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Corrado Lamberti/ Acqua su Marte

Corrado Lamberti, l’astrofisico comasco  fondatore con  Margherita Hack de L’astronomia, tra i più autorevoli divulgatori scientifici italiani ed esponente del  Comitato italiano per il controllo delle affermazioni sulle pseudoscienze, commenta la notizia della dimostrata presenza di acqua liquida su Marte. 

«La buona notizia: scoperta la presenza di acqua liquida nel sottosuolo marziano da parte di scienziati italiani! La cattiva: probabilmente non riusciremo mai a verificare con precisione di cosa si tratta, se di un vero e proprio lago sotterraneo, esteso e profondo, oppure solo di acquiferi, con polle d’acqua che riempiono qua e là gli interstizi tra le rocce.
Ma soffermiamoci sulla buona. Intanto, la scoperta è merito di un radar di concezione italiana, il Marsis, a bordo della Mars Express, sonda europea in orbita attorno al pianeta rosso dal Natale 2003. Le misure sono vecchie di 5-6 anni: c’è voluto tutto questo tempo per avere conferma che il segnale non era spurio e per interpretarlo, nel senso di comprendere la natura del materiale riflettente.
Il radar funziona così: invia segnali e ne riceve il riflesso. Il segnale ha una frequenza che gli consente di penetrare in profondità sotto la superficie, passando agevolmente attraverso le sabbie, le rocce ecc. e, quando trova un terreno da cui viene riflesso, risulta “marchiato” in modo univoco nei suoi parametri, così da consentire di risalire alla natura fisico-chimica dello stesso.
L’acqua ha una notevole capacità riflettente, e molto specifica: lascia un’inconfondibile impronta che non sfugge agli scienziati. Il radar ha potuto sondare a più riprese, anche a distanza di anni, la zona esplorata, che si trova nei pressi del polo sud e si estende per una ventina di chilometri quadrati, ricevendo sempre, in risposta, un forte riflesso che può essere attribuibile solo ad acqua liquida. Acqua salmastra, si suppone, perché i sali abbassano la temperatura di fusione; senza sali, probabilmente l’acqua sarebbe ghiacciata.
Proprio perché l’acqua è fortemente riflettente per le onde radar, non è possibile sapere quanto sia profondo l’ipotetico lago. Più in là di un metro, l’onda non può andare: viene rispedita tutta indietro al mittente. Potremmo dire che Marsis non ha il brevetto da sub, fa solo snorkeling.
Dove c’è acqua c’è vita, si dice. Potremo mai verificarlo per questo lago marziano, o pozze che siano? Sarà dura! Arrivare sin là sotto con una trivella è più che fantascienza. Accontentiamoci, incoraggiati da questa prima scoperta, di continuare ad esplorare il sottosuolo per tutto il resto della superficie, con radar ancora più sofisticati e potenti. Non è detto che non si possa scoprire riserve anche più estese e meno infossate. E soprattutto godiamoci la conferma del fatto che un tempo l’acqua c’era davvero su Marte, come da sempre sospettavamo. Ora sappiamo che non tutta s’è persa nello spazio: ne resta, sotto forma di ghiaccio, nelle calotte polari, e, allo stato liquido, in riserve subsuperficiali, più o meno estese, più o meno profonde. [Corrado Lamberti per ecoinformazioni]

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Questa voce è stata pubblicata il 26 luglio 2018 da in scienza con tag .

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