Anna Francescato/ L’intervento a “E questo è il fiore”

«Como senza frontiere è una rete di associazioni, organizzazioni politiche, sindacali e religiose, gruppi e singoli che si è costituita quasi due anni fa con l’obiettivo prioritario di contribuire a cambiare radicalmente la percezione del fenomeno migratorio, percezione che nella situazione attuale appare profondamente distorta.

Como senza frontiere coordina soggetti che si danno differenti modelli operativi: vi è chi si occupa di accoglienza, chi di comunicazione, chi di attività politica e sindacale; tutti insieme, ognuno con le sue specificità, cerchiamo di operare concretamente nei confronti di chi è coinvolto nel fenomeno migratorio, sostenendo e valorizzando le azioni delle realtà che partecipano alla rete (e anche le azioni positive di chi della rete non fa ancora parte).

Dopo neanche un mese dalla sua nascita, Como senza frontiere ha operato durante la cosiddetta emergenza “stazione” dell’estate 2016, dando assistenza e solidarietà alle centinaia di migranti il cui viaggio è stato interrotto alla frontiera con la Svizzera. Dall’inverno 2016 ad oggi, insieme a liberi cittadini, parroci, avvocati, insegnanti di italiano e medici, la rete si è poi fatta promotrice di azioni a sostegno dei migranti esclusi dall’accoglienza istituzionale e costretti a vivere per le strade della nostra città, sopperendo all’incuranza dell’amministrazione comunale e della prefettura, che rifiutano di trovare soluzioni umane per queste persone e, anzi, spesso le osteggiano.

Anche quando il tema delle persone migranti è poco a poco scivolato via dall’attenzione dei principali mass media e dell’opinione pubblica, la rete ha continuato a lavorare perché i problemi della migrazione fossero presi nella loro giusta e prioritaria considerazione: rapportandosi con le istituzioni, promuovendo incontri e dibattiti (anche durante la recente campagna elettorale amministrativa), diffondendo una capillare informazione e controinformazione, facendo proposte concrete e manifestando in maniera simbolica. Ogni mese, a Como così come in altre città italiane, si tiene la “marcia per i nuovi desaparecidos”, che propone a una cittadinanza spesso distratta l’evidenza della continua strage di migranti morti o dispersi nel tentativo di raggiungere la Fortezza Europa. Migliaia di vittime ignorate, che non hanno ancora ricevuto nemmeno il riconoscimento di vittime…

Abbiamo operato continuativamente, lontano dall’attenzione dei mass media, convinti che fosse un nostro preciso dovere affrontare uno dei problemi centrali della società contemporanea: un problema epocale.

 

Incredibilmente, chi si è accorto della centralità di un simile lavoro, della sua fondamentale importanza per cambiare l’impostazione squilibrata e negativa dell’intero assetto economico e sociale, della ripartizione di risorse e profitti tra aree mondiali, sono stati i fascisti. L’irruzione intimidatoria che Como senza frontiere ha subìto nei giorni scorsi, seppur senza conseguenze fisiche, ha un’evidente drammatica valenza simbolica.

Assai maggiore però crediamo sia il valore della risposta che Como senza frontiere ha dato alla squadrismo:2 la non violenza. La difesa e l’applicazione della Costituzione nata dalla Resistenza sono e saranno sempre la nostra risposta alla violenza fascista. Portare avanti la lotta per i diritti umani di tutte e tutti è la nostra risposta a chi vuole fomentare l’orrore di una guerra tra poveri, mettendo in contrapposizione le sofferenze di chi ha poco con quelle di chi non ha nulla, sempre dimenticando che c’è chi ha troppo.

Non bisogna credere che operare sul tema delle migrazioni, sui problemi delle persone costrette a lasciare i propri territori d’origine per le più diverse ragioni sia affrontare un tema marginale, uno tra i tanti possibili. Significa invece affrontare uno dei temi centrali della contemporaneità. Significa affrontare il nodo tra globalità e località, tra storia e persone. E certo non si può fare una classifica tra i motivi che causano le migrazioni: guerre, violenze, povertà, negazione dei diritti, cambiamenti climatici; consapevoli del debito che l’Occidente ha contratto con l’Africa, e non solo, a partire dal colonialismo, sfruttando la sua popolazione e le sue risorse, devastandone l’ambiente, esportandovi armi.

Come dimostrano l’irruzione subita da Como senza frontiere e gli altri episodi analoghi di gruppi fascisti che sfruttano le paure inculcate nella popolazione per portare avanti i loro disegni razzisti, il nesso tra comportamenti e azioni intorno ai fenomeni migratori e capacità democratiche di una società è fortissimo.

