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Il ricordo degli scioperi e delle deportazioni del 1944

La cerimonia di commemorazione delle tragiche deportazioni si è tenuta presso il Cimitero Monumentale di Como. Presenti, tra gli altri, il sindaco della città di Como Mario Landriscina, la sopravvissuta Ines Figini, il Centro Studi Schiavi di Hitler, l’Anpi, i sindacati e le associazioni combattentistiche.

Il 6 marzo 2019 è il 75esimo anniversario degli scioperi contro il fascismo e la guerra, indetti nel 1944 in tutta l’alta Italia e che anche a Como furono organizzati in alcuni stabilimenti, come la Tintoria Comense e  la Tintoria Castagna. La repressione delle agitazioni provocò la deportazione di alcuni operai comaschi nei campi di concentramento tedeschi.

La cerimonia, organizzata dall’amministrazione comunale, ha fatto sosta anche dinanzi alla tomba-monumento dei Caduti della Resistenza comasca, poiché lì sono ricordati anche gli operai della Castagna, che invece non sono presenti nella lapide dedicata ai deportati della Ticosa. Giunti al memoriale, ha preso la parola Valter Merazzi, presidente del Centro Studi Schiavi di Hitler, che ha riassunto la drammatica storia di coloro che scelsero di scioperare. Lo storico ha affermato che «la loro vicenda illumina come un faro quella che è stata l’aberrazione nazista», citando in seguito i nomi dei deportati: Antonio Carbonoli, Ariodante Gatti, Giuseppe Rodiani, Rinaldo Fontana, Angelo Meroni, Piero Scovacricchi, Giuseppe Malacrida, Ines Figini e Ada Borgomainerio; di questi solo tre riuscirono a tornare vivi dai campi di concentramento: le due donne e Giuseppe Malacrida, che però – fortemente debilitato nel fisico – morì poco dopo il rientro a Como. Merazzi ha terminato il suo intervento ricordando che «il compito dei cittadini è dare vita ad una memoria al fine di non rendere evanescente il sacrificio di chi resisté senza armi». Ad ascoltare le parole del presidente del Centro studi vi erano, oltre il sindaco Mario Landriscina, alcuni rappresentanti della Cigl e della Uil, dell’Anpi, delle forze militari e di diverse associazioni combattentistiche. L’ospite più rilevante è stata senza dubbio Ines Figini, una dei tre sopravvissuti comaschi ai campi di concentramento tedeschi; la 96enne, che a vent’anni passò per i lager di Mauthausen, Auschwitz e Ravensbruck, si è lasciata ad andare ad un piccolo momento di commozione durante il ricordo dei deportati e per questo non vi è stato un suo discorso; ha infatti dichiarato di essere in quel momento «troppo emozionata» per intervenire. Uno stato d’animo certamente comprensibile per chi, dopo 75 anni, continua a partecipare a cerimonie di ricordo come questa, con il fine di mantenere viva una memoria necessaria, oggi più che mai. [Luca Spallino per ecoinformazioni; foto Fabio Cani, ecoinformazioni]

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Questa voce è stata pubblicata il 6 Marzo 2019 da in Antifascismo, storia con tag , .

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