Gentiloni impopulista: per un centrosinistra nuovo

La sala conferenze della biblioteca comunale di Como ha accolto, nel tardo pomeriggio di giovedì 21 febbraio, la presentazione del libro La sfida impopulista [Paolo Gentiloni, Rizzoli, 19,50 euro]. A discutere le tematiche centrali del testo sono intervenuti Paolo Gentiloni, ex ministro degli affari esteri ed ex capo di governo italiano, Marco Castelnuovo, caporedattore del Corriere della sera, e Chiara Braga, deputata Pd comasca.

Nel libro, Gentiloni traccia un bilancio dell’esperienza recente del Pd, che ha alternato fasi di successo e di ampio consenso a momenti decisamente negativi e che hanno fatto perdere peso politico a tutta la galassia della sinistra moderata.
Un indebolimento di cui secondo Gentiloni il Pd ha preso coscienza tardivamente, come dimostrano le difficoltà a indire un congresso di partito per eleggere un nuovo segretario nazionale , che si concluderà il 3 marzo.
Un anno, insomma, è stato necessario al perno della coalizione di centrosinistra per arrivare a nominare un proprio rappresentante; un ritardo ritenuto dall’ex premier poco onorevole, se si pensa che in Germania, dopo la lunghissima epoca merkeliana, sono bastati due mesi e a scegliere il nuovo volto della Cdu, Kramp-Kannenbauer.

Gentiloni però ritiene cruciale la risalita del centrosinistra, che avrebbe il compito di opporsi al populismo sovranista del governo gialloverde: la sfida impopulista (termine coniato in riferimento allo stesso Gentiloni da Ilvo Diamanti, di Repubblica) consiste appunto nel conoscere le tattiche politiche di partiti come Lega e Movimento 5 stelle rifiutandone l’impianto teorico e pratico.

<<Non si tratta solo di rifiutare il populismo, ma anche di non cadere nell’errore di pensare che si debba fare così per fare politica.

A me personalmente non interessa nemmeno, ma l’aspetto importante è che scendendo sul loro terreno perdiamo, sono più bravi loro: io posso provarci, ma non sono capace nemmeno volendo di fare come Toninelli.>>

Se da un lato c’è la sfida tra populismo e impopulismo, dall’altro bisogna ripristinare l’impianto politico basato sulla contrapposizione tra centrodestra e centrosinistra; o meglio, è necessario che il Pd si faccia trovare pronto per un’eventuale corsa al governo basato su una configurazione politica più tradizionale.
Gentiloni ha espresso a più riprese la convinzione che il governo attuale cadrà e a farne le spese saranno soprattutto i pentastellati; il Pd dovrebbe inserirsi come bacino che riceva i voti persi dal partito di Di Maio (e che spesso sono arrivati da elettori di centrosinistra delusi dopo le recenti esperienze di governo).
Il rischio, anzi, è che il momento della caduta politica arrivi più presto del previsto: una chiave sarebbe il reddito di cittadinanza che, se dovesse rivelarsi come l’ennesima promessa mancata, causerebbe fortissima tensione popolare e ulteriore sfiducia verso la politica, gettando il paese in una situazione di preoccupante disgregazione sociale.

Per riprendere il proprio ruolo di forza ai vertici del discorso politico nazionale il centrosinistra dovrebbe, nelle parole dell’ex presidente del consiglio, riavvicinarsi alla società civile e ricostituirsi come insieme che coniughi strutture partitiche e non alla luce di parole chiave come lavoro, integrazione, ambiente e soprattuto Europa.
L’Unione Europea e il clima sono stati due argomenti trattati specificamente nel corso dell’incontro.
Rispetto alla comunità europea, Gentiloni ha espresso grande preoccupazione per il 29 marzo, data di inizio teorico della Brexit, e molta attesa per il 26 maggio, quando saranno indette le elezioni europee.

<<La Brexit è la peggior manovra politica portata avanti da un partito dal dopoguerra a oggi, secondo me.

Per rendere l’idea, ci sono una cosa come 6000 accordi tra Regno Unito e Europa, dalla pesca alla gestione dell’Antartide, e andranno tutti rinegoziati.

Deve essere una lezione per la comunità europea tutta, anche in vista del 26 maggio: non conta tanto discutere su come bisogna cambiare l’Europa; farlo significa supporre che ci sia la volontà unanime di mantenere l’Unione europea.

Ma la realtà, paesi come l’Italia di Salvini, la Polonia, l’Ungheria, la Repubblica ceca e la Slovacchia (che sono governati da nazionalpopulisti che hanno idee diverse su migranti, rapporti politici con la Russia ed economici con l’Unione, ma sono d’accordo sul fatto che l’Europa sia superflua) pone interrogativi ben più profondi. Si vuole accantonare il progetto Europa? Secondo me sarebbe un errore: i sondaggi dicono che i più interessati all’Unione, a temi come la pace, la democrazia liberale, lo stato sociale, il clima, sono i giovani. Questo vuol dire che la Comunità non è un prodotto decadente che ha dato frutti solo ai baby boomers: senza Europa non c’è futuro.>>

Dall’altra parte, la grande questione del clima, un tema rispetto al quale il Pd si è distinto negativamente con il referendum sulle trivelle, ma che secondo Gentiloni è troppo poco discusso in televisione, in politica e dalla stampa stessa.

Il centrosinistra deve fare mea culpa anche su questo aspetto, per Gentiloni, e mettere al centro l’ambiente capendo che rientra in quei tre o quattro punti fondamentali della politica e della vita comune, nazionale e mondiale.

Un centrosinistra da ricostruire, da riunire e da radunare intorno al Pd, secondo Gentiloni che, incalzato dal pubblico e da Castelnuovo, ha auspicato che dalle primarie del 3 marzo esca un partito inclusivo, solidale e, soprattutto, nuovo.

[Pietro Caresana, ecoinformazioni]

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