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Como senza frontiere contro le mafie/ L’intervento di Annamaria Francescato

La portavoce di Como senza frontiere è intervenuta all’iniziativa contro le Mafie al Parco Falcone Borsellino di Mariano Comense il 21 luglio. «Per combattere la criminalità organizzata che guadagna sui migranti non possiamo scimmiottare o inseguire la destra, non possiamo accettare il linguaggio della destra che appiattisce e banalizza la realtà, non possiamo fare nostri quegli slogan e quello stile comunicativo che alimentano paure ed odio per avere in cambio consenso.

Alla base del nostro agire come uomini e donne di sinistra non deve esserci una retorica esclusivamente caritatevole, che rischia di ridurre l’accoglienza a un gesto di clemenza e assistenzialismo, sottintendendo una supremazia dell’uomo bianco che aiuta il povero disgraziato uomo nero; né può esserci solo un discorso di solidarietà e umanitarismo, bensì la lotta per la giustizia sociale.

Noi dobbiamo avere il coraggio di dire che i migranti giungono e si spostano in Europa perché spinti soprattutto dalla povertà, l’altra faccia dell’opulenza del mondo occidentale, delle nostre rapine e dei  nostri sprechi.

Se i migranti arrivano sui barconi o nascosti sotto i camion o nei treni merci o lungo i binari e muoiono non è colpa degli scafisti o dei passatori o delle Ong.

La colpa è delle leggi europee, che impediscono di raggiungere l’Europa legalmente.

La colpa è dell’Europa, che con il sistema dei visti Schengen permette la libera circolazione di merci e denaro ma non delle persone.

La colpa è del decreto di Dublino, che costringe le persone a fermarsi nel primo paese europeo in cui lasciano le impronte.

La colpa è del sistema di ricollocamento troppo lento.

La colpa è della polizia di frontiera che non rispetta i diritti delle persone e respinge al confine i minori stranieri non accompagnati.

Dobbiamo avere il coraggio di dire che il Memorandum tra Italia e Libia, stipulato dall’ex governo la scorsa estate per fermare gli sbarchi, è un accordo criminale e disumano. Infatti la situazione delle persone migranti in Libia è gravissima e nei centri di detenzione libici per i migranti i migranti vengono torturati, venduti come schiavi, stuprati, ricattati, uccisi. Tutto ciò avviene nella nostra indifferenza o, peggio, con il nostro avallo.

Con questo accordo i soldi dei fondi per la cooperazione con l’Africa vengono usati per addestrare la guardia costiera libica e fornirle le attrezzature, nonostante la condotta violenta dei guardacoste libici e nonostante sia stato dimostrato che spesso è proprio la guardia costiera a essere coinvolta nel traffico di esseri umani.

Lo stesso vale per gli accordi che affidano la gestione delle frontiere europee alla Turchia, uno stato che si distingue per la violazione dei diritti umani di base.

Dobbiamo avere il coraggio di dire che i miliardi spesi per la militarizzazione dei controlli alle frontiere e le deportazioni dei migranti negli hotspot, che il governo attuale vorrebbe aumentare, sono uno spreco di denaro pubblico. E’ stato dimostrato che questi hanno contribuito al cambiamento di percorso dei migranti verso altri punti, rendendoli facile preda della criminalità organizzata ed incrementando i costi ed i rischi di passaggio alle frontiere.

Quando diciamo “basta business dell’accoglienza” dobbiamo avere il coraggio di rivendicare condizioni degne all’interno dei centri di accoglienza e il rispetto dei diritti dei richiedenti asilo, e dobbiamo avere il coraggio di dire che per l’accoglienza non abbiamo fatto abbastanza, perché il sistema d’accoglienza attuale è sovraccarico e inefficiente.

Il sistema di accoglienza attuale si affida soprattutto ai grandi Cas, che ricevono ingenti finanziamenti pubblici, ma che spesso mettono al primo posto il proprio guadagno e non permettono ai richiedenti asilo di raggiungere l’autonomia. Infatti, una volta concluso l’iter burocratico, o con un diniego o con l’ottenimento di un permesso di soggiorno, i migranti vengono abbandonati a loro stessi in strada, senza una formazione, senza aver imparato la lingua, senza un’alternativa.

I cittadini devono avere il diritto di sapere come vengono spesi i fondi pubblici per l’accoglienza. Dobbiamo avere il coraggio di chiedere trasparenza e verifiche ai centri di accoglienza e pretendere che la prefettura chieda alle cooperative un elevato standard dei servizi erogati: più ore di scuola di italiano, più corsi di formazione, più mediatori culturali, più operatori preparati, anche se questo dovesse implicare più fondi da stanziare.

Questo impedirebbe alle organizzazioni criminali di guadagnare sulle spalle dei migranti, sia direttamente, con la gestione dei Cas, sia indirettamente, reclutando i richiedenti asilo per sfruttarli nel lavoro nero o in lavori illegali come spaccio e prostituzione.

Noi stessi e le nostre organizzazioni dobbiamo includere attività di volontariato sociale che ci permettano un contatto diretto con la dimensione sociale dei migranti e che ci permettano di operare una vigilanza diretta sui luoghi di accoglienza.

La criminalità organizzata che sfrutta i migranti nel racket dell’elemosina e dei venditori ambulanti non si combatte barricando le città né con provvedimenti di stampo securitario.

Dobbiamo avere il coraggio di dire che il decreto Minniti-Orlando è un provvedimento razzista e classista, che colpisce gli sfruttati e non gli sfruttatori, che colpisce i poveri e non la povertà e, anzi, produce tanti senzatetto di stato con l’abolizione del secondo grado d’appello.

Il messaggio che Minniti ha trasmesso, e cioè che si può barattare la vita e la sicurezza delle persone migranti con il consenso dell’elettorato conservatore, il consenso degli altri stati europei e gli interessi economici in Libia, ha spianato la strada al consenso popolare crescente attorno al razzismo del governo attuale, il cui ministro dell’interno ha minacciato di togliere la scorta a Roberto Saviano.
Come ha ricordato Saviano, la Lega ha numerosi rapporti con l’Ndrangheta, di cui si è servita come mediatrice per riciclare denaro.

Concludo dicendo che la celebrazione di uomini come Falcone e Borsellino, due magistrati, che hanno dato la vita per la legge, non può servire per trasmettere il messaggio che il miglioramento della nostra società passi esclusivamente attraverso il rispetto della legge, perché sappiamo che spesso le leggi favoriscono le disuguaglianze sociali e colpiscono i poveri, i lavoratori, gli studenti, i migranti. Tali leggi non possono essere da noi né difese né celebrate.
La morte di Falcone e Borsellino possa essere per noi un ulteriore stimolo per la lotta a favore della giustizia». [Annamaria Francescato, portavoce di Como senza frontiere]

Vai all’articolo sull’iniziativa con tutti i video degli interventi.

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Questa voce è stata pubblicata il 22 luglio 2018 da in antimafia, Antirazzismo con tag , .

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