Michela Murgia/ Istruzioni per diventare fascisti

Avversario o nemico? Michela Murgia conquista il pubblico a Berlino con Istruzioni per diventare fascisti. E ricorda: «Le parole sono importanti».

Nel trentennale di Palombella Rossa Michela Murgia, ospite il 17 settembre del Festival Internationale di Letteratura a Berlino, celebra a modo suo (ovvero con il suo stile caustico e lucido) la famosissima frase morettiana: «Le parole sono importanti».

Perché Michela Murgia è prima di tutto una scrittrice, e come tale conoscia del fatto che le parole non si limitano a descrivere la realtà: la creano. Sono, dice l’autrice di Istruzioni per diventare fascisti [Einaudi, 2018, pagg. 112, 12 euro] davanti a un’affollata platea di italiani e tedeschi, autoperformative, ovvero fanno realizzare le cose che nominano. Per questo dobbiamo stare molto attenti a come usarle.

La Murgia ripropone le coppie di parole positive/negative (ovvero, in soldoni, democratiche o fasciste) che analizza nel suo libro. In una democrazia, gli oppositori sono avversari, non nemici. Quando si comincia a usare il termine nemici, allora la democrazia comincia a scricchiolare.  Perché gli oppositori diventano, da esseri umani con cui si è in disaccordo ma con cui si può discutere, ostacoli da eliminare:  la famosa ruspa salviniana, ma anche le varie rottamazioni e asfaltature di Renzi (esortazione rivolta curiosamente, fa notare maliziosamente la Murgia, non contro i nemici esterni, ma ai colleghi di partito). E ancora peggio: analizzando con un programma la ricorrenza delle parole dei post scritti in suo favore, la Murgia nota con sconforto che viene usata la stessa terminologia “rottamante” dei politici più aggressivi: il complimento che le viene rivolto più spesso  è «lo hai asfaltato». «Quando quelli che sono dalla tua parte cominciano ad adottare la stessa terminologia aggressiva, allora c’è davvero da preoccuparsi», è il suo commento. Altre coppie di parole? Responsabilità e colpa. La colpa è del bambino, che teme le conseguenze del suo gesto; la responsabilità è di chi sa portare su di sé le conseguenze delle sue azioni, e anche delle azioni che non ha compiuto personalmente. Indovinate quale delle due parole è democratica, e quale no? «Quando sento un politico dire che cerca i colpevoli – sottolinea l’autrice – mi suona in testa un campanello d’allarme». Altra coppia di apparenti sinonimi su cui la scrittrice si sofferma: il binomio popolare e populista. Popolare è chi conosce, condivide le esigenze delle persone che ha di fronte; populista invece è chi genera una veloce, e immotivata, sensazione di appartenenza, uno che fa credere “sono dei vostri” con qualche trucchetto  (trucchetti di poco prezzo ma geniali e incredibilmente efficaci, puntualizza la Murgia). Per esempio Berlusconi, l’uomo più ricco d’Italia, che si fa credere presidente operaio mettendosi una tuta da lavoro e andando in visita in fabbrica, Salvini che si infila una felpa con il nome della città che sta visitando -fosse anche un paesello di quattro gatti che non conosceva prima e in cui non tornerà mai più – e riesce con questo per generare ovazioni: «Sembra incredibile, ma è proprio così», è il commento dell’autrice.

Si ride – ma amaro – alla conferenza della Murgia, abile performer, capace di timing comici e di pause drammatiche, ma soprattutto sempre molto lucida. Come quando finisce accennando alle donne:  che sono sempre mamme (i padri, non pervenuti, quando si parla di politiche per la famiglia). E per essere donna oggigiorno in Italia, è il riassunto della scrittrice, bisogna essere o pronte alla lotta, o pronte al martirio. La conclusione, non proprio ottimista: «Quando, molti anni fa, un edicolante di Bologna mi ha detto che aveva votato Berlusconi perché Berlusconi era un imprenditore proprio come lui, allora ho capito che non c’era molta speranza». [Nicoletta Grillo, scoinformazioni]

Michela Murgia, Faschist werden, conferenza tenuta, il 17 settembre, nell’ambito dell’Internationales Literaturfestival Berlin con la moderazione di Sabina Magnani.

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