Meno scuola più mercato/ Sistema formativo disintegrato

Non è detto che una scuola quantitativamente più lunga sia più formativa di un’esperienza scolastica meno estesa. Ma è certamente vero che se la scuola rimane invariata e semplicemente se ne diminuisce il peso per garantire nuovi spazi di mercato e di discriminazione sociale certamente non si attua l’articolo 3 della Costituzione. C’è e c’è stato un serio dibattito che vorrebbe una scuola meno “parcheggio”,  meno istituzione totale, fatta più di metodi e di formazione dello spirito critico che di semplice verticistica e nozionistica trasmissione di saperi statici attuattivi di canoni mai democraticamente discussi e definiti. Ora tuttavia è il tempo del “meno scuola più mercato”, dell’attacco multiforme alla qualità e alla quantità della scuola,  senza dubbio parte di un disegno reazionario. Sul tema interviene Stefano Rognoni, portavoce Giovani comunisti/e di Como, che segnala che il processo di distruzione viene sperimentato anche a Como.

«Anche a Como parte la sperimentazione dei licei da quattro anni: il Miur ha autorizzato la formazione di classi di liceo quadriennale al Giovio, al Setificio ed al Gallio.

La scuola italiana, già duramente colpita dai tagli previsti dalle varie riforme, tra cui quelli del ministro Gelmini, si troverà – se la sperimentazione darà risultati – a dover portare a termine la preparazione prima spalmata in cinque anni in quattro.

Questo significa, nella migliore delle ipotesi, un carico di lavoro molto più gravoso per docenti e studenti che dovranno “correre” per insegnare/apprendere quel che serve, senza tempo per approfondire, per discutere, per ottenere una conoscenza non nozionistica. Più probabilmente, vista la tendenza della scuola a ridurre progressivamente il suo ruolo di formazione di cittadini a vantaggio di una formazione al lavoro, si eseguiranno dei veri tagli al percorso svolto in classe mentre il resto sarà demandato al lavoro “privato” di ogni studente. Ciò significherebbe che gli studenti con maggiori disponibilità per avere lezioni private, o semplicemente con un contesto famigliare più stimolante, avranno ancor maggiori possibilità di riuscire a svantaggio degli altri.

Come Giovani Comunisti/e rivendichiamo per gli studenti e per i docenti il diritto a vivere la scuola non come una gara di corsa ma come un momento di formazione, in cui vi sia modo e tempo di comprendere e non solo di mandare a memoria nozioni per la verifica/l’esame/le prove invalsi. La scuola non può essere il costante oggetto di tagli, non può essere vista come un costo: non serve a creare manodopera a basso costo, ma a formare cittadini consapevoli». [Stefano Rognoni, portavoce Giovani comunisti/e di Como]

[Foto Gin Angri]

 

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