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Maroni contro la salute/ 4. I gestori, se li conosci li eviti

Proseguiamo l’analisi degli esiti tragici per la salute dei cittadini e delle cittadine della Riforma sanitaria della Lombardia delle destre con la quarta parte, “Chi sono i gestori?”, dello studio di Manuela Serrentino del Forum salute di Sinistra italiana. Seguiranno nei prossimi giorni ulteriori approfondimenti. 

«Ora che siamo giunti anche all’ultima fase, in quanto i gestori sono stati accreditati ed è possibile sapere quali sono, c’è forte preoccupazione su come è stata costruita la “grande rete” di 294 gestori e di 1072 erogatori ritenuti idonei dopo una sommaria istruttoria e validazione da parte delle otto Ats lombarde. È molto difficile capire esattamente chi sono i gestori e gli erogatori, in quanto, in molti casi, è specificata solo la partita iva o, addirittura, non vi è  nessuna precisazione. Ogni territorio inoltre si è organizzato in maniera diversa a dimostrazione che questo processo non è stato governato dalla regione. A Milano c’è stato un moltiplicarsi di convenzioni e di apparentamenti; a Bergamo le Asst hanno fatto accordi con il privato; a Monza sono stati fatti accordi tra Asst  e farmacie. In questi accordi la maggior parte delle cooperative dei medici sono state lasciate fuori (da 21 sono passate a 41 anche di piccole dimensioni). I gestori sono stati dichiarati idonei senza verifiche: ad es. servizi che erano stati accreditati solo per analisi del sangue o prestazioni radiologiche sono stati dichiarati idonei per la presa in carico  di tutti i livelli di cronicità e per tutte le patologie. Quello che si scopre è che questi gestori sono l’anello finale di una catena molto più lunga. Molti di questi hanno steso convenzioni con filiere di erogatori che sembrano prefigurarsi come contratti di appalto e subappalto. Spulciando l’elenco si scopre la natura di alcuni di questi gestori, che sembrano di piccole dimensioni e limitata capacità. Questa ricerca ha condotto a interessanti scoperte. Un caso emblematico è quello di Alliance Medical, gestore valutato come idoneo dalle Agenzie di Tutela della Salute di Milano, Monza Brianza e Insubria, che coprono la città metropolitana di Milano e le province di Como, Varese, Lecco, Monza e Lodi, con un bacino di utenza di oltre 6 milioni di abitanti, più del 60% del territorio regionale.

Alliance Medical possiede in tutto tre centri di radiologia, due in provincia di Monza e uno in provincia di Como. Si potrebbe pensare che si sia proposta per gestire pazienti cronici con un limitato numero di patologie. Invece no, secondo quanto risulta dal sito dell’Agenzia di Tutela della Salute di Milano Alliance Medical è stata giudicata idonea a erogare assistenza a malati con più di cinquanta patologie diverse, che spaziano dall’AIDS all’epilessia, al diabete mellito complicato, all’artrite reumatoide, di tutti i livelli di gravità, grazie agli accordi stabiliti con numerosi erogatori privati e pubblici. Guardando il sito di questo colosso della sanità privata si evidenzia che si tratta della filiale italiana di una multinazionale con sede in Inghilterra presente in molti stati europei (circa 400 milioni di fatturato annuo).

Un’ulteriore visita al sito della società madre ( Amg- Alliance medical group)  ha permesso di scoprire che dal 2016 questa è proprietà della Life Healthcare, finanziaria sudafricana che ha come obiettivo la gestione di un portafoglio diversificato di investimenti principalmente in campo sanitario.

Caso isolato? No. Tra i gestori dichiarati idonei da tre Ats (Milano, Brescia e Montagna)  troviamo Omnia due polidiagnostico srl. È un laboratorio di analisi e di radiologia convenzionato con la Regione per poche migliaia di euro e di cui esistono 2-3 sedi in Lombardia. Anche questa si propone di prendere in carico cittadini cronici di tutti i livelli e per tutte le 65 patologie. Nella scheda di dettaglio, rintracciabile su sito dell’Ats metropolitana di Milano, sono indicati gli enti partners tra cui le Asst di Niguarda e di Brescia (i maggiori ospedali pubblici lombardi). Il piccolo centro diagnostico è però la foglia di fico di una società multinazionale (Affidea) che da poco tempo ha acquisito una decina di strutture sanitarie di Padova, Torino, Brescia e provincia di Milano.  Affidea Italia è la branca nazionale  di una multinazionale che gestisce 168 centri di diagnostica per immagini e di cura dei tumori distribuiti in 14 paesi europei e impiega più di 3.000 professionisti, di cui oltre 570 medici.

A sua volta la società è completamente di proprietà della Famiglia Bertarelli che la controlla mediante la società d’investimenti Waypointcapital  presieduta da Ernesto Bertarelli noto magnate tra i più ricchi del mondo (l’uomo più ricco della Svizzera con 11 miliardi di dollari di patrimonio e il 64° più ricco al mondo).

A questo punto è pienamente confermato come l’operazione cronici della regione Lombardia sia la via maestra per l’inserimento del capitale finanziario nel mercato della sanità così come la politica della regione Lombardia lo sta disegnando. Una multinazionale che possiede un piccolo centro diagnostico contrattualizzato dalla regione per una gamma limitata di prestazioni ambulatoriali, con un budget annuo di poche migliaia di euro, può ottenere che questo sia riconosciuto come gestore di decine di migliaia di pazienti, purché si doti di una struttura informativa e un centralino, dirottando i propri pazienti nei vari centri erogatori con cui ha stabilito accordi economici, in modo da controllare un’intera filiera di produzione ed erogazione di prestazioni diagnostiche e terapeutiche, ambulatoriali e ospedaliere. Nessun organismo statale (Ministero della salute, Corte dei conti) ha espresso un parere sul fatto che la legislazione lombarda possa essere in contraddizione con la legislazione statale o possa generare sprechi o peggio nell’utilizzo delle risorse pubbliche. E’ vero che la Ministra Lorenzin, nell’aprile dell’anno scorso, ha firmato un protocollo con il presidente Maroni che definisce sperimentale per tre anni la legge regionale 23 del 2015. Questo significa che ha dato carta bianca senza monitorare passo passo la sperimentazione che può mettere in discussione il diritto costituzionale alla salute di ogni cittadino. Non è esagerato dire che tutto ciò porta allo smantellamento dell’intero sistema delle cure primarie e a un mutamento dei fondamenti stessi del servizio sanitario nazionale. Non c’è possibilità di competizione tra pubblico e privato, in quanto questo cambiamento non prevede un aumento di risorse, né economiche, né umane a favore del pubblico. Gli ambienti professionali, le forze politiche e sindacali, la società civile devono prenderne atto per fare in modo che questo disegno fallisca».  [Manuela Serrentino, Forum salute di Sinistra italiana]

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Questa voce è stata pubblicata il 20 gennaio 2018 da in Politica, sanità con tag .

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