Gruppi neofascisti, neonazisti e razzisti sono stati sottovaluti e troppo spesso sono stati  concessi loro spazi e agibilità politica al di fuori delle regole della legalità repubblicana, mentre altrettanto spesso viene negato il diritto a manifestare a chi, come recentemente è successo anche all’Unione degli Studenti di Como, vuole sostenere i valori fondanti del nostro vivere civile.

Va detto senza mezzi termini: le formazioni della galassia nera sono state utilizzate per rafforzare politiche isolazioniste e punitive nei confronti di chi chiede il rispetto di diritti umani inalienabili. La propaganda fascista, nazista e razzista non è un’opinione tra le tante, non è un’idea cui garantire il diritto di espressione pur non condividendola. È la negazione delle idee, è la negazione dei fondamenti stessi della Repubblica italiana, più in generale della democrazia e addirittura dello stesso consorzio civile.

Sottovalutare questi aspetti significa non capire che sono in gioco i valori fondanti della democrazia. E sottovalutare il nesso tra gestione dei fenomeni migratori e democrazia significa fare il loro gioco.

Nel solco dei valori della nostra Costituzione, bisogna sollecitare un radicale cambiamento della politica del governo italiano e dell’Unione Europea a proposito delle migrazioni. Una politica che finora non è stata in grado né di affrontare i problemi globali, né di risolvere i problemi particolari delle centinaia di migliaia di persone coinvolte.

È un fenomeno epocale che non può essere affrontato  con logiche militari, come sta facendo questo governo, semplicemente provando ad allontare il confine, il filtro, dal nostro territorio e dai nostri occhi. Oppure, nella stessa logica, incaricando le forze dell’ordine di compiere rastrellamenti e deportazioni in CIE ed hotspot; o offrendo un’accoglienza scadente nella speranza di disincentivare gli arrivi.

  • Nelle storie delle persone che abbiamo incontrato e che abbiamo sostenuto in questi mesi abbiamo imparato che cosa significa subappaltare a regimi del terrore, alle milizie libiche, a gruppi malavitosi la gestione dei flussi, condannando di fatto migliaia di persone a violenze indicibili, condannando migliaia di donne, uomini, bambini e bambine a morte certa. Significa non interrompere o mitigare il flusso, bensì perpetuarlo, a favore di chi ne trae illeciti e smisurati profitti.
  • Abbiamo capito che cosa significa il tentativo di criminalizzare le organizzazioni non governative che si adoperano per salvare le vite di chi è costretto ad affrontare viaggi pericolosissimi a causa di leggi ingiuste che non permettono di raggiungere l’Europa legalmente, attraverso canali regolari e strutturali di emigrazione.
  • Abbiamo capito anche che cosa significa non garantire, alle persone che sono riuscite ad approdare in Europa, un reale percorso di formazione; e quindi vedere centinaia di migranti costretti a vivere per strada, a cui viene impedita la realizzazione dei propri progetti di vita, senza nessun rispetto dei loro diritti inalienabili.
  • Abbiamo potuto constatare quale sia la gravità di accordi stesi dagli organi dello Stato con molte realtà che si occupano di accoglienza, senza garantire standard pubblici ed equilibrati a livello nazionale, come se l’importante fosse solo permettere di trarre da questo fenomeno un guadagno, quale che sia, un guadagno che comunque è meno criminale di chi lascia morire in mare i migranti, ma non meno gravido di conseguenze.
  • Abbiamo anche dovuto riconoscere gli esiti drammatici delle procedure applicate ai migranti, con incomprensibili tortuosità burocratiche, inspiegabili dinieghi, ricorsi non garantiti e decine di altre vessazioni piccole e grandi.
  • Abbiamo imparato quanto sia assurdo non riconoscere i veri e profondi caratteri delle migrazioni: non si può considerarle un fenomeno provvisorio, non si può costruire artificiose distinzioni tra i motivi che spingono le persone a migrare, non si può confondere qual è la reale consistenza del fenomeno. Non si tratta di invasione, né di uno scontro di civiltà.

Facciamo appello a chi ha la responsabilità dell’informazione perché si adoperi per una reale comprensione del fenomeno, senza pregiudizi, senza calcoli di interesse.

Di tutto questo, grazie all’impegno di molti gruppi e di molte persone, ci siamo occupati in questi tempi. Senza mai dimenticare che questi percorsi, sulle terre e sui mari, sono costellati di vittime innocenti. Senza mai dimenticare che a causa delle politiche migratorie europee e italiane e tutti gli accordi e  nonostante i soccorsi, le migliaia di morti continuano ad aumentare, tanto che anche in quest’anno che avrebbe dovuto, secondo alcuni, segnare una svolta, sono già più di tremila le vittime nel Mediterraneo. Senza contare i dispersi e le persone bloccate, torturate e stuprate nei lager in Libia .

Per loro, per non dimenticarli, chiediamo, qui, adesso, un minuto di silenzio». [Annamaria Francescato, portavoce Como senza frontiere]

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