Arci Xanadù/ Non chiediamo aperture ma serietà

Il circolo Arci Xanadù contesta le scelte che hanno reso possibile il perdurare dell’epidemia e fanno temere ulteriori vittime e impossibilità di svolgimento di attività essenziali culturali e di socialità. «Il 15 dicembre abbiamo esposto uno striscione all’esterno del cinema dal Gloria per esprimere tutto il nostro disappunto e la nostra contrarietà per la gestione della pandemia in questa fase. È bastato che la curva dei contagi cominciasse a scendere che immediatamente il governo, pressato da regioni e forze economiche, ha riaperto quasi tutto.


È bastato che il governo allentasse la morsa che le gaudenti masse consumatrici si assembrassero, come se niente fosse, nei centri e nelle vie dello shopping delle città. Queste due cose ci dicono che presto avremo una nuova impennata della curva dei contagi e nuove chiusure.
In tutto questo i cinema e teatri restano letteralmente stritolati.
Nel primo lockdown siamo stati i primi ad essere chiusi e gli ultimi ad essere aperti; nel secondo lockdown, siamo stati i primi ad essere chiusi e lo siamo tuttora.
È stata riconosciuta, anche dal ministro alla cultura, l’assoluta sicurezza dei nostri luoghi, ma era necessario limitare gli spostamenti delle persone e ce ne siamo fatti una ragione. Ora ci tocca assistere inermi a tutto questo. Rischiamo di passare direttamente dalla seconda alla terza chiusura. No, non ci stiamo! Non chiediamo l’apertura anche per noi, anzi, auspichiamo che in questa fase il governo riveda le norme nella direzione di un maggior contenimento. Chiediamo serietà ed esigiamo che i sacrifici di questi mesi non siano vanificati da scelte sbagliate e comportamenti irresponsabili. [Arci Xanadù]

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