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L’Arci contro le mafie

Il presidente dell’Arci di Como è intervenuto all’iniziativa contro le mafie il 21 luglio al Parco Falcone Borsellino di Mariano Comense. «Il modo che mi sembra più giusto per ricordare e trarre esempio dalle vittime delle mafie e considerarle sempre insieme. Non solo quindi Borsellino e Falcone, non solo le persone delle loro scorte, non solo i tanti e tante altre uccisi per mano diretta delle organizzazioni criminali, ma anche tutte e tutti coloro che con loro si sono opposti alla criminalità organizzata che è nel nostro paese sistema e talora ha coinciso con lo Stato stesso.

Per questo sento il dovere come dirigente dell’Arci e come persona di ricordare anche padre Paolo Dall’Oglio ucciso a Raqqa in una guerra che come tutte le guerre serve a dare forza e risorse economiche alle mafie delle armi italiane e mondiali e al sistema economico che le rende possibili: il liberismo.

Come sapete l’Arci è impegnata da sempre, fin dalla sua fondazione 61 anni fa, per la legalità, ma anche questa parola può diventare nei tempi bui che stiamo vivendo ambigua.

Voglio dire con chiarezza che la nostra legalità non esiste senza giustizia e che essa non solo si realizza con il rispetto delle leggi ma anche con la lotta per cambiare quelle ingiuste e talora mafiose che organizzazioni politiche complici o parte attiva di sistemi mafiosi determinano.

Per questo c’è l’assoluta necessità di rinvigorire l’impegno di noi tutti contro le mafie e non lasciare nuovamente soli Falcone e Borsellino come fecero i governi corrotti e paramafiosi del loro tempo, impegnati nella trattativa con le organizzazioni criminali riconoscendone il ruolo di interlocutore dello stato invece di combatterle.

Per questo l’Arci persegue e sviluppa il suo impegno nell’antimafia sociale che è prima di tutto lotta alle ingiustizie sociali, alla mortificazione dei diritti. Noi riteniamo che nella Costituzione italiana che insieme a molte delle organizzazioni qui presenti abbiamo contribuito a salvare siano gli antidoti allo sviluppo della criminalità organizzata che oggi uccide meno nelle nostre città, ma trasforma il Mediterraneo in un cimitero marino e affama interi paesi costringendone gli abitanti alla fuga in cerca di sopravvivenza e libertà.

La principale forza del nostro ordinamento contro le mafie è infatti l’articolo 3 della nostra Costituzione che afferma il dovere dello Stato di rimuovere gli ostacoli che impediscono ai cittadini di vivere una vita degna di tale nome permettendo loro di essere attivi e di realizzare la democrazia reale ben diversa da quella formale, apparentemente già realizzata.

Se non avessimo disoccupazione, scadimento delle condizioni  di lavoro fino al limite della schiavitù, se non avessimo riduzione del welfare fino alla privatizzazione lombarda della sanità, se non avessimo una distribuzione delle ricchezze tanto ineguale da superare perfino i limiti del capitalismo per diventare un vergognoso sistema per dare sempre di più ai ricchi togliendo ai poveri, i nostri ragazzi e  le nostre ragazze non correrebbero il rischio di essere assunti dalle mafie sempre più forti sempre più ricche sempre più alimentate proprio da quelle ingiustizie.

Per questo l’Arci  ha dato vita alla Carovana antimafie, è impegnata con Libera e promuove contemporaneamente lotta alle mafie, campi di lavoro antimafie, iniziative culturali e sociali contro le mafie insieme alla lotta più generale per i dritti e politiche che finalmente attuino la Costituzione più bella del mondo. Se non riusciremo a realizzare legalità e giustizia sociale insieme, opporsi alle mafie richiederà sempre eroi che celebreremo con tutto l’affetto e la riconoscenza che tributiamo a Falcone e Borsellino, ma non potremo che piangere ancora altri morti, uccisi dalle politiche mafiose.

La nostra prospettiva è quindi guadare in faccia il fenomeno mafioso senza limitarci alle lupare e al pizzo. Dobbiamo riconoscere la mafia nel caporalato che non è più solo un barbaro retaggio storico ma diventa nuovissima modalità dell’economia mafiosa 4.0 dove si viene reclutati con un twett e licenziati quando non arriva, dobbiamo riconoscere la mafia nell’atteggiamento del potere politico che minaccia, intimidisce, criminalizza ogni posizione che non si prostri supina al potente di turno fino all’incredibile criminalizzazione di Roberto Saviano al quale approfitto per esprimere la piena solidarietà della mia organizzazione, dobbiamo riconoscere la mafia anche nella totale subordinazione di parte del sistema dei media alla voce del padrone fino al punto di animare guerre tra i poveri e una percezione della realtà distorta nella quale l’avversario non è chi mafiosamente lucra sull’oppressione di chi meno ha, ma invece il compagno di sventura con una piccola possibilità di sopravvivenza in più della nostra.

Per questo l’Arci c’è e nel comasco con i sui circoli diffusi nel territorio e migliaia di iscritti lotta ricordando Falcone, Borsellino e le decine di migliaia di vittime delle mafie uccise dalla connivenza dello Stato con esse». [Gianpaolo Rosso, presidente dell’Arci provinciale di Como]

Vai all’articolo sull’iniziativa con tutti i video degli interventi.

 

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 22 luglio 2018 da in Antifascismo, antimafia, Antirazzismo, Politica con tag , , .

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