tenuto da Nando dalla Chiesa, che hanno intrapreso due progetti di monitoraggio e cronaca sui territori teatro di lotta alla mafia.
La co-fondatrice di Stampo antimafioso ha descritto al pubblico il proprio progetto: tramite il sito, aperto su WordPress nel 2011, un gruppo di studenti ha iniziato a informarsi sull’attività criminale milanese, allargandosi nel corso degli anni ad avere contatti prima in Lombardia e poi in tutta Italia. Il loro metodo prevede molta azione sul campo, come ha spiegato la relatrice, data la necessità di «vedere e parlare con le persone».
Il progetto di ricerca Cross, invece, si concentra sull’elaborazione di dati relativi all’attività soprattutto ‘ndranghetista milanese e lombarda, e anch’esso si basa sui canali social.
Per quanto riguarda i due progetti in cui è coinvolto Francesco Terragno, invece, Wikimafia contiene un chiaro rimando a Wikipedia, e ha funzione analoga alla celeberrima enciclopedia online: compilato da studenti del corso o da esperti in materia, riferisce dati relativi alla lotta alla mafia. Attiva da sei anni, questa virtuosa enciclopedia raccolglie date, eventi, persone e luoghi importanti per la conoscenza del fenomeno mafioso al nord e in tutto il paese.

Wikimaps è, se possibile, ancora più immediato. Infatti, basandosi su oltre 50.000 atti processuali, un gruppo di 7 studenti della Statale ha compilato una mappa della Lombardia divisa in categorie. Incendi, luoghi di incontro, arresti, omicidi e stragi sono gli ambiti segnalati in diversi colori sulla mappa, ma alcuni elementi sono ancora da perfezionare e l’obbiettivo è arrivare a mappare tutta l’Italia della criminalità organizzata.
Per tutte le realtà descritte nel corso della conferenza si è aperta, a poco tempo dalla loro nascita, una rete più o meno ampia di contatti: data la destinazione prevalentemente locale di Stampo, la redazione è entrata in relazione con il coordinamento di Libera Milano, mentre per i due siti ai quali lavora Terragno hanno ottenuto grande successo nelle scuole, dove spesso lui e i colleghi sono invitati a intervenire.

 

Dibattendo più in generale del problema mafioso, entrambi i relatori hanno espresso disappunto per il ritardo con cui le forze tutelanti la giustizia hanno compreso l’importanza della lotta alla criminalità organizzata. Soprattutto, è emerso il problema dei beni confiscati, riassegnati dopo tempi lunghissimi durante i quali gli ex proprietari raramente mancano di recare danno agli stabili. La stessa Carugo, paese ospitante dell’incontro, è protagonista di un episodio simile con la giunta bloccata nell’avviamento di un progetto sociale in una casa sottratta alla malavita per via delle spese troppo alte di ristrutturazione.

Tra l’altro, spesso chi gestisce questo tipo di transizioni non è competente in materia bensì viene assegnato arbitrariamente, d’ufficio, dal Ministero degli interni.
Un altro ostacolo a questa battaglia è la poca consapevolezza da parte di chi lavora in strutture precedentemente possedute dalla mafia: solo in pochi casi a Milano e alla pizzeria Fiore di Lecco la gestione ha compreso il valore etico di lavorare in un luogo con questo tipo di storia, e cerca di sensibilizzare la clientela e i concittadini con iniziative di formazione e informazione.

Al termine delle domande poste da Duccio Facchini è seguito un dibattito per nulla animato, e l’incontro si è quindi trascinato, dopo una prima parte molto interessante, alla conclusione.

Importante però sottolineare come nel corso della serata sia stata citata la vicenda di Lea Garofalo, calabrese e figlia di ‘ndranghetisti uccisa nel 2009 vicino a Monza dall’ex marito Carlo Cosco dopo aver collaborato con la giustizia denunciando il traffico di stupefacenti gestiti dai Cosco stessi.
La figlia dell’assassino e della vittima è stata impegnata nel processo contro i Cosco e, fin dalla prima udienza di settembre 2011, ricorda Terragno, si sono presentati in tribunale una ventina di ragazzi, che hanno messo a forte diagio gli imputati tanto da spingerli a chiedere a un poliziotto di domandare ragione della loro presenza.
Quei venti erano studenti universitari e liceali andati lì a testimoniare, ed è questo, concordano Martina Mazzeo e Francesco Terragno, il primo modo di affrontare le mafie: la denuncia, la testimonianza, il superamento dell’omertà.

[Pietro Caresana, ecoinformazioni]

 

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