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ecoinformazioni on air/ Landriscina ci riprova

Il servizio di Gianpaolo Rosso in onda alle 19,45 del 15 marzo a Metroregione su Radio Popolare. «Il sindaco di Como Mario Landriscina ci riprova e questa volta non si tratta di un’ordinanza contro i poveri ma, come era stato preannunciato alla scadenza del provvedimento natalizio, di un vero e proprio regolamento.

Per il momento c’è solo una bozza e dal Comune assicurano che sarà discussa con le organizzazioni che si occupano di emarginazione sociale, ma le prime anticipazioni sono estremamente preoccupanti confermando la linea persecutoria delle persone in difficoltà già adottata durante al Città dei balocchi di fine anno. Il regolamento analogo a quelli di altre città e fondato sulle disposizioni del decreto Minniti si propone di assicurare il decoro e si riferisce solo ad una parte di Como, le periferie non contano e in esse non si applica, ma nel centro, alla stazione al mercato nei giardini pubblici  e nelle zone turistiche sono previste multe fino a 300 euro e l’allontanamento con una sorta di daspo urbano non solo di chi compie reati ma anche di chi chiede l’elemosina ai semafori, si stende per dormire, cerca di sopravvivere». [Gianpaolo Rosso, ecoinformazioni]

2 commenti su “ecoinformazioni on air/ Landriscina ci riprova

  1. ecoinformazioni
    15 marzo 2018

    L’ha ribloggato su comosenzafrontiere.

    • Ho intenzione di proporre, la storia teatrale che scrissi vent’anni or sono, intitolata Barbonville. La rappresenterò in una zona centrale della città, magari nel cortile di palazzo Cernezzi.
      In questa storia io sono una mendicante di nome Mafalda. Benissimo, mi arresteranno. Un pò di sana follia in una città veramente “invisibile”.
      La storia:” Nel quartiere povero, dimenticato, di una grande città, vive una barbona di nome Mafalda che si è creata una sua collocazione come “inventatrice”, riciclando oggetti che prende ogni giorno dai bidoni della spazzatura.
      Guardando al mondo dei cosiddetti esseri normali, si accontenta di essere un’artista a modo suo, una diversa, laddove non esiste nessuna forma di competizione con alcuno. Unici testimoni delle sue strampalate esibizioni, spettatori fedeli, sono due pupazzi da lei costruiti con materiale di scarto, che hanno acquisito una personalità nella sua immaginazione, a tal punto da sentire anche la loro voce. I loro nomi sono: Musorotto e Crostasecca.

      Con loro, Mafalda, può parlare di tutto; l’ascoltano, hanno tempo per lei e nella sua lucida follia li considera unici amici, generatori di emozioni.
      Un giorno, in quel luogo di accattoni, giunge un giovane distinto e perfettino: Tarcisio.

      Subito, Mafalda vede in lui un collaboratore e un compagno che, però, prima di poter rimanere, deve superare alcune prove: la prova di resistenza al dolore fisico e morale, la prova di resistenza alla schifezza e quella di resistenza alla paura.
      Tarcisio, essere annoiato e oramai senza ideali (l’uomo di oggi), che vaga senza una meta precisa, accetta di “giocare”, ma presto si infastidisce a tali richieste e decide di andarsene ma…qualcosa accade in quel luogo dimenticato e così imperfetto.
      Una specie d’illuminazione, una visione, un sentimento di calore umano, quasi sconosciuto, convincono Tarcisio a rimanere.

      Proprio lì, con una diseredata, in un posto insolito e così vuoto, intuisce una speranza di cambiamento al suo vivere noioso e insulso. I due divengono subito amici amanti e scoprono di avere una cosa in comune, una cosa molto importante:
      la voglia di capire, di credere che nella diversità c’è una via d’uscita per il cambiamento, elemento indispensabile per la comprensione della vita.

I commenti sono chiusi.

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Questa voce è stata pubblicata il 15 marzo 2018 da in Senza Categoria.

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