Il Bassone è a Como

Come tutte le istituzioni totali il carcere tende a essere considerato un corpo estraneo che le destre eversive vorrebbero punitivo e non riabilitativo. Luigi Nessi propone invece di puntare sull’integrazione tra il dentro e il fuori del Bassone realizzando il rispetto della Costituzione e più sicurezza per tutti.

“Alcune riflessioni fatte con amici ai funerali di Giorgio Quadri, a Rebbio, lo scorso sabato. Quadri era un volontario impegnato tutte le  settimane con i ragazzi detenuti  al Carcere del Bassone. Encomiabile anche l’impegno di  Gaetano Daino che in carcere, come volontario,  ha passato quasi trent’anni. Figure entrambe importanti della nostra città, da Abbondino d’oro.

Il Carcere é così lontano dalla nostra città, sia fisicamente, che nei suoi interessi. Penso invece che valga la pena di riflettere e pensare al Carcere, alle sue finalità, al reinserimento delle persone che lì stanno scontando la pena.

Al Bassone, struttura ormai vecchia che si tende sempre comunque a rappezzare al meglio, vivono recluse 455 persone detenuti italiani, stranieri (circa il 60%), uomini e donne. Lavorano in carcere, e si deve sottolineare con tanto positivo impegno, le tante guardie della Polizia penitenziaria.  Sono pochi però gli educatori che dovrebbero essere molti di più.

Tante sono le problematiche che si pongono e andrebbero migliorate; la riforma dell’Ordinamento penitenziario proposto nella passata legislatura proponeva proprio questo. Ma la paura della perdita di consensi del Governo Gentiloni decise di rinviare i decreti attuattivi della necessaria riforma a dopo le elezioni; e quello attuale, con la sua forte idea giustizialista, ha poi bloccato tutto,  annullando tutto il lavoro di giuristi, esperti, politici, che avevano lavorato con l’intento di adeguare le norme carcerarie in coerenza con lart. 27 della Costituzione: «le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato».

Pensiamo alla grossa responsabilità di chi ci governa nazionalmente, ma anche di quello che potrebbero fare le nostre Amministrazioni comunali.

Chi esce dal Carcere dopo aver scontato la pena, e non ha famiglia dove và a vivere? Se non ha un lavoro come fa a reintegrasi nella società? Non sarebbe il caso di favorire sempre più lavori socialmente utili (tanti ce ne sarebbero e si potrebbero incrementare) retribuiti giustamente?

Necessita quindi un luogo di accoglienza per chi non ha famiglia,  un lavoro sia durante la pena, ma sopratutto dopo,  favorire relazioni sociali e culturali, perché sono le persone che escono dal Carcere e non trovano opportunità, quelli che ricadono più facilmente nel crimine, uscendo peggiori di quando sono entrate.

Al Bassone ci sono diverse realtà che operano e che propongono varie attività e progetti, ma  sarebbe meglio che queste fossero organizzate con proposte continue e quotidiane, inserendo queste scelte di civiltà nelle scelte delle associazioni, della comunità, ma anche nei bilanci comunali.

Nonostante il periodo delle rancorose invettive a proposito di soldi che si spendono per “mantenere” tutta questa “marmaglia”, questi “stranieri da rispedire nei paesi di provenienza”, noi siamo convinti che l’impegno per l’accoglienza e il reinserimento delle persone che hanno sbagliato, supererebbe per efficacia i  decreti sicurezza, e favorirebbero la città intera e la socialità”.[ Luigi Nessi, portavoce La prossima Como]

